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Perché Persona 5 Strikers è la miglior opera di Omega Force

Il potere di Persona 5 Strikers

Proprio oggi, mentre state leggendo queste righe, Persona 5 Strikers si affaccia sugli scaffali europei (digitali e non), forte dell’ottima accoglienza ricevuta non solo sulle nostre pagine ma anche a livello internazionale, con un punteggio metacritic (per quello che può valere) di tutto rispetto.

Proprio l’ultima avventura dei Ladri Fantasma segna uno snodo fondamentale non solo per il sottogenere dei musou, ma anche, e soprattutto, per Omega Force, uno dei team di sviluppo più prolifici ed intelligenti sul mercato, troppo a lungo imprigionato dall’etichetta di “quelli che fanno i musou”.

Il turismo virtuale è un altro degli aspetti del gioco da non sottovalutare

Dall’odio può sbocciare l’amore

Ho sempre aborrito i musou: la bidimensionalità e la ripetitività del gameplay, l’assoluta mancanza di profondità, la sequela di personaggi virtualmente indistinguibili gli uni dagli altri, con la sola eccezione di Nobunaga Oda. Per non parlare di valori produttivi tutt’altro che stellari, animazioni a dir poco legnose e livello di sfida sbilanciato, che passava dal “può finirlo anche una scimmia ammaestrata” a “dopo sei ore sei ancora qui che tenti di rompere la guardia del boss”.

A memoria, non credo di aver mai acquistato di tasca mia uno degli episodi sviluppati da Omega Force, e, quando mi è toccato recensirli, pur cercando di rimanere (come sempre) il più obiettivo possibile, non ho potuto fare a meno di evidenziare alcuni dei difetti sopracitati. Eppure, Persona 5 Strikers mi ha divertito tantissimo: ci ho speso oltre cinquanta ore, sebbene ne bastassero una quindicina in meno per vedere i titoli di coda, prolungando anche artificialmente il viaggio in compagnia dei Ladri Fantasma, cosa che faccio solamente con i titoli che davvero riescono a rapirmi.

Peraltro, e qui veniamo alla ragion d’essere di questo pezzo, non è nemmeno la prima volta che succede con un prodotto firmato da Omega Force: apprezzai Hyrule Warriors tanto su Wii U quanto su New Nintendo 3DS, ho recensito e promosso Fire Emblem Warriors su queste pagine, mi sono accaparrato una copia sia del primo che del secondo capitolo di Dragon Quest Heroes e, dulcis in fundo, ho recentemente acquistato la versione fisica di Hyrule Warriors: L’era della calamità. Non male per uno che, fino a qualche anno fa, faceva fatica a digerire una formula ritrita e sempre uguale a se stessa, dimostratasi vincente per l’audience giapponese ma assolutamente inadatta ai mercati occidentali.

I Ladri Fantasma originali ed una new entry

Ed è proprio su questo che Omega Force ha lavorato, percorrendo diverse strade per arrivare ad un obiettivo che ora, con il lancio di Persona 5 Strikers, non può che dirsi completamente raggiunto: affrancare il proprio nome dal giogo della serie Dynasty Warriors, raggiungendo fasce di pubblico assai più ampie e, soprattutto, il successo commerciale (e di critica) tanto agognato negli anni.
Oggi si può affermare, senza timore di smentita, che Omega Force è uno degli studi più versatili e prolifici dell’intero panorama giapponese, capace di stringere accordi con alcuni dei marchi più riconoscibili dell’industria (Nintendo ed Atlus rappresentano solamente i casi più recenti) per lavorare su IP amatissime dal pubblico.

Da diverso tempo a questa parte, poi, con qualche piccola eccezione, i risultati di questo lavoro sono molto più apprezzabili di quanto sarebbe stato possibile immaginare solo qualche anno fa, quando tutto ciò che arrivava dal Sol Levante a firma Omega Force erano musou tutti uguali.

Prima…

Per ogni punto d’arrivo c’è un percorso, ed analizzarlo aiuta a comprendere meglio il viaggio e le prospettive future: la trasformazione di Omega Force da sviluppatore monotematico a team di sviluppo a largo raggio è passata attraverso numerose collaborazioni, ma è partita, fondamentalmente, dalla volontà di migliorarsi e di ampliare i propri orizzonti, così da accedere anche a mercati altri rispetto a quello di casa.

Il buon livello di scrittura raggiunto è testimoniato anche dalle personalità dei villain, che qui prendono il nome di Monarchi

Già sul finire della settima generazione di videogiochi (quella che vide protagoniste Xbox 360 e PS3), Omega Force intuì che lavorare su licenze consolidate avrebbe dato maggiore visibilità a molti dei suoi progetti perché, per quanto storicamente rilevante, c’è un limite a quante volte è possibile reinventarsi la storia del Giappone medievale o della guerra dei tre regni. I due episodi di Fist of the North Star Ken’s Rage, pur acerbi dal punto di vista ludico, segnarono l’inizio di un nuovo corso, proseguito con i prodotti dedicati a One Piece, ad Arslan The Warrior of Legend e, in maniera ancora più significativa, al franchise di Zelda con Hyrule Warriors, che debuttò sulla sfortunata Wii U nel 2014.

Lavorando con delle proprietà intellettuali prestabilite, e secondo canoni che avrebbero dovuto inserirsi nelle timeline delle rispettive serie, il team di sviluppo lasciò da parte la narrativa consunta dei suoi precedenti lavori per abbracciare quella dei singoli franchise coinvolti, portando così una ventata di aria fresca nel sotto-genere dei musou, a cui comunque i prodotti aderivano in maniera abbastanza fedele.

Sebbene Hyrule Warriors sia stato accolto positivamente, tanto da guadagnarsi versioni successive per New Nintendo 3DS e finanche Switch, per tutti i prodotti fin qui menzionati appariva evidente come il template classico dei musou venisse applicato con modifiche minime, il che non risolveva problemi storici come la piattezza del gameplay e la ripetitività dell’azione. Nondimeno, certi difetti furono mitigati di gioco in gioco da elementi come una maggiore diversificazione dei personaggi, l’introduzione di leggeri elementi da gioco di ruolo e, nel caso dell’avventura ambientata ad Hyrule, dall’aggiunta di tutto l’equipaggiamento classico della serie, dalle bombe alle spade, passando per gli scudi e i materiali per il crafting.

Negli anni successivi, l’operazione di svecchiamento delle meccaniche di gioco classiche dei musou e di ibridazione con quelle delle licenze su cui si lavorava di volta in volta hanno portato risultati sempre più apprezzabili: con la parziale eccezione di Berserk and the Band of the Hawk, ancorato a dinamiche vecchiotte, tanto i due episodi dedicati alla saga di Dragon Quest quanto i tre che omaggiavano Attack on Titan si sono rivelati prodotti estremamente solidi e longevi, capaci di non infastidire i fan delle opere originali e, anzi, di avvicinarli ad un ritmo di gioco più sostenuto e arcade.

In tempi più recenti, spesso sotto l’ala protettrice di Nintendo, Omega Force ha dimostrato di essere capace di realizzare prodotti più vari e godibili di quelli che l’hanno fatta conoscere al grande pubblico, creando degli ibridi di ottima qualità, capaci non solo di ottenere il plauso della critica occidentale, ma anche di vendere sufficientemente bene da garantire al team di sviluppo di prosperare, continuando a proporre dai tre ai quattro titoli all’anno.

Fire Emblem Warriors si avvicinava molto più ai canoni di uno strategico in tempo reale, ponendo grande enfasi sulle scelte del giocatore e sulla capacità di tenere sotto controllo mappe enormi, invase costantemente da nemici, laddove il già citato Hyrule Warriors L’era della calamità, pur tornando a dinamiche più da action game, aveva cura di inserirsi perfettamente nella timeline della serie, con grande rispetto per il materiale originale e per la storia concepita da Nintendo.

…e dopo

E qui arriviamo ad oggi, al lancio di Persona 5 Strikers, a mio parere il prodotto migliore che porti la firma di Omega Force ad oggi per gameplay, scrittura, performance tecniche.

Perché non solo in fase di recensione non sono state necessarie raccomandazioni del tipo ” se non vi piacciono i musou…” o “a patto di accettare la ripetitività congenita di questo tipo di prodotti”, ma, per la prima volta da parecchi anni a questa parte, il team di sviluppo giapponese ha dimostrato di essere capace di staccarsi dalla formula che l’ha reso noto al grande pubblico e di saperlo fare con stile, dando vita ad un sistema di combattimento di ottima fattura.

La UI raggiunge le stesse, clamorose vette del titolo originale

Sebbene non profondo quanto quello originale, che rappresenta d’altronde il culmine cui Atlus è giunta dopo tre decenni abbondanti di sperimentazione su vari franchise, il combat system di Persona 5 Strikers ha diverse frecce al suo arco e, dopo una certa diffidenza iniziale, è riuscito a conquistarmi scontro dopo scontro, senza sacrificare eccessivamente la profondità dell’originale sull’altare dell’accessibilità tipica dei musou.

Anzi, a dirla tutta, di musou in questo gioco non c’è quasi nulla, eppure questo non ha impedito ad Omega Force di imprimere il proprio marchio sulla produzione, che potrebbe sì essere scambiata per un seguito diretto di Persona 5 sviluppato internamente da Atlus ma che è, a tutti gli effetti, un action rpg inedito in cui le dinamiche stantie e poco edificanti dei Dynasty Warriors meno riusciti hanno lasciato il posto ad un coacervo di buone idee realizzate con perizia e rispetto del materiale originale.

Persona 5 Strikers, allora, al prezzo di un’inevitabile semplificazione delle meccaniche di fusione delle Personae e di limitazioni legate agli aspetti di life simulator e di gestione dei rapporti interpersonali con il nutrito cast di personaggi, è un gioco di ruolo di matrice action fatto e finito, che esula da certi schemi che hanno imprigionato le produzioni Omega Force per anni e che risulta godibile anche (se non soprattutto) per quanti non abbiano mai toccato un titolo appartenente a franchise come Dynasty Warriors, Warriors Orochi o Samurai Warriors. Se non è un risultato apprezzabile questo…

In conclusione

Persona 5 Strikers è tante cose: un ottimo gioco di ruolo d’azione, un seguito intriso di fanservice ed amore per il cast di personaggi originali di Persona 5 e, last but not least, un punto focale della carriera di Omega Force, un team capace ma fin qui troppo concentrato su una data tipologia di prodotti.

Complice l’intelligente sfruttamento di licenze sempre più appetibili, l’alleggerimento dei difetti storici dei loro prodotti e l’ibridazione con generi altri (dagli strategici in tempo reale ai giochi di ruolo puri, passando per gli stilish action game à la Bayonetta), i prodotti firmati dal team interno a Koei Tecmo sembrano aver raggiunto la piena maturità, conquistando mercati fin qui impervi come quello europeo e quello statunitense.

 

Dopo aver speso più di cinquanta ore in compagnia di Joker e del suo adorabile cast, dopo aver fatto lo stesso con Fire Emblem Warriors prima ed Hyrule Warriors L’era della calamità poi, non vediamo l’ora di vedere quale sarà il prossimo franchise a potersi fregiare del trattamento del team di sviluppo giapponese. E, se la nostra recensione non fosse bastata, lo ripetiamo anche qui: che amiate la serie Persona o anche solo i giochi di ruolo di stampo action, non perdetevi Persona 5 Strikers, che sia su PS4, PC o Nintendo Switch.

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