Dr. Neo Cortex | La Galleria del Male #2

Seconda puntata della rubrica la Galleria del Male: oggi uno scienziato pazzo e la sua eterna crociata contro i marsupiali arancioni.

La Galleria del Male
A cura di Adriano Di Medio - 8 Luglio 2019 - 10:50

Bentornati alla Galleria del Male, la rubrica dedicata agli antagonisti più memorabili della cosiddetta “era moderna videoludica”. Dopo l’esordio con il perfido Zarok, simbolico stregone e nemesi di Sir Daniel Fortesque, oggi rimaniamo nei tardi anni Novanta per introdurre un personaggio quasi suo contemporaneo: il Dottor Neo Cortex, lo scienziato pazzo nemesi di Crash Bandicoot.

Castelli in aria

Di Neo Cortex dobbiamo subito dire che più di un ritratto è a lui dedicato in questa galleria. Dalla sua prima apparizione nel 1996 il personaggio ha infatti avuto più incarnazioni, alle volte anche molto divergenti le une dalle altre. Anche volendo limitarci (come faremo qui) solo alle parti più “memorabili” della sua carriera, le personalità da descrivere non sono affatto semplici. Pertanto cominciamo dalle origini: è abbastanza noto che per la sua figura i Naughty Dog abbiano preso spunto dal Prof di Mignolo e Prof., serie animata della Warner Bros del 1995. L’idea che Andy Gavin e Jason Rubin avevano ai tempi in testa era creare un personaggio di grande intelligenza, un tipico scienziato pazzo che in maniera molto “cartoonesca” cerca di conquistare il mondo attraverso qualche surreale macchinazione. In questo caso era la creazione di un commando di animali evoluti tramite un apposito raggio (Evolvo-Ray). Dalla sua grande intelligenza venne anche il nome: la neocorteccia è la parte del cervello (prominente negli esseri umani) in cui ancora adesso si presume risiedano le capacità d’apprendimento, linguaggio e memoria.

Come molti altri “geni del male” dell’intrattenimento, il dottore crea la propria nemesi inconsapevolmente, quando quello che doveva essere il comandante dei suoi Cortex Commandos (cioè Crash) viene scartato dal suo Cortex Vortex, la macchina che almeno in teoria dovrebbe assoggettarlo proprio alla volontà dello scienziato. Oltre all’introduzione rivedremo Cortex solo nel livello finale, mentre Crash attraverserà le tre isole Wumpa affrontando e sconfiggendo gli altri animali mutanti creati da Cortex e dal suo assistente Nitrus Brio. Dove la prima isola ha un feeling tribale e la seconda è la patria delle rovine antiche, è nella terza che la personalità indiretta di Cortex emerge con maggior incisività.

 

Il castello che Crash scala fino al dirigibile emerge l’idea di un genio del male sì isolato e rancoroso, ma anche raffinato e con un certo amore per l’atmosfera. Nei livelli Lights Out e Fumbling in the Dark (i preferiti di chi vi scrive) abbiamo infatti la possibilità di ammirare l’architettura sottesa del castello. E malgrado i baratri senza fondo emerge il fascino del castello immerso nel buio, con i suoi tappeti rossi e le pietre visibili, abbinate a gigantografie di Cortex nascoste da pesanti tendaggi. Una componente quasi horror di malato egocentrismo e solitudine, che prende poi movimento grazie ai ragni penzolanti e topi ipertrofici che squarciano il buio con i loro occhi rossi. Questa componente viene poi bruscamente interrotta verso la cima, dove viene esplicitata la parte più “moderna” con i livelli del laboratorio e dell’Heavy Machinery, solo allusivi a tutti gli esperimenti poco etici compiuti dal dottore e dai suoi assistenti.

Castelli nello spazio

Il personaggio di Cortex viene approfondito ulteriormente in Crash Bandicoot 2, appunto sottotitolato Cortex Strikes Back (probabile citazione a Star Wars L’Impero Colpisce Ancora). Dove nell’esordio l’avevamo visto solo all’inizio e alla fine, in questa seconda avventura lo scienziato ci accompagnerà per praticamente tutto il tempo, comunicando tramite ologrammi direttamente dalla sua stazione spaziale Cortex Vortex. Allo spettatore le sue intenzioni sono abbastanza chiare fin dall’inizio, manipolare Crash affinché raccolga i cristalli, facendogli credere che li utilizzerà per salvare il mondo quando invece andranno ad amplificare il raggio Vortex per assoggettare così l’intera umanità.

In Crash Bandicoot 2 non abbiamo occasione di visitare direttamente la sua “casa”: alcuni livelli dell’ultima warp room sono però ambientati dentro quella che sembra proprio la sua stazione spaziale, dove emerge ancora una volta il suo auto-compiacimento nel voler inserire ovunque la lettera N, che ha tatuata sulla fronte. Tanto nell’originale quanto nel remake della Nsane Trilogy possiamo però accedere a una stanza di balzo segreta ricavata dalle rovine del suo castello. Di nuovo non vi sono a disposizione molti indizi, ma una simile estetica è un’autocitazione al capitolo precedente, dove nel finale alternativo si scopriva che il capo indigeno Papu Papu aveva rivenduto le rovine del castello a un costruttore di alberghi di lusso.

Castelli e macchine del tempo

È infatti in Crash Bandicoot 3 Warped che viene definitivamente fissato il Neo Cortex di Naughty Dog. Viene infatti operato un piccolo retcon, spiegando come fino a quel momento Cortex non stesse agendo per proprio tornaconto, o almeno non solo per quello. A dargli istruzioni c’era infatti Uka Uka, il gemello malvagio di Aku Aku: sia la creazione degli animali mutanti che la raccolta dei cristalli erano un modo per consegnare il pianeta nelle mani di questa perfida maschera. L’unico modo adesso per recuperare queste pietre preziose è utilizzare la macchina risucchia-tempo del dottor Nefarious Tropy, in modo da poter accedere ai luoghi originali.

Se è abbastanza ovvio che l’introduzione di Uka Uka era per creare simmetria tra Crash (da sempre con Aku Aku) e Cortex, è meno ovvio che in Warped il dottore diviene più posato e volendo anche meno complesso. Rimane piuttosto pazzoide, ma lo vediamo recuperare una certa posatezza, forse stimolata anche dal fare saccente che adesso lo accompagna. La sua megalomania rimane però proverbiale, e in Warped non perde occasione per manifestarla. Tutti i livelli ad ambientazione pseudo-storica sono disseminati di tracce del suo ego e della sua lettera “N”, ormai suo simbolo-totem. Nell’Antico Egitto le sfingi hanno il suo volto e le pitture murali lo raffigurano come faraone, nei livelli di corsa sulla muraglia cinese lo raffigurano con gli attributi imperiali, mentre nel deserto roswelliano i cartelli pubblicitari lo raffigurano come un intrepido esploratore (il font è lo stesso di Indiana Jones).

A livello più teatrale, Cortex non si scompone più di tanto quando Crash e sua sorella Coco si intromettono, ostentando piuttosto una notevole sicurezza nei suoi piani. Ormai si è scontrato talmente tante volte con il marsupiale arancione che lo tratta a metà tra la sufficienza e il rispetto. Tutta la furia è in mano a Uka Uka, che da bravo consigliere maligno lo coinvolgerà in cose troppo grandi. Lo stesso Cortex più di una volta nel corso di Warped si dimostrerà piuttosto stanco dei rimpalli morali tra lui e Crash, sognando piuttosto una vacanza su una bella spiaggia e (parole sue) una donna con due grosse… borse del ghiaccio da mettergli sulla testa.

Uno contro l’altro, praticamente amici

Qualche altro indizio su di lui viene fuori dai titoli di coda di Crash Team Racing (sul sito trovate recensione del remake Nitro-Fueled), dove si scopre che dopo la sconfitta di Nitros Oxide è tornato alla scienza e ha scoperto un nuovo elemento sulla tavola periodica (il 117). In pieno ossequio alla sua megalomania lo ha chiamato Cortexrulestheworldium, la cui traduzione (volutamente difficoltosa) può essere resa come “Cortexdominailmondio”. In CTR mantiene il suo fare da scienziato pazzo e sembra notevolmente più incattivito, con il disegno dei suoi denti più affilato e sanguigno, perfezionamento di quanto già ai tempi visto in Warped.

Malgrado il titolo, il successivo Crash Bandicoot: l’Ira di Cortex non sviluppa molto la sua personalità, e quasi sembra regredire alla semplice condizione di scagnozzo di Uka Uka. Purtroppo è una conseguenza del cambio di gestione del brand di Crash, passato forzatamente dalla Naughty Dog (nel frattempo venduta a Sony e al lavoro sul primo Jak and Daxter) alla Traveller’s Tales su pressioni della Universal Interactive. Nei fatti l’Ira di Cortex è un titolo spartiacque, dopo il quale la strada intrapresa ha lasciato i fan più che altro scontenti. Al di là della mancanza di giustificazione su come fossero collegati Crash 3 e l’Ira di Cortex (non è stato chiaramente spiegato come Cortex sia fuggito dalla macchina del tempo) neanche la via successivamente adottata da Crash Twinsanity è stata in grado di accontentare tutti. Cortex viene qui presentato nell’assai scomoda posizione di dover collaborare con il suo arcinemico per salvare il mondo dai Gemelli Cattivi, due pappagallini antropomorfi frutto dei suoi primissimi esperimenti con il raggio evolutivo. In tal senso viene effettivamente introdotto un retroterra al dottore, fino a quel momento senza passato (o quasi). Viene infatti detto che era stato frequentatore dell’Accademia del Male di Madame Amberline, dove era stato però bistrattato ed emarginato dai colleghi per via delle sue bizzarre idee su evoluzione e ingegneria genetica.

Queste ultimi due concetti erano stati effettivamente accennati fin dal 1996, e Twinsanity li riprende per tentare il collegamento con gli originali PlayStation. Meno ovvio è che in tal senso Neo Cortex abbia subito un nuovo retcon: la N sulla sua fronte non è l’iniziale del suo nome, ma sta per “nerd”. Malgrado gli agganci, oggi la figura di Cortex in Twinsanity non viene vista molto bene, un po’ perché la trama del gioco si lascia andare un po’ troppo a un umorismo stucchevole (solo nei primi minuti Cortex si traveste da Coco con tanto di parrucca bionda) ma la figura dello scienziato stesso indugia sulla macchietta teatrale, infrangendo la quarta parete anche in maniera fin troppo insistita. Meno noto è che tra le idee dei Traveller’s Tales c’era anche l’intenzione di dedicare uno spin-off a Cortex stesso, Cortex Chaos. Oggi di questo videogioco mancato non resta che il titolo, qualche artwork e una trama di massima: lo scienziato si sarebbe trovato a riguadagnare la propria reputazione presso i suoi malvagi colleghi dopo aver appunto collaborato con Crash in Twinsanity.

In questa seconda parte della Galleria del Male abbiamo ripercorso la personalità più “canonica” del Dottor Neo Cortex, arcinemico di Crash Bandicoot e scienziato pazzo. La sua storia si dipana per più autori, ciascuno dei quali ne ha dato un’interpretazione diversa. Prima della Nsane Trilogy c’era stata anche la sua versione in Crash of the Titans e Crash Mind Over Mutant, due videogiochi che paiono però essere stati dimenticati anche dai loro stessi autori (i Radical Entertainment sono stati sciolti a seguito dei bassi risultati del loro Prototype 2). Quello che emerge però è come Cortex fosse stato prima di tutto concepito come un classico genio del male molto egocentrico e megalomane, per poi diventare saccente e infine aggiungere una controversa vena macchiettistica. Il Cortex che compare nella Nsane Trilogy pare un po’ il crocevia tra tutte queste venature, e bisognerà capire quale sarà il futuro sia del brand che dei suoi personaggi di punta.




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