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La nuova prova di Elden Ring ci ha dato le risposte che cercavamo

From Software potrebbe essersi superata davvero: ecco il nostro ultimo resoconto prima della recensione finale.

A pochi giorni dall’uscita di Elden Ring, abbiamo finalmente testato per mezza giornata quella che è in sostanza la versione definitiva del gioco, senza più i muri invalicabili e le limitazioni che ci avevano costretto a girare una sola area durante la demo dello scorso novembre (potete leggere qui la nostra anteprima).

Piattaforma:
PC, PS4, PS5, XONE, XSX
Genere:
soulslike
Data di uscita:
25 Febbraio 2022
Sviluppatore:
From Software
Distributore:
Bandai Namco

Questa seconda sessione ha francamente fatto lievitare i nostri livelli di attesa in modo impressionante, perché abbiamo percepito chiaramente tutte le potenzialità insite nella totale libertà che verrà concessa al giocatore. Non si tratta mai di libertà illusorie o di una gestione che vi obbliga in qualche modo a convogliare il vostro cammino lungo imbuti prestabiliti; al contrario, la progressione viene scandita dai ritmi personali e non sembrano esistere modalità univoche per decidere quale approccio avere durante l’avventura.

Per fare un paragone – con tutte le differenze del caso – , immaginate la stessa sensazione provata in The Legend of Zelda: Breath of the Wild e trasferitela in un contesto dark fantasy che non tradisce mai per un attimo tutto il meglio della saga di Dark Souls, ampliando quel concept a dismisura. Avrete così un’idea più chiara di cosa sarà effettivamente Elden Ring, che potrebbe seriamente tirarvi dentro al suo mondo con una forza trascinante senza precedenti.

 

Elden Ring, un mondo a vostra disposizione

Come già detto durante il Taipei Game Show da Yasuhiro Kitao, Elden Ring sarà un gioco molto più accessibile rispetto a quelli precedenti di From Sotware, dando modo ad ampie fette di pubblico di approcciare un genere che ha tenuto fuori diversi giocatori. Ricorderete a tal proposito ciò che scrivemmo su un nostro precedente articolo sui dubbi legati a difficoltà e bilanciamento (potete recuperare il pezzo qui), e tuttora non ci sentiamo di sciogliere le riserve per motivi piuttosto logici. Eppure, avendo avuto modo di esplorare in modo esaustivo altre due enormi macro aree, ci siamo resi conto di come tutto ciò non debba destare grande preoccupazione.

Certo, i veterani dei giochi From Software, soprattutto dopo essere stati forgiati dall’enorme difficoltà di Sekiro e da certe boss fight assai ostiche, potrebbero chiedersi legittimamente se il livello di sfida sarà soddisfacente.

La risposta che ci sentiamo di darvi è sì, ma con delle dovute precisazioni. Innanzitutto, pur avendo una difficoltà unica come da tradizione, esiste una sorta di scalabilità interna che consente di farvi decidere se prendere il gioco più alla leggera o se farvi cimentare anche con sfide più complesse. Grazie alle possibilità offerte dal mondo aperto, potrete in sostanza bypassare certi nemici facoltativi che faranno irruzione sulla scena o che si troveranno a distanza di sicurezza, senza mai porsi come avversari di sbarramento.

Se vorrete davvero fare tutto, invece, dovrete preparavi ad alcune sfide nel pieno della tradizione From Software. Ce ne siamo accorti proprio sperimentando a fondo con alcune ardite esplorazioni o girovagando nelle zone meno battute, quelle più distanti dalla strada principale. Non solo ci siamo imbattuti in avversari spietati e dalle movenze non semplici da intercettare, ma anche contro un mastodontico drago in dormiveglia e bloccato dalla propria stazza che aveva la facoltà di evocarne altri tre più piccoli.

Allo stesso modo, a presidiare un ponte da attraversare in modo facoltativo c’era una pericolosa e vivace viverna, e poco oltre, una ributtante mostruosità deforme che si esibiva in devastanti attacchi ad area, magie di tuono e chissà cos’altro (siamo scappati giusto in tempo).

Eppure è importantissimo sottolineare che in Elden Ring il gusto per la ricerca e per le sfide va di pari passo con le ricompense previste dal gioco. Non ci riferiamo solo al bottino che troverete in fondo ai mini dungeon facoltativi, ma proprio a ciò che potrete ottenere in termini di esperienza globale. Completandoli avrete senz’altro più frecce al vostro arco, tra Ceneri di Guerra da equipaggiare, oggetti speciali e altro che scoprirete man mano, ma anche nuove possibilità di vedere parti di gioco e sottotrame che altrimenti vi sarebbero precluse.

Per esempio, ci è capitato di finire in una vecchia cattedrale presidiata da una belva (apparentemente) pacifica, desiderosa di avere oggetti ottenibili proprio grazie al completamente dei piccoli dungeon. Potrete saltarli? Certo che sì, ma vorrete davvero perdervi qualcosa per la fretta (relativa, visto che livellare sarà vitale) di andare dritti al punto? Ecco, questa stratificazione del mondo di gioco di Elden Ring ci ha letteralmente rapiti, e pur provandolo per appena sei ore, ci rendiamo conto di non aver visto nulla rispetto alla vastità di attività che l’opera di From Software avrà in serbo.

Continuiamo a dire che la struttura aperta offre delle scappatoie ai più esperti, e anche molte più possibilità di superare nemici complicati con maggiore scaltrezza, eppure non dovrete mai fare l’errore di prendere il gioco sottogamba: se è vero che si tratta della summa di tutto ciò che i Dark Souls hanno rappresentato (con tutto ciò che questo comporta), è vero anche che gli sviluppatori hanno creato un impianto a suo modo fresco e nuovo. L’apertura va a braccetto con gli spazi più al chiuso tipici del primo Legacy Dungeon che abbiamo intravisto, e vedere il tutto così ben amalgamato è francamente un lavoro incredibile.

Gameplay

La nostra prova è partita con un filmato iniziale che, esattamente come in Dark Souls 3, tendeva a fare una panoramica della premessa narrativa e dei boss principali che incontreremo. Proprio a proposito della storia, rimarchiamo quanto detto diversi giorni fa da Kitao: sarà più leggibile e meno ermetica, certamente più chiara rispetto al passato, ma questo non significa affatto che Elden Ring voglia cedere alle lusinghe dei giochi più commerciali: nasconderà ancora molti segreti e non tutto sarà immediatamente alla portata della vostra comprensione. Serviranno missioni secondarie, legami che si rinsaldano, capacità di cogliere i riferimenti e di riempire gli spazi vuoti della narrazione.

Stavolta, a differenza del nostro primo contatto con Elden Ring, avevamo tutte e dieci le classi sbloccate. C’è stato in effetti qualche cambiamento rispetto alla prima prova e sappiate che decidere bene quale classe far per voi non è di certo un atto da sottovalutare, perché come ormai saprete cambierà proprio il modo di giocare e di combattere.

Noi siamo andati avanti col tipico tank e nonostante la buona forza e struttura di base, abbiamo un po’ pagato lo scotto di una maggiore pesantezza con tanto di fat roll e impossibilità di poter usare (almeno inizialmente) qualche magia. I neofiti dovrebbero dunque guardare a una classe mista che consentirà loro di avere maggior spazio di manovra per quasi tutte le situazioni di gioco.

Confermiamo che i Siti di Grazia (che corrispondono ai falò) sono parecchi e taluni persino sin troppo ravvicinati tra loro; oltretutto ci sono delle statuine speciali piazzate qua e là che vi daranno la possibilità di una ripartenza da un luogo intermedio.

Tornando ai buoni cambiamenti apportati da Elden Ring, ci è piaciuta parecchio la possibilità di poter aprire la mappa e compiere il viaggio rapido in qualunque momento (tranne quando sarete dentro un mini dungeon), così da avere sempre sotto controllo la gestione dell’avventura. Vista la libertà, abbiamo deciso stavolta di non andare verso il primo Legacy Dungeon di Limgrave (la prima zona), ma di spostarci da tutt’altra parte.

Grazie a tutto ciò potrete rendervi conto se siete forti abbastanza o se certe zone sono completamente fuori portata. Allo stesso modo, potrete decidere se azzannare il gioco o se godervelo a piccoli morsi, magari esplorando un buona porzione di una zona per poi dedicarvi alle attività satellite che vi serviranno comunque per un piacevole e mai noioso grinding.

Vogliamo confermare però che molti dungeon sono un po’ troppo riciclati, come se avessero tutti quattro o cinque template di base su cui vengono configurate nuove strade e strutture. Somigliano un po’ come ai Chalice Dungeon di Bloodborne, con la differenza che in questo caso non sono procedurali.

In ogni caso, Elden Ring sembra poter essere un vero passo in avanti per la concezione evoluta del genere che ha in mente From Software, e ha tutta il potenziale per porre le basi per una saga che siamo sicuri sarà di enorme successo.

Raramente ci capita di staccarci a forza da un gioco, e altrettanto raramente ci capita di pensarci di continuo, come se sentissimo un richiamo fortissimo a cui non riusciamo a sottrarci. Elden Ring ci ha fatto questo effetto, perché sa come ricompensare il giocatore più curioso e attento, e adesso sa anche come rendere l’esperienza di gioco meno frustrante e più piacevole, ma non fate l’errore di pensare che sarà una passeggiata di salute: abbiamo appena scalfito la superficie.

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Piattaforme: pc, ps4, ps5, xone, xsx
Scoprire e provare liberamente una buona porzione del mondo di gioco ci ha offerto una panoramica in grado di confortarci molto: Elden Ring ha un potenziale semplicemente atomico, in grado di poter superare di slancio (in ogni aspetto) quanto fatto finora da From Software. Vogliamo evitare di sbilanciarci troppo perché dobbiamo prima mettere le mani sul codice finale, ma le sensazioni che ci arrivano sono solo positive, anche al netto di un riciclo di molti asset da non sottovalutare.

Pro

  • La meraviglia della scoperta e la capacità di rendere il mondo di gioco significativo e non banale
  • Sembra davvero mastodontico e sempre in grado di ricompensare degnamente i più curiosi
  • Appagante, con una sorta di scalabilità dell'esperienza che lascia libertà autentiche a tutti

Contro

  • Riciclo di animazioni e asset da non sottovalutare
  • Potrebbe risultare sin troppo abbordabile per i grandi veterani?