Elden Ring analisi trailer | Il Trono ad Anelli

Analizziamo il trailer di annuncio presentato all’ultimo E3 di Elden Ring, il videogioco dark fantasy nato dalla collaborazione tra FromSoftware e George R. R. Martin.

Analisi Trailer
A cura di Adriano Di Medio - 12 Giugno 2019 - 9:13

È trapelato in maniera ufficiosa qualche giorno prima, salvo poi essere ufficializzato solo qualche giorno dopo: Elden Ring, l’action RPG attualmente in via di sviluppo da parte di FromSoftware in collaborazione con George R. R. Martin, lo scrittore statunitense autore delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Alla conferenza Microsoft è seguito un trailer di presentazione di due minuti: analizziamone gli elementi più importanti.

L’incudine che squarcia il buio

Il trailer di presentazione assume fin da subito i contorni del teaser, nel suo basarsi su immagini suggestive e una voce strascicata fuori campo. Soggetto principale è il regolare battere di un martello sull’incudine, da parte di un fabbro con una lunga treccia e la schiena martoriata da un’inspiegabile cicatrice. La luce sprigionata dal suo lavoro illumina l’inquadratura in maniera via via più intensa, in una quasi-citazione visiva all’incipit del primo Dark Souls. In un mondo prima buio, la forza di volontà di un singolo squarcia il velo.

L’immagine successiva ha un che di oscuro: una persona con una coroncina d’oro e lunghi capelli grigi sostiene quello che a tutti gli effetti è un braccio mutilato. Ha infilato nell’arto la propria mano sinistra, offrendola sopra la testa come se fosse un tributo sacrificale. Altre braccia vive circondano la figura, in una sottesa avidità. La voce narrante strascicata parla con sufficienza, non ritenendo il suo interlocutore in grado di capire cosa significhi quello che lui ha visto. Parla di un potere in grado di dare la vita e comandare le stelle, nella più folle delle ambizioni. Alla breve immagine di un martello decorato e consumato si susseguono i colpi del fabbro, fino a cambiare nella figura femminile che sotto un malaticcio cielo arancione si sistema un’armatura stranamente elaborata. Il volto di lei è coperto da un elmo a sua volta decorato con ali e spirali, mentre lo spallaccio consumato ha un motivo d’alloro. La chioma di capelli rossa come il sangue si confonde forse con un pennacchio, mentre la vecchia voce invoca lo Elden Ring a metà tra il nostalgico e il supplichevole.

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I colpi del fabbro rivelano ancor più dettagli sul suo corpo martoriato, e le immagini di un essere ancestrale ricoperto di un’armatura rossastra di ruggine riempiono lo schermo. Egli si lancia con la sua arma decorata contro un nemico incredibilmente più grande di lui, per poi tagliare bruscamente sul particolare di qualcosa che luccica come oro che si frantuma in polvere. Un Elden Ring che è stato distrutto da qualcuno, ma la cui distruzione ha portato conseguenze catastrofiche nell’universo intero. Conseguenze che non possono essere ignorate, e la voce di vecchio ribadisce che basta anche solo guardare il colore malato del cielo per capire il livello del devasto. Un altro essere tozzo e massiccio, con accanto uno spadone molto simile a quello di Gatsu di Berserk (citazione ormai prevedibile da parte dei FromSoftware) guarda in alto. Quella che appare come una figura femminile con ancora i tratti delicati della giovinezza ma con i capelli ingrigiti di vecchiaia guarda verso il buio, e le martellate dell’uomo divengono potenti ma anche troppo rallentate. L’ultima inquadratura lo vede non riuscire a colpire ancora, e accasciarsi davanti l’incudine mentre il suo corpo pare andare in pezzi come se fosse fatto di pietra.

In effetti, l’immagine della donna che indossa lo spallaccio è quella che più ha fatto il giro delle menti degli appassionati, sia dentro che fuori dalla Rete. Le decorazioni dell’armatura e le ali sul suo elmo, oltre al fatto che appare a tutti gli effetti come una donna guerriera, non ha reso difficile identificarla come una figura molto ispirata alle valchirie norrene. Anche l’invocazione a questo fantomatico Elden Ring (che tradotto alla buona vuol dire “anello antico”) sedimenta ancor di più l’idea norrena e della semantica legata quel contesto (sfruttata ai tempi anche da God of War e da Rune). Il mito del “fabbro” è infatti piuttosto debitore di quell’immaginario, così come l’idea della pietra e l’introduzione di altre razze oltre a quella umana. Il personaggio che guardava verso il cielo, oltre a essere l’unico effettivamente inquadrato a figura intera, era molto tozzo come se fosse un nano. Un destino gramo, in quanto egli comincia a prender fuoco proprio mentre il suo sguardo si riempiva del cielo rosso. In effetti però l’introduzione di razze diverse dagli umani è qualcosa di inedito per FromSoftware, che fino a questo momento al massimo le aveva citate o lasciate intendere (come in Demon’s Souls per il Tunnel di Stonefang e gli orrori che vi sono stati rinchiusi dentro). Lo stesso logo che compare alla fine del trailer mostra però più anelli simbolici color oro, che si intersecano quasi come fossero più mondi che convergono in un unico punto dell’universo, esattamente come nella mitologia norrena viene fatto dallo Yggdrasil. Tutti indizi che non fanno che rafforzare l’idea del contesto mitologico norreno o quantomeno a esso fortemente ispirato.

Il giapponese e l’americano

Qualche altro riferimento è trapelato dalla conferenza Microsoft di domenica sera (ora italiana) che ha nei fatti aperto l’E3 di quest’anno. Le parole dello stesso Hidetaka Miyazaki hanno dipinto l’incontro tra lui e George R. R. Martin come un fortunato convergere tra due menti, che ha portato a “molte conversazioni creative”. È da tali colloqui che sono scaturite quelle presentate come le basi di Elden Ring. La prima richiesta di contatto è arrivata (senza neanche troppa sorpresa) da FromSoftware, che ha scritto a Martin su ordine di Miyazaki stesso. Il presidente della software house giapponese ha candidamente ammesso di aver temuto che Martin gli dicesse di no in maniera abbastanza diretta, forse perché gli proponeva un settore cui lo scrittore statunitense non è particolarmente avvezzo (anche al netto delle collaborazioni che ha avuto, specialmente riguardanti le opere derivate a tema Trono di Spade). Invece lo scrittore statunitense ha dimostrato di gradire i temi, le idee e gli aspetti preliminari che Hidetaka aveva immaginato su quello che avrebbe poi assunto il titolo di Elden Ring.

Stando sempre alle parole di Miyazaki, è stata poi la mano di Martin a scrivere la cosmogonia e la mitologia alla base del gioco. Tutto questo succedeva poco dopo la conclusione dei lavori sui contenuti scaricabili di Dark Souls III. È una notizia non da poco, in quanto lascia intendere che Elden Ring per un certo periodo è stato in lavorazione parallela con Sekiro: Shadows Die Twice. Questo lavorare parallelo non è cosa nuova per FromSoftware (del resto era successo anche con Dark Souls II e Bloodborne) ma questa volta ha l’aspetto inedito del contrasto. Dove Sekiro è incarnazione digitale dell’azione più “pura”, con il coraggio di spingere in maniera tranchant sull’affinare le abilità del giocatore e non del personaggio comandato, Elden Ring è stato sviluppato da subito come un videogioco di ruolo d’azione con assai più enfasi proprio sulle caratteristiche e il tipo di crescita che si può apportare in tal senso.

Una questione di grandezza

Un contrasto che si ripete anche a livello di atmosfera ed estetica: Sekiro: Shadows Die Twice è tra le altre cose come lettera d’amore (al limite dell’ostentazione) per il feudalesimo giapponese del XVI secolo; Elden Ring è invece una nuova esplorazione della mitologia occidentale che si affaccia direttamente ai miti e leggende nordiche. L’idea degli “anelli magici” è qualcosa di molto presente nell’epica norrena, sia come simboli che come catalizzatori di forze magiche e arcane. Il loro impiego letterario è tanto e tale che lo stesso J. R. R. Tolkien (uno degli ispiratori letterari di Martin) l’aveva eletto come base del proprio legendarium.

L’ultimo elemento degno di nota (almeno per ora, date le informazioni ancora preliminari) è la “portata” di Elden Ring. Miyazaki lo ha definito il loro “progetto più grande di sempre”, riferendosi a una componente open world molto più insistita. Il buon Hidetaka ha poi specificato come i segni distintivi dei videogiochi FromSoftware saranno comunque presenti, dalla sfida costante alle bossfight che richiederanno dedizione. Le sue affermazioni sul puntare a una struttura assai aperta (con anche il ritorno alla personalizzazione del personaggio comandato) dona un senso di lettura anche a certe dichiarazioni sibilline rilasciata dallo sviluppatore giapponese, che nei giorni precedenti all’E3 aveva espresso il desiderio di fare videogiochi con trame meno suggerite ma anzi più esplicite, strutturate e sfaccettate.

Per quanto ufficiosamente trapelato prima della sua presentazione ufficiale, Elden Ring appare come l’ennesimo tentativo di FromSoftware di voler sviluppare qualcosa di nuovo senza dimenticare l’esperienza accumulata nei precedenti lavori. Parallelamente il portare avanti più progetti contemporaneamente spiega anche come Miyazaki sia più volte ricorso alla co-direzione negli ultimi anni (come Dark Souls III), ricorrendo alla regia unica in maniera più rara (Bloodborne). Il coinvolgimento di George R. R. Martin appare invece come una piacevole sorpresa, forse meno impattante per coloro che avevano conosciuto lo scrittore statunitense sulla carta prima ancora che in televisione. C’è poi da dire che Hidetaka e George hanno in comune (oltre all’amore per il dark fantasy) l’attitudine e la vocazione a costruire grandi contesti coerenti, in pieno esercizio di quella che Tolkien definiva come “capacità di sub-creazione”. Quindi la loro collaborazione stupisce ma solo fino a un certo punto. Continuate a seguirci per rimanere aggiornati su Elden Ring!




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