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Pro
- Combat system con un ottimo potenziale...
- La storia convince e dimostra che Insomniac ci sa fare con Marvel.
- Smembrare dozzine e dozzine di nemici soddisfa dal primo minuto.
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Contro
- ... che però viene sacrificato sull'altare dell'accessibilità.
- Parecchio lineare e ridondante.
- IA dei nemici e curva della difficoltà poco stimolanti.
Il Verdetto di SpazioGames
Disponibile su: PS5
Informazioni sul prodotto
Gestiamo subito l'elefante nella stanza: Marvel's Wolverine non è un capolavoro. Anzi, per molti giocatori cresciuti a pane e action potrebbe persino essere la peggiore produzione targata Insomniac degli ultimi dieci anni. Le ragioni dietro a questo risultato, però, non sono da attribuire a nessun problema tecnico evidente (al netto di qualche sbavatura più o meno grave già corretta con l'ultima patch), o ad alcun caso di "development hell".
Semplicemente Wolverine segue pedissequamente la filosofia di quelle produzioni PlayStation Studios pensate per essere l'equivalente dei blockbuster cinematografici. Tanta azione, sfida tarata al ribasso, regia altamente cinematografica e tanta, tantissima azione. Il classico gioco con dei valori produttivi altissimi, pensato per essere giocato, quasi con disimpegno, quando si torna a casa dal lavoro e ci si vuole solo divertire smembrando tutto assieme a un vecchio amico.
Sotto questo aspetto Wolverine funziona benissimo. Lanciarsi a testa bassa, artigli spiegati, a smembrare tutto quello che ci si trova di fronte è molto più appagante di quello che lascia trasparire dai filmati mostrati fino a ora. Il sangue scorre a fiumi e Insomniac non si è trattenuta, cercando di edulcorare la rabbia primordiale di un personaggio come Logan.
Ma la vera domanda è: basterà questo? Indubbiamente per la maggior parte dei giocatori là fuori sì. Wolverine venderà tanto, divertirà tantissimo e, con Wolverine che farà nuovamente capolino sul grande schermo nei prossimi mesi (dai, lo sappiamo tutti che sarà presente in Doomsday), l'ultima produzione di Insomniac si guadagnerà un posto nelle librerie di migliaia di giocatori, ma sono altresì certo che molti rimarranno delusi.
Tanto Logan, poco Wolverine
Ormai sappiamo che Insomniac, quando si tratta di scrivere delle storie per i personaggi Marvel, sa quali corde toccare. Wolverine, difatti, segue la struttura del primo Spider-Man realizzato dalla software house, trattando le origini del personaggio solo lateralmente, sfruttando l'oscuro passato del protagonista come motore trainante di alcuni avvenimenti e concentrandosi, come fu per il dottor Otto Octavius, sulla genesi di un villain che non vi anticiperò per evitare fastidiosi spoiler.
Gli X-Men non sono ancora una realtà in questa timeline (che fra l'altro è la stessa in cui esiste anche il Peter Parker di Insomniac) e questa peculiare scelta narrativa ha permesso agli sceneggiatori di gestire anche la genesi di tutta una serie di mutanti che, in maniera più o meno impattante, saranno presenti all'interno di questa storia.
Da Jean Grey fino a Toad, i volti noti per gli amanti degli X-Men saranno molteplici e mai introdotti per il gusto di fare puro fan service. In egual maniera, l'enorme passione di Insomniac nei confronti dell'universo Marvel traspare da tutta quella serie di citazioni più o meno evidenti ripartite fra collezionabili, elementi a schermo, documenti, dialoghi fra i personaggi e quell'immancabile tonnellata di costumi con cui adornare Logan.
Capiterà sovente, specialmente per i fan più sfegatati del personaggio, di fermarsi per qualche secondo di fronte a citazioni che faranno riaffiorare nella mente dei lettori questo o quell'episodio particolare della lunga vita editoriale di Wolverine e, almeno sotto questo aspetto, a Insomniac non si può dire proprio nulla.
Quello che, invece, ho trovato meno interessante è la gestione di alcuni personaggi che, proprio in virtù della loro estrema notorietà tra gli amanti dei fumetti, abbassano drasticamente la soglia dell'effetto wow che dovrebbero restituire alcuni colpi di scena.
Rimane comunque un impianto narrativo solido, convincente e capace di trattenere il giocatore a sé fino ai titoli di coda. Logan è scritto bene, molto meno animalesco rispetto alle sue prime, storiche, apparizioni su carta stampata e maggiormente in linea con la trasposizione cinematografica di Hugh Jackman, ma non per questo meno rabbioso, violento o edulcorato.
Tutto fin troppo lineare
Quell'effetto PlayStation Studios di cui vi accennavo in apertura emerge prepotentemente nella struttura di gioco. Marvel's Wolverine è un action-game nel senso più stretto del termine. La maggior parte dei livelli è strutturata come un ampio corridoio dove si intervallano brevi fasi platform, disimpegnate sezioni esplorative e, ovviamente, dozzine e dozzine di scontri frenetici e viscerali.
Una struttura che si distacca parecchio dall'open world dei precedenti Spider-Man (in Wolverine non avrebbe funzionato), ma che sembra fin troppo basica anche per un titolo di questa portata.
Le fasi esplorative, se così si possono chiamare, si riducono a esplorare alcune porzioni di mappa aperta alla ricerca di collezionabili, Porte dell'Incubo (delle brevi sfide a tempo che sbloccano alcuni ricordi del passato del protagonista), casse di materiali (per creare nuovi costumi) e fonti di punti esperienza.
Con una buona dose di pazienza, difatti, si può portare a termine l'avventura principale, con oltre il 90% di collezionabili raccolti, in una forbice che varia tra le 13 e le 15 ore a difficoltà normale. Un monte ore che sulla carta risulterebbe anche adeguato per un action-game strutturato in questa maniera, ma che purtroppo scivola rapidamente in un'eccessiva ridondanza delle situazioni proposte, a meno che non si decida di aumentare la sfida artificialmente.
Il motivo è facilmente riconducibile al fatto che Wolverine non è un action stylish, come ad esempio un Devil May Cry a caso, ma è una produzione molto più cinematografica che, però, non riesce a offrire la stessa varietà di situazioni garantita da altri titoli targati PlayStation.
Al netto di una manciata di sezioni che cambiano completamente registro (alternando momenti altamente frenetici a sezioni fortemente narrative), l'intera esperienza alterna parti lineari a scontri corpo a corpo con nemici sempre più numerosi e, apparentemente, impegnativi.
Fra artigli e arti mozzati
Gestiamo anche il secondo elefante nella stanza: Marvel's Wolverine non ha un combat system anonimo o semplificato. Insomniac ha lavorato bene nel traslare la ferocia, la fisicità e l'agilità animalesca di Logan all'interno degli scontri, riuscendo persino a gestire il fattore rigenerante (da sempre una spina nel fianco per gli sviluppatori che volevano trasporre Wolverine in un videogioco) in maniera intelligente, sfruttandone intelligentemente i vari punti deboli che negli anni sono stati introdotti nella vita editoriale del personaggio.
La struttura è molto semplice e si basa su attacchi leggeri, pesanti e abilità con cooldown, che andranno alternate sapientemente per portare a segno combo letali. A questo si aggiunge il classico albero delle abilità (molto basilare, a dire il vero) che amplia le capacità passive del personaggio e si adopera nello sbloccare alcuni attacchi speciali decisamente efficaci.
Il tutto, ovviamente, adornato da quell'immancabile sistema di schivate, deviazioni e parate, pensato principalmente per abbattere la postura degli avversari più coriacei prima di poter affondare gli artigli nella loro carne. Anche i boss, al netto della Sentinella tanto criticata dal pubblico nelle scorse settimane, sono ben confezionati, con nemici rapidi, letali, con pattern di attacco vari e ben leggibili, che specialmente alle difficoltà più elevate richiedono di sfruttare a dovere tutto il plateau di abilità di Logan per riuscire a portare la vittoria a casa.
Insomma, tutto deontologicamente perfetto, no? E allora cosa non riesce a convincere fino in fondo? Semplice: una IA poco reattiva e una difficoltà a livello normale eccessivamente permissiva.
Laddove lanciarsi a testa bassa a smembrare arti, staccare teste e impalare corpi è dannatamente divertente e soddisfacente, il vedere nel 2026 avversari che ancora aspettano il proprio turno per attaccare (seppur non sempre), che non si accorgono di un NPC alleato che passeggia incurante sul campo di battaglia o che, a difficoltà elevate, si limitano a incrementare la frequenza degli attacchi e a essere letteralmente "spugne da danni", non aiuta a rendere giustizia a un combat system che si rivela, comunque, molto interessante.
Il vero problema, infatti, non risiede né nella struttura del combat system, né nella linearità dell'esperienza: la frizione si genera quando queste due componenti si fondono cercando di soddisfare il numero maggiore di utenti possibile, portando a un alternarsi di momenti esplorativi molto basici che si alternano a scontri dove basta, letteralmente, premere un paio di pulsanti ripetutamente per ripulire le aree.
Questo fa sì che una sfida volutamente tarata verso il basso, unita alla ripetitività delle situazioni proposte, renda l'esperienza finale leggermente tediosa sulla lunga distanza, visto che punta tutto sulla spettacolarità delle esecuzioni e su una storia che, come già spiegato, riesce comunque a spronare il giocatore a raggiungere i titoli di coda.
Questo fa sì che Marvel's Wolverine sia un brutto gioco? Assolutamente no. Come detto a più riprese, diverte, gasa (per usare un termine giovanile) e sicuramente restituisce quella sensazione di essere protagonisti di un blockbuster caciarone ricoperto da ettolitri di sangue ed esplosioni a ogni angolo, ma il tutto si ferma lì.
Il gioco scorre in maniera molto scolastica fino alla fine e poi non offre reali motivazioni per rigiocarlo, se non il voler rivivere la storia dal principio o il cercare l'ultima manciata di collezionabili dimenticati per ottenere il platino.
Un peccato perché, anche nella loro semplicità, i precedenti titoli dedicati a Spider-Man si impegnavano per offrire più varietà pur rimanendo ancorati ad alcune regole di game design che non possono essere ignorate da quelle produzioni che vogliono essere per tutti.
In Wolverine, invece, sembra sempre che Insomniac abbia lavorato con il freno a mano tirato, come se volesse spingere di più sulla difficoltà e sulla tecnicità di alcuni scontri, ma abbia preferito lasciar perdere per non scontentare il pubblico di massa.
Sarebbe bastata una maggiore varietà di situazioni o un'esplorazione più a fuoco e tutto avrebbe avuto un respiro diverso, mentre così resta solo un prodotto molto divertente, con dei valori produttivi altissimi, che si consuma come un film al cinema. Niente di male, sia chiaro, ma è giusto saperlo prima di approcciarlo.
Tecnicamente molto Insomniac
Marvel's Wolverine è realizzato in maniera analoga ai precedenti titoli dedicati a Spider-Man, condividendone gli stessi pregi e difetti. Su PS5 Pro il titolo è graficamente molto convincente, specialmente se giocato in modalità "Qualità", sfruttando a dovere le tecnologie di upscaling proprietarie di Sony per proporre un'immagine d'insieme molto convincente, ricolma di dettagli a schermo e con un accenno di Ray Tracing ben implementato.
Se non lo si vuole giocare a 30 FPS, però, la modalità "Performance" bilancia quasi sempre bene il numero di compromessi necessari per garantire 60 FPS solidi dall'inizio alla fine dell'avventura. In questa modalità, ovviamente, il dettaglio grafico è meno "spaccamascella" e si assiste a qualche texture che si carica leggermente in ritardo nelle scene più concitate, ma in linea di massima rimane quella consigliabile per godersi al meglio la frenetica azione di gioco.
Dove Wolverine scivola è in alcune animazioni dei personaggi, che tradiscono un motore di gioco ancorato al 2018, e in alcune situazioni in cui i prompt a schermo portano a movimenti totalmente inconsueti da parte del protagonista. Niente di tragico, sia chiaro, sono solo sbavature, ma se nei tre titoli di Spider-Man erano sporcature che si giustificavano con il fatto di avere fra le mani una New York viva e pulsante, in una produzione così tanto lineare risultano maggiormente evidenti.
Infine, Marvel's Wolverine è completamente doppiato in italiano, con prove attoriali notevoli e che richiamano le voci che i fan hanno imparato ad amare nei film e nelle serie animate, restituendo ulteriormente quella forte componente cinematografica che il titolo ricerca incessantemente dal primo all'ultimo fotogramma.