Pro Cycling Manager 2019, tutti in sella

Pedalare fa venire il mal di gambe, e a volte il mal di testa.

Recensione
A cura di Mastelli Speed - 29 Luglio 2019 - 10:49

Dopo la recensione del non proprio esaltante Tour de France 2019, eccoci arrivati all’analisi di Pro Cycling Manager 2019, l’appuntamento principe per gli appassionati di ciclismo in salsa videoludica. Senza ulteriori indugi, allora, scopriamo cosa funziona e cosa no di questa nuova iterazione della serie Cyanide.

Pro Cycling Manager

Pedalate senza confini

Pro Cycling Manager 2019 permette di prendere il controllo di una squadra di ciclismo professionistica e, come accade da ormai qualche anno, di creare un proprio atleta e portarlo alla ribalta. L’elenco delle modalità di gioco non si distanzia da quello dell’anno scorso. Possiamo giocare una tappa o una corsa singola, lanciarci in una gara su pista o dedicarci alle sfide in multiplayer. Andiamo di fretta perché vogliamo spiegare bene i nuovi elementi delle due opzioni regine, la Carriera e la modalità Pro Cyclist.

Iniziamo proprio dalla Carriera: come in passato saremo chiamati a gestire tutti gli aspetti di una squadra, dallo scouting agli allenamenti, dagli accordi con gli sponsor alla negoziazione dei contratti. A tutto ciò si aggiunge la simulazione delle corse vere e proprie, aspetto su cui torneremo meglio dopo. Le novità più evidenti di questa edizione riguardano la gestione dei contratti. Rispetto al passato, il ciclomercato inizierà prima del solito: non bisognerà più aspettare agosto, ma sarà possibile approcciare gli atleti fin da maggio. In queste fasi iniziali bisognerà spendere alcuni punti per entrare nelle grazie dei ciclisti che vorremmo ingaggiare.

Facciamo un esempio: durante la nostra prova abbiamo provato ad avvicinare quel fenomeno clamoroso che risponde al nome di Julian Alaphilippe. Per fare ciò abbiamo aperto quello che il gioco chiama “dossier”. All’inizio l’atleta non aveva interesse nel nostro team, e ciò veniva esplicitato dall’apposita percentuale di interesse. Con il passare delle settimane, però, l’interesse è aumentato sempre di più, fino ad arrivare a oltre il 50%. Questa percentuale, in buona sostanza, si è riverberata poi in fase di contrattazione, che è iniziata ad agosto. In linea generale, se il ciclista ha interesse a contrattare con noi sarà più paziente, e potrebbe anche accettare proposte non così vantaggiose.

Nel nostro caso, in effetti, eravamo riusciti a convincere Alaphilippe, ma poi è intervenuto uno dei grandi problemi che secondo noi affligge Pro Cycling Manager 2019 (così come la versione dell’anno scorso). Ci riferiamo alla disorganizzazione delle informazioni. Il gioco, infatti, non riesce a segnalare bene il budget a nostra disposizione, motivo per il quale il trasferimento di Alaphilippe è saltato perché non avevamo abbastanza soldi (che, invece, ci era sembrava di avere).

 

Troppa informazione, nessuna informazione

La nuova struttura data al mercato è carina e ha anche un suo senso. Non abbiamo ben capito, però, perché il gioco spinge a contattare i ciclisti due mesi prima della firma con lo sponsor, e quindi prima di sapere quale sia il budget per l’anno prossimo. È come iniziare le trattative per prendere Chris Froome non sapendo se lo sponsor sarà una multinazionale o il negozio sotto casa, tanto per intenderci.

In generale, come anticipavamo, il problema maggiore della parte manageriale del gioco rimane l’elevato volume di informazioni in nostro possesso. E questi dati sono talmente tanti che per forza di cose finiscono in contraddizione tra di loro. Un esempio: abbiamo creato una squadra italiana di soli velocisti, per divertici un po’ con le volate. Peccato che lo sponsor ci abbia assegnato obiettivi poco realistici, e ovviamente la sua soddisfazione è scesa inesorabilmente nel corso dell’anno.

Bisogna poi considerare gli obiettivi dei singoli ciclisti, spesso lontani da quelli dello sponsor. Ogni atleta di rilievo ha un suo programma di allenamento, e a questo possono essere assegnati dei gregari che inizieranno ad allenarsi nello stesso modo. Peccato che nella schermata Agenda, nella quale è possibile stabilire con anticipo i corridori che dovranno partecipare alle diverse corse, questa suddivisione tra gregari e capitani non sia segnalata in modo chiaro. E se tutto ciò è un processo gestibile in una squadra di una quindicina di corridori, la cosa va completamente fuori controllo quando si è chiamati a gestire una trentina di atleti. Anche perché le scelte di default fatte dalla IA sembrano piuttosto casuali (abbiamo trovato scalatori che venivano allenati per migliorare le abilità da velocista, per dire).

La cosa migliore da fare, secondo il nostro umile parere, sarebbe quello di implementare un sistema di deleghe simile a quello di Football Manager, che permette di concentrarsi solo sugli aspetti del gioco che interessano veramente lasciando alla IA il compito di gestire, ad esempio, gli allenamenti o i rinnovi contrattuali.

Come dicevamo l’anno scorso, la tentazione è quella di lasciare stare un po’ tutto com’è, iniziare a giocare qualche tappa e vedere come va. Ovviamente ciò porta all’insoddisfazione di sponsor e/o ciclisti, con conseguenze poco piacevoli.

 

Capitano, non prendere freddo!

La modalità Pro Cyclist, l’anno scorso, ci aveva ben impressionato, anche se cadeva in errori veramente madornali. Errori che, ahinoi, si presentano puntualmente anche quest’anno, e fin dalla schermata di creazione del nostro ciclista. Il gioco ci informa infatti che quasi nessuno dei parametri da noi immessi, compresa altezza e peso, condizionano le prestazioni del ciclista. Conseguenza primaria di questa impostazione è la possibilità di creare il solito scalatore da 2 metri e 50 kg, o un cronoman da 1,5 metri e 100 kg. Non solo è una cosa senza senso, ma questi due parametri dovrebbero essere quelli che influenzano di più le prestazioni di un ciclista. In NBA 2K, tanto per dire, ogni ruolo ha un limite minimo di altezza. Non capiamo perché in Pro Cycling Manager 2019 non debba essere così.

Il cambiamento più importante di questa modalità riguarda la crescita del proprio ciclista. Si avranno a disposizione, in parole povere, tre alberi abilità dai quali scegliere le varie abilità che caratterizzano il nostro corridore. Si va dalla possibilità di avere più carisma, e quindi un impatto maggiore sui propri gregari, alla capacità di recuperare più in fretta e via di questo passo. Queste abilità si affiancano ai normali attributi, che migliorano a seconda delle corse effettuate e degli obiettivi raggiunti. Anche qui, l’idea è molto carina, l’esecuzione un po’ meno. Ci riferiamo soprattutto alla possibile confusione che si crea tra gli ordini della squadra e quella dei propri gregari, almeno nelle prime fasi di gioco. Più di una volta ci è stato chiesto di andare in fuga ma, mentre studiavamo il momento giusto per lanciarci, il nostro capitano ci ha richiamato dicendoci di fornirgli protezione. A chi ubbidire? Alla squadra o al capitano?

Dobbiamo ripetere quello detto l’anno scorso: la modalità Pro Cyclist può essere un’aggiunta interessante, ma deve eliminare contraddizioni e topiche piuttosto clamorose. Fino a quel punto, rimarrà un’incompiuta.

 

In salita e poi in discesa, che fatica

Veniamo all’analisi delle gare. Nel complesso, il gioco sa come divertire: la varietà di dinamiche delle corse ciclistiche è quantomeno riprodotta in modo sufficiente. Ci sono cose che ci sono piaciute, come la gestione delle dinamiche di squadra, peraltro non ritoccate in modo pesante rispetto all’anno scorso, e altre meno. Durante gli sprint, ad esempio, ci è parsa troppo frequente la tendenza dei velocisti a staccare completamente il gruppo, e ad arrivare sul traguardo anche con una quindicina di secondi di vantaggio. Le gare in pianura, inoltre, non vedono sempre la presenza di treni organizzati.

Anche nelle corse di montagna la sfida ci è parsa simile a quella dell’anno scorso. Se si è in possesso di una squadra forte, è possibile cercare di sbizzarrirsi in tattiche varie, tattiche che invece la IA non sembra utilizzare molto, preferendo aspettare il momento opportuno per attaccare con i vari leader delle squadre. Dobbiamo segnalare ancora la presenza piuttosto massiccia di cadute di massa, anche se con protagonisti meno corridori rispetto che in passato.

In generale, il gameplay di Pro Cycling Manager 2019 non sembra essere molto distante da quello dell’anno passato. Le dinamiche di gioco hanno bisogno sicuramente di una svecchiata e in qualche occasione sono piuttosto imprecise ma, ci permettiamo di dire, rispetto alla parte gestionale il bisogno di interventi è un po’ meno impellente.

 

La crisi del secondo anno

Ogni Pro Cycling Manager che si rispetti porta con sé bug e difetti. E dobbiamo dire che quest’anno la situazione, spesso nei primi giorni, ci aveva un po’ fatto temere il peggio. Tra i il bug che impediva di avanzare al secondo anno di carriera, crash e freeze vari, la situazione era piuttosto problematica. Per fortuna, con il passare dei giorni sono stati rilasciati fix e patch che hanno parzialmente sistemato i contrattempi presenti. Al momento il titolo è giocabile, e durante le nostre prove non abbiamo assistito a problemi evidenti, se non a saltuari cali di framerate.

Dal punto di vista grafico e sonoro, Pro Cycling Manager 2019 non ci sembra innovare in alcun modo quanto fatto dal suo predecessore. Sono gli elementi di contorno, invece, i protagonisti di alcuni miglioramenti. Ci riferiamo alle varie strutture osservabili durante le tappe, ma anche ad alcuni particolari dell’interfaccia. Soprattutto il profilo delle tappe, ora, propone alcune piccole ma preziose migliorie.

La localizzazione testuale in italiano, invece, è sempre fatta un po’ alla buona. Alcune frasi si fermano a metà, altre presentano gli stessi errori delle edizioni degli anni passati. In generale, però, non sono questi i difetti peggiori del gioco.

+ Alcune dinamiche di gara sono ben riprodotte
+ Qualche piccolo miglioramento nell’interfaccia
+ Il nuovo sistema di trasferimenti è una buona idea…
- …ma si scontra con un sistema gestionale diventato troppo confusionario
- Nessun cambiamento di rilievo in gameplay e grafica
- Consueti problemi con bug e crash, che sembrano essere in via di risoluzione

6.0

Pro Cycling Manager 2019 è assai simile alla controparte 2018. Nel bene e nel male. Non c’è dubbio che alcune meccaniche di gioco siano piacevoli, e in generale la gestione delle dinamiche di squadra durante le corse presenta alcuni elementi ben riprodotti. Sono questi gli aspetti che sostengono ancora il titolo, e limitano un po’ i danni al cospetto di altri fattori che, invece, fanno alzare qualche sopracciglio. La parte gestionale è crescita a dismisura e in maniera disordinata, e a meno di introdurre un solido (e coerente) sistema di aiuto da parte della CPU, vediamo molto difficile riuscire a gestire una squadra con più di 20 corridori. Il sistema di trasferimenti dà un po’ di brio ma si scontra con le tante contraddizioni date dalla gran mole di informazioni di cui dover tenere conto. Senza contare la modalità Pro Cyclist, che insiste con difetti per certi versi madornali. Insomma, il titolo Cyanide è il titolo di riferimento per chi ama il ciclismo su PC, su questo non c’è dubbio. Se si è in possesso della versione dell’anno scorso, però, è un po’ difficile consigliarne l’acquisto a occhi chiusi.




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