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Immagine di The Procession to Calvary, il punta e clicca rinascimentale – Recensione

Recensione

The Procession to Calvary, il punta e clicca rinascimentale – Recensione

Che succede quando i quadri rinascimentali prendono vita? Cose strane, succedono cose strane…

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Avatar di Francesco Ursino

a cura di Francesco Ursino

Pubblicato il 22/04/2020 alle 09:51
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  • Pro
    • Delizioso uso di quadri e composizioni musicali rinascimentali
    • Umorismo macabro e sempre sopra le righe
    • Gameplay da punta e clicca piacevole
  • Contro
    • Piuttosto corto
    • Un paio di enigmi forse un po’ forzati

Il Verdetto di SpazioGames

7.8
The Procession to Calvary è un gioco breve, ma veramente intenso. Un’avventura grafica che trasuda stile e dà chiaramente l’impressione di essere stata sviluppata con amore. La narrativa non si basa tanto sulla trama, di per sé piuttosto limitata, ma sull’ottima capacità di proporre un umorismo macabro, sopra le righe, spesso senza senso. Ci si ritroverà a parlare con i personaggi estratti da alcune delle opere d’arte più famose di sempre, e a muoversi tra i paesaggi immaginati da Rembrandt e altri sulle note di Vivaldi e Bach. E in tutta questa celebrazione rinascimentale, trova spazio un gameplay da avventura classica piacevole quanto basta, che regge sufficientemente per le poche ore di gioco proposte. Un’avventura grafica veramente gradevole, che gli appassionati dovrebbero seriamente considerare di fare propria.

Disponibile su: PC

Informazioni sul prodotto

The Procession to Calvary è un punta e clicca delizioso. Questa affermazione piuttosto impegnativa trova fondamento, come vedremo tra poco, in molti particolari dell’avventura grafica sviluppata da Joe Richardson. Lo sviluppatore, dopo il buon successo di Four Last Things, ha giocato sul sicuro, proponendo una nuova storia ambientata nello stesso mondo del titolo precedente.

Cerchiamo di capire meglio, allora, quali sono i lati positivi (e quelli negativi) di questo gioco così bizzarro e originale.

The Procession to Calvary è un gioco fatto con amore

Come anticipato in fase di introduzione, il titolo di Joe Richardson è un’avventura punta e clicca bidimensionale di stampo puramente classico. La particolarità del gioco è che la gran parte di fondali e personaggi deriva da quadri rinascimentali. Tra gli altri, sono presenti dipinti di Remnbrandt, Botticelli, Michelangelo e altri. Queste opere d’arte vengano utilizzate in maniera che definire creativa è riduttivo. Scopriremo meglio tra poco di cosa si tratta nello specifico.

Per il momento, è meglio concentrarsi sulla storia. In uno stato non meglio precisato, dopo una guerra non precisata, una cavaliera altrettanto non precisata è piuttosto contrariata. Il tempo delle battaglie è finito, e questo vuol dire che l’attività preferita della protagonista, ovvero accoppare altri cavalieri, è diventata all’improvviso fuori moda. Per fortuna, non tutto è perduto: spunta fuori un ultimo nemico da uccidere, l’infido Heavenly Peter. È così che la protagonista parte per la sua ultima avventura in una vicenda che, a seconda delle scelte del giocatore, può concludersi in tre modi diversi.

Diciamo che la parte narrativa di The Procession to Calvary è forse quella che disorienta un po’ di più. Non ci riferiamo allo stile della narrazione, veramente adorabile, quanto al plot in sé. La vicenda si sviluppa in un arco temporale che va dalle tre alle cinque ore, a seconda della velocità con la quale si riesce a superare gli enigmi più ostici.

Il fatto è che l’intero svolgimento è un po’ frenato, piuttosto statico. La protagonista deve andare in sostanza dal punto A al punto B, e la cosa un po’ strana è che di mezzo non ci sono tante fermate intermedie. È un fatto piuttosto comprensibile, però: non si tratta certo di un gioco dal grande budget, e per forza di cose l’intera storia ne è uscita piuttosto raffazzonata.

Tutto ciò può essere considerato sicuramente un difetto, ma piuttosto marginale. Perché, nonostante una trama che è difficile chiamare trama, il titolo ha molto da dire.

Si ride, si uccide, cose così

The Procession to Calvary è un piccolo titolo che trasuda stile. L’ironia un po’ macabra del gioco è tranquillamente avvertibile nei tanti dialoghi (solo testuali e solo in inglese), ma soprattutto nelle didascalie. Ci spieghiamo meglio: passando sopra col mouse ai tanti personaggi e oggetti presenti su schermo, il più delle volte ci si ritroverà a leggere descrizioni che strappano davvero più di un sorriso.

Per non parlare delle tante gag, dei momenti ironici e completamente senza senso cui si andrà incontro. E tutto questo, bisogna sottolinearlo, viene fatto utilizzando dipinti autentici, con personaggi ripresi proprio dalle opere coinvolte.

Vogliamo spoilerare il meno possibile, ma diciamo solo che quando a un certo punto vi ritroverete a parlare con la Ragazza col turbante (o con l’orecchino di perla), capirete di avere davanti un gioco veramente unico nel suo genere (se non vi viene in mente di quale opera si tratti, eccola qui).

Nel complesso, il gameplay funziona, perché basato comunque su fondamenta più che solide. Solo in un paio di situazioni ci è parso di essere davanti a soluzioni un po’ forzate, e non necessariamente intuitive. D’altra parte, si sta parlando anche di un gioco dalla narrativa completamente fuori di testa – e perciò si può capire il perché di certe scelte.

Come accennato in precedenza, The Procession to Calvary è terminabile in un massimo di quattro, cinque ore. La difficoltà, nel complesso, si mantiene nella media, giusto con qualche sussulto nel finale.

Un tuffo a bomba nell’arte rinascimentale

Quando diciamo che il gioco di Joe Richardson è fatto con amore, ci riferiamo a tanti piccoli particolari. Quando scoprirete come il titolo ha voluto omaggiare i finanziatori di Kickstarter, ad esempio, non potrete che ammirare il modo in cui è stata pensata tutta la faccenda. Oppure potrete rimanere per minuti interi a leggere le descrizioni di tutti i quadri che fanno da sfondo agli ambienti esplorabili del gioco. E se il fatto di usare opere d’arte come fondali ha fatto sì che il numero di ambienti esplorabili fosse piuttosto basso, ciò non toglie che si tratta di una scelta che ci sentiamo di premiare.

Guardando le opere di Botticelli e Michelangelo prendere vita, il nostro pensiero è andato alle cutscene di Rock of Ages, che tra pochi mesi uscirà con un nuovo capitolo di cui abbiamo già parlato su queste pagine. Sono soprattutto i movimenti della protagonista, sgraziati, sconclusionati e particolarmente spassosi, a farci venire in mente questo paragone.

La cura per la parte grafica viene eguagliata da quella per il comparto audio, perché è vero che i personaggi The Procession to Calvary sono sostanzialmente muti, ma ciò non toglie che l’esperienza sonora del gioco sia di primo livello. Ogni ambiente viene accompagnato da una composizione di autori classici. Tra Vivaldi, Bach, Handel e altri è un trionfo di musica da camera. Ogni brano viene “suonato” da musicisti che cambiano a ogni ambiente di gioco, e con i quali si può interagire in vari modi: un ulteriore tocco di classe che non fa che aumentare la qualità dell’esperienza complessiva.

+ Delizioso uso di quadri e composizioni musicali rinascimentali

+ Umorismo macabro e sempre sopra le righe

+ Gameplay da punta e clicca piacevole

- Piuttosto corto

- Un paio di enigmi forse un po’ forzati

7.8

The Procession to Calvary è un gioco breve, ma veramente intenso. Un’avventura grafica che trasuda stile e dà chiaramente l’impressione di essere stata sviluppata con amore. La narrativa non si basa tanto sulla trama, di per sé piuttosto limitata, ma sull’ottima capacità di proporre un umorismo macabro, sopra le righe, spesso senza senso. Ci si ritroverà a parlare con i personaggi estratti da alcune delle opere d’arte più famose di sempre, e a muoversi tra i paesaggi immaginati da Rembrandt e altri sulle note di Vivaldi e Bach. E in tutta questa celebrazione rinascimentale, trova spazio un gameplay da avventura classica piacevole quanto basta, che regge sufficientemente per le poche ore di gioco proposte. Un’avventura grafica veramente gradevole, che gli appassionati dovrebbero seriamente considerare di fare propria.

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