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Naufragar m’è dolce in questo grinding: perché è un toccasana nei giochi di ruolo

Il grinding ha subito ottimizzazioni di tutti i tipi, nei giochi di ruolo a turni: cosa succede davanti a un modello duro e puro à la Bravely Default II?

Da pochi giorni è disponibile sul mercato europeo Bravely Default II, esclusiva Switch di grande peso che, stando all’approfondita recensione del nostro Paolo, non ha deluso le aspettative, seppur giocando su terreni assai familiari.

Oggi ci concentreremo su un aspetto in particolare del gameplay del titolo (uno dei più importanti, a dire la verità), che è, nel contempo, croce e delizia: croce per chi non digerisce i giochi di ruolo giapponesi, o, in generale, si è avvicinato al genere solo negli ultimi anni, e delizia per quanti sono cresciuti con franchise come Final Fantasy e Dragon Quest, e si trovano a proprio agio quando c’è da livellare. Dal titolo avrete intuito che chi scrive appartiene alla seconda categoria.

I quattro eroi della luce in tutto il loro splendore

Grinding 101

Considerando che l’industria ha man mano eliminato il grinding, o meglio, lo ha ammodernato, conferendo ad esso una nuova forma, che passa dai cosiddetti roguelite ai giochi ispirati ai Souls di From Software, è bene fare un breve excursus su cosa si intenda per “grinding vecchia scuola” e su come esso abbia segnato il genere dei giochi di ruolo almeno fino alla settima generazione di console, quella di PS3 e Xbox 360.

Sin dalla notte dei tempi videoludica, il livello di difficoltà nei giochi di ruolo è sempre stato fortemente basato sul concetto di crescita del party per superare le asperità che i giochi di volta in volta proponevano: vuoi battere una delle Ultima Weapon in Final Fantasy VII? Preparati ad almeno una dozzina di ore di combattimenti contro mostri insulsi. Non riesci a venire a capo di quel boss in Persona 2? Prendi qualche giorno di ferie al lavoro e livella.

Estremizzando, la situazione è sempre stata questa, e questo design conservativo e poco rispettoso del tempo del giocatore è stato uno dei motivi della crisi del genere a cavallo tra l’epoca d’oro di PlayStation 2 e quella, assai meno prolifica da questo punto di vista, di PS3.

 

C’era anche chi si divertiva, beninteso, con il passaparola (internet ai tempi del lancio di Final Fantasy VII era ancora parecchio indietro) sui posti migliori dove andare a combattere per crescere di livello o la famigerata ricerca degli Slime d’acciaio nei Dragon Quest, ma la maggioranza dei giocatori riteneva il grinding forsennato un male necessario, un aspetto di design poco invitante all’interno di prodotti altrimenti assai godibili. Più o meno come quando ti capita l’onigiri di alghe tra quello al salmone e quello al tonno.

Forse per abitudine, forse per deformazione professionale, chi scrive ha sempre visto il grinding come qualcosa di connaturato al genere, e si è allora organizzato per velocizzarlo, semplificarlo, e magari anche goderselo, accoppiando ad esso attività che nulla hanno a che fare con il videoludo: ascoltare la propria tracklist azzerando il volume della tv, ad esempio, smanettando con il telefono con una mano o leggendo un libro con il Kindle di fiducia posato sulle gambe.

E qui arriviamo a Bravely Default II: la brutta notizia è che anche quest’episodio, soprattutto se giocato a livello difficile, richiede parecchie ore di grinding, ma la buona è che il team di sviluppo, esattamente come fatto nei primi due capitoli, lo ha reso praticamente indolore, il che potrebbe aiutare a sdoganarne il concetto anche con le nuove generazioni.

Ci si troverà ad affrontare accoppiate piuttosto variegate...

Quality of life

Sin dal primo episodio, il franchise di Square Enix ha percorso due binari paralleli, con risultati che su queste pagine non abbiamo esitato a definire rivoluzionari già ai tempi del 3DS: l’uno è rappresentato dal ritorno in grande stile del grinding, inteso come meccanica basilare di gioco dalla quale non è possibile prescindere, a causa soprattutto di boss davvero difficili da abbattere.

L’altro consiste nell’includere una serie di agevolazioni e miglioramenti alla cosiddetta quality of life per rendere le sessioni di grinding il più veloci, indolori e gradevoli possibile, integrandole nel gameplay in maniera quasi naturale, omaggiando i classici di un tempo ma senza rubare decine di ore alla vita del giocatore. Sebbene alcune feature manchino in Bravely Default II (la possibilità di disattivare completamente gli incontri casuali rendeva la navigazione dei dungeon assai più godibile, a mio parere), anche con questo terzo episodio il team di sviluppo si è sforzato di venire incontro ai giocatori, con il risultato che grindare non è mai stato così facile.

La postazione ideale di grinding in Bravely Default II può essere così assemblata come meglio credete, complice la mai troppo lodata portabilità assicurata da Nintendo Switch: divano con serie tv preferita sul grande schermo, divano con tablet e partitina a sudoku in multitasking, playlist personalizzata in sottofondo (con canto a squarciagola se le circostanze lo permettono), seduta sul trono in bagno, sessione di chat prolungata con amici e dolci metà assortite, partita della squadra del cuore o, più semplicemente, viaggio in metropolitana per recarsi al lavoro o in università.

Alcune location tolgono davvero il fiato

Questo è reso possibile da un game design intelligente, che premia i giocatori capaci di ottimizzare il proprio set di abilità per guadagnare il maggior numero di punti esperienza nel minor tempo possibile, con battaglie velocizzate fino a quattro volte ed incontri multipli che premiano con efficienti moltiplicatori lo sforzo dell’utente in termini di tempo.

Prendendo spunto da alcune delle centinaia di titoli free-to-play presenti sugli store digitali di Apple e Google (la nostra Stefania, nota buongustaia, suggeriva la versione stand-alone di Triple Triad), Claytechworks ha reso il proprio prodotto un time sink di ottima qualità, capace di tenere impegnati per decine di ore con valori produttivi ben al di sopra di quelli di qualsiasi produzione per smartphone degli ultimi anni.

Il segreto, come per Diablo III, Call of Duty Warzone, Fortnite e tantissimi altri titoli che hanno fatto della ripetizione il loro mantra, sta nel continuo senso di progressione che gratifica l’utente e crea la percezione di aver investito in maniera produttiva il proprio tempo, mentre si portavano magari a termine altre task, come quelle elencate sopra (alle quali aggiungeremmo lo scofanarsi di cibo spazzatura mentre si livella!).

La ciliegina sulla torta, a tal proposito, è rappresentata dalla possibilità di ottenere ricompense semplicemente utilizzando la funzione sleep mode di Switch: con la modalità esplorazione, lasciare la console in modalità riposo anziché spegnerla garantisce una serie di ricompense estremamente utili, tutte legate all’avanzamento di livello. Il senso di soddisfazione provato quando, dopo una giornata di lavoro, si rientra a casa e ci si ritrova dinanzi a due globi medi di classe ed uno grande di esperienza è la medesima che si prova quando suona il citofono e dall’altra parte ci sono il corriere o il ragazzo della pizza.

Da sinistra a destra: tuttofare, mago bianco, mago nero e ancora tuttofare

Consigli da un grinding-addicted

Sebbene ritenga che il bello, in questi giochi, sia trovare da sé il giusto mix di abilità attive e passive e build adatte a crescere di livello più rapidamente, qualche consiglio per coloro i quali si avvicinino alla saga a partire da questo episodio può rivelarsi utile. E no, non sto parlando del junk food o della serie tv da accoppiare alle sessioni di grinding (se siete interessati fatemelo sapere nei commenti e vedremo se dedicare un pezzo anche a questa tematica), ma delle combinazioni più efficaci in-game.

Il primo consiglio riguarda la classe del Tuttofare, la più basilare del gioco, nonché una delle più versatili: portarla al massimo con tutti e quattro i membri del party rappresenta il primo passo per ottenere il meglio dalle sessioni di grinding, visto che la doppia abilità PC + e PC ++ consente di ottenere fino al settanta per cento di punti classe in più a fine battaglia.

Il secondo consiglio riguarda le missioni secondarie ed il mini-gioco di carte, del tutto opzionali ma di notevole importanza per coloro i quali vogliano massimizzare i guadagni in termini di oggetti, valuta ed esperienza: le prime consentono di mettere le mani su armi ed oggetti unici, mentre il secondo persino su qualche Asterisco non ottenibile altrimenti.

 

Il terzo consiglio riguarda la turnazione continua di classi: non sprecate mai alcun combattimento, anche quelli più banali, con build già massimizzate, e ruotate sempre gli Asterischi con tutti i membri del party, affinché ognuno di essi impari tutte le abilità e le possa impiegare al momento opportuno. Come sottolineato nel precedente paragrafo, poi, se già la cosa non facesse parte del vostro modus operandi quotidiano con Switch, fare un uso intensivo della modalità riposo può portare notevoli benefici in termini di oggetti ed esperienza ricevuti, peraltro senza alcuno sforzo.

In ultimo, la sacra accoppiata esche – velocità massima delle battaglie: l’utilizzo delle prime vi assicura il concatenarsi di battaglie successive, con relativo, generoso moltiplicatore di esperienza al termine degli scontri, e la seconda, per quanto richiami le migliori gag di Benny Hill, consente di combattere decine di nemici nel tempo che altrimenti basterebbe solo per una manciata di scontri.

Per tutto il resto, trovate sulle nostre pagine anche la guida relativa al gioco, quindi non scenderemo ulteriormente nel dettaglio in questa sede, ma vi basti sapere che, personalmente, era dai tempi di Diablo III in versione Switch che non dedicavo così tanto tempo al grinding in maniera così naturale e piacevole: solo la mia forma fisica, tra Pringles, Cipster, Oreo e Cherry Coke, sembra averne risentito.

Farete presto il callo a questa schermata...

In conclusione

Il più grande merito del franchise Bravely Default, al netto della bontà di aspetti come la presentazione ed il livello di personalizzazione dell’esperienza, è stato sicuramente quello di aver semplificato e sdoganato la pratica del grinding, che oggi, soprattutto per i giocatori più giovani, può voler dire divano, smartphone, serie tv sul tablet e cibo spazzatura, laddove per i giocatori di vecchia data significava perdere ore ed ore a combattere insulsi nemici (e la noia).

Qualora ci si lasci sedurre dall’eccellente combat system o dal tentacolare sistema di classi, Bravely Default II può diventare uno dei giochi più longevi ed assuefacenti della pur sterminata libreria di Nintendo Switch. Ed ora, se permettete, devo recuperare l’ultima puntata della decima stagione di The Walking Dead mentre mi ingozzo di Pringles alla paprika e porto il mio mago rosso al level cap.

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