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Buon compleanno, PlayStation – ma dove saranno i videogiochi tra altri 25 anni?

Il 29 settembre 1995 PlayStation esordiva in Europa: dove saremo il 19 novembre 2045, quando venticinque anni li compirà PS5?

Non c’era niente di così realistico, diciamoci la verità. All’epoca non potevo averne pienamente coscienza, ma quando sfoggiai quell’immagine pubblicitaria davanti ai miei genitori – il solo tramite che avessi, a dieci anni scarsi, per raggiungere quelle nuove strabilianti tecnologie videoludiche – la verità è che quei calciatori di FIFA 99 che continuavo a mostrargli non erano per niente fotorealistici.

Chiaramente, lo erano se messi faccia a faccia con i titoli di calcio a cui avevo giocato in precedenza, dove il pallone si riduceva per ovvie necessità tecniche a una corsa orizzontale da una porta all’altra e qualche grossolana pedata a un pixel luminoso identificato come la palla. Non che fossi lì pronta a discettare di tecnologie e uso della profondità rispetto alla bidimensionalità, ma è indiscusso che fu proprio la possibilità di passaggio alla tre dimensioni vissuta da quella generazione di console a dare all’originale PlayStation quel la in più, insieme a un prezzo aggressivo, per ritagliarsi una fetta di mercato importante del gaming domestico.

Per me era fotorealistico, non accetto discussioni

Dove non arrivava il fotorealismo arrivava l’immaginazione. Eravamo di fronte ad alcuni dei videogiochi più articolati che avessimo mai visto, in quegli anni (e pensiamo anche che la generazione è la stessa, dorata, di Nintendo 64 e dei suoi capolavori, come The Legend of Zelda: Ocarina of Time), e c’è un motivo per cui tutt’oggi molti appassionati – al di là di qualsiasi insensata e tediosa questione di pedante tifo – hanno un legame speciale con la prima console di casa Sony: perché alcuni ci hanno scoperto i videogiochi.

Altri, ci hanno giocato quelli a cui sono rimasti più legati e che ricordano ancora nitidamente, nonostante siano passati esattamente venticinque anni dal 29 settembre 1995, quando PSX fece finalmente il suo esordio europeo, dopo quello originale giapponese.

Fattore nostalgia

C’è un motore innegabile che spinge tutt’oggi PlayStation, e si chiama fattore nostalgia. Ho soltanto trentuno anni (finalmente un’occasione in cui posso affiancare soltanto alla mia età!), motivo per cui non vissi consapevolmente e in prima persona il vero day-one della console sul mercato europeo, arrivando tardi alla festa solo a 1999 inoltrato, ma la quantità di ricordi nitidi che potrei snocciolare sulla prima console Sony sarebbe degna di un volume di George R. R. Martin.

E, dal momento che sono molti gli esponenti della mia generazione, tutt’oggi videogiocatori, che hanno sviscerato i titoli più noti di PSX, so che la lista potrebbe allungarsi sensibilmente dando parola ai nostri lettori.

Resident Evil 3, 1999 vs 2020

Mi concederò solo una rapida raffica: le prove per le patenti in Gran Turismo. La musichetta del primo livello medievale in Crash Bandicoot 3. Le fughe da Nemesis in Resident Evil 3. L’attesa per l’ascensore nel molo di Metal Gear Solid. La stupida innocenza nell’inserire quel codice trovato in una rivista per scoprire se Lara in Tomb Raider sarebbe esplosa davvero. La testa di Sir Daniel Fortesque che scorrazza su una mano verde in MediEvil 2. Le gemme che chissà-dove-sono per completare al 100% un livello in Spyro 2. Il sacco del maiale cattivo in Tombi, e ora sotto a trovare la porta per la sfida. La maledetta missione iniziale di Driver. Il taser crudele di Syphon Filter, l’esame SeeD a Dollet in Final Fantasy VIII, il pugno fortissimo di Paul in Tekken 3, le ginocchia virtuali sbucciate in Tony Hawk’s Skateboarding e il rampino di Rikimaru e Ayame in Tenchu.

Di citazioni ne mancherebbero a bizzeffe, ma quello che trovate poco sopra è solo un flusso di coscienza relativo ai primi titoli che mi siano venuti in mente. E, come potete notare anche voi, c’è un filo conduttore tra molti dei nomi fatti: in tanti, di quei giochi, sono tornati.

Spyro 2, 2018 vs 1999

Anche i publisher sono ben consapevoli che moltissimi dei giocatori adulti di oggi abbiano sviluppato un’affezione non di poco conto nei confronti dei titoli che hanno tenuto loro compagnia sulla prima PlayStation, molti dei quali erano di altissima qualità. Ecco così tornare Resident Evil 3, ecco tornare gli episodi di Crash e di Spyro, ecco rispolverati MediEvilFinal Fantasy VIII, ecco il ritorno di Tony Hawk, mentre altri franchise semplicemente vanno avanti con nuove iterazioni – come TekkenGran Turismo. Poi, in tutto questo, qualcuno prende polvere da un po’ nonostante sia ricordato nitidamente – basti pensare al clamore dello scorso venerdì per il ritorno di un mero porting di Metal Gear Solid su PC.

Il venticinquesimo compleanno europeo di PlayStation ci ricorda, allora, che noi videogiocatori siamo un popolo di gran nostalgici. La buttiamo spesso e innocentemente su “quando ero piccolo io, i giochi…”, al punto che questo legame è diventato una vera e propria tendenza di mercato, per la prima PlayStation ancora più che per altri marchi.

Vi basti ricordare, al di là di remake o rifacimenti vari ed eventuali, quella che voleva essere la mini-console, PlayStation Classic, un’operazione messa in piedi con poca cura, alla bell’e meglio, e bocciata da critica e consumatori, come a dire: con i miei feels giocherei volentieri ancora io, ma non voglio che se ne prenda gioco nessun altro.

MediEvil 1998 vs 2019

I primi venticinque anni di PlayStation, allora, sono prima di tutto quelli dei bei ricordi dei grandi giochi che ci hanno fatto compagnia, ma anche quelli che ci hanno messo di fronte a una certa ricorsività e a una filosofia dell'”usato sicuro”: chissà se avremmo sorriso o no se nel 1995 per chi c’era dal day-one, nel 1999 per la sottoscritta, qualcuno ci avesse detto che «nel 2019 giocherai MediEvil».

La sineddoche PlayStation

Non ci sono dubbi che, sul mercato italiano in particolare, PlayStation abbia avuto una penetrazione capillare: alzi la mano chi non ha mai sentito qualcuno usare la parola “PlayStation” come sinonimo stesso di “videogioco”. È capitato almeno una volta a ciascuno di noi, magari impegnato su una console Nintendo, di sentirsi dire «stai giocando con la PlayStation». Una sineddoche videoludica nata per caso, dove una parte identifica il tutto, ma che dà un’idea chiara di quanto comune sia diventato negli ultimi venticinque anni il brand di Sony su mercati come il nostro.

Si tratta di un meccanismo vivo più che mai a venticinque anni di distanza (anche se sto riuscendo a introdurre nel linguaggio comune dei miei conoscenti non-giocatori anche un generico “Nintendo” – e ci mancherebbe altro – e “Xbox”, un passo alla volta), che apre la porta a un’altra riflessione, in quest’occasione: quanti sono venticinque anni nel mondo dei videogiochi? O, più precisamente, dove sarà PlayStation tra altri venticinque anni?

L'originale PlayStation

Quanti sono venticinque anni nei videogiochi?

1995 meno venticinque anni fa 1970. Siamo a due anni prima dell’avvento di Pong. Già questo può darci un’idea di quanti siano venticinque anni in un’industria a invecchiamento rapido come quella dei videogiochi. In venticinque anni, dal 1972 al 1997, si arriva da PongFinal Fantasy VII.

Qualche mese fa ho ragionato con voi, sulle nostre pagine, del possibile ciclo vitale delle future nuove console, evidenziando che un tradizionale giro di boa intorno ai cinque anni potrebbe essere anche generoso, in virtù delle attuali tecnologie, dell’eterogeneità di un pubblico sempre più informato e di cambiamenti evidenti nel modo di concepire il modello di vendita del videogame. Ragionamenti a cui non sfugge, ovviamente, nemmeno il brand PlayStation, con l’uscita imminente della sua PS5 il 19 novembre.

25 anni di distanza

Immaginiamoci qui, il 19 novembre 2045, a parlare del venticinquesimo compleanno europeo di PS5. Quanto saranno cambiati i videogiochi, per allora? Quanto le console, che con altissime probabilità saranno un vetusto ricordo dei tempi in cui i giochi si compravano su copie fisiche – «copie fisiche, ma ci pensi? A inizio secolo si compravano i giochi su disco!».

Alcune risposte a questo curioso quesito, in realtà, ci vengono proprio dall’analisi di questi primi venticinque anni di PlayStation. Torniamo al 29 settembre 1995 e proviamo a immaginare chi avrebbe potuto prevedere l’avvento del digitale grazie alla banda larga per tutti (quasi…), capace di azzannare il retail e di mettere in ginocchio i tradizionali canali di vendita? Chi avrebbe potuto immaginare che un giorno sarebbe diventato fattibile giocare titoli su smartphone più potenti della prima PlayStation? E, meglio ancora, chi avrebbe potuto immaginare che sarebbe diventato fattibile giocarli su qualsiasi dispositivo, perché tanto ai calcoli e agli sforzi muscolari ci pensa il cloud?

PlayStation ci ha fatto compagnia sul mercato europeo, allora, in questi primi venticinque anni di grandi cambiamenti e reinvenzioni per il mondo dei videogiochi, dall’avvento e l’affermazione del gaming in tre dimensioni. A partire da oggi, e in vista di PS5, lo farà per un nuovo ciclo, magari nuovamente da un quarto di secolo, che potrebbe portare i videogiochi a cambiare ancora di più di quanto non lo abbiano fatto in passato. Dopotutto, l’effetto wow della grafica fotorealistica è ampiamente superato e portato agli estremi, se pensiamo a quanto buchino lo schermo gli sguardi umidi di lacrime o odio dei personaggi di The Last of Us – Part II: un concetto che anche Atsushi Inaba ha espresso egregiamente.

Dove saremo a venticinque anni da questo?

Il futuro, allora, è nella velocità, nella ricchezza dei contenuti simultanei su schermo, nei dettagli degli scenari, nella gestione degli effetti di luce – certo – ma è anche nelle modalità di fruizione del videogame. Da qui a venticinque anni, insomma, macchine più potenti e una sempre maggior sensibilità per il gioco online e in digitale non saranno le novità che ci aspetteranno al varco. Saremo anche tutti inguaribili nostalgici, ma mentre ci guardiamo indietro l’industria continua a correre e differenziarsi e siamo pronti, moneta alla mano, a premiare chi saprà offrirci l’esperienza da gaming migliore.

Dove atterreremo tra venticinque anni è difficile da prevedere, a dire la verità è difficile dire perfino se tra venticinque anni parleremo ancora di PlayStation, di Xbox, di Nintendo, considerando che venticinque anni fa c’era un player chiamato SEGA che oggi ha lasciato ampiamente la posizione di platform holder. Posizione alla quale ambiscono, ma nella volatilità del cloud, i giganti Google (Stadia) e Amazon (Luna), mentre Microsoft sta optando per una strategia tentacolare che accontenti chi gioca su smartphone, chi gioca su console, chi gioca su console ma senza pretendere performance high-end, chi gioca su PC, chi gioca perfino attraverso una Android TV.

Venticinque anni dopo, in Europa si passa da PlayStation a PlayStation 5

I primi venticinque anni di PlayStation diventano allora un’occasione: quella per renderci conto di quanto siano i cambiati i videogiochi nel loro insieme, in un quarto di secolo, per provare anche a immaginare all’alba di PS5 quanto potranno farlo ancora da qui ad altri venticinque anni. È difficile trovare risposte scolpite nella pietra, soprattutto in un’industria come questa, ma a novembre 2045 ci immaginiamo probabilmente abituati del tutto a copie immateriali dei giochi. Probabilmente di fronte a un mercato ancora più capillare in cui le piattaforme dedicate potrebbe essere un ricordo – perché ogni cosa con uno schermo e capacità di input è una piattaforma dedicata. E infine, di questo ne siamo certi, ci immaginiamo ancora nostalgici, saltellanti tra un remake e l’altro.

Certo, questo è un discorso che va anche ben al di là della sola PlayStation, ma non abbiamo forse detto che PlayStation nel Belpaese è divenuta volente o nolente sineddoche del videogioco?

Se per scoprire dove sarà PlayStation tra altri venticinque anni, potreste cominciare dallo scoprire dove sarà tra meno di due mesi: trovate qui la pagina dove seguire i pre-ordini di PlayStation 5.