Recensione 6 min

La next-gen fa il suo vero debutto su Xbox con Gears 5 Hivebusters

The Coalition mostra i muscoli della nuova generazione di hardware con il nuovo DLC story-driven di Gears 5

Con Gears 5, The Coalition ha dato il via ad un rinnovamento epocale del franchise, una serie che – affondando le proprie radici in un’immaginario machista da B-movie – era gradualmente finita fuori fuoco rispetto ai canoni narrativi e ludici dei tempi moderni.

Gears 5 Hivebusters

Piattaforma:
PC, XONE, XSX
Sviluppatore:
The Coalition
Distributore:

Il lavoro svolto dallo studio canadese sulla saga nata con Marcus Fenix è di fatto assimilabile a quello di 343 Industries su Halo: un remaster (la Ultimate Edition del primo capitolo in questo caso, la Master Chief Collection in quello del team di Seattle) e un capitolo di raccordo che servisse ad introdurre una nuova mitologia; non l’inizio di una trilogia diversa, attenzione, ma soltanto, come si è capito poi, degli episodi di collegamento che, senza prendersi troppi rischi per non sciupare da subito il proprio bigliettino da visita, costruissero un terreno fertile per un soft reboot nella storia, nei personaggi, nelle meccaniche.

Per questo rinnovamento, del quale fanno parte con fortune alterne anche Tactics e lo sperimentale ma già chiuso Pop!, si passa pure attraverso esperienze più raccolte come Hivebusters, un DLC che si posiziona come prequel narrativo dell’apprezzata novità di Gears 5, la modalità Fuga, per raccontare più da vicino – sfruttando il background creato con l’omonimo fumetto – le origini dei tre personaggi giocabili e del loro rapporto, nonché (cosa ancora più interessante) da dove provengano le loro tipiche dinamiche d’approccio agli alveari dello Sciame.

Un Gears of War diverso

Quello che vi ritroverete a giocare iniziando Hivebusters è un contenuto abbastanza atipico per la storia di Gears of War. Sia perché si tratta di un DLC single-player, percorso mai seguito dalla serie partorita da Epic Games, sia perché introduce dei ritmi più lenti a cui i fan di vecchia data non sono particolarmente abituati.

 

Intendiamoci, in ogni Gears ci sono quei momenti di passeggiata e chiacchierata che costituiscono non solo da relief ma pure da briefing in corsa, ma qui – vuoi per la durata raccolta e quindi per la loro concentrazione, vuoi perché ce ne sono tanti in senso assoluto – danno la sensazione di avere un peso specifico maggiore se messi su una bilancia coi momenti di puro shooting finora dominatori delle scene.

Specie se ci giocherete con gli amici, e quindi sarete meno portati a prestare attenzione alla trama, questo tipo di approccio potrebbe pesarvi un po’, e lo farà soprattutto nel momento in cui doveste scegliere la difficoltà Intermedia: qui le ondate di nemici che vi pioveranno addosso saranno inaspettatamente assai sparute e, a parte qualche caso in cui ai vostri nemici basterà colpirvi una sola volta per mandarvi al tappeto o quasi, avrete non di rado la sensazione di non essere messi davvero alla prova come nei passati capitoli. In tal senso, il nostro suggerimento è di iniziare direttamente ai livelli di difficoltà superiore per avere un tasso di sfida quantomeno probante lungo le tre ore di gameplay garantite dall’add-on.

Di contro, il focus sulla narrazione, con non moltissime cut-scene ma tanti momenti di racconto e dialogo in tempo reale, pone l’accento ancora di più su una componente che avevamo apprezzato nel gioco originale, ovvero la massiccia presenza di collezionabili, ora maggiormente ricercati e curatissimi da un punto di vista artistico, che danno una dimensione alla nuova ambientazione dell’isola di Galangi, ne illustrano la connessione con i protagonisti, e fanno in modo di non renderla un semplice punto in cui arrivare, massacrare tutto il massacrabile e andarsene.

Qui si scelgono i personaggi, e ciascuno inizia in un punto (leggermente) diverso per motivi di storia.

In controtendenza, invece, è il design delle ambientazioni: in quanto DLC e quindi produzione più piccola per definizione, Hivebusters rinuncia ai grandi sandbox e all’ambizione semi-open world di Gears 5 in favore di un contenuto estremamente lineare e ristretto. Lo fa sia per questioni di investimento in tempo e budget – impressione che in alcune situazioni, specie nella seconda metà dove c’è addirittura l’impressione di un taglio orizzontale, si fa molto marcata – sia perché lo sviluppatore ha voluto utilizzare questa opportunità per conferire un look da vera next-gen al suo titolo di punta, cosa che con un playground ampio sarebbe risultata più complicata (specie sulle piattaforme meno performanti).

Non è un contenuto addizionale che aggiunge particolari novità sotto il profilo delle meccaniche ma “conferma” a suo modo che sono diventate dei capisaldi di una saga tradizionalmente più chiassosa: a livello di bestiario attinge a piene mani alle nuove creature dell’era The Coalition senza introdurne di nuove, a parte un’unica e gradevolissima accezione che serve per finalità narrative più che altro, e lo stesso dicasi per le armi.

Per la prima volta, però, le mosse Ultimate che abbiamo conosciuto in Orda e Fuga, specifiche per ciascuno dei tre personaggi giocabili, trovano spazio in una campagna di Gears of War, e possono anche essere potenziate con upgrade che si reperiscono nelle ambientazioni (ad esempio, un potenziamento consente di vedere le proprie difese aumentate mentre si raccolgono le munizioni lasciate dall’abilità speciale di Keegan).

Scattata su Xbox Series S. Vi ricorda qualcosa?

Un’altra piccola grande aggiunta alla contaminazione ruolistica che Gears 5 aveva cominciato a sondare e che, sulla base di quanto abbiamo apprezzato specialmente in co-op e insieme alla componente di player agency con cui scegliere come avvicinarsi al campo di battaglia (non mancano situazioni in cui potersi muovere silenziosamente dietro le linee nemiche), non possiamo che suggerire di continuare a perseguire nel futuro dell’IP.

Vera next-gen

Gears 5 si è aggiornato al lancio di Xbox Series X|S per sfruttare le caratteristiche delle nuove console nativamente, ma non possiamo dire che si sia trattato di un upgrade palpabile, in generale perché il gioco – già molto godibile in partenza – era stato pensato per avere un look-and-feel della passata generazione. Con questo DLC, The Coalition ha dimostrato di aver capito come centrare il bersaglio e ha messo in piedi un impianto estetico di spessore che riesce ad impressionare più rapidamente, e più a lungo, rispetto al titolo base.

La software house di Vancouver ha infatti sfruttato gli ambienti più piccoli per spingere al massimo sull’illuminazione, sull’effettistica (ad esempio, quando si raccolgono upgrade) e sulla qualità della raffigurazione delle location: la scelta di passare per lussureggianti isole semi-deserte non è di certo una coincidenza perché, partendo dai primissimi istanti di Gears 5, appare evidente che il modo in cui lo studio usa l’Unreal Engine renda in maniera particolare su questo tipo di ambientazione – che è senz’altro in buona compagnia: la varietà, dei luoghi come delle situazioni, è quasi turbinante e non fai in tempo a stancarti di un posto che, puff, sei già in un altro.

 

Difatti, il percorso di “iniezione di colori” avviato con Gears of War 2 (che la serie ne avesse bisogno, lo ricordo come se fosse ieri, lo sapeva benissimo persino Cliff Bleszinski) viene portato avanti ancora oggi e le ispirazioni alla base di questo passaggio sono piuttosto chiare: vedrete tanto di Ori alla base di questo contenuto aggiuntivo, ma ovviamente girando per antiche rovine vi verranno sicuramente in mente Uncharted e Tomb Raider, così come le origini della saga – con viaggi al centro della Terra o scorrazzate in scenari industriali – vengono rispettate a più riprese.

Il fatto che sia un DLC e non un capitolo standalone appare alquanto evidente quando ci si accorge non solo di una relativa carenza di novità, ma anche di una certa “furbizia” in sede di design: ci sono interi momenti della storia in cui il gioco ti chiude in un box di piccole dimensioni, come una barca, ti piazza davanti una fitta nebbia e ti lancia addosso tutto il bestiario del franchise come per riempire del tempo senza spendere altri asset creati ad hoc.

Di asset nuovi non ce ne sono tantissimi e del resto parliamo di un’espansione da appena tre ore che non avrebbe neppure il tempo matematicamente di introdurne, tuttavia quando lo fa Hivebusters lascia il segno: la battaglia finale raggiunge un livello di qualità sorprendente, sia per quanto riguarda lo stile quasi da serie d’animazione in computer grafica, sia ovviamente per la resa che può far gridare senza paura di essere smentiti che abbiamo apprezzato i primi, seri sussulti next-gen delle nuove Xbox.

La vegetazione si muove dinamicamente al nostro passaggio.

Va precisato, ad onor del vero, che The Coalition ha svolto un lavoro di ottimizzazione di alto rango su un DLC che offre un impatto grafico praticamente similare a prescindere dalla piattaforma dalla quale se ne usufruisca: ci abbiamo giocato sia su Xbox Series X che su Xbox Series S, portandolo in diretta sul nostro canale Twitch una sera a testa (il primo video è da X, il secondo da S), e notare le differenze tra le due console è un esercizio quasi da Settimana Enigmistica, tanto che sono minime o da ricercare con la lente d’ingrandimento. Di certo, là fuori c’è qualcuno che dovrebbe prendere esempio.

In conclusione

Hivebusters è un’operazione piuttosto interessante che il team interno di Xbox Game Studios ha usato sagacemente per rimarcare la direzione più profonda e narrativa della saga, una declinazione nuova i cui primi vagiti abbiamo apprezzato in Gears 5. Per il futuro del franchise, sarà da tenere d’occhio l’equilibrio tra i momenti in cui il gioco vorrà raccontare e quelli in cui invece continuerà a puntare sulla sua natura originale di shooter frenetico, in modo più che altro da non alienare lo zoccolo duro della serie sparatutto in terza persona.

Il DLC è stato anche l’occasione di esporre le capacità della next-gen, settando un nuovo standard per le aspettative dei giocatori su Xbox Series X ma mostrando al contempo le abilità di Xbox come piattaforma unica di fornire delle esperienze estremamente modulari e gradevolissime su tutte le console che fanno parte della famiglia; non aspettatevi, insomma, i downgrade che stanno terrorizzando i fan ancora in attesa di compiere il grande salto.

Se non avete ancora giocato Gears 5, qui potete recuperarlo ad un prezzo vantaggioso (e l’upgrade next-gen è incluso)

Gears 5 Hivebusters

Piattaforme: pc, xone, xsx
Tenendo conto di tutte queste considerazioni, la spesa standalone di 19,99 euro potrebbe essere un po' troppo ma per quanti abbiano apprezzato Gears 5 e vogliano divorare tutta la narrativa che è stato in grado di aprire, e pure per quelli che aspettano con ansia di spalancare la mascella di fronte alle produzioni della nuova generazione, una capatina su Xbox Game Pass Ultimate – dov'è incluso senza costi aggiuntivi – è d'obbligo.

Pro

  • La next gen (della grafica) è qui
  • Ottimizzazione di livello su tutte le piattaforme
  • Narrazione e ambientazioni curate
  • Il gameplay rinnovato di Gears 5...

Contro

  • Prezzo standalone eccessivo (ma è incluso in Xbox Game Pass Ultimate)
  • Si nota qualche taglia e cuci
  • ... ma sul ritmo c'è da stare attenti