Follia: Dear Father, misteri di famiglia – Recensione

Follia: Dear Father è un survival horror indie tutto italiano. Ve lo raccontiamo nella nostra recensione.

Recensione
A cura di Domenico Musicò - 2 Maggio 2020 - 14:28

Dal sottobosco indie italiano emergono con sempre più frequenza giochi appartenenti al filone dei survival horror, dimostrando che è soprattutto da questo genere che viene guidata la riscossa del mercato nostrano. Di esperimenti nel corso degli anni ce ne sono stati parecchi, e a onor del vero ben pochi sono riusciti a superare la sufficienza, mostrando un gap con le produzioni estere ancora abissale da praticamente tutti i punti di vista. Follia: Dear Father ne è un chiaro esempio, per una serie di motivi che esulano dal basso budget e dal ristretto numero di persone che si sono cimentate nello sviluppo.

Follia: Dear Father – Segreti familiari

Follia: Dear Father vi mette nei panni di Marcus Pitt, un ragazzo che d’improvviso è costretto a recarsi nel campus universitario dove lavorano entrambi i suoi genitori per dirimere una strana faccenda legata alla sparizione dei suoi più stretti congiunti. Sin dal prologo, le informazioni che avrete sono sparute e non sufficienti per delineare un quadro chiaro dei fattori scatenanti, né le avrete mai per tutto l’arco dell’avventura.

Nelle circa quattro ore che impiegherete per arrivare ai titoli di coda di Follia: Dear Father, è solo nel finale che avrete la frettolosa spiegazione di ciò che è realmente accaduto nel campus, con un’unica motivazione che vuole in qualche modo tentare di colmare le badiali carenze narrative che intercorrono tra l’inizio e la coda dell’avventura.

I file di testo che reperirete lungo gli scenari non superano la dozzina e contengono al loro interno striminzite testimonianze, frasi decontestualizzate e nessun reale approfondimento per una storia che si rivela orfana di una spina dorsale capace di sorreggere la storia e, in ultima battuta, motivare il terrorizzante pellegrinaggio di Marcus.

Considerando che si tratta di una piccola opera indipendente molto derivativa e con nessun vero spunto innovativo, è davvero un gran peccato, perché è proprio su una trama elaborata che si sarebbe dovuto puntare, così da far emergere il gioco dal mare magnum dei survival horror che sin troppo si somigliano tra loro. In Follia: Dear Father esisteva molto spazio di manovra, in tal senso, ma si è preferito puntare su elementi che impoveriscono la carica orrorifica, come quell’inutile carrozzone di jumpscare che è l’antitesi di un terrore che resta dentro davvero e fino in fondo.

Follia: Dear Father, misteri di famiglia – Recensione

Follia: Dear Father mostra molti punti di contatto con opere come Outlast e i suoi epigoni, privando il protagonista di efficaci strumenti d’offesa e costringendolo ad agire nell’ombra per sgattaiolare via tutte le volte che i nemici si accorgeranno della sua presenza. Le sezioni di fuga sono una costante con cui dovrete convivere in ogni scenario, avendo come unica possibilità di farla franca la parata o la speranza di esservi allontanati a sufficienza per non essere più ricercati dalle mostruosità che si agitano nel campus.

Alcune di queste sezioni sono mal calcolate e vi faranno incappare in diversi tentativi a vuoto, soprattutto nella prima metà di gioco in cui gli ambienti si rivelano asfittici e sin troppo simili tra loro, dando poche possibilità di orientarsi nel buio e tra la mobilia in disordine. Inoltre, non sono nemmeno pochi gli eventi in cui incontrerete la morte per motivi assolutamente inaspettati e inspiegabili, che dipendono da alcune scelte di design a monte e non dalla vostra abilità di divincolarvi.

Follia: Dear Father, misteri di famiglia – Recensione

Orrori nel buio

Il campus universitario di Follia: Dear Father non dà mai l’impressione di esserlo davvero. Al contrario, ogni sezione risulta essere un insieme di sale e corridoi eterogenei che non richiamano mai alla mente il luogo in cui il gioco dichiara di farci vivere l’incubo a occhi aperti. Non mancano alcune zone ispirate, né sono assenti degli scorci degni di nota che creano una buona atmosfera e riescono a generare non poca ansia, ma la tensione viene puntualmente spezzata dai soliti rumori o apparizioni improvvise che si rivelano delle soluzioni mai troppo apprezzate, soprattutto quando se ne abusa.

La struttura di gioco di Follia: Dear Father ricorda in parte quella di horror vecchia scuola come Clock Tower o Demento (Haunting Ground, fuori dal Giappone); lo schema si presenta esattamente così: sezione di esplorazione, sezione di fuga dal nemico, enigma da risolvere, nuovo scenario. Follia: Dear Father non ha dunque delle varianti, e anche i nemici, esteticamente diversificati tra loro, non agiscono mai in modo unico.

Follia: Dear Father, misteri di famiglia – Recensione

Gli amanti degli horror vecchia scuola potrebbero tuttavia minimizzare alcune delle lacune di Follia: Dear Father, perché è chiaro che l’intenzione è quella di aderire ai canoni dei nuovi capisaldi del genere in salsa stealth. Potreste anche apprezzare il gioco, se ne accetterete tutte le congenite limitazioni e se siete in astinenza di horror, e in definitiva potreste anche rendervi conto che si tratta dei primi passi che dei giovani ragazzi muovono verso questa industria (e che il supporto per ciò che è soprattutto un lavoro appassionato non dovrebbe mai mancare). Tuttavia, in Follia: Dear Father si fa molta fatica a scorgere nuove idee o quanto meno tentativi di proporre delle valide alternative a una formula ormai stantia.

Per fendere l’oscurità sarete dotati di una torcia le cui pile si scaricano con velocità disarmante, lasciandovi in balia di un accendino che rischiara a malapena ciò che vi circonda. Un piccolo tocco di classe è legato al fatto che la fiamma si estinguerà, qualora dovesse venirvi in mente l’idea di correre, ma vi lasciamo immaginare il disagio provato quando bisognerà farlo obbligatoriamente. Le pile sono reperibili a intervalli regolari, eppure non è così raro trovarsi a vagare per più tempo del previsto al fine di trovare esattamente ciò che serve per poter andare avanti.

Tecnicamente, Follia: Dear Father fa un uso piuttosto basilare di Unity, con una modellazione poligonale e delle animazioni spesso carenti. Lo si evince soprattutto dai modelli dei mostri che non vi daranno tregua, che risultano essere al di sotto degli standard, eccezion fatta per la donna lungocrinita che sembra partorita dalla mente di Koji Suzuki.

+ Evidenti le ispirazioni al filone horror che appartiene ad Outlast
+ Alcuni scenari riescono a costruire un buon senso di tensione...
- ... Ma i banali jumpscare sono sempre pronti a distruggere tutto
- Storia inconsistente
- Nessuna idea originale
- Modelli dei nemici carenti sia nella modellazione, sia nelle animazioni

5.8

Follia: Dear Father è un survival horror di poco superiore alla media dei titoli indie del genere, ma non riesce a colmare le enormi differenze che intercorrono tra gli standard moderni e quelli sin troppo limitati dal budget. Con nessuna idea originale e una storia inconsistente a supporto, l’opera sviluppata da Real Game Machine è indicata solo a chi ha davvero un appetito vorace di horror e desidera godersi un’avventura senza pretese e con qualche incertezza di troppo.




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