Fairy Tail | Recensione – Una fiaba di magie e gilde

La gilda di maghi più famosa del Giappone sbarca su PS4, PC e Switch: vediamo Fairy Tail da vicino nella nostra recensione

Recensione
A cura di Gianluca Arena - 30 Luglio 2020 - 11:37

Tra i titoli più attesi dagli appassionati di fumetti giapponesi e videogiochi, la trasposizione digitale di Fairy Tail, storico manga shonen firmato da Hiro Mashima, è stata tra quelle colpite dalle difficoltà logistiche legate all’epidemia di COVID-19, e ha subito un rinvio dalla di uscita iniziale dello scorso marzo fino all’estate inoltrata. Dopo due settimane in compagnia di Natsu, Wendy, Gildarts e tutti gli altri componenti di questa scalcagnata gang di maghi, siamo finalmente pronti a dirvi cosa pensiamo del lavoro di Gust, proprio a ridosso dell’uscita del titolo. Sarà riuscito lo sviluppatore giapponese a catturare la magia del manga originale?

Sette anni e non sentirli

Da (quasi) profani del manga, possiamo dire non solo di aver apprezzato l’intreccio proposto da questa versione videoludica di Fairy Tail, ma anche che, nei limiti di un manga pubblicato per oltre undici anni, che consta di quasi cinquecentocinquanta capitoli, è stato fatto un discreto lavoro per non rendere del tutto incomprensibile la narrativa a quanti non fossero fan del materiale originale.

Le vicende narrate nel gioco partono dalla fine del confinamento sull’isola di Tenrou dell’intera gilda di Fairy Tail, libera così di tornare a Fiore nella (errata) convinzione che non siano passati che pochi giorni dalla loro partenza. In realtà, sull’isola magica, che è anche la tomba del primo capo della gilda, Mavis Vermillion, lo scorrere del tempo è notevolmente rallentato rispetto al resto del globo, tanto che, al loro rientro in città, i protagonisti trovano un mondo assai diverso da quello lasciato, nel quale sono intercorsi ben sette anni. Questo, naturalmente, si riflette sulla percezione della comunità nei confronti della gilda, la cui considerazione è colata a picco, e nel sostanziale azzeramento, nelle lotte di potere tra congregazioni di maghi, della precedente posizione dominante di Fairy Tail.

Fairy Tail | Recensione – Una fiaba di magie e gilde

Sin dalle prime battute, allora, si renderà necessario rimboccarsi le maniche e, in una sede improvvisata alla periferia della ridente cittadina, riorganizzare la scalata della gilda fino alla posizione elitaria che occupava prima degli eventi legati all’isola di Tenrou.

Peraltro, è necessario farlo entro un tempo limite, in linea con lo svolgimento di una competizione tra tutte le gilde per determinare quale sia la più potente: fortunatamente, questo non porta alle stringenti limitazioni temporali viste in parecchi altri titoli firmati Gust, ma conferisce un minimo di senso di urgenza alla progressione e premia una gestione oculata del tempo a nostra disposizione. Più avanti nel corso della campagna, altri snodi fondamentali della lunghissima storia originale saranno affrontati, nel non facile tentativo di condensare nella durata di un singolo videogioco oltre una decade di albi pubblicati sulla storica rivista Weekly Shonen Magazine.

Fairy Tail | Recensione – Una fiaba di magie e gilde

Più che la storia in sé, che sospettiamo saranno solo i fan più accaniti ad apprezzare fino in fondo, siamo infatti rimasti favorevolmente colpiti dal carisma dei personaggi e dall’umorismo demenziale che pervade tutta la produzione, tra battute a doppio senso, gag tipicamente giapponesi e l’immancabile fanservice legato alle curve esagerate di molte delle protagoniste, comunque meno fastidioso che in altri titoli simili.

Tra scenette non-sense, dialoghi surreali e (rari) momenti di serietà, anche le missioni più triviali diventano piacevoli, sebbene sia giusto far notare come la lingua italiana sia del tutto assente: non crediamo che questo rappresenti un problema per i fan del manga, ma tutti coloro che non masticano bene la lingua d’Albione dovrebbero pensarci due volte prima di procedere all’acquisto.

Inno alla classicità

Già all’alba della decina di ore di gioco, il quadro era abbastanza chiaro per quanto concerne le meccaniche di gioco e l’idea alla base del prodotto: Gust, vecchia volpe dei giochi di ruolo a turni, ha applicato grande cura nella riproduzione dei modelli e delle animazioni dei personaggi, tutti molto simili agli originali, e all’abbondanza di magie disponibili durante i combattimenti, accontentandosi di confezionare un JRPG “solo” discreto in tutti gli altri campi, complici anche le limitazioni al budget.

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Il risultato finale è un prodotto molto tradizionale, che non dispiacerà sicuramente ai fan del franchise ma nemmeno, in fondo, a quanti cercano semplicemente un gioco di ruolo di stampo classico con cui spendere qualche decina di ore.
Dalle mappe, molto ristrette e limitanti, ma dense di nemici, alla grande abbondanza di contenuti opzionali, che puntano però decisamente più sulla quantità che sulla qualità, Fairy Tail si configura come una prosecuzione del lavoro ventennale svolto sulla serie Atelier, senza però raggiungere i picchi delle ultime uscite di quest’ultima, che hanno segnato un punto di rottura con il passato più tradizionalista della serie.

Il combat system, ad esempio, inizialmente molto spettacolare grazie alle animazioni collegate ai colpi magici dei protagonisti, finisce con il divenire presto ripetitivo: con poche eccezioni, derivate perlopiù da scontri con condizioni particolari o nemici dotati di resistenze elementali, si ricorrerà sempre ai due o tre attacchi più efficaci, a seconda del posizionamento dei nemici sul campo di battaglia.

Questo schema, evidente sin dai primi minuti di gioco, non fa che ampliarsi e ripetersi per tutta la sua durata, senza mai un guizzo né variazioni sul tema: attaccare direttamente porta ad un risparmio di punti magici ma anche a scarsissimi risultati, e allora l’unica variante è rappresentata dalla quindicina di personaggi selezionabili, ognuno dotato delle proprie magie e del proprio elemento caratterizzante.

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Va però detto che, anche tra questi, esistono diversi doppioni, che consentono ai fan di schierare i propri personaggi preferiti senza subire un handicap in termini di danni inflitti o di potenza curativa: scegliere l’uno invece che l’altro, a parte un paio di eccezioni, sarà solo utile a vedere le interazioni collegate con i personaggi selezionati piuttosto che le altre. La sensazione generale, tanto nel bene quanto nel male, è che il team di sviluppo si sia limitato ad applicare la licenza ad una formula rodata ma non troppo brillante, ottenendo, nel processo, un prodotto solido e di buona durata, ma che non spicca praticamente in alcun campo e potrebbe avere appeal solo per gli appassionati di genere.

Nel bene, questo si traduce in un buon sistema di crescita della gilda e nella pantagruelica quantità di cose da fare, compreso un succoso capitolo extra alla conclusione della storyline principale – ma, nel male, si potrebbe obiettare che il lavoro complessivo sia in fondo un po’ pigro, e che, con un pizzico di coraggio in più (e magari un budget meno ristretto), si sarebbe potuto rendere onore al marchio Fairy Tail in maniera più convincente. I lati positivi non mancano, sia chiaro, e sono perlopiù concentrati in un sistema di combattimento intuitivo e spettacolare (sebbene, come detto, un po’ monocorde), ma la lentezza nella progressione e la ripetitività del gameplay non permettono alla produzione di spiccare il volo.

Fairy Tail | Recensione – Una fiaba di magie e gilde

Da conoscitori solo superficiali del materiale di partenza, nonché discreti amanti del gioco di ruolo alla giapponese, ci siamo goduti comunque le ore in compagnia di Fairy Tail in fondo ad una giornata particolarmente calda e stancante, staccando un po’ il cervello ed apprezzando quanto di buono hanno da offrire il combat system e le buffe interazioni tra i personaggi nelle cutscene. Nondimeno, soprattutto considerato il costo pieno richiesto al lancio, chi non conosce il manga di Hiro Mashima potrebbe avere meno stimoli a procedere all’acquisto, quantomeno fino al primo calo di prezzo.

Non sempre il cel shading basta

In linea con le più recenti produzioni di Gust, il comparto tecnico vive di alti e bassi, ma, nel complesso, riesce a risultare comunque gradevole grazie alla scelta di un cel shading salvifico nel celare gli spigoli più appuntiti degli scenari e alla cura certosina nella riproduzione di tutto il cast del manga.

Volendo partire proprio dagli alti, oltre a quelli già citati, non possiamo che sottolineare la bontà dello colonna sonora, che alterna pezzi su licenza ad altri completamente originali, e che trova nel battle theme e nel doppiaggio in lingua giapponese due punti di forza non indifferenti.

Fairy Tail | Recensione – Una fiaba di magie e gilde

Bene anche la ricchissima palette cromatica, che riesce a dar vita a scenari altrimenti tristemente spogli (more on this later…) e la rapidità dei caricamenti, mai davvero invasivi né per numero né per durata, sebbene, per dovere di cronaca, bisogna segnalare come la prova sia avvenuta su una PS4 Pro. A proposito di console mid-gen, segnaliamo anche una buona implementazione della funzione HDR, che valorizza i cromatismi e dona maggiore profondità alle cutscene del gioco, di buona fattura.

Purtroppo, tanto per un budget evidentemente non stratosferico quanto per la conclamata abitudine del team di sviluppo di riciclare asset e modelli tridimensionali, il resto del comparto estetico soffre di un livello di dettaglio non proprio degno di fine generazione e di una scarsa caratterizzazione del mondo di gioco e degli ambienti che lo compongono. Il problema principale, per quanto ci riguarda, viene dal riutilizzo smodato di tre o quattro modelli poligonali per quanto concerne gli abitanti di Fiore e, seppur in misura minore, dalla tristemente nota tecnica del color swap per dare varietà allo scarno bestiario nemico. Il livello di immersione crolla a picco quando, girando per Magnolia e per la capitale, ci si imbatte negli stessi tre abitanti ad nauseam, con picchi di ilarità raggiunti quando si vedono conversare due NPC identici tra loro o quando si accettano due quest consecutive dal medesimo popolano grasso e baffuto. Allo stesso modo, la realizzazione degli scenari non ha goduto del medesimo livello di cura per i dettagli di cui si sono giovati i modelli dei personaggi principali, con il risultato che spesso lo stacco tra i due elementi risulta abbastanza evidente.

Fairy Tail | Recensione – Una fiaba di magie e gilde

Come anticipato, la scelta di adottare un cel shading di buona fattura aiuta a smussare certe texture a bassa risoluzione e qualche compenetrazione poligonale di troppo, ma nulla può riguardo ad un set di animazioni limitato e a nemici riproposti con lo stampino.

Abbiamo anche avvertito piccole oscillazioni nel frame rate, ancorato ai 30 fps, durante le fasi di esplorazione, ma le segnaliamo solamente per dovere di cronaca, perché, quantomeno nella versione PS4 Pro da noi testata, non hanno mai davvero impoverito l’esperienza di gioco.

Nel complesso, quindi, con la parziale eccezione dell’ottimo Atelier Ryza, a livello tecnico Fairy Tail si assesta sul livello delle più recenti produzioni Gust, risultando gradevole nel colpo d’occhio complessivo e sufficientemente rifinito per non intralciare l’azione di gioco, ma mai davvero sopra la media in alcun ambito particolare.

Fairy Tail | Recensione – Una fiaba di magie e gilde

Perfetta, come da tradizione per la software house nipponica, la durata complessiva: la quest principale di Fairy Tail porta via una trentina di ore circa, risultando longeva al punto giusto senza particolari filler o artifici per estenderne la durata. Nondimeno, i fan della prima ora potranno spendere quasi il doppio delle ore in compagnia del gioco qualora volessero imbarcarsi nel gran numero di richieste secondarie e in attività opzionali quali gli eventi dedicati ad ognuno dei personaggi del cast e quelli legati alla crescita della gilda in sé.

Se volete acquistare Fairy Tail, potete portare a casa il gioco su PS4 e Nintendo Switch.

+ Combat system spettacolare...
+ Farà felici i fan del manga originale
+ Tante missioni opzionali...
- ...ma un po' monocorde sulla lunga distanza
- Mappa di gioco troppo ristretta
- ...ma tutte uguali le une alle altre

7.2

Nel solco della tradizione Gust degli ultimi anni, Fairy Tail si dimostra un JRPG molto classico ma anche molto solido, che ha in un buon combat system e nel grande rispetto del materiale originale i suoi punti di forza. D’altro canto, la progressione è piuttosto lenta, le missioni secondarie tremendamente ripetitive e la mappa assai limitata: un passo indietro, a conti fatti, rispetto alle ultime produzioni del team nipponico, da Atelier Lulua all’ottimo Atelier Ryza. Se amate i giochi di ruolo giapponesi di matrice classica e/o l’opera di Hiro Mashima, aggiungete pure mezzo punto alla valutazione finale che potete leggere in calce, ma, in tutti gli altri casi, tanto la libreria PS4 quanto quella Switch riservano opzioni decisamente migliori nel genere di riferimento.




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