Perché film e serie dai videogiochi sono spesso "flop"? Lo svelano gli autori di The Last of Us

Craig Mazin e Neil Druckmann spiegano come mai gli adattamenti dai videogiochi non hanno avuto molta fortuna negli scorsi anni.

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a cura di Francesco Corica

Staff Writer

Fino a pochi anni fa, annunciare film o serie televisive tratti da videogiochi sembrava essere diventato un sinonimo di flop annunciato: ben pochissimi adattamenti erano riusciti ad avere successo, con risultati ancora più discutibili sul livello qualitativo.

Quella che veniva considerata una vera e propria "maledizione" è stata spezzata solo recentemente, grazie soprattutto a produzioni come Detective Pikachu (lo trovate su Amazon) e Sonic Il Film per il cinema, ma anche da produzioni animate come Arcane e Cyberpunk Edgerunners per quanto concerne le serie televisive.

Ma come mai ci è voluto così tanto per riuscire a consegnare al pubblico adattamenti di successo e perché sono stati considerati così a lungo dei "flop annunciati"?

In un'interessante intervista rilasciata a The New Yorker, Neil Druckmann e Craig Mazin hanno voluto approfondire questo argomento molto interessante, dato che il loro The Last of Us potrebbe essere l'ultima produzione in grado di spezzare una volta per tutte questa "maledizione" (via ComicBook).

Druckmann ha infatti ammesso di essere consapevole della pessima fama ottenuta negli scorsi anni dagli adattamenti videoludici, spiegando che uno dei motivi principali per il quale hanno fallito era la convinzione che le persone volessero «vedere il gameplay» anche su grande schermo.

Una spiegazione in linea con quanto dichiarato dallo stesso autore proprio nelle scorse ore, ammettendo di aver tagliato molta delle scene violente da The Last of Us proprio per restituire un coinvolgimento diverso da quello videoludico.

Lo showrunner Craig Mazin è intervenuto facendo l'esempio di Doom, uno dei flop più clamorosi nonostante la presenza di attori affermati come Dwayne Johnson e Karl Urban: l'autore di The Last of Us spiega che lo sparatutto è uno di quei franchise in cui «non c'è niente che puoi creare da solo», a parte puntare sul nome stesso del franchise e sul marketing.

«È proprio questo il punto. Se ciò che la proprietà ti consegna è un nome e qualcosa di già costruito, ti stai preparando a un disastro».

Mazin spiega infatti che i fan si aspetteranno giustamente di vedere nel film ciò che ha reso Doom iconico, mentre tutti gli altri potenziali spettatori non avranno neanche idea di che cosa sia Doom, ed è in quel momento che emergono i problemi.

Quello del film basato sullo sparatutto è naturalmente solo un esempio estremo, ma il ragionamento di fondo rimane: se gli autori non sono in grado di adattare l'IP in qualcosa di unico e che abbia un valore, a prescindere dal nome utilizzato, i problemi e il conseguente flop saranno inevitabili.

Ed è anche per questo che The Last of Us non sarà del tutto identico al videogioco: non ci resta che attendere il 16 gennaio per scoprire se lo show sarà davvero in grado di mantenere le sue ambiziose promesse. HBO ha ammesso che la storia del capolavoro di Naughty Dog è «la più grande mai raccontata in un videogioco», giustificando così la scelta di adattarla in una serie televisiva.

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