Microsoft Studios pesca in casa Sony: sei nomi per la prossima acquisizione

Speciale
A cura di Paolo Sirio - 6 Dicembre 2018 - 9:02

La politica di espansione aggressiva di Microsoft Studios negli ultimi sei mesi ha dato il là a tanti rumor e tante speculazioni, alcune rivelatesi vere come quella relativa ad Obsidian giunta poche settimane prima dell’X018 durante il quale è stata confermata, altre tuttora da verificare ma già capaci di infiammare la platea videoludica “di fede” boxara. L’ultima voce di corridoio parla di una software house in passato in orbita PlayStation che il platform owner americano avrebbe avvicinato per rimpolpare il proprio portfolio: un’indiscrezione secondo cui la casa di Windows e Xbox sarebbe in trattative “avanzate” già da alcuni mesi con uno studio di medie dimensioni, che “storicamente” avrebbe lavorato insieme a Sony e che adesso sarebbe pronto, qualora le conversazioni andassero a buon fine, a cambiare bandiera presumiamo aspettando la tonante erede di Xbox One.

I nomi compatibili con tali caratteristiche realisticamente alla portata di Microsoft in questo frangente non sono moltissimi e almeno un paio siamo sicuri saranno saltati subito alla vostra memoria al solo leggere queste descrizioni, sebbene uno di questi – Insomniac Games – sia stato tirato fuori dal turbinio di ipotesi scatenato dall’insider o supposto tale Krobrille. Visto che il gioco è di quelli divertenti, ci siamo divertiti anche noi a provare a tracciare un identikit del possibile nuovo ingresso in Microsoft Studios dopo un passato tra PlayStation, PS1, PS2, PS3, PS4, PS Vita o PSP che sia, facendo un po’ di verifiche sulla fattibilità degli affari immaginati dalla community e sulle ragioni di entrambe le parti che sarebbero coinvolte nell’accordo. Ecco cosa ne è venuto fuori.

microsoft studios

I papabili

L’habemus papa potrebbe levarsi al cielo per due nomi in particolari, uno su tutti, appartenente a quella rosa ristrettissima che citavamo in apertura e alla quale sarebbe stata riconducibile anche Insomniac Games: Ready at Dawn. Lo studio fondato (tra gli altri) dall’italiano Andrea Pessino ha una storia abbastanza longeva con Sony ma che non risale all’alba dei tempi, avendo impiegato i primi anni della partnership sulle versioni portatili di God of War, autentici e inattesi highlight della serie, ed essendosi cimentata in The Order: 1886. Quest’ultimo, ricorderete, non ha ricevuto un’accoglienza fenomenale perché, forse per un marketing non propriamente a fuoco, in tanti si aspettavano un competitor di Gears of War e si sono ritrovati con un’esperienza narrativa assai breve che pur di raggiungere un tasso di cinematograficità e un’estetica (al tempo e forse pure oggi) next-gen faceva sacrifici notevoli sotto il profilo del gameplay.

Una cosa è certa: The Order ha dimostrato che Ready at Dawn a certi livelli può starci, con le limatine più o meno grandi e qualche anno di crescita alle spalle, e un prodotto su quella scia ad ora è una freccia che all’arco della Microsoft Studios in continua espansione effettivamente manca. In quest’ottica, riflettendo sul fatto che la RaD lontano dal suo genere di appartenenza e lontano dai riflettori si è prodotta in un multiplayer condannato all’estinzione fin dal primo giorno come Deformers e in un franchise VR come Echo che per la stessa natura del segmento di mercato cui si rivolge non avrà mai la risonanza di un blockbuster. Sappiamo che il team è al lavoro su una IP originale e chissà che, non avendo ancora un publisher, non trovi in Microsoft – una realtà che 1) sta acquisendo sviluppatori talentuosi che faticano a reperire le risorse necessarie per esprimere le proprie qualità; 2) sta tentando di instaurare una propria “cultura” dello sviluppo in California e ha iniziato da quelle parti con The Initiative – una sponda ideale per vedere il suo glorioso ritorno sulla scena tripla-A.

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Alla voce dei papabili c’è un altro nome che, per il suo trascorso con PlayStation e le vicissitudini che purtroppo l’hanno coinvolto ultimamente, potrebbe finire nella tela di Microsoft Studios. E questo nome è Housemarque. La finlandese ha collaborato con Sony su Resogun, una pietra miliare ancora oggi di PS4, e successivamente su Alienation e Matterfall. Adesso è impegnata su una propria declinazione di battle royale, Stormdivers, dopo aver ammesso pubblicamente che “arcade is dead” in una lettera aperta che trasudava scoramento per le vendite troppo esigue non solo dei già citati ma anche di un Nex Machina che vantava la collaborazione prestigiosa di Eugene Jarvis.

Come abbiamo già detto per Ready at Dawn, la svolta reale di Microsoft quando si parla delle nuove acquisizioni è l’approccio alle software house inglobate: se in passato i team acquisiti venivano piegati alle esigenze della dirigenza (basti pensare all’epopea di Rare su Kinect Sports o la povera Lionhead impiegata su Fable Legends), l’idea di Phil Spencer e soci è fare sì mercato ma in maniera mirata, prendere uno studio perché ciò che fa può tornare utile alla compagnia intesa come editore, platform holder e proprietario di Xbox Game Pass, e perché continui a farlo senza limitare la sua creatività per ristrettezze di budget. In quest’ottica, non è un’assurdità ipotizzare che letta quella dichiarazione d’intenti triste e cruda qualcuno a Redmond non abbia pensato di avvicinare Housemarque per permetterle di tornare nel proprio genere di appartenenza, che sia con una nuova IP o con una sorta di Halo Spartan Assault e Strike nato da una visione originale. Dalla sua: ha già lavorato su PC di recente. Contro: potrebbe essere troppo piccola per il ritratto tracciato dai rumor. L’appoggio in Scandinavia però c’è e si chiama Mojang, per cui la questione territoriale almeno un problema non sarebbe.

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Quelli che “nì”

Tra il rango di papabili e quelli che sembrano destinati a rimanere sogni di un freddo Natale, ecco spuntare un tier intermedio, composto da due studi che per certi versi potrebbero fare al caso di Microsoft ma che per altri proprio no. Cominciamo da Supermassive Games. La software house britannica ha lavorato intensamente nel corso della generazione, prima impegnata su PS4 con Until Dawn e poi focalizzata come player centrale su PlayStation VR (tre titoli in due anni), per cui il legame con Sony è innegabile. Tuttavia, lo sviluppo tumultuoso di Bravo Team e il fatto che il developer si sia rivolto ad un altro editore come Bandai Namco per realizzare un prodotto dagli stessi valori e obiettivi di Until Dawn lascia presagire alcune crepe nel rapporto, ad esempio un certa volontà di emerge e affermarsi repressa da un palcoscenico al momento secondario qual è la realtà virtuale.

The Dark Pictures Anthology: Man of Medan è un indicatore del tipo di materiale che Microsoft potrebbe stare cercando di alimentare con Xbox Game Pass, che si adatterebbe a meraviglia alla formula episodica e dichiaratamente ci vorrebbe sperimentare presto o tardi. Supermassive è ora una delle poche realtà ad essersi cimentata in questo particolare ramo, e ciò, insieme alla mancanza di blockbuster action adventure all’infuori degli sparatutto come Halo e Gears e i racing Forza, potrebbe essere abbastanza per imbastire una trattativa. Il problema è, oltre agli ultimi giochi per PS VR davvero molto recenti, la casa inglese ha ammesso di avere in cantiere anche altri progetti per il futuro di PlayStation, tra cui magari proprio un Until Dawn 2 next-gen, e fatichiamo a vedere come questi potrebbero combaciare con Xbox e Windows.

Microsoft Studios pesca in casa Sony: sei nomi per la prossima acquisizione

Un altro sviluppatore che possiamo inserire in questa terra di mezzo è Bluepoint Games, che in questa generazione ha dato prova di maestria ingegneristica rimasterizzando brillantemente produzioni come Uncharted: The Nathan Drake Collection e riproponendo in una veste mozzafiato Shadow of the Colossus. Lo studio è storicamente legato a PlayStation, avendo lavorato soltanto a Metal Gear Solid HD Collection e Titanfall per Xbox 360 all’infuori delle piattaforme PS3/PS4, e questo sembrerebbe coerente con l’identikit così come le sue dimensioni. Non essendo un team di creativi ma di ingegneri, appunto, non sappiamo quanto potrebbe fare al caso di Microsoft, che sotto quel profilo non ha lezioni da ricevere in giro per il mondo e ha al contrario un grande bisogno di fantasia.

Visto però che Bluepoint si sta misurando con una nuova IP finalmente di suo possesso, potrebbe esserci un dialogo in atto per vedere se questa sia compatibile con le necessità degli Studios e se potrebbe fiorire con un finanziamento degno del budget illimitato vantato da Mike Ybarra. Il rapporto privilegiato creato in questa gen suggerirebbe che una telefonatina a Sony prima di passare oltre l’abbiano fatta, ma tant’è: c’è pure Obsidian nell’area texana a metterci una buona parola e fare gli onori di casa, eventualmente…

bloodborne

I sogni (che rimarranno tali)

Di studi con un palmarès capace di far sognare non impegnati direttamente con Sony, dicevamo, non ce ne sono molti, e alcuni di questi sembrano intoccabili o quasi vista la qualità della loro relazione con la casa di PlayStation. Ma ai tempi di Resistance chi lo avrebbe mai detto che Insomniac Games avrebbe realizzato un’esclusiva Xbox? Si tratta di situazioni soggette ad opportunità e business in continua evoluzione, per cui la “sorpresa” in senso stretto è forse il caso di lasciarla da parte quando si parla di industria videoludica. In ogni caso, due dei nomi che in queste ore convulse stanno popolando forum e social network ci sembrano proprio troppo in là, in considerazione del fatto che su PS4 hanno pubblicato alcuni dei loro prodotti di maggiore successo, frutto di collaborazioni sia tecnologiche che mediatiche con pochi pari al mondo.

Il primo, From Software, ha pochissimo fondamento. La software house di Hidetaka Miyazaki fa parte di uno dei gruppi più opulenti dell’intrattenimento giapponese, Kadokawa Dwango, una realtà che non ha certo necessità di vendere e che ha inglobato i creatori di Bloodborne soltanto nel 2014. Inoltre, ha improntato finora un modello vincente, che la vede alternare un prodotto dal suo sacco di proprietà intellettuali come Dark Souls ad altri, come il summenzionato BB e Déraciné, insieme al gemello Japan Studio di Sony: non vediamo troppe ragioni per abbandonarlo. I pro si sprecherebbero naturalmente, e andrebbero dall’avere un team capace di creare prodotti letteralmente unici e senza neppure un genere di riferimento (tant’è che si parla di soulslike per definirli)  al poterlo utilizzare come ariete sul mercato nipponico, dove pure non sono mancate partnership.

quantic dream

Ragionamento simile vale anche per Quantic Dream. È vero che parliamo di uno studio relativamente mid-sized, da 100-200 dipendenti; è vero che di recente ha aperto allo sviluppo su più piattaforme con assunzioni che alludono a Windows; è vero che qualcuno potrebbe voler prendere le distanze dopo la querelle legale con personale che lamenta un pessimo ambiente di lavoro e la stampa che ha portato a galla quella brutta storia; ed è vero infine che alla base c’è un contratto a gioco, ovvero teoricamente una volta finito un progetto, liberi tutti.

Ma finora il rapporto con Sony è stato a dir poco eccellente, e soprattutto soddisfacente per entrambi: le vendite di Detroit: Become Human così come Heavy Rain e Beyond: Due Anime sono state ottime e per certi versi soddisfacenti, e soprattutto alla squadra transalpina è sempre stata garantita piena libertà creativa, che è risultata nel fatto che non abbia mai dovuto sviluppare un seguito, neppure di quell’Heavy Rain tanto apprezzato. Con queste premesse, perché fermarsi con Detroit? Inoltre, sarebbe un’invasione di campo senza precedenti se Microsoft si intromettesse in un idillio simile…

Siamo dunque alla conclusione di una rapida analisi sulle potenzialità di un rumor, da prendere sempre in quanto tale, che ha come base la convinzione che Microsoft Studios continui a crescere nel 2019. Nei giorni scorsi la stessa fonte ha chiacchierato di interessamenti per Turtle Rock Studios (Left 4 Dead, Evolve) e IO Interactive (Hitman), e naturalmente una pista non esclude l’altra – così come potrebbe trattarsi di un’unica grossa allucinazione – visto che gli annunci massivi non sarebbero una novità per la compagnia di Xbox. Adesso siamo a 15, facciamo altri 5 per fare cifra tonda e poi cominciamo finalmente a parlare di giochi? Lo scopriremo, si spera, in tempo per l’E3 del prossimo giugno.




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