Pokémon Let’s Go Eevee & Let’s go Pikachu Recensione

By |14/11/2018|Categories: In Evidenza, Recensione|Tags: |

Quando si parla di Pokémon mi si scioglie sempre un po’ il cuore. Pokémon Blu è uno dei giochi a cui ho dedicato più tempo durante la mia infanzia ed è stato l’inizio di una passione che mi porto dietro da tempo. Generazione dopo generazione non ho praticamente mai sgarrato un colpo, con forse qualche piccola mancanza su alcuni spin-off. Al netto di ciò, il ritorno alle precedenti generazioni, operazione che intervalla costantemente la proposizione di nuovi episodi, è sempre stato a me caro.
L’ho sempre visto come andare a cena a casa dei genitori un mercoledì sera d’inverno, recuperando incosapevolmente le tradizioni di sempre. Let’s Go Eevee e Let’s Go Pikachu nel loro essere remake, reboot, per alcuni spin off, primo approdo su Switch e contemporaneamente seguito della serie, sono prima di tutto un ritorno alle origini.  Si ricomincia dalla scelta del nome, dal Professor Oak e da una Kanto che oramai i veterani conoscono come le proprie tasche e da lì ricomincia la stessa avventura di cui sappiamo i singoli passi, che andranno ripetuti per l’ennesima volta in maniera pressochè identica.

Termini come remake e reboot vanno a braccetto in Let’s Go Eevee e Let’s Go Pikachu, perchè se la storia e i passaggi sono evidentemente gli stessi, la rivisitazione grafica è importante e le meccaniche di gioco subiscono un netto cambiamento. Viene mantenuta intatta struttura ludica di sempre, ma si semplifica tanto di quello che è derivato dall’evoluzione della serie, e al contempo vengono aggiunti i tasselli fondamentali che abbiamo conosciuto con le ultime iterazioni. Modernizzare, ma non snaturare, sintetizzando il tutto in un gioco che dà indizi sul futuro della serie ma si prende anche l’incarico di trainare le nuove generazioni dentro il vortice dei Pocket Monsters che è lungi dall’esaurirsi.

Un’operazione che con il passaggio alla nuova console di Nintendo Switch era necessaria, ma che non sempre riesce in Pokémon Let’s Go Eevee e Let’s Go Pikachu. Tante volte la nostalgia si scontra con una modernità che non convince, così come talvolta si preferisce semplificare le macchinosità di un tempo piuttosto che risolverle, impoverendo il gioco.
Per questo motivo i nuovi due episodi di Pokémon su Switch sono un compromesso, una via di mezzo che mostra il potenziale della serie ma non lo mette in campo completamente in favore di un pubblico che ha ancora tutto da scoprire,  cadendo di fronte a qualche criticità di troppo soprattutto sul fronte del divertimento.

pokemon let's go meltan

Una nuova avventura ci attende nel mondo dei Pokémon. Dopo aver fatto la conoscenza del Prof. Oak e ottenuto in dote il nostro primo pokémon, Eevee o Pikachu a seconda della versione, partiamo con i soliti due obiettivi: completare il pokèdex e diventare gli allenatori più forti di Kanto, ottenendo tutte e otto le medaglie delle palestre e poi sconfiggendo i super Quattro della Lega Pokèmon. La banda criminale del Team Rocket cercherà nel frattempo di compiere i propri crimini catturando pokèmon e sfruttandoli per i propri compiti meschini, e saremo chiamati ad affrontarli. Come anticipato in apertura la storia si ripeterà identica a quella vissuta in Pokémon Blu, Rosso e Giallo, con minime variazioni che giustificano la presenza o meno degli elementi di gameplay mutati. Dialoghi, personaggi, addirittura i pokémon delle palestre (ma non i nomi delle “MN”) sono spesso gli stessi della versione originale, lasciando intendere quanto gran parte del lavoro di remake sia proprio all’insegna della fedeltà. Qualcosa di alternativo alla fine dell’avventura c’è, come la sfida degli esperti, ma niente che possa davvero elevare l’end-game oltre il bisogno di concludere il pokèdex.
Così avremo di fronte a noi una forte sensazione nostalgica, ma dall’altra anche la consapevolezza di non poter aspettare molto di inedito dal gioco. I nuovi giocatori, invece, troveranno un’avventura dal ritmo e dall’incedere lento, quasi vecchio, le cui dinamiche passano attraverso dialoghi scritti, molti dei quali inutili al fine della trama. Non vogliamo poi fare considerazioni sulla natura ingenua dell’avventura, perchè è evidente che su quel fronte il target dei Pokèmon sono stati quasi sempre i più giovani.

Dove il cambiamento c’è ed è anche abbastanza marcato, pur non essendo rivoluzionario, è nel gameplay. Pokèmon è sempre Pokèmon e la struttura primordiale che regge l’intera serie GDR è rimasta immutata, il che comunque non era da dare per scontato. Su questa si riuniscono sotto un unico cappello le semplificazioni che la serie si è costruita nel corso degli anni, con qualche rimozione ingiustificata e la variabile della cattura ripresa quasi interamente dall’esperienza di pokémon GO. In pochissime parole questo è Let’s Go Pikachu e Let’s Go Eevee, ma è opportuno fare i doverosi approfondimenti.

Nell’esplorazione a caccia di pokémon sono stati eliminati gli scontri casuali e i pokèmon scorrazzano liberi per la mappa di gioco spuntando dall’erba alta. E’ fin troppo facile dalle prime battute cercare i pokémon più rari o che mancano e selezionare quelli per la cattura. Sono stati anche eliminati gli scontri con i Pokémon selvatici, per questo motivo una volta trovato un pokémon lo si può semplicemente catturare, tranne i pochissimi unici che troverete. Così si guadagna l’esperienza utile ad allenare i pokémon, ma perde totalmente di profondità l’esperienza di cattura e di combattimento: sia perché non c’è neanche modo di allenare le proprie tecniche contro i selvatici, sia perchè la cattura diventa un lanciare poké ball e qualche bacca aspettando che la sfera rimanga chiusa al terzo sobbalzo, e contro i pokémon più forti vi ritroverete a lanciarne allo sfinimento senza ulteriori modi per risolvere il problema. Una mancanza che si fa sentire tantissimo dopo le prime ore di gioco, dove l’entusiasmo del lancio tecnico con il Joy-con o con la pokéball plus ha comunque il suo fascino, e che elimina totalmente dall’equazione quella serie di mosse che avevano lo scopo proprio di bloccare il giocatore in uno scontro non voluto e viceversa. Tra l’altro la combinazione di elementi come il lancio tecnico, la cattura al primo colpo e la combo di cattura, aumentano l’esperienza ottenuta e la possiblità di trovare oggetti da destinare ai pokèmon. Si cerca di imporre al giocatore una pratica che è farraginosa sotto molti aspetti.

Con le combo di cattura entrano in gioco le caramelle, di livello differente, e indirizzate o a un singolo pokèmon o a una singola statistica. Fatte mangiare all’animaletto lo rendono più forte, in un’indistinta modifica alle statistiche agli IV/EV abbastanza poco chiarificate dal gioco. Secondo l’ultimo trend non esistono nemmeno l’MN o derivati, che sono stati trasformati in capacità sovrumane di Eevee o pikachu che spingono massi, governano una tavola da surf e comandano una nave di palloncini. Tra l’altro entrambi possono volgere a proprio favore il combattimento con abilità speciali che si sbloccano nel caso in cui ci sia un buon rapporto tra allenatore e pokèmon, coltivabile con carezze e bacche.

Mancano anche all’appello gli oggetti da affidare ai pokèmon, così come le abilità, ma per fortuna rimangono intatte le nature. Le uniche variabili che possono entrare in gioco negli scontri sono quelle che dipendono dal rapporto di affetto con il proprio pokèmon che randomicamente gli permette di resistere stoicamente a un attacco letale, oppure di recuperare da uno status negativo in autonomia. Nel frattempo il livello di forza di un pokèmon viene riassunto oltre che dalle classiche statistiche anche da un valore in PL univoco, che ci è sembrato sempre un po’ fuori luogo rispetto alle meccaniche tattiche del gioco e non vi troverete a dargli molto peso, nè durante la cattura, nè durante la fase di scelta.

Il menù di gioco non aiuta molto e per essere navigato necessita di un po’ di passaggi che si sarebbero potuti semplificare, ma che forse sono stati impilati per far fronte alla scarsezza di input della Pokèball Plus, tramite cui però è possibile compiere ogni azione. Considerato tutto, si comprende facilmente come gran parte della stratificazione, che era anche l’elemento che rendeva così unico il gioco dei pokèmon, sia andata persa in questo processo di semplificazione. Ci siamo posti la domanda se tutto ciò sia andato a favore delle nuove generazioni di giocatori, ma dall’implementazione (semi nascosta) che c’è sempre stata di queste meccaniche, crediamo che si sarebbe dovuto lavorare altrove per compiere questo avvicinamento.

I meccanismi sopra elencati rendono poi il gioco fin troppo semplice, sia nei combattimenti, sia nell’avanzamento nel pokédex soprattutto fino alla quarta palestra. Da lì in poi non sarà altrettanto semplice, ma comunque di più di molti altri titoli. Il grinding tramite cattura non funziona molto sul lungo periodo e viene spesso voglia di proseguire pur con i pokémon effettivamente sotto livellati. Tra l’altro la cattura premia coloro che utilizzano il meccanismo di cattura “tecnico” ovvero quello con il lancio del joy-con o della pokéball plus, anche se quello più preciso è quello che prevede il giroscopio e la mondalità handheld. Gli altri infatti si basano sul tracciamento dei sensori di movimento del controller e l’indirizzamento a destra o sinistra del colpo dipende dalla rotazione durante il movimento. Durante la cattura il pokémon si sposta e al suo interno vi è un cerchio di dimensioni variabili, se è piccolo faremo un tiro migliore con un moltiplicatore d’esperienza maggiore così ricercheremo di fare un tiro buono, ottimo o eccellente per trarre il massimo ai fini dell’allenamento. Nella fase di lancio esistono poi diversi livelli di forza predefiniti, per cui non avremo una sensibilità analogica del tiro come in Pokémon Go. Sarà piuttosto il pokémon a spostarsi e a rendere il tutto più difficile.

In generale la sensibilità del lancio è giusto al pelo per avere il controllo dell’azione, ma basta un attimo di disattenzione per buttare via decine e decine di ball e in generale non risulta così entusiasmante. L’uso smodato delle sfere è ovviato dal continuo foraggiamento a fine lotta da parte degli allenatori, che ci regaleranno ball a volontà. Abbiamo notato, poi, che per bilanciare la mancanza di scontri casuali sono stati inseriti dei coach, che sono allenatori più forti del normale che portano in dote una Macchina Tecnica. Sconfiggendoli si ha la consapevolezza di poter andare avanti su quel percorso senza problemi e con la possibilità di insegnare una nuova mossa ai pokémon compagni di squadra. Sono delle cartine di tornasole efficaci e il loro inserimento ci ha convinto senza dubbio.

Se nel marasma di elementi introdotti, tolti e semplificati, ammettiamo che il gioco si sia un po’ perso, non possiamo che elogiare Game Freak per il lavoro meticoloso svolto sul comparto tecnico. Pur con qualche tentennamento al framerate in rarissime occasioni e micro attese tra una mossa e l’altra, lo stile grafico del titolo, ottimamente sviluppato nel 3D più maturo permesso da Nintendo Switch, ci ha estremamente convinto. Non solo, le animazioni delle mosse sono incredibilmente dettagliate e belle da vedere, senza considerare poi la telecamera che durante i momenti di pausa si posa verticalmente e va riprendere i pokèmon alle spalle, ammiccando ai disegni dei primissimi episodi. Le icone in pixel dei pokèmon nei menù e i suoni utilizzati sono quelli originali dei primi pokèmon e le musiche stesse ne sono le loro versioni rimasterizzate e colpiscono dritte nel cuore della nostalgia.

Un dubbio che rimane è il perchè della scelta di includere mew nel pacchetto della pokèball plus per chi l’acquista, che è indubbiamente un vantaggio non da poco, visto che poi non sarà mai rilasciato in maniera alternativa, da quanto si legge sul sito ufficiale.

Non abbiamo avuto modo di provare le funzionalità abbinate a Pokèmon Go, perchè attualmente il servizio non è in funzione e si ferma in un loop infinito di ricerca dell’account. L’idea è quella che sarà possibile passare i pokèmon compatibili da Pokèmon Go alla zona safari e, o catturarli o giocare con loro. Non avendola provata escludiamo per il momento questa funzionalità dalla valutazione del gioco.

+ Fedele in tantissimi aspetti all'originale...
+ Graficamente meraviglioso
+ L'ossatura Pokémon c'è e si vede
- ... compreso il level design non particolarmente fresco che non si avvicina ai nuovi giocatori
- Cattura farraginosa e noiosa dopo qualche ora
- Alcune semplificazioni al continuum della serie inutili, anzi fastidiose

7.3

Pokémon Let’s Go Pikachu e Let’s Go Eevee sono titoli pokèmon fatti con amore ma senza un’idea chiara dell’obiettivo da raggiungere. Sicuramente li giocherete, anche piacevolmente, come nel nostro caso, ma molte scelte, al di là del fatto che siano dei capitoli di apertura ai neofiti e non ufficialmente canonici nello sviluppo della serie, non hanno comunque molto senso di esistere. Riducono la profondità di gioco senza contribuire efficacemente a una maggiore accessibilità, che da sempre è comunque un fattore tipico della serie Pokémon.
La cattura di per sè non rompe il gioco, ma va a noia dopo poco e poteva unirsi al combattimento contro i selvatici piuttosto che sostituirlo, e così la rimozione dell’abilità e dell’attribuzione degli oggetti lascia un po’ l’amaro in bocca. Anche perchè tante scelte che evolvono il primo capitolo originale sono state introdotte senza remore, ma alcune no.
Ringrazio comunque Game Freak di aver posto una cura maniacale alla realizzazione tecnica, perché gli occhi non sono mai stati così contenti di giocare a un titolo pokémon sul piccolo e sul grande schermo, e l’emozione di ritornare a calcare le strade di quelle città anni dopo con questa rinnovata veste grafica ma fedele alle ambientazioni di un tempo è pur sempre impagabile.