Doom 64, un tuffo nell’inferno che fu – Recensione

I tempi cambiano, ma Doom è eterno. Ecco la nostra recensione di Doom 64.

Recensione
A cura di Domenico Musicò - 19 Marzo 2020 - 12:01

Non è solo un amabile consiglio per i nostalgici e per gli amanti della serie, ma lo è soprattutto per le nuove leve: recuperate Doom 64, se volete davvero rendervi conto com’era il passato e come si è arrivati al Doom Eternal recensito appena un paio di giorni fa. È importante. Lo è soprattutto per un discorso culturale tutto vostro, legato all’evoluzione della saga, del genere e del medium. Fate lo sforzo di passare sopra quell’aspetto grafico datato che potrebbe disturbarvi, dopo le meraviglie mostrate dall’ultimo capitolo che ha settato nuovi standard.

Doom 64: c’era una volta l’inferno

Pierre Teilhard de Chardin disse: “Il passato mi ha rivelato la struttura del futuro”. Ed è giusto che anche voi – meglio tardi che mai – scopriate le sue fondamenta per comprendere in che modo si sia arrivati a edificare il presente. Sarebbe in realtà molto meglio recuperare il primo Doom, ma anche con Doom 64 non ci si distacca molto della concezione e dall’impostazione classica del capostipite. Arrivato quattro anni dopo il capolavoro che diede origine al mito, Doom 64 uscì originariamente su Nintendo 64 a opera della defunta Midway, che sviluppò il titolo usufruendo della prima versione dell’Id Tech (all’epoca conosciuto altrimenti come Doom Engine).

Doom 64, un tuffo nell’inferno che fu – Recensione

La storia, come già spiegato anche nella recensione di Doom Eternal, non è cambiata molto nel corso degli anni, e le variazioni sul tema sono sempre state talmente trascurabili da non rappresentare mai nulla a cui il giocatore si è particolarmente affezionato (a differenza del gameplay). Ecco dunque che in Doom 64 i giocatori potranno nuovamente vestire i panni del Doom Marine, che neanche a dirlo sarà alle prese con le creature infernali pronte a conquistare il pianeta Terra.

Nella fattispecie, un’entità sfuggita alla prigionia e con dei poteri mistici si rivela in grado di sconfiggere la morte, corrompendo i tessuti decaduti dopo il decesso e riportando dunque in vita i demoni. Tanti, tantissimi demoni. Tutti pronti per essere appunto sterminati dall’unico sopravvissuto in grado di poter respingere la gravosa minaccia, fino a trovarsi faccia a faccia con la regina, o se preferite, “la madre”. Vi lasciamo la sorpresa di scoprire il finale, o di rinfrescarvi la memoria qualora abbiate dimenticato la conclusione. E in fondo non dovrete farvene un cruccio, perché come continuano a ripetere in molti, a ragion veduta, l’importanza della trama in Doom non è maggiore di quella piuttosto pretestuosa dei film per adulti. Ma occhio a Doom Eternal, che una grossa sorpresa la riserva eccome.

Doom 64, un tuffo nell’inferno che fu – Recensione

Dedali di dannazione

Doom 64 venne supervisionato da chi diede i natali al primo Doom, con Midway che voleva omaggiare i primi titoli inserendo al suo interno tutti i demoni e alcuni livelli extra, scoprendo infine che i limiti della memoria della cartuccia non consentivano l’operazione. Furono salvate però le armi di Doom II, tutte ritornate in Doom 64 con nuovi sprite ed effetti sonori, assieme a delle peculiarità esclusive come l’aspetto della motosega e nuovi dettagli grafici e suoni prodotti da alcune bocche da fuoco.

Doom 64 ricalca il modello strutturale dei primi capitoli, con livelli costruiti in modo tale da apparire come dei dedali infestati da demoni e mostruosità assortite pronte a divorarvi. Mentre tentate di trovare la strada tra corridoi labirintici in cui (soprattutto per i giocatori di oggi) non è così facile orientarsi, lo scopo è sempre quello di sparare a qualunque essere vi si pari innanzi, sfruttando – ove possibile – barili esplosivi e lo spazio più generoso di alcune aree per una gestione più oculata di sparatorie e movimenti più articolati.

Doom 64, un tuffo nell’inferno che fu – Recensione

Non c’è molto altro da aggiungere su Doom 64, oltre al fatto che dopo il rinvio di Doom Eternal è diventato d’improvviso un bonus pre-order. Se oggi potrete godervi un design dei livelli soddisfacente, il merito è anche di Id Software, che dovette rimandare l’uscita poiché non pienamente soddisfatta del lavoro di Midway. Midway che poi riuscì non solo a tirare fuori dal cilindro un ottimo Doom, ma anche a trasformarlo in un piccolo oggetto di culto, creando non troppe divisioni tra i pochi detrattori e chi ancora oggi ne esalta le qualità. Ed è giusto così, perché Doom 64 è forse il più macabro e violento titolo della serie, grazie anche ai suoi toni cupi e goticheggianti e alla presenza ancora più preminente di simboli infernali. Non si tratta del migliore, su questo non c’è dubbio, ma la conversione su piattaforme odierne è l’ennesima ottima occasione per dare una chance a un grande classico.

+ Dopo 23 anni, continua a mantenere il suo innegabile fascino
+ Ancora molto godibile, con un'ottima fluidità
+ Buona l'iniziativa di inserirlo come bonus pre-order di Doom Eternal
- Non raggiunge i picchi più alti della serie

7.4

Doom 64 appare oggi come un capitolo troppo lontano dall’era moderna, ma è forse proprio per questo che andrebbe riscoperto, magari subito dopo aver finito la campagna principale di Doom Eternal, saltando dal presente al passato e tornando di nuovo all’inferno mentre si ammira l’evoluzione di una serie destinata a essere immortale.




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