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I giochi che non potevano fallire (e invece si sono rivelati un flop)

La storia è piena di giochi che non potevano mancare il bersaglio e che invece hanno fallito, e anche di brutto: ecco la nostra classifica.

Nel mercato dei videogiochi, capita talvolta che il successo di una saga specifica – sia essa già nota al pubblico oppure no – possa generare un meccanismo commerciale piuttosto insolito. La storia insegna che di capolavori di critica e pubblico ne è pieno il mondo: in quanti sanno però che spesso e volentieri il successo di un franchise può trasformarsi però nella sua peggior condanna?

Sono infatti fin troppe le saghe e i brand buttati letteralmente al vento (o quasi) per via di sequel, prequel o spin-off non propriamente riusciti, videogiochi dotati di un forte nome di richiamo, ma anche di una tale svogliatezza in fase di programmazione da lasciare interdetti, specie per il fatto che sarebbe bastato davvero poco per renderli memorabili.

Ecco quindi che saghe immortali hanno rischiato di finire nel dimenticatoio per alcuni passi falsi davvero molto difficili da dimenticare, progetti sulla carta così infallibili ma che alla fine della fiera si sono rivelati essere delle cocenti delusioni.

Su SpazioGames abbiamo quindi deciso di elencare i 7 titoli che più di ogni altro rappresentano i cosiddetti “gol sbagliati a porta vuota”, giochi che non potevano sbagliare e che invece hanno rappresentato un pericoloso passo falso.

Non è la prima che su SpazioGames vi proponiamo classifiche del genere , dopo quella dedicata ad esempio ai migliori e dei peggiori capitoli della serie di Silent Hill, ai Final Fantasyai Resident Evilalla saga di Tomb Raider, al franchise di Call of Duty e infine anche ai GTA.

Ovviamente, anche stavolta aspettiamo la vostra classifica personale nei commenti in fondo all’articolo!

7) Silent Hill Downpour

Dopo il successo dei primi tre capitoli, la saga di Silent Hill ha subito un’inevitabile flessione verso il basso che l’ha portata nell’oblio. Silent Hill Downpour, uscito nel 2012 su console PS3 e 360 (che trovate tra le altre cose anche su Amazon), aveva infatti il delicato compito di rilanciare il franchise horror di Konami al meglio delle possibilità, vista la necessità della community di avere nuovamente un titolo all’altezza. Purtroppo, però, non tutto andò come previsto.

Impostato come sesto capitolo della saga (ottavo, se si tengono in considerazione anche gli spin-off) Downpour fu sviluppato da Vatra Games, team di programmatori che fece il possibile per rendere la struttura di gioco appetibile ai fan storici, nonostante vari inciampi in fase di sviluppo portarono a galla errori e problematiche davvero molto difficili da ignorare.

L’avventura infernale di Murphy Pendleton, un carcerato condannato a vari anni di reclusione presso il penitenziario Ryall State Corrections Facility, non riuscì infatti a rilanciare la serie di Silent Hill, tanto che Downpour viene ricordato come un grandissimo vorrei ma non posso, forse vittima della sua stessa volontà di rincorrere un certo classicismo ormai fuori tempo massimo. E pensare che sarebbe bastato tanto poco per renderlo un grande reboot.

6) Metal Gear Solid The Twin Snakes

Altra saga che non ha certo bisogno di presentazioni, quella di Metal Gear Solid ha vissuto il suo boom a cavallo tra gli anni ’90 e i 2000, con alcuni capitoli davvero memorabili. Oltre al primo, storico MGS uscito su PSOne, Metal Gear Solid 2 Sons of Liberty e il successivo Snake Eater sono sicuramente due gli episodi più amati del franchise Konami.

Nel 2004, in esclusiva su console GameCube, vide però la luce anche Metal Gear Solid The Twin Snakes, vero e proprio remake dell’avventura originale di Solid Snake sviluppato da Silicon Knights e Konami. L’idea alla base del gioco era tanto semplice quanto perfetta, sulla carta: riprendere la trama straordinaria e i memorabili personaggi del primo MGS e costruirgli attorno una giocabilità plasmata attorno alle meccaniche viste in MGS2, inclusa la visuale in soggettiva.

Cosa sarebbe potuto andare storto? Praticamente quasi tutto: ad eccezione di un comparto grafico sicuramente più curato rispetto al classico del ’98, The Twin Snakes annientava quasi del tutto la magia e l’atmosfera del primo MGS, complici anche alcune scelte registiche decisamente discutibili. Tutti i filmati e le sequenze di intermezzo erano state rifatte sotto la direzione di Ryūhei Kitamura, utilizzando spesso e volentieri la tecnica del bullet time vista nella trilogia di Matrix, assolutamente fuori contesto (chi ricorda la sequenza di Snake che schiva e poi cavalca un missile al rallentatore sa bene di cosa stiamo parlando).

Ma non solo: anche la magistrale colonna sonora era stata quasi del tutto sostituita o riscritta, salvo lasciare intatta la traccia The Best is Yet to Come. Il fatto che Hideo Kojima non abbia diretto il progetto la dice lunga, lasciando The Twin Snakes nell’angolo dei grandi rimpianti: la speranza è che per un eventuale remake di nuova generazione, Metal Gear Solid venga trattato col rispetto che merita.

5) Metal Gear Survive

Altro esponente della saga di Metal Gear in classifica, sebbene questa volta parliamo di un spin-off: Metal Gear Survive è infatti il gioco pubblicato da Konami per PlayStation 4, Xbox One e Microsoft Windows nel 2018, il quale svolge in un universo parallelo tra gli eventi di Metal Gear Solid V Ground Zeroes e quelli di Metal Gear Solid V The Phantom Pain.

Survive è di fatto il primo capitolo non supervisionato dal creatore della serie, ossia Hideo Kojima, sebbene gli sviluppatori del gioco siano i medesimi del quinto capitolo ufficiale. Sulla carta, nonostante la partenza di Kojima, si sarebbe potuto trattare del gioco che non avrebbe fatto rimpiangere l’assenza del papà di Snake, dimostrazione del fatto che Konami poteva portare avanti l’eredità della saga anche senza il suo creatore storico.

Nulla di più sbagliato: nonostante il gioco non fosse propriamente da buttare, specie per il fatto che ereditava alcune meccaniche stealth degli ultimi capitoli, alcune scelte di design hanno però fatto storcere il naso anche ai fan più irriducibili: la presenza di veri e propri eserciti di zombi, oltre al fatto che la componente stealth su cui si basa l’intera serie era stata parzialmente sacrificata per dare spazio all’azione da sparatutto in terza persona.

Anche la trama, da sempre uno degli elementi chiave del franchise, era ora soltanto un pretesto per giustificare l’introduzione di quella sorta di morti viventi, visto che di base il gioco ha poco o nient’altro da offrire. Ok, i pregiudizi in questo caso hanno condizionato e non poco il successo del gioco, ma è anche vero che Survive è tutto fuorché un prodotto che ama farsi giocare con piacere.

4) Dino Crisis 3

In questo caso, forse il passo falso è stato così grave da fare ancora male ai giorni nostri: Dino Crisis 3 è infatti il terzo ed ultimo capitolo della serie di survival horror a cura di Capcom, una delle saghe più amate (e rimpiante di sempre). Il gioco non avrebbe dovuto sbagliare per due ragioni ben distinte: la prima, è che si trattava di fatto di un’importante esclusiva Xbox.

La seconda, invece, è che dopo i primi due e acclamati capitoli, chiudere la trilogia nel migliore dei modi (aprendo magari la strada a nuovi episodi per le allora popolarissime console a 128-bit) era praticamente scontato. E invece, come tutte le storie senza lieto fine, i dinosauri Capcom si sono estinti nel peggiore dei modi.

Dino Crisis 3 partiva infatti da subito in maniera piuttosto inusuale: a differenza del passato, l’azione si svolgeva nello spazio, precisamente su una stazione spaziale nell’anno 2548. Cosa ancor più strana, i nemici nel gioco non sono veri dinosauri, bensì creature generate da mutazioni del DNA sulla base di alcune specie di dinosauro.

Ecco quindi che i mostri del gioco assomigliavano a un ibrido tra le BOW di Resident Evil e i classici sauropodi visti nei primi Dino Crisis, per un risultato finale abbastanza straniante. Addio anche a Regina, storica protagonista dei primi capitoli, e addio con lei a una giocabilità degna di essere chiamata tale, per via anche e soprattutto di un sistema di inquadrature schizofrenico.

Insomma, Dino Crisis 3 rappresenta il modo peggiore per abortire una saga che avrebbe potuto regalare grandi gioie nel corso degli anni.

3) Marvel’s Avengers

Avvicinandoci un po’ di più ai giorni nostri, l’opera di Square Enix e Crystal Dynamics rappresenta forse una delle più grandi occasioni mancate degli ultimi tempi, un gioco che – forte di una licenza monumentale – non avrebbe potuto sbagliare.

L’idea di Marvel’s Avengers era a dir poco ambiziosa e, sulla carta, assolutamente convincente dalle premesse iniziali: le potenzialità nel riunire infatti gli eroi della Casa delle Idee – riportati sulla cresta dell’onda grazie al successo dei vari film del Marvel Cinematic Universe – all’interno di un action multigiocatore, non potevano che essere vincenti. Purtroppo, ora possiamo dire con assoluta certezza che Marvel’s Avengers non è stato affatto il successo sperato, bensì un vero e proprio disastro.

Ad ammettere il fallimento, del resto, è stata la stessa Square Enix, visto che affrontare il modello GaaS (Game as a Service) ha messo in luce degli ostacoli che, probabilmente, il team di sviluppo non è stato in grado di caricarsi sulle proprie spalle e che il pubblico non ha decisamente gradito.

Forse, sarebbe bastato approcciarsi in maniera più onesta al franchise, proponendo un gioco che riuscisse ad abbracciare sia i fan dei film che quelli degli albi a fumetti. Stando ai dati di vendita ufficiali, il flop di Marvel’s Avengers è costato la bellezza di 6,5 miliardi di yen, ovvero quasi 63 milioni di dollari (il budget stanziato per lo sviluppo del gioco si aggirava attorno ai 100 milioni di dollari).

Chissà che un giorno Captain America, Iron Man e soci non decidano di tornare in un videogioco che renda veramente onore ai Vendicatori più famosi di tutti i tempi.

2) eFootball

D’accordo, la situazione è sensibilmente cambiata con gli ultimi e recenti update, ma non c’è ombra di dubbio che eFootball verrà ricordato come uno dei peggiori (se non il peggiore) videogioco del 2021. Dopo aver ottenuto il punteggio più basso di sempre anche su Metacritic, la storica serie calcistica targata Konami a cui milioni di videogiocatori erano legati da decine di anni è stata ridotta alla stregua di un casual game qualsiasi, senza alcuna decenza.

Vittima di numerosi bug, glitch e un’assenza pressoché totale di modalità di gioco e contenuti al lancio, il simulatore calcistico erede della gloriosa serie di PES aveva perso per strada tutto ciò che aveva reso immortale Pro Evolution Soccer nel corso delle varie generazioni.

Non ha neppure aiutato il fatto che Konami abbia poi rimandato il tanto atteso aggiornamento 1.0.0 alla primavera del 2022, facendo infuriare i giocatori come mai prima d’ora. Nonostante l’ultimo update abbia di fatto sensibilmente migliorato la situazione, questo tipo di produzione ha seriamente rischiato di affossare per sempre uno dei franchise più forti, amati e redditizi di tutti i tempi, specie per gli amanti del gioco del calcio.

Ad ogni, infatti, eFootball non è più il gioco disastroso dello scorso anno, bensì un titolo che – nonostante abbia ancora molta strada da fare – inizia a intravedere la luce alla fine del tunnel. Vero anche che il day-one del gioco è stato come sbagliare un gol a porta vuota.

1) Cyberpunk 2077

Un gioco entrato nella storia, ma per i motivi sbagliati. Un titolo che, vittima delle sue stesse ambizioni e di una certa arroganza da parte del publisher, ha lasciato un segno come esempio da non seguire.

Stiamo parlando ovviamente di Cyberpunk 2077, un prodotto la cui gestione da parte di CD Project RED è stata a dir poco rovinosa. Partendo da un hype stellare, complice anche la presenza a curriculum di un big come The Witcher 3 Wild Hunt, il gioco sembrava essere sulla carta un vero e proprio sogno a occhi aperti: un enorme città futuristica liberamente esplorabile, una libertà di gioco mozzafiato e – cosa ancora più importante – un comparto tecnico davvero pazzesco, in grado di rivaleggiare coi mostri sacri di Rockstar e soci.

Al lancio, però, è purtroppo emerso tutto il nero possibile, specie per i possessori di console old-gen: il gioco è risultato essere funestato da bug di ogni genere, alcuni dei quali gravissimi e in grado di condizionare l’intera esperienza. La promessa di patch e miglioramenti decisivi, come ad esempio l’aggiornamento next-gen per PS5 e Xbox Series X, si sono fatti attendere più del previsto (in particolare, l’update per le nuove console ha visto la luce solo nel primo trimestre del 2022), lasciando i giocatori con un pugno di mosche e con CDPR costretta a rimborsare parte dell’utenza.

Forse, il “fallimento” di Cyberpunk 2077 (notare le virgolette) è servito da lezione per l’intera industria dei videogiochi, memore del fatto che la comunicazione tra sviluppatore e acquirente è molto importante (per non dire fondamentale), così come è importante prendersi tutto il tempo necessario prima di fare uscire un gioco sul mercato, anche a costo di rinviarlo più volte – e, notando il numero di titoli che hanno deciso di ritardare negli ultimi due anni, si tratta di una scelta assolutamente logica).