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Diablo II Resurrected | Recensione – Mai nessuno è tornato così in forma dal regno dei morti

La seconda venuta di Diablo anche su console

Sono passati “solo” ventun anni dal quel giugno del 2000, quando Diablo II, diviso in tre CD-Rom, sbarcava su PC dopo lo stratosferico successo del predecessore: un titolo che ha cambiato la storia dei giochi di ruolo d’azione, che può contare ancora su una community attiva ed appassionata e che, oggigiorno, viene considerato (a ragione) un classico.

Diablo II Resurrected

Piattaforma:
PC, PS4, PS5, SWITCH, XONE, XSX
Genere:
dungeon-crawler, hack-n-slash
Data di uscita:
23 Settembre 2021
Sviluppatore:
Blizzard Entertainment, Vicarious Visions
Distributore:
Activision Blizzard

Ecco perché, sebbene stia attraversando uno dei momenti più difficili della sua storia, Blizzard (oggi Activision Blizzard) punta forte sulla nuova versione di Diablo II, ribattezzata Resurrected ed affidata alle sapienti mani dei ragazzi di Vicarious Visions, per apparecchiare la tavola in vista dell’arrivo dell’attesissimo Diablo IV.

Se volete sapere se e quanto questo gioco meriti il vostro tempo e la vostra amorevole nostalgia, non dovete far altro che continuare a leggere.

Il diavolo è nei dettagli

Un oscuro viandante, un male indicibile, la debolezza degli uomini, che lo seguono pur consapevoli della sua empietà: l’incipit di Diablo II Resurrected è identico a quello di ventuno anni or sono, sebbene il nuovo filmato introduttivo, ricreato quasi frame per frame, offra un colpo d’occhio nemmeno lontanamente paragonabile.

Ciò che non è cambiato tra la Blizzard di allora e quella di oggi è la cura per i dettagli, quello stile narrativo asciutto e senza fronzoli, che quasi esalta la “banalità” del male nella sua forma più pura.

 

Il Dialogo tra Tyrael e Marius è esattamente come ce lo ricordavamo e, sebbene l’effetto “wow” non sia più quello di un tempo, la presentazione è ancora di altissimo livello, forse più dell’intreccio in sé, invero semplice e abbastanza prevedibile nel suo dipanarsi.

Nonostante l’effimera vittoria di Tristram, infatti, le forze demoniache sono ben lungi dall’essere sconfitte, e si stanno anzi riorganizzando verso est con sorprendente velocità, devastando tutto ciò che incontrano sul loro cammino.

Le fiamme saranno un perenne compagno di viaggio

Ad impreziosire un avanzamento lineare della storia ci sono un eccellente lavoro di localizzazione, tanto del parlato quanto dei testi, e prove recitative di prim’ordine, che richiamano alla memoria quelle del titolo originale, che pure si muoveva in un contesto assai più acerbo per quanto concerne la spettacolarità del medium videoludico e il suo avvicinarsi ai ritmi ed alla qualità narrativa proprie di un certo tipo di cinema.

Certo, la storia non è mai stata il forte delle produzioni Blizzard, famose piuttosto per l’infinità rigiocabilità e per meccaniche di gioco assuefacenti, eppure ci siamo ritrovati non solo a non saltare nessuno dei dialoghi principali tra i protagonisti (pur conoscendo già le vicende, che questa remaster non ha minimamente modificato), ma a stuzzicare i vari NPC presenti in giro per le mappe a dirci la loro sulla missione nella quale eravamo impegnati al momento.

Le ambientazioni trasudano dolore e distruzione

C’era poco da fare, ma qualcosa in più poteva essere fatto

Se a distanza di oltre due decadi il Diablo II originale continua ad essere giocato da un manipolo di fedelissimi su Battle.net, appare evidente quanto la struttura di gioco ed l’ipnotico loop “esplora, uccidi, razzia” siano invecchiati benissimo, senza bisogno di grossi ritocchi, complice anche la stagnazione del genere di riferimento, che, a parte la mescolanza con i roguelike, ha proposto molto poco negli ultimi anni in quanto a novità.

Ecco che, allora, Vicarious Visions non se l’è sentita di mettere mano al gameplay, identico a quello di vent’anni or sono: il fulcro dell’esperienza di gioco rimane la ricerca della build e dell’equipaggiamento perfetti, nonostante la ripetitività affiori inevitabilmente dopo ore ed ore di gioco.

Elementi fondanti come la generazione casuale dei livelli, comunque organizzati intorno a boss sempre uguali e a temi visivi caratterizzanti, le (obsolete) limitazioni dell’inventario e la rigidità del sistema di classi, che non incoraggia build sperimentali vista la limitatezza dei punti abilità da spendere, tornano dal passato come se i ventuno anni intercorsi dal lancio si siano persi in uno degli esperimenti di Marty Mc Fly e del “Doc” Brown.

Un’altra, grande differenza rispetto al terzo capitolo della serie, l’unico che le generazioni più giovani di giocatori potrebbero aver provato con mano, risiede nel sistema di controllo, qui pensato per mouse e tastiera e in un secondo momento adattato ai controller.

Se l’utenza PC gradirà (differentemente da quanto fece nel 2013 al lancio di Diablo III), quella console potrebbe trovarsi un po’ spiazzata, perché, sebbene l’implementazione del controller si sia dimostrata soddisfacente, è innegabile che la gestione dell’inventario e lo scorrimento tra i menu rimangano molto più comodi optando per l’accoppiata mouse/tastiera, tanto quanto la raccolta degli oggetti lasciati a terra dai nemici sconfitti.

La nostra esperienza di gioco, da utenti console incalliti, non ne ha risentito, complice la grande comodità del controller della Serie X/S, ma ad un occhio attento non sfuggiranno piccole spigolosità dovute all’adattamento di un control scheme in origine pensato per la sola piattaforma PC (e quindi al debutto assoluto su altre piattaforme).

Dove il team di sviluppo avrebbe potuto mettere mano maggiormente, a nostro avviso, è nella cosiddetta “quality of life“: ampliare gli slot a disposizione nell’inventario e, in generale, snellirne la pesante gestione, avrebbe significativamente velocizzato l’esperienza, ancora un po’ troppo legata al continuo andirivieni tra i menu.

 

E badate che chi scrive si è sempre limitato, memore dell’esperienza originale, a raccogliere equipaggiamento magico o leggendario, tralasciando la miriade di robaccia comune: immaginiamo che per i completisti (o i muli da soma, come volete chiamarli), il ristrettissimo spazio inventariale di Diablo II diventerà presto il più terrificante dei nemici da affrontare.

Perché non inserire un tasto che consenta di vendere le cianfrusaglie tutte insieme, ad esempio, o, similmente a quanto fatto con l’oro, inserire opzioni di raccolta automatica del loot, magari basata sulla tipologia (ad esempio “raccogli solo oggetti leggendari” o “solo armi” e così via)?

I puristi avrebbero potuto fare a meno di queste comodità, ma il loro inserimento avrebbe aiutato non poco le nuove generazioni ad avvicinarsi ad uno dei migliori hack’n’slash rpg di tutti i tempi.

In molte circostanze si giocherà avvolti nella più totale oscurità

Sebbene un paio di patch mirate potrebbero bastare a risolvere il problema, segnaliamo anche come permangano (in maniera persino più evidente rispetto al terzo capitolo al lancio) problemi di pathfinding delle unità alleate, particolarmente evidenti qualora si scegliesse il negromante per la propria run: tra i non-morti evocabili e le guerriere arruolabili, succede spesso che uno dei seguaci si perda chissà dove, facendo mancare il suo apporto alla nostra causa.

Al contrario, non getteremmo la croce addosso a Vicarious Visions e Activision Blizzard per gli inevitabili problemi legati al netcode e ai fenomeni di lag riscontrati dai giocatori nelle sessioni online avvenute a ridosso del lancio: al momento di redigere questo pezzo, a circa quattro giorni dal lancio, la situazione è già nettamente migliorata, e siamo sicuri che il supporto post lancio porterà il comparto online a regime in tempi ragionevolmente brevi.

Il lancio contemporaneo su tutte le piattaforme presenti sul mercato (Switch inclusa!) e la lunga attesa dei fan, che si sono fiondati sui server non appena questi hanno aperto i battenti, possono spiegare le problematiche riscontrate, comunque ben inferiori a quelle di altri titoli recenti con budget decisamente superiori rispetto a questa remaster, peraltro proposta a circa quaranta euro nelle sue forme digitali.

Vicarious Visions ha rimesso mano al sistema di illuminazione

Well done

Activision Blizzard ha scommesso sui ragazzi di Vicarious Visions, entrati a far parte del gruppo lo scorso gennaio, perché avevano dato prova della loro abilità nel maneggiare codici vecchi di parecchi anni e riproporli per un pubblico moderno, pur nel totale rispetto del taglio artistico e dello stile originali: era successo tanto con la trilogia dedicata a Crash Bandicoot quanto con la recente raccolta dei due titoli di Tony Hawk.

Siamo felici di constatare come il detto “non c’è due senza tre” stavolta fotografi benissimo la situazione: al netto dei gusti personali, e dell’inevitabile nostalgia dei giocatori meno giovani, Diablo II Resurrected riesce nel duplice intento di proporre un prodotto graficamente al passo con i tempi senza stravolgerne l’estetica originale, comunque richiamabile con una semplice combinazione di tasti (un dorsale ed uno dei tre tasti di servizio al centro del controller Xbox nella versione da noi testata).

 

Questo non significa, come lo stesso team di sviluppo ha tenuto a sottolineare, che questo Resurrected vada a sostituire l’originale Diablo II nel canone della serie, ma, semplicemente, che quanti hanno amato alla follia il prodotto del 2000 (e magari ne conservano ancora intatti i file di salvataggio) possono dormire sonni tranquilli, perché il loro gioco preferito non è stato violentato dalle logiche del mercato e dei gusti odierni.

Tra le differenza più evidenti tra questa nuova versione e quella originale c’è la gestione dell’illuminazione, cui Vicarious Visions ha voluto mettere mano, sebbene in modo discontinuo: in alcune fasi l’impressione, soprattutto su pannelli dalla diagonale generosa, è che Resurrected sia più scuro di Diablo II, laddove, in altri frangenti, sembra invece che l’aura di luce che emana il nostro alter ego sia più ampia di quanto non fosse ventuno anni fa.

Riteniamo però che questa incostanza possa dipendere anche dai nostri ricordi e, soprattutto, dalla tecnologia utilizzata all’epoca, di certo non paragonabile a quella odierna.

I nuovi modelli poligonali, l’effettistica, le animazioni concorrono tutti a restituire un’estetica moderna, estremamente gradevole ma altrettanto rispettosa dei toni e delle scelte stilistiche originali, lasciando soddisfatti anche i fan della prima ora.

A livello meramente tecnico, poi, la nostra duplice prova, avvenuta sia su Xbox One X sia su Serie S, ha evidenziato un’ottimizzazione invidiabile su entrambe le macchine, con dei distinguo.

L'effettistica (come i tuoni) lascia a bocca aperta

Sull’ammiraglia della scorsa generazione di console la risoluzione è in 4K, con una pulizia dell’immagine davvero invidiabile, ma il frame rate si stabilizza intorno ai trenta frame per secondo, laddove, invece, su Serie S è presente il medesimo selettore delle versioni per PC, PS5 e Xbox Serie X.

La scelta, sulla piccola di casa Microsoft, è tra una risoluzione in 4K con 30 frame al secondo (estremamente stabili, per quanto ci riguarda), o una modalità performance che privilegia l’aggiornamento dei frame, che passa a 60 al secondo, al costo di una riduzione della qualità dell’immagine, che sgrana forse un po’ troppo su televisori dalla diagonale ampia, soprattutto nelle zone più buie degli scenari di gioco.

Il ritmo più lento del gioco rispetto al terzo capitolo del franchise e a molti congeneri contemporanei, comunque, rende assolutamente godibile la modalità Grafica, perché i trenta frame al secondo non tentennano mai e la resa grafica non soffre in alcun modo.

In entrambe le modalità, è bene sottolineare come i tempi di attesa siano praticamente nulli, tanto dalla schermata principale all’ingresso in gioco quanto nel caricamento delle nuove aree: parliamo davvero di uno o due secondi al massimo, spesso anche meno, a testimonianza della velocità degli SSD in dotazione alle macchine di nuova generazione.

Molto bene anche dal punto di vista sonoro, con un notevole miglioramento nella qualità dei campionamenti audio, nella scelta delle voci differenti da quelle originali e del riarrangiamento dei pezzi della colonna sonora, impareggiabili nel sottolineare le atmosfere cupe e disperate che hanno contribuito a fare di Diablo II una leggenda nel corso degli anni.

Versione recensita: Xbox One X, Xbox Series S

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8,1

Diablo II Resurrected

Piattaforme: pc, ps4, ps5, switch, xone, xsx
Forse è mancato un po' di coraggio nel mettere mano a certe meccaniche (la gestione dell'inventario su tutte, ma anche il pathfinding), non sappiamo se per volere di Activision Blizzard o dei ragazzi di Vicarious Visions, ma il risultato finale è nondimeno notevole: Diablo II Resurrected riporta in vita un classico senza tempo in tutto il suo splendore. Il rinnovamento dell'intero comparto tecnico, pur nel rispetto della direzione artistica e delle atmosfere originali, è un'altra stella da appuntare al petto del team di sviluppo, che già ci aveva saputo restituire la trilogia di Crash Bandicoot tirata a lucido. Il gameplay, dal canto suo, abbisognava di ben poche modifiche, ed è ancora oggi pericolosamente assuefacente, soprattutto per i fan di vecchia data. Un adattamento buono ma non irreprensibile ai gamepad e le succitate mancate migliorie alla quality of life potrebbero invece frenare i neofiti, che potrebbero mal digerire certe rigidità e la struttura un po' arcaica del titolo, soprattutto se paragonato a tanti congeneri attuali, primo tra tutti Diablo III. In ogni caso, un nuovo viaggio nel gioco rimane caldamente consigliato a tutti gli appassionati del genere di riferimento, anche in considerazione del fatto che nei prossimi mesi Diablo II Resurrected non potrà che migliorare, tanto in termini di netcode quanto di ottimizzazione generale dell'esperienza di gioco.

Pro

  • Remaster di ottima qualità, fedele al materiale originale
  • Giocabile e assuefacente come ventuno anni fa
  • Performance solide su tutte le piattaforme testate
  • Buon adattamento dei controlli ai gamepad...

Contro

  • Si sarebbe potuto intervenire di più sulla quality of life
  • ...ma gestione dell'inventario decisamente scomoda
8,1