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Company of Heroes 3 è la miglior evoluzione possibile?

Company of Heroes 3 ci immerge nel fronte meridionale della Seconda Guerra Mondiale, ma le novità non si fermano alla nuova ambientazione

Nel 2006 Company of Heroes arrivò come un fulmine a ciel sereno. L’RTS sviluppato dalla sezione canadese di Relic Entertainment raccontò la Seconda Guerra Mondiale in un modo inedito e altamente cinematografico, invertendo inoltre molti degli stilemi classici del genere, ai tempi ancorati ai sistemi tipici dei vari Age of Empires, StarCraft e soci.

Piattaforma:
PC
Genere:
strategico
Data di uscita:
Sviluppatore:
Relic Entertainment
Distributore:
SEGA

Solo sette anni più tardi e qualche espansione dopo, arrivò il tanto atteso secondo capitolo, un timido passo in avanti che ha perfezionato alcune imprecisioni del suo predecessore ma che, a detta di molti, non fece compiere un vero e proprio salto di qualità alla serie. Questo compito, la volontà di distinguersi dalle origini, è invece alla base di Company of Heroes 3 (qui il sito ufficiale) che, con non poca sorpresa – e qui potremmo aprire un libro infinito su come i leak rovinino il gusto della scoperta – siamo stati invitati a provare nei giorni scorsi tramite un corposo evento in digitale.

La guerra alle nostre porte

Dopo aver esplorato il fronte occidentale e orientale con il racconto dei drammatici giorni del D-Day fino alla presa di Berlino, con Company of Heroes 3 Relic Entertainment ha deciso di focalizzarsi su una regione del conflitto spesso dimenticata. Le coste del Mediterraneo, dai deserti del nord Africa fino alle spiagge del sud Italia, saranno lo scenario che accompagnerà gli intensi scontri tra carri pesanti, fanteria e aviazione.

 

Lo diciamo in modo forse fin troppo profetico, ma questa ambientazione ci affascina non poco, sia dal punto di vista tattico/strategico, sia per i risvolti narrativi. Siamo infatti curiosi di vedere come verranno “tradotte” le varie caratteristiche del terreno, se le pesanti dune del deserto influiranno sui cingolati – un po’ come la neve e il ghiaccio nel secondo capitolo – e se le strette viuzze dei nostri paesi verranno sfruttate per rimescolare le carte e per dare un vantaggio alla fanteria contro i mezzi, da sempre veri protagonisti della serie.

Quello che però stuzzica maggiormente i nostri pensieri è la qualità della scrittura. Almeno da questo primo incontro, sembra infatti che i protagonisti della storia non saranno solo i soldati alleati, ma anche partigiani e civili italiani, che giocheranno un ruolo chiave nella caduta del nazifascismo.

E qui la curiosità si mescola ad una perplessità figlia della campagna di Company of Heroes 2, non proprio un trattato di storia e che, in modo fin troppo palese, ha impostato tutta la narrazione sulla figura di un esercito sovietico inetto fino al limite dell’autolesionismo. Ci auguriamo dunque che questa volta la Storia venga trattata con un po’ più di attenzione.

La nostra Seconda Guerra Mondiale

Generali da mouse e tastiera

Il fronte inedito non è però l’unica novità di Company of Heroes 3. In questi otto anni di silenzio quasi assoluto, Relic ha lavorato nell’ombra spalla a spalla con una nicchia di fan, ascoltando i loro desideri e suggerimenti per integrare le varie proposte nel loro progetto finale. Ecco, se fossimo stati interpellati anche noi, con ogni probabilità avremmo messo sul tavolo quella stessa idea che rappresenta il vero cambio di paradigma di questo terzo capitolo: la campagna sandbox.

Rispetto alla serie di missioni lineari che abbiamo imparato ad apprezzare sin dalle origini della serie, avremo ora a che fare con un nuovo livello strategico, un netto passo in avanti anche rispetto a quello appena abbozzato nell’espansione Ardennes Assault.

Un nuovo livello strategico

La nostra prova iniziava esattamente qui, alle prese con una mappa strategica del sud Italia, con un compito non certo facile: spezzare la resistenza nazista e occupare Napoli, punto chiave per la riconquista della penisola.

Attraverso un semplice ed intuitivo tutorial abbiamo così mosso le nostre prime pedine, con una serie di obiettivi volti a valorizzare la profondità di questa nuova componente. Senza avvicinarsi al livello di dettaglio di Unity of Command II – o “peggio” ancora dei vari titoli targati Gary Grigsby – siamo rimasti piacevolmente colpiti da questa fase a turni, perfetta integrazione per le più canoniche battaglie tattiche in tempo reale.

Sono numerosi gli ingredienti utilizzati per dettagliare i piani complessivi strategici, come il fuoco di copertura di una nave corazzata posta a difesa di un porto, il terreno impervio dietro cui coprirsi per evitare i cul-de-sac presidiati da postazioni di mitragliatrici, fino alle sinergie create tra le compagnie e i distaccamenti. Le prime unità sono composte da fanti e mezzi di vario tipo e sono necessarie per sferrare gli attacchi decisivi, ma vanno sostenute con i vari corpi di supporto, per l’appunto quei distaccamenti utili ad esempio per schierare durante le missioni dei camion medici.

Battaglie su vasta scala

Sin da questo primo assaggio, la formula proposta ci appare vincente sotto molti punti di vista. Ogni campagna sarà infatti differente dalla precedente, saremo noi stessi a scegliere dove e quando scendere in prima persona in battaglia, con obiettivi sempre dinamici e missioni che avranno dirette conseguenze, nel bene e nel male, sul prosieguo del conflitto.

L’unica nota cerchiata di rosso è l’integrazione della componente narrativa in questo scenario più aperto, ma con più di un anno a dividerci dalla release finale – il lasso di tempo è stato specificato da Relic stessa – siamo sicuri che anche questo dubbio verrà sciolto nel corso dei prossimi mesi.

Una coreografia di macerie e proiettili

La nostra risalita verso il capoluogo campano prima e verso Roma in seguito era però pesantemente ostacolata dall’aviazione tedesca e l’unico modo per avere il sopravvento nei cieli era dunque occupare un aeroporto ai piedi del Vesuvio in quel di Pomigliano. Nella mappa strategica abbiamo così spostato compagnia e distaccamenti sul punto chiave ed in questo preciso istante siamo stati trasportati con le nostre truppe nel bel mezzo di una classica battaglia in tempo reale in puro stile Company of Heroes.

Questa seconda anima ci è parsa decisamente più tradizionalista, ma siamo certi di aver solo sfiorato la superficie ed è davvero troppo presto per giungere a delle conclusioni. In ogni caso, con alle spalle qualche centinaia di ore passate su i primi due capitoli della saga – senza contare quelle trascorse in compagnia dell’emulo Iron Harvest – non abbiamo faticato a ritrovarci fra il classico base building, il sistema di risorse legato al controllo di certe zone nevralgiche della mappa, gli obiettivi dinamici, il supporto dei bombardamenti aerei, il sistema di coperture e quell’intricato intreccio di carta-forbice-sasso che unisce fanteria, carri e postazioni di mortai e cannoni.

Il supporto di un bel lanciafiamme non si rifiuta mai

Tradizionale non si significa però di scarso interesse o peggio ancora banale, perché sin da questo primissimo sguardo abbiamo subito ritrovato gli elementi che da sempre distinguono in positivo Company of Heroes. Innanzitutto la lettura delle mappe, con un aeroporto che tagliava a metà il terreno di battaglia e che implicitamente suggeriva manovre di accerchiamento e la possibilità di plasmare le strette vie accanto alla pista di atterraggio con la costruzione di torrette difensive sotto la supervisione dei genieri. Mano a mano che venivano conquistate le fette della mappa e aumentava il numero di risorse, anche le truppe alleate a nostra disposizione miglioravano, fino all’ingresso di un M42 che con i suoi cingoli si è aperto la strada fino al quartier generale nazista.

L’intesa battaglia ha avuto il suo epilogo in una strenua difesa della pista appena conquistata, momento in cui abbiamo dovuto sudare le proverbiali sette camicie per aver meglio delle truppe pesanti tedesche. Insomma, come i suoi predecessori, anche Company of Heroes 3 non sarà una passeggiata di salute.

Un attacco notturno

Oltre a questa battaglia inserita nella campagna italiana, abbiamo anche avuto modo di provare una classica schermaglia contro l’AI che, a dirla tutta, ci ha lasciato sensazioni ancora più positive. Proprio in questo scontro ambientato in un ipotetico paesotto nostrano, abbiamo sfruttato più intensamente le due vere novità tattiche. La prima è la possibilità di fare irruzione dentro case già occupate, in modo tale da conquistare posizioni più vantaggiose, la seconda è la pausa tattica, utile per creare una coda di comandi e aver la meglio anche in quelle situazioni più caotiche, che tra esplosioni, apparizioni di Panzer e palazzi fatti saltare in aria non sono certo poche.

Tra novità decisamente corpose, come la campagna in sandbox, e graditi vecchi ritorni, come la battaglie in tempo reale cariche di esplosioni e tatticità, la nostra prima prova di Company of Heroes 3 ha dato parecchi spunti interessanti ed è naturale dunque inserire l’opera di Relic Entertainment nella lista degli RTS del prossimo futuro.

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Piattaforme: pc
Sarà anche per il piacevole effetto sorpresa, ma Company of Heroes 3 ci sembra davvero la miglior evoluzione possibile per la serie. Teniamo i piedi ben ancorati a terra, ma la nuova campagna sandbox, con la sua mappa strategica, le sue unità e la scansione a turni, è il perfetto complemento alle canoniche battaglie in tempo reale. A tutto questo si aggiunge inoltre uno scenario a noi molto vicino, quelle coste mediterranee che non vediamo l'ora di solcare con i nostri possenti cingolati.

Pro

  • La nuova campagna sandbox è un'aggiunta notevole
  • Come RTS, Company of Heroes è da sempre secondo a pochi
  • L'ambientazione è di certo fra le meno "abusate"

Contro

  • Manca ancora tanto tempo alla pubblicazione
  • Siamo curiosi di conoscere la qualità della scrittura