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Non solo Cina: l’Arabia Saudita mette le mani su Activision, Take-Two, EA

Un altro fondo sovrano si interessa al gaming dopo lo scoppio del settore in tempi di pandemia

Dopo la Cina, la prossima grande frontiera dell’industria del gaming potrebbe essere l’Arabia Saudita, dov’è nato un improvviso interesse nei confronti dei videogiochi.

Il Saudi Arabia Wealth Fund (Public Investment Fund), il fondo sovrano locale, ha infatti aperto i cordoni della borsa per investire nel gaming, probabilmente in seguito alla bolla che si è formata a causa del COVID-19.

Il fondo ha sparato altissimo per il suo debutto nel settore, acquisendo non poche quote in tre delle più grandi realtà che lo popolano praticamente dagli albori.

Il Public Investment Fund ha speso complessivamente $3.28 miliardi, acquisendo 14.96 milioni azioni in Activision Blizzard, 7.42 milioni in Electronic Arts e 3.97 milioni in Take-Two Interactive.

Non si tratta di percentuali basse come potrebbero sembrare in ciascuna di queste compagnie, come sottolinea Barron’s (via WCCFTech).

Il fondo è diventato in un colpo solo il sesto più grande investitore in Activision, il sesto più grande in Electronic Arts e il quinto più grande in Take-Two Interactive.

Non ci è dato sapere se e come questo investimento avrà un impatto sulle politiche industriali di questi player.

Nelle sue operazioni dalla Cina, Tencent ha sempre tenuto a far sapere di non volere mettere mano al modo in cui le compagnie in cui investe, sia come azionista di maggioranza che di minoranza, realizzano videogiochi; si tratta della casa di WeChat, tra gli altri, che ha interesse in molteplici publisher come Activision Blizzard, per il quale ha lavorato, tramite una sua emanazione coinvolta nello sviluppo (Timi) a Call of Duty Mobile.

Ad ogni modo, si tratta di una direttiva statale ben precisa, dettata dal Principe Mohammed Bin Salman lo scorso mese, che punta a diversificare gli interessi del paese all’infuori dell’industria petrolifera ormai agli sgoccioli.

Non è chiaro se ci sia un interesse nella realizzazione di videogiochi in casa, come sta avvenendo d’altronde anche in Cina, oppure gli investimenti siano correlati esclusivamente a compagnie già esistenti nel ramo ma all’estero.

Il gaming non è stato il solo punto di convergenza di questi interessi: basti pensare che l’Arabia Saudita è soltanto da poco diventata il quarto maggiore azionista in Uber.

Copertina dal Financial Times

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