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Parlando di puri soldi, le fiere come l’E3 servono più che altro a chi le organizza

I dati pubblicati dall'ESA, in assenza dell'E3 2020, suggeriscono che le fiere di videogiochi fanno la differenza per chi le organizza.

Si è parlato tanto, con questo ritorno a una pseudo-normalità post-pandemica, delle fiere dei videogiochi: quest’anno, ad esempio, abbiamo visto l’E3 di Los Angeles saltare a pie’ pari il suo appuntamento, mentre il prossimo mese Colonia tornerà a ospitare la Gamescom.

Questo ha comunque acceso diverse riflessioni, di cui vi abbiamo parlato in un articolo: la comunicazione dei videogiochi è cambiato molto, con tanti publisher che preferiscono avere il loro appuntamento singolo rispetto ad addossarsi agli annunci altrui e contare su palcoscenici di terzi. Non è un caso, ad esempio, che PlayStation avesse disertato l’E3 da prima della pandemia.

Al di là dei sentimentalismi e dei ricordi dei tempi andati, insomma, le fiere possono forse ritrovare una ragione d’essere soprattutto nel loro lato consumer, come nel caso della Gamescom – che da sempre ospita tantissimi visitatori paganti, con un modello che l’E3 tentò in modo non proprio riuscito (visti gli spazi a disposizione) di replicare.

L'ESA ha pubblicato i dati del suo anno fiscale 2020

Tuttavia, i numeri pubblicati proprio dalla ESA (Entertainment Software Association) ci ricordano un altro fattore per cui le fiere possono essere importanti: per chi le organizza. La compagnia che mette in piedi l’E3, infatti, ha visto per il suo anno fiscale terminato il 31 marzo 2021 un calo delle entrate di ben $10 milioni di euro, dovuto ovviamente al fatto che l’E3 2020 non si sia tenuta (via PC Games Insider).

Si parla di un calo del 25% anno su anno nelle entrate, con l’assenza della fiera che ha insomma dato un duro colpo al giro d’affari della compagnia. Compagnia che, come ricorderete, viveva già un brutto quarto d’ora in virtù del leak dei dati sensibili dei giornalisti partecipanti avvenuto qualche anno fa – che ha aperto una frattura importante tra la stampa, ancora di più nel Paese natale dell’E3, gli USA, e proprio l’ESA.

L’E3 tornò nel 2021 ma con un approccio digitale estremamente migliorabile e alcuni appuntamenti da dimenticare. Per il 2022 la fiera è stata saltata, facendo spazio a una Summer Game Fest anche fisica di Geoff Keighley, ma l’ESA ha promesso un ritorno in grande stile per l’E3 2023.

Attendiamo di vedere cosa accadrà e che supporto avrà dai publisher: sappiamo per certo, numeri alla mano, che sarà molto importante non solo per i videogiochi in sé, ma anche per le tasche dell’ESA stessa.