Praetorians – Quando Rome non c’era

Riscopriamo Praetorians, uno strategico a tema Antica Roma un po’ oscurato ma dal sorprendente valore anche didattico

Speciale
A cura di Adriano Di Medio - 14 Agosto 2019 - 8:46

Nel 2004 uscì Rome: Total War. Il grandioso strategico di Creative Assembly è tuttora ricordato con affetto dal pubblico, tanto da aver ricevuto numerose riedizioni. Quella più recente è stata su tablet, dove sono state incluse anche le espansioni. Ma per quanto non vogliamo mettere assolutamente in discussione il valore storico, c’è da dire che l’opera dei CA è giunta in un periodo dove il mondo antico stava prepotentemente riaffermandosi nella videoludica. Oggi vogliamo parlare di un altro esponente di questo filone, forse uno dei più originali: Praetorians di Pyro Studios.

Praetorians Battle Screenshot

Una versione di latino

Praetorians esce su PC nel 2003; suoi creatori si chiamano Pyro Studios, realtà spagnola ai tempi in forte ascesa. Oggi noti come Pyro Mobile, negli anni Novanta si erano fatti le ossa con la serie Commandos, videogiochi tattici ambientati nella seconda guerra mondiale; parte della loro fama veniva dalla loro natura molto severa. Ma pur spinta dal successo di primo e secondo Commandos, la Pyro rimaneva comunque una realtà tutt’altro che stabile. Praetorians venne rimandato più volte, arrivando infine a essere pubblicato a pochi mesi da Commandos 3 – Destination Berlin: quest’ultimo uscì infatti a ottobre, mentre Praetorians a febbraio. Per dare un’ulteriore spinta di marketing, sull’installer di Praetorians venne incluso un breve trailer proprio del terzo capitolo di Commandos.

Come volendo si può intuire da titolo, Praetorians è uno strategico in tempo reale ambientato ai tempi dell’Antica Roma. La campagna copre il periodo di ascesa e massimo splendore di Giulio Cesare, partendo dalla conquista della Gallia (con la messa in sicurezza del fiume svizzero Arar) fino alla guerra civile. L’ultima missione si ambienta infatti durante i postumi della battaglia di Munda del 45 avanti Cristo. La tradizione infatti dice che proprio in tale occasione Cesare combatté e vinse gli ultimi sostenitori di Pompeo. Tuttavia non bisogna farsi fuorviare da tali premesse: nel corso del gioco non impersoneremo mai Giulio Cesare. Piuttosto avremo sempre il ruolo di supporto, impiegando come generali tutti i luogotenenti che lo hanno aiutato nella conquista: nomi come Tito Labieno, Quinto Tullio CiceroneGaio Cassio Longino e Caio Crastino diverranno presto familiari.

Un’impostazione che non può che far tornare in mente memorie scolastiche e liceali. E con sorpresa, non si tratta di un’analogia impropria: la fedeltà di Praetorians agli originari De Bello Gallico De Bello Civili (oltre anche alle fonti apocrife, specialmente per quanto riguarda la guerra in Egitto) è totale. Ogni personaggio con nome è realmente esistito, e non solo da parte romana: ci sono anche personaggi degli opposti schieramenti, come il druido Divitiacus (noto anche come Diviziaco o Diviciaco) o suo fratello Dumnorix (Dumnorige). Il risultato è che la vicenda storica va avanti con un tono decisamente più incalzante della media degli strategici.

Uomini e terreni

A livello di impostazione Praetorians è qualcosa di ancora adesso decisamente atipico. Pyro ha infatti tentato di creare uno strategico “puro”, ovvero orientato esclusivamente alla battaglia. Non ci sono risorse da raccogliere o unità civili da impiegare, e tutto passa attraverso la gestione delle truppe. Questo sono suddivise in fanteria leggera, fanteria pesante, arcieri, lancieri, cavalleria, arcieri a cavallo e speciali. Ci sono tre civiltà (Romani, Barbari ed Egiziani) e ciascuna ha una truppa per ogni categoria. L’eccezione sono le truppe speciali, tre tipologie uniche per ciascuna civiltà e che sono reclutabili solo dopo aver accumulato un sufficiente quantitativo di Punti Onore.

La fanteria leggera può anche costruire guarnigioni, torri e macchine d’assedio, essenziali nella conquista degli insediamenti. Le unità di supporto sono invece i Generali, i Guaritori e gli Esploratori. Questi ultimi sono particolarmente essenziali in quanto sono gli unici capaci di penetrare la foschia tattica che circonda ogni mappa, permettendo al giocatore di vedere la conformazione del terreno e organizzare una tattica. Questo perché il terreno ha un ruolo essenziale nella definizione di ciascuna missione (battaglia). Oltre alle loro forze, debolezze e capacità individuali, ciascuna categoria di truppe non può attraversare determinati tipi di terreno. Ad esempio la cavalleria non può entrare nelle foreste, mentre la fanteria pesante non può guadare gli specchi d’acqua. Per rimpolpare le proprie fila invece occorrerà conquistare i villaggi sparsi per le mappe, facendovi poi entrare uno dei propri generali onde gestire le operazioni di reclutamento. A questo si aggiungono le capacità esclusive di ciascuna civiltà: i Barbari sono quelli dal reclutamento lento ma hanno i soldati più forti a livello individuale, gli Egiziani puntano molto sulla velocità di creazione ma sono assai più fragili; i Romani sono un po’ il punto di incontro, ma non hanno abilità speciali di rilievo per i generali e i guaritori.

Colui che osa…

Praetorians non è uno strategico che si può padroneggiare in poco tempo. Le possibilità e le meccaniche del gioco sono tante e tali che il tutorial si estende per le prime quattro missioni (su ventiquattro) della campagna principale. Al di là dell’impostazione pesantemente incentrata sul combattimento, a tenere veramente banco in Praetorians è la decisione di far scontrare non singoli soldati ma formazioni. Per quanto fosse un’idea già in piazza da un po’ (i Total War, ai tempi giunti al primo Medieval, già la proponevano) per i tempi era ancora qualcosa di profondamente innovativo, in quanto permetteva di organizzare dei veri e propri gruppi e sezioni dell’esercito, anziché optare per un confuso attacco collettivo. Più banalmente questo permetteva anche di inscenare scontri con centinaia e centinaia di unità. Vi diciamo però che oggi tale “gusto epico” è un po’ scemato, sostituito da un feeling molto più da “wargame con miniature”.

Va da sé che una simile stratificazione si porta dietro anche dei difetti: la difficoltà generale è veramente alta anche a livelli minimi, e ogni errore si paga caro specialmente se si perdono delle truppe costose o essenziali e non si è conquistato un villaggio per rimpiazzarle. Questo perché le truppe una volta ingaggiato un combattimento non rispondono più agli ordini finché non hanno vinto o non sono state sconfitte, e allo stesso modo il sistema a punti energia non aiuta a stimare con precisione la forza assoluta della singola unità, spingendo a volte verso la strada troppo facile della superiorità numerica. Oltre a concentrarsi solo sui Romani, la stessa campagna principale annovera degli scenari particolarmente difficili, con anche numeri soverchianti di nemici. E in questo caso (visto che non esiste un sistema che misuri il morale delle truppe) tutta la tattica va un po’ a ramengo e certe battaglie finiscono “in rissa”.

La frontiera infinita

Il discorso sulla grafica di Praetorians è un po’ particolare. Parliamo infatti di una resa 3D che per la media degli strategici dei primi anni Duemila era di tutto rispetto: le scenografie erano pulite e quasi “affrescate”, mentre le unità avevano pochi poligoni l’una ma erano molto caratterizzate. Vi sono anche delle grafiche uniche (praticamente quasi ogni eroe o personaggio con nome) e lo zoom permette di apprezzarne i dettagli. Una simile cura arriva al gusto del “plastico architettonico” quando rappresenta città e strutture imponenti (ma solo scenografiche) come piramidi e cinte murarie. Interessante poi come ciascuna “macro-sezione” della campagna sia introdotta da un filmato in computer grafica davvero d’atmosfera. La colonna sonora rimane bellissima, presentando tuttora orecchiabili melodie atmosferiche con orchestra e cori, inaspettatamente perfetti anche per l’ascolto fuori delle sessioni di gioco.

La cosa che però ancora adesso non piacerà a tutti è proprio l’intrinseca limitatezza di Praetorians. Il suo essere concentrato in maniera totale sulla battaglia lo priva della parte più propriamente gestionale: non si possono costruire le strutture (palazzi, mura, portoni, case, villaggi) né ricostruirle una volta distrutte. Il livello di dettaglio dello scenario è stato poi raggiunto non rendendo ruotabile la visuale, che rimane quindi ancorata a una sorta di grossa “assonometria isometrica”. Inoltre a fronte dell’accuratezza a livello storico fa un po’ strano vedere invece delle ingenuità filologiche. Chiunque abbia anche solo sfogliato un po’ di storia militare noterà molti piccoli errori, come i legionari che tengono la spada a sinistra (invece che a destra) e hanno gli scudi con il manico verticale anziché orizzontale. Lo stesso esercito egiziano è piuttosto anacronistico, in quanto presenta truppe cammellate e soldati con falcioni, quando invece a quell’epoca gli egiziani avevano adottato le falangi macedoni a seguito del dominio di Tolomeo I, uno dei generali di Alessandro Magno. Tutti errori facilmente evitabili, anche considerando che molti di questi non sono presenti nei filmati in CG.

Praetorians era e rimane un videogioco particolare. Nella critica e sul mercato ebbe un buon successo (pur se non esplosivo) anche se forse un po’ cannibalizzato da Commandos 3. Pyro avrebbe poi proseguito il suo percorso nel mondo degli strategici con Imperial Glory, ambientato nel periodo napoleonico e con un’ispirazione più spiccata ai Total War. Praetorians al grande pubblico è quindi scivolato nel dimenticatoio, complice anche l’arrivo di Rome l’anno successivo. È tuttavia interessante vedere come ancora esistano per il web persone a cui Praetorians è rimasto nel cuore, e che ancora lo rigiocano per perfezionarsi sempre di più nelle sue impegnative missioni e schermaglie. La sua stessa natura atipica (non concentrata sulle risorse o sulla costruzione) potrebbe essere più accessibile e attuale oggi che ieri, oltre che con un inaspettato valore didattico per la correttezza con cui approfondisce e rappresenta la vicenda storica. E in tal senso non c’è che da ringraziare Steam che l’ha salvato dall’obsolescenza… Per quanto solo in lingua inglese.




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