Zarok | La Galleria del Male #1

Prima puntata della rubrica dedicata agli antagonisti più memorabili, controversi e affascinanti della videoludica. In questo esordio Zarok, il grande cattivo di MediEvil.

La galleria del male
A cura di Adriano Di Medio - 10 Maggio 2019 - 13:12

Benvenuti alla Galleria del Male, la rubrica dedicata agli antagonisti più memorabili della cosiddetta “età videoludica moderna”. Una rubrica al contempo “gemella” e “opposta” a quella dedicata ai grandi protagonisti (e antieroi) già presente qui su SpazioGames. Ma dove gli eroi banchettano in eterno, gli antagonisti scelgono la via più discreta della galleria museale ordinatamente costellata di ritratti. E visto che Il Salone degli Eroi ha cominciato con Sir Daniel Fortesque, non possiamo che esordire con la sua nemesi: lo stregone Zarok.

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“Anche dalla tomba il vecchio nemico mi perseguita…”

In effetti la narrazione del primo MediEvil non nomina per primo Sir Daniel Fortesque, ma proprio Zarok. Lo stregone viene descritto come un uomo arrogante e spietato, che odia gli abitanti di Gallowmere per i loro costumi semplici e pacifici. Mosso da un’insaziabile sete di conquista egli sfrutta le proprie conoscenze di negromanzia per assemblare un esercito di morti viventi e assoggettare il Regno. Solo a seguito di quest’azione vediamo entrare (o meglio, sospingere forzatamente) sulla scena Sir Daniel Fortesque. La leggenda la sappiamo tutti: il grande cavaliere guida le milizie e sconfigge lo stregone, abbattendolo nonostante fosse mortalmente ferito.

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Qui finisce il racconto e inizia MediEvil. Pur se sconfitto Zarok non è morto, e si è ritirato nel suo eremo oltre le basse nuvole di Gallowmere per progettare la vendetta. Lo ritroviamo cento anni dopo, intento nell’ultima consultazione dei suoi testi occulti. Il suo volto è rugoso e consumato, sull’orlo dello sbriciolamento a causa di un’esistenza che ha prolungato fino alla consunzione. È in cotale guisa che raggiunge una Gallowmere ormai moderna e lancia tre terribili incantesimi: la notte eterna, l’assoggettamento delle anime e la resurrezione dei morti. Il filmato iniziale in computer grafica (notevole per essere il 1998 di uno studio allora esordiente come i Sony Cambridge) mostra tutto questo con un sottofondo di cori spettrali, con i tentacoli verde malattia a simboleggiare l’energia maligna che Zarok rilascia nell’isola.

Ma nonostante il suo essere di fatto introdotto prima del protagonista stesso, la sua figura ritorna poi in una strana “ombra”. Al giocatore nei panni di Sir Daniel viene lasciato intendere che dovrà seguirne il percorso lungo tutta l’isola, e che le ben visibili tracce della magia nera fungeranno da indicatore per l’uscita da ogni luogo (livello). In ogni caso le sue fugaci apparizioni oltre al filmato iniziale chiariscono maggiormente la sua natura. Esteticamente viene dipinto come una rappresentazione stilizzata del diavolo medievale, cosa evidente sia dal rosso dominante nel suo abbigliamento sia nel suo utilizzare un forcone (anziché una bacchetta o un bastone) come catalizzatore.

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“Dove vai con quel gatto morto, Zarok?”

In effetti, la presenza dello stregone malvagio nella narrativa di MediEvil è molto più importante di quanto non sembri. Non è solo l’affibbiargli la responsabilità (diretta o indiretta) di tutte le devastazioni e i torti che Sir Daniel raddrizza nel corso del suo viaggio, ma un vero e proprio “motore sostitutivo”. Quello che volendo manca nel videogioco di Sony Cambridge è proprio una figura comprimaria forte, distinta da protagonista e antagonista. Un difetto che, nonostante l’affetto e l’oggettiva alta qualità, passione e amore profusi dagli sviluppatori, si nota come l’assenza di veri e propri personaggi femminili. Abbiamo la lucida follia di Zarok e il desiderio di rivalsa di Dan, ma nei fatti la presenza di una donna (fosse anche nelle banali vesti della “fanciulla da salvare”) è relegata al fondo. Ovvero a due eroine presenti nel Salone: l’amante intraprendente Imanzi Shomgama e la grande “tutrice” Megwynne la Doma-Tempeste.

Tuttavia il quadro di Zarok si arricchisce un altro po’ negli ultimi tre livelli dell’avventura, ovvero quelli ambientati nel suo castello. Il primo di questi è intitolato Il Vestibolo, e vede Daniel muoversi nell’anticamera dove abbiamo già visto lo stregone nel corso del filmato introduttivo. Tra i vari libri consultabili nel suo studio vi è anche qualche pagina del suo “diario segreto”, in cui scopriamo come Zarok fosse occupato nei suoi “studi proibiti” fin da quando Daniel era ancora in vita, e che proprio quest’ultimo lo riprendesse quando lo vedeva andare in giro con “materiali sospetti” come gatti morti o cervelli (quest’ultima forse una citazione a Frankenstein Junior di Mel Brooks). Tutto questo ha contribuito a generare nello stregone una rabbia strisciante nei confronti del cavaliere, ulteriormente amplificata dal fatto che Daniel non aveva mai fatto qualcosa di veramente “cavalleresco” per ottenere tale grado. Tanto che, in una piccola e ironica rottura della quarta parete, proprio nel diario Zarok scrive che “farà capire al suo culetto tutt’osso chi è il vero eroe di MediEvil”.

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L’ingenua ossessione

Ulteriore sviluppo (ancora una volta indiretto) della personalità del cattivone è durante la battaglia finale. In tale frangente lo vediamo prima trattare la sua nemesi con una certa sufficienza (“Hai trascorso un secolo come cibo per vermi e ancora non sei riuscito a disfarti dell’ingenua ossessione di liberare Gallowmere”) e poi con una finta superiorità, che nega l’evidenza (“La fortuna ti ha arriso sempre in battaglia Fortesque”). Il tutto senza però dimenticare una certa educazione e rispetto: Daniel sarà anche suo nemico, ma Zarok lo chiama comunque Sir o per cognome, anche quando lo maledice: memorabile quando, una volta sconfitto nella sua forma draconica, lo apostrofa “Maledetto Signor Cavaliere”. Un aplomb tutto inglese, volutamente inserito dai Sony Cambridge che forse volevano anche auto-schernirsi nel raccontare una vicenda che, senza la componente fantasy, potrebbe benissimo essere una ben poco gloriosa baruffa tra cortigiani. Cosa esplicitata dalla morte stessa di Zarok, schiacciato da una stalattite con tanto di effetti sonori da commedia slapstick.

In MediEvil 2 Zarok non compare direttamente, per quanto si fosse per un momento pensato di coinvolgerlo (ne parliamo qui). Ritorna nel remake per PSP MediEvil Resurrection, seppure la su figura abbia subito una serie di modifiche. Malgrado venga più volte additato (anche nel manuale di gioco) come “male personificato”, il suo carattere è assai più svagato e svampito, oltre che alle volte sottesamente effeminato. Quest’ultima caratteristica non è negativa in senso assoluto, solo che non si sposa assolutamente con quella che era la personalità originale del personaggio, decisamente più posata. Sparisce l’aspetto più arcano e “misterioso” del suo mondo, cosa dovuta anche dal fatto che in Resurrection manca il livello del Segnatempo. Tanto che alle volte (specialmente nel finale) esibisce una mentalità più da bambino cattivo che da stregone malvagio. Una cosa simbolicamente rappresentata dal cambiamento della sua veste teatrale: rimane il forcone e l’acconciatura “cornuta”, ma il colore dominante della sua figura cambia da rosso a un meno aggressivo viola-fucsia con inserti gialli.

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La paura è nella testa

In effetti il carisma di Zarok sta in tutto quello che lascia intendere senza mostrare. Certo alle volte si perde nell’ironia, come nella fase finale quando prima di trasformarsi nel drago-geco multicolore tenta una serie di incantesimi fallimentari dove diventa prima una gallina e poi anche una pecora. Ma la sua forza più grande sta nell’essere a modo suo un bluff culturale. Abbiamo visto che era stato concepito come una rappresentazione (neanche troppo velata) del diavolo, dall’acconciatura “cornina” al tridente e alle vesti rosse, ma man mano che proseguiamo vediamo come egli fosse anche un accanito studioso. La spinta verso di esso è stata la vendetta covata per oltre un secolo, che l’ha portato a esplorare ambiti della conoscenza e della tecnologia che per l’epoca sottesa in cui è ambientato MediEvil sono molto avanzate. Il già nominato livello del Segnatempo, fascinoso ma solo in apparenza complesso, è una sorta di gigantesca galleria di tutti i campi in cui è cimentato. Lo studio degli astri, la misurazione meccanica del tempo, gli esperimenti con i cristalli e la rifrazione, fino all’impiego del vapore per generare forza motrice. In tal senso la gargolla parlante che introduce il livello parla testualmente che Zarok ha progettato tutto questo grazie “alla magia nera chiamata scienza”, ennesima sferzata ironica. È facile capire come la mentalità chiusa della società medievale trovi più comodo demonizzare piuttosto che cercare di capire.

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Ed è da quest’ultimo principio che se vogliamo emerge il sostrato culturale più genuino della figura dello “stregone medievale”. Zarok altro non è che lo studioso e l’accademico, un “lavoratore della conoscenza” che in una società preindustriale era qualcosa di raro. Una persona che fosse in grado di influenzare ciò che lo circondava non con l’azione ma con le parole era qualcosa da rispettare ma soprattutto da temere. Il fatto che da tali “parole” potessero scaturire cose in grado di oggettivamente cambiare la quotidianità aveva effettivamente qualcosa di magico agli occhi dell’uomo dell’epoca. Un carro che si muove senza l’ausilio di bestie ma solo con acqua e fuoco era qualcosa di spaventoso. Non a caso il libro all’ingresso dei binari cui è parcheggiato il trenino a vapore di Zarok apostrofa questo veicolo come “carro magico”. Alla fine il titolo stesso del gioco di Sony Cambridge, traducibile come “Malédievale” o “Male Medievale” parrebbe alludere proprio a Zarok e non a Sir Dan.

Il primo ritratto della Galleria del Male ha riguardato l’antagonista di MediEvil, lo stregone Zarok. Una figura solo all’apparenza un semplice “nemico fiabesco”, ma più un simbolo della sua epoca. Che per quanto inscenata in maniera fiabesca, lascia intendere molta della mentalità che effettivamente dominava la società medievale. Zarok è la personificazione dell’incantatore, di colui che per influenzare la realtà che lo ricorda usa le parole e la conoscenza anziché la spada e la prepotenza. Ma pur nella sua “onorabilità del male” egli rimane comunque una figura negativa, in quanto la sua è una conoscenza appresa non per rendersi migliore ma per assoggettare e distruggere. Qui Sir Daniel Fortesque interviene, cavaliere scheletrico con solo la motivazione a sospingerlo, che cerca la conoscenza per redenzione. E che rivedremo, ancora una volta, nel remake del primo MediEvil.




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