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Doom 64, un tuffo nell’inferno che fu – Recensione

I tempi cambiano, ma Doom è eterno. Ecco la nostra recensione di Doom 64.

Non è solo un amabile consiglio per i nostalgici e per gli amanti della serie, ma lo è soprattutto per le nuove leve: recuperate Doom 64, se volete davvero rendervi conto com’era il passato e come si è arrivati al Doom Eternal recensito appena un paio di giorni fa. È importante. Lo è soprattutto per un discorso culturale tutto vostro, legato all’evoluzione della saga, del genere e del medium. Fate lo sforzo di passare sopra quell’aspetto grafico datato che potrebbe disturbarvi, dopo le meraviglie mostrate dall’ultimo capitolo che ha settato nuovi standard.

Doom 64: c’era una volta l’inferno

Doom 64

Piattaforma:
PC, PS4, SWITCH, XONE
Genere:
sparatutto
Data di uscita:
20 Marzo 2020
Sviluppatore:
ID Software
Distributore:
Halifax

Pierre Teilhard de Chardin disse: “Il passato mi ha rivelato la struttura del futuro”. Ed è giusto che anche voi – meglio tardi che mai – scopriate le sue fondamenta per comprendere in che modo si sia arrivati a edificare il presente. Sarebbe in realtà molto meglio recuperare il primo Doom, ma anche con Doom 64 non ci si distacca molto della concezione e dall’impostazione classica del capostipite. Arrivato quattro anni dopo il capolavoro che diede origine al mito, Doom 64 uscì originariamente su Nintendo 64 a opera della defunta Midway, che sviluppò il titolo usufruendo della prima versione dell’Id Tech (all’epoca conosciuto altrimenti come Doom Engine).

La storia, come già spiegato anche nella recensione di Doom Eternal, non è cambiata molto nel corso degli anni, e le variazioni sul tema sono sempre state talmente trascurabili da non rappresentare mai nulla a cui il giocatore si è particolarmente affezionato (a differenza del gameplay). Ecco dunque che in Doom 64 i giocatori potranno nuovamente vestire i panni del Doom Marine, che neanche a dirlo sarà alle prese con le creature infernali pronte a conquistare il pianeta Terra.

Nella fattispecie, un’entità sfuggita alla prigionia e con dei poteri mistici si rivela in grado di sconfiggere la morte, corrompendo i tessuti decaduti dopo il decesso e riportando dunque in vita i demoni. Tanti, tantissimi demoni. Tutti pronti per essere appunto sterminati dall’unico sopravvissuto in grado di poter respingere la gravosa minaccia, fino a trovarsi faccia a faccia con la regina, o se preferite, “la madre”. Vi lasciamo la sorpresa di scoprire il finale, o di rinfrescarvi la memoria qualora abbiate dimenticato la conclusione. E in fondo non dovrete farvene un cruccio, perché come continuano a ripetere in molti, a ragion veduta, l’importanza della trama in Doom non è maggiore di quella piuttosto pretestuosa dei film per adulti. Ma occhio a Doom Eternal, che una grossa sorpresa la riserva eccome.

Dedali di dannazione

Doom 64 venne supervisionato da chi diede i natali al primo Doom, con Midway che voleva omaggiare i primi titoli inserendo al suo interno tutti i demoni e alcuni livelli extra, scoprendo infine che i limiti della memoria della cartuccia non consentivano l’operazione. Furono salvate però le armi di Doom II, tutte ritornate in Doom 64 con nuovi sprite ed effetti sonori, assieme a delle peculiarità esclusive come l’aspetto della motosega e nuovi dettagli grafici e suoni prodotti da alcune bocche da fuoco.

Doom 64 ricalca il modello strutturale dei primi capitoli, con livelli costruiti in modo tale da apparire come dei dedali infestati da demoni e mostruosità assortite pronte a divorarvi. Mentre tentate di trovare la strada tra corridoi labirintici in cui (soprattutto per i giocatori di oggi) non è così facile orientarsi, lo scopo è sempre quello di sparare a qualunque essere vi si pari innanzi, sfruttando – ove possibile – barili esplosivi e lo spazio più generoso di alcune aree per una gestione più oculata di sparatorie e movimenti più articolati.

Non c’è molto altro da aggiungere su Doom 64, oltre al fatto che dopo il rinvio di Doom Eternal è diventato d’improvviso un bonus pre-order. Se oggi potrete godervi un design dei livelli soddisfacente, il merito è anche di Id Software, che dovette rimandare l’uscita poiché non pienamente soddisfatta del lavoro di Midway. Midway che poi riuscì non solo a tirare fuori dal cilindro un ottimo Doom, ma anche a trasformarlo in un piccolo oggetto di culto, creando non troppe divisioni tra i pochi detrattori e chi ancora oggi ne esalta le qualità. Ed è giusto così, perché Doom 64 è forse il più macabro e violento titolo della serie, grazie anche ai suoi toni cupi e goticheggianti e alla presenza ancora più preminente di simboli infernali. Non si tratta del migliore, su questo non c’è dubbio, ma la conversione su piattaforme odierne è l’ennesima ottima occasione per dare una chance a un grande classico.

+ Dopo 23 anni, continua a mantenere il suo innegabile fascino
+ Ancora molto godibile, con un’ottima fluidità
+ Buona l’iniziativa di inserirlo come bonus pre-order di Doom Eternal
– Non raggiunge i picchi più alti della serie

7.4

Doom 64 appare oggi come un capitolo troppo lontano dall’era moderna, ma è forse proprio per questo che andrebbe riscoperto, magari subito dopo aver finito la campagna principale di Doom Eternal, saltando dal presente al passato e tornando di nuovo all’inferno mentre si ammira l’evoluzione di una serie destinata a essere immortale.