Calendario dell’Avvento 2018 Giorno 19 | L’anno silenzioso di Death Stranding

CALENDARIO DELL'AVVENTO
A cura di Stefania Tahva Sperandio - 19 Dicembre 2018 - 14:31

Ci siamo messi comodi. Ecco cosa abbiamo fatto quando, all’E3 2016, Hideo Kojima poté tornare sul palco, per la prima volta da indipendente, a presentare il suo Death Stranding: ci siamo emozionati perché un tale visionario era finalmente tornato a creare e, subito dopo, ci siamo messi comodi. Il perché? La risposta è palese per chiunque abbia seguito il game designer in tutti questi anni: ci siamo messi comodi perché, sebbene non si parli mai di veri e propri tempi titanici per lo sviluppo di un progetto, il buon Hideo ce la fa sudare, l’uscita di un gioco. E se avevate dei dubbi a riguardo, avrete trovato la vostra risposta nel 2018 di Death Stranding.

Mi chiamo Sam Porter Bridges e…

Dopo l’introduzione alle meccaniche di gioco viste nei primi trailer, quello del 2018 sembrava l’anno del gameplay di Death Stranding. In un certo senso, possiamo dire che lo sia stato: all’E3, nell’inusuale schema della conferenza Sony (che per quanto ne sappiamo, al momento, potrebbe essere l’ultima), il primo gioco della nuova Kojima Productions si è finalmente mostrato in una sorta di nuova forma.

All’epoca della conferenza, come vi riferimmo, Hideo Kojima precisò che proprio la prima metà del video e l’ultima sequenza sono quelle rappresentative dell’aspetto che avrà il gameplay del gioco. Saremo Sam Porter Bridges, saremo un misterioso corriere che affronta pericoli per non è chiaro quale fine e non è chiaro di quale natura, con – manco a dirlo – non è chiaro quale scopo.

death stranding norman reedus

L’E3 2018 è stato anche l’occasione di presentare altri interpreti che affiancheranno Norman Reedus e Mads Mikkelsen nel cast: da Lea Seydoux a Lindsay Wagner, passando per quelli che, qualche mese dopo, sono stati poi i nomi di Troy Baker, Tommie Earl Jenkins e Emily O’Brien. Artisti che il 2018 ci ha svelato come parte integrante dell’esperienza di Death Stranding, nei panni dei personaggi sui quali – indovinate un po’ – vige il più assoluto mistero.

Death Stranding, ossia giocare con il mistero

Proprio il mistero è, per chi conosce Hideo Kojima, la prima fase di gameplay di questo silenzioso Death Stranding. Il game designer è una bestia da social network, ci aggiorna continuamente sulle sue giornate, sui suoi viaggi, ma si è sbottonato pochissimo su ciò che il suo prossimo gioco rappresenterà. Dichiarò all’E3 di voler realizzare un’opera capace di trascendere le generazioni ma non si aprì più di così. Parlò di ambizione, non di idee concrete.

Così, come ai tempi di Metal Gear Solid 4 giocò con i fan con quel “no place to Hideo”, così come giocò con noi con quel fantomatico Phantom Pain a cura di Joakim Mogren, Kojima ha già cominciato a farci giocare a Death Stranding. E il gioco, portato avanti per tutto il 2018, è semplice: dobbiamo mettere insieme i pezzi per capire la natura del progetto.

Hideo Kojima 2018

A prescindere dai suoi silenzi, ci sono arrivati input da qua e da là. Sapevamo fin dal 2017 che sarà a modo suo un gioco d’azione, nel 2018 abbiamo avuto conferme su altri aspetti: Death Stranding sarà un gioco dedicato ai legami tra le persone, secondo l’attore Norman Reedus, mentre nelle scorse ore abbiamo trovato conferma per il fatto che ci consentirà, in qualche modo, di collegarci online gli uni con gli altri.

Dobbiamo aspettarci un’esperienza simil-Journey, in cui uniremo le forze a uno sconosciuto spinti dalla sola e semplice forza data dal voler tenere per mano qualcuno nel nostro percorso? Saranno queste le corde che, secondo Hideo Kojima, caratterizzeranno il gioco e la sua volontà di “tenere vicino tutto ciò che vogliamo proteggere”, a fronte degli altri giochi d’azione che ci armano di “bastoni” per uccidere ciò che ci minaccia?

Appuntamento al 2019, davvero?

Mentre il 2018 – a meno di sorprese di capodanno – ci ha lasciati a brancolare nel buio in merito all’effettiva natura del gameplay del gioco, c’era anche un’altra grande aspettativa per quest’anno, a tema Death Stranding: l’annuncio della data d’uscita. È stata accolta? Nemmeno per idea, ovviamente.

Anche su questa tematica, si brancola ancora tra indizi e riferimenti che fanno ben sperare. Nei giorni scorsi, l’attore Norman Reedus ha detto che possiamo aspettarci la release nel 2019 e, a modo suo, qualche mese fa anche Hideo Kojima ci girò un po’ intorno per parlare di un esordio atteso nel corso del prossimo anno.

Non è tutto, perché dal Giappone è arrivata qualche settimana fa anche la notizia che il gioco che sarebbe in fase di polishing. Per i più atei di arte videoludica tra i nostri lettori, si parla di quella fase in cui tutte le parti dell’opera sono al loro posto e si procede a smussarne i difetti e bilanciarne al meglio gli aspetti, in vista della build che sarà battezzata come quella finale del gioco.

death stranding mads mikkelsen

Se il 2018 è stato l’anno del grande mistero, del non detto, possiamo aspettarci che il 2019 sia l’anno del grande day-one del nuovo Hideo Kojima – quello con la barba che ha dovuto seppellire il suo dolore fantasma dietro alla spinta creativa di chi ha amato le sue opere e, anche contro il parere della sua famiglia, lo ha spinto a continuare a inventare e dare sfogo alla sua immaginazione?

Incrociamo le dita, anche solo per capire che cos’è che vuole essere, questo Death Stranding. Che cos’è che vuole essere, ora che come desiderava ma non certo nel modo in cui avrebbe voluto è libero da Metal Gear, Hideo Kojima. Che cos’è che vuole essere, questo gioco taciturno, ombroso e animato da attori e brani su licenza, che tra un Guillermo del Toro e una grande kermesse saltata a pie’ pari, fa risuonare ancora le ambiziose parole del suo autore, di qualche mese fa: voglio realizzare qualcosa per le persone di tutto il mondo che possa trascendere le generazioni, qualcosa che faccia vivere alle persone l’intrattenimento videoludico – e non solo ai giocatori.

death stranding ps5

Tutto sulle spalle del 2019, di un 2018 che va in archivio aggiungendo punti di domanda ai punti di domanda. Di un game designer e un team che vogliono dare prova di sapere reinventarsi come un approdo sicuro dell’arte videoludica e dei quali aspettiamo con i fari puntati la prossima fatica.

Ci abbiamo sperato ma, come in effetti potevamo prevedere, il 2018 non è stato esattamente l’anno di Death Stranding. O, almeno, non come ci saremmo aspettati. Quello che poteva essere l’anno della chiarezza sul gameplay, dell’annuncio della data d’uscita, si è trasformato nei dodici mesi dell’infittirsi del mistero, dell’ingrossarsi del cast. L’anno di una buca sempre più larga scavata dai fan in attesa, dentro alla quale hanno dissotterrato teorie, indizi e aspettative, provando a legarle per scoprire quella che sarà la natura del gioco. E allora, forse, il 2018 è l’anno in cui quei legami, quelle corde che danno titolo al gioco hanno concretamente iniziato la loro esistenza – al di là del mondo virtuale che Kojima Productions sta creando.




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