Da Google a Siri: un po’ futuro, un po’ 1984? | Le novità tech e social

Google paga i passanti per poter scansionare la loro faccia, Siri che ci ascolta: le ultime novità sul fronte della tecnologia sanno di futuro, e forse un po' di distopia

SPAZIOTECH
A cura di Stefania Tahva Sperandio - 30 Luglio 2019 - 10:15

È tempo di un nuovo appuntamento con SpazioTech, la rubrica settimanale in cui discutiamo delle novità e dei rumor a tema tech e social più chiacchierati di questi giorni. In evidenza, in questo caso, sono le novità legate all’assistente vocale Apple Siri – beccato ad ascoltare gli utenti in momenti inopportuni – e l’idea di Google di pagare i passanti per usare le loro facce per migliorare le sue tecnologie di scanning. Corriamo a grandi passi verso il futuro o fa tutto (e tanto) distopia?

I nuovi iPad in cantiere

Non mancano, come di consueto, le indiscrezioni sul futuro degli iPad, i celebri tablet firmati Apple che dovrebbero tornare almeno con due nuovi modelli. A rivelarlo sono stati i documenti presso il database della Eurasian Economic Commission, che hanno fatto riferimento a due nuovi articoli in arrivo sul mercato.

ipad mini

Difficile, esprimersi in merito alle specifiche: secondo le voci, uno dei due dovrebbe essere il rumoreggiato iPad da 10,2″, che sarebbe destinato a sostituire quello di dimensioni standard, che fino a oggi si era attestata su 9,7″. Sappiamo, in compenso, con certezza i nomi in codici dei due modelli, rispettiva A2200 e A2232. Vedremo come Apple si muoverà per annunciarli e per scoprire a quali specifiche corrisponderanno questi codici.

Apple si prepara al 5G

A proposito di Apple, una delle più clamorose notizie della settimana è legata alla mastodontica acquisizione compiuta dalla compagnia di Cupertino, che nei giorni scorsi ha pagato moneta sonante per diventare proprietaria della divisione smartphone modem di Intel, che lavora alle connessioni per la telefonia mobile.

L’operazione è costata alle tasche di Apple la bellezza di $1 miliardo, pagando il quale Tim Cook e i suoi si sono portati a casa oltre 2.000 dipendenti, ora al lavoro su progetti, idee e proprietà intellettuali prima di Intel e divenuti automaticamente di proprietà della Mela.

iphone xs max

Tutti gli altri dipartimenti di Intel, che non si occupano di produzione di modem per la telefonia smart, rimangono invece invariati e non saranno in alcun modo legati ad Apple, quando l’acquisizione sarà finalizzata con i documenti ufficiali.

WhatsApp si allontana dallo smartphone

Nel 2015, l’applicazione di messaggistica WhatsApp lanciò WhatsApp Web, variante per computer desktop dei suoi servizi, che consente agli utenti di accedere alle loro conversazioni direttamente dal computer. Questo era possibile, però, a patto che lo smartphone su cui si aveva installata l’applicazione WhatsApp, con tanto di login sul nostro profilo, avesse una connessione Internet attiva. In caso di spegnimento dello smartphone, o di mancanza di segnalare per andare online, WhatsApp Web smetteva di funzionare.

whatsapp

In futuro, secondo quanto emerge dalla beta delle novità in lavorazione, non sarà più così: Facebook Inc., proprietaria di WhatsApp, sta infatti lavorando a una versione desktop della sua applicazione di messaggistica, che prescinda totalmente dall’associazione con lo smartphone.

In questo modo, accedere alle proprie conversazioni sarebbe più agile e anche lo stesso account potrebbe essere utilizzato su più dispositivi, anziché essere associato inscindibilmente a uno e uno soltanto.

Sta arrivando il MacBook più caro di sempre?

Non ci sono solo iPad e iPhone, nel futuro di Apple: ci sono anche i suoi computer MacBook. La compagnia della Mela, secondo le ultime indiscrezioni, sarebbe pronta a lanciare un nuovo esemplare già a settembre, con alcune migliorie già trapelate e con, soprattutto, un prezzo che potrebbe spaventare gran parte dei consumatori.

Secondo le voci di corridoio, infatti, il MacBook avrebbe un prezzo a partire da $3.000, il che ne farebbe il più costoso di sempre tra tutte le generazioni dei portatili di Cupertino. Tra le caratteristiche, si parla di un monitor LCD 16″ da 3072 x 1920, mentre la tastiera (come preannunciato da precedenti voci) lascerebbe il meccanismo a farfalla per tornare a una rivisitazione di quello a forbice, più resistente e duraturo.

Finalmente, Samsung Galaxy Fold

Dopo un percorso non proprio privo di ostacoli, finalmente ci siamo: Samsung Galaxy Fold, il primo ambizioso smartphone pieghevole della compagnia coreana, arriverà finalmente sul mercato a settembre 2019. Il telefono, come ricorderete, aveva subito un rinvio dopo i problemi insorti con i primi esemplari inviati alla critica specializzata per le recensioni. In seguito ai problemi, i pre-ordini erano stati annullati (a meno che il consumatore non chiedesse il contrario) e la data d’uscita procrastinata a data da destinarsi.

samsung galaxy fold

Non abbiamo ancora un giorno preciso, ma sappiamo almeno un mese; sappiamo anche, per comunicazione di Samsung, che dopo questo slittamento Galaxy Fold arriverà sul mercato con alcune specifiche migliorate: la “pellicola” che costituisce l’ultimo strato del display non sarà più così facile da rimuovere. Rinforzato anche il corpo, nei suoi lati, in maniera tale da garantire agli utenti una maggior durabilità, anche in caso di urti.

Questa volta, insomma, a meno di altre clamorose sorprese, ci siamo: Samsung Galaxy Fold arriverà a settembre inaugurando l’epoca dei telefoni pieghevoli e svelandoci quale sarà la risposta del mercato di fronte a un terminale di questa tipologia.

La tua faccia per $5

Le tecnologie di face scan stanno divenendo sempre più parte della nostra quotidianità: che sia per sbloccare un dispositivo in sicurezza, per eseguire pagamenti o anche solo per realizzare una emoji personalizzata, i nostri smartphone sono abituati ad avere a che fare con il nostro volto, divenuto una vera e propria chiave d’accesso.

Google intende continuare a lavorare su questo tipo di tecnologie e, a quanto pare, lo sta facendo a New York in modo particolarmente peculiare. Dei testimoni hanno raccontato di essere stati fermati per strada da degli esponenti del gigante di Mountain View che, armati di uno smartphone appositamente celato – probabilmente un prototipo – chiedevano loro di eseguire la scansione del loro volto con il terminale.

Questa procedura, come spiegato da questi dipendenti secondo i testimoni, serviva a fornire dati per il miglioramento delle applicazioni di riconoscimento e di acquisizione facciale. Il prezzo per il disturbo versato a chi ha accettato? $5. Potremmo riassumere, insomma, in la tua faccia per $5, spendibili tra l’altro o con un buono sul rivenditore Amazon o per prendere magari una cioccolata calda da Starbucks.

Mentre alcuni hanno scherzato sulla cosa – chi sul metodo, chi sul fatto che bisognerebbe almeno pagare le persone qualcosa di più – altri hanno puntato il dito sul fatto che Google stia così, di fatto, acquisendo i volti degli individui, immagazzinandoli per migliorare le proprie future tecnologie. Suona un po’ orwelliano anche per voi?

Forse potresti attivarti di meno, Siri

Se già il paragrafo precedente vi ha leggermente inquietanti, questo potrebbe aggiungere la ciliegina sulla torta. Nell’epoca delle cause e delle multe per la questione della privacy degli utenti, infatti, è stato svelato che Siri – l’assistente vocale dei dispositivi Applepotrebbe essere anche più invadente di quanto fosse legittimo aspettarsi.

L’intelligenza artificiale, che dovrebbe attivarsi sentendosi dire “hey Siri”, in realtà percepisce altre parole come tali e si attiva comunque. Altre volte, si attiva anche solo per il rumore di una zip che si chiude – o che si apre, il che già di per sé vi lascia immaginare in quali contesti particolarmente privati potreste ritrovarvi inaspettatamente in tre.

Come rivelato da The Guardian, però, quello che ha turbato maggiormente le persone sulla questione è che Siri non si limiti ad ascoltare: l’audio dei momenti che acquisisce finisce, in alcuni (rari, assicura Apple) casi davanti a dei professionisti che sono chiamati a migliorare l’accuratezza di Siri. Significa, insomma, che potrebbe esserci qualcuno che vi ha sentito mentre eravate impegnati in camera da letto con il vostro partner, semplicemente perché l’iPhone sul comodino o l’Apple Watch sul vostro polso si sono attivati per sbaglio, dando campo libero a Siri.

Questi professionisti hanno rivelato a The Guardian che, tra le conversa–zioni che hanno sentito, ci sono stati rapporti sessuali, scambi privati delle persone con il loro medico, dialoghi di lavoro e perfino scambi per accordi criminosi. Oltretutto, nelle testimonianze affermano anche che Siri riveli la posizione in cui la registrazione è avvenuta, associandola anche al proprietario del dispositivo.

Dal canto suo, Apple ha negato questi dettagli: al compagnia afferma che i dati non sono associati a un Apple ID, per rendere impossibile risalire al proprietario del dispositivo che li ha immortalati. Inoltre, meno dell’1% delle attivazioni giornaliere di Siri viene effettivamente sottoposto a verifiche per il miglioramento della qualità. Non sono tante, insomma. Ma, se ci pensiamo, non sono nemmeno poche.

Anche in questo caso, la questione suona abbastanza distopica: muovendoci verso il futuro, si ha un po’ la sensazione che le tecnologie che noi stessi abbiamo creato, per renderci la vita più connessa e più comoda, svelino al prossimo più di quanto vorremmo su noi stessi. E se qualcuno a quanto pare ha accettato di pagare $5 per dare la sua faccia a Google in nome delle sue future tecnologie, qualcuno accetterebbe di ricevere del denaro in cambio dell’essere registrato da Siri appena abbassa la zip dei suoi pantaloni in dolce compagnia? Probabilmente sì. Ma varrebbe almeno la pena di chiederglielo, prima.

È curioso che, nell’epoca delle disquisizioni, delle mega-multe e dei dibattiti sulla privacy degli utenti del web e dei social, ci siano persone che accettano di buon grado $5 per sottoporsi a un face scan, mentre indossano dispositivi che ascoltano le loro conversazioni e che possono inviarle a una sezione di controllo qualità, ricerca e sviluppo – qualsiasi cosa esse contengano, dolce, brutale, professionale o criminosa che sia. L’epoca della comunicazione a tutti i costi e dei collegamenti volatili sarà probabilmente sempre più anche quella della digitalizzazione di ogni aspetto delle nostre vite, quelli più privati compresi. Tra essere spontaneamente social e venire registrati a propria insaputa, però, dovrebbe ancora esserci un confine – ma forse questo è solo il futuro, e dobbiamo solo accorgerci che non si può più fermare.




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