Ashen: consigli per finire il gioco

By |15/12/2018|Categories: In Evidenza, Speciali|Tags: |

Nella nostra recensione abbiamo sottolineato come Ashen sia un titolo considerevolmente semplificato rispetto al filone in cui si innesta, quello puro e duro dei soulslike. Ciò non toglie che, specialmente per avere successo nelle fasi finali e far sì che da quelle parti vada tutto liscio come all’inizio, qualche suggerimento sia il caso di accettarlo a prescindere da dove si sia arrivato nella storia. Sia perché il titolo ha un discreto innalzamento della difficoltà intorno alla seconda metà, sia perché nella tradizione dei vari Dark Souls e Bloodborne alcune cose anche piuttosto importanti non sono spiegate affatto nel gioco. È per questo che abbiamo pensato di darvi qualche consiglio molto concreto per far sì che non vi perdiate niente e godiate appieno, senza troppe frustrazioni, dell’opera prima di A44.

Disabilitate il multiplayer nei dungeon

In fase di recensione abbiamo precisato come il multiplayer sia il sistema più ambizioso e maggiormente volto alla differenziazione rispetto ai soulslike tradizionali messo in campo da Ashen. Tuttavia, il suo funzionamento è almeno al momento abbastanza complicato e non facilita le cose specialmente durante i dungeon. In questi frangenti, infatti, capita spesso che gli altri giocatori umani, fallibili esattamente al nostro pari, abbiano le nostre stesse difficoltà, e possano perire in battaglia per la troppa fretta di arrivare alla fine del percorso o cadano in un baratro per via dei corridoi stretti e affacciati sul vuoto.

Nel momento in cui perdono la vita, ci condannano senza volerlo a terminare i dungeon completamente da soli perché il respawn del personaggio come altro umano o pg gestito dall’intelligenza artificiale richiede un po’ di tempo (fino al checkpoint successivo). L’IA è di contro meno propositiva ma è una presenza abbastanza costante nel nostro giocato, essendo capace anche di arrecare grande danno ai nemici, e averla affianco in un prodotto progettato per due unità è un bell’aiuto per portare a conclusione la propria sessione senza eccessivi patemi. Il discorso è inverso per i boss ma a parte l’ultimo (o al massimo gli ultimi due) difficilmente avrete bisogno di una mano umana.

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Acquistate sacchetti di scorie con le scorie non spese

Ashen consente di acquistare sacchetti di scorie da utilizzare in un secondo momento rispetto a quando le si compra. È una novità di non poco conto (e una di quelle semplificazioni che menzionavamo in apertura) che consente di non ritrovarsi in situazioni dove, a causa di una morte inaspettata, si butti via al vento un numero considerevole di scorie, che per il resto hanno la stessa valenza delle anime di Dark Souls. Questa opzione non è disponibile subito nel gioco e si sbloccherà quando arriveremo in una certa area; da allora troveremo la possibilità di acquistare i sacchetti parlando con i mercanti in giro per la mappa, a prescindere dalla loro location, con tre tagli diversi fino a 10.000 unità l’uno.

Nella transazione perderete alcune scorie ma ne varrà sempre la pena perché dopo aver farmato o girato per una porzione della mappa particolarmente ampia, e aver trasformato le scorie in sacchetti, potrete tenerle al sicuro nel vostro inventario – che non sarà toccato dal game over – o persino nella più ampia scorta presso l’Asilo del Ramingo. Una pratica altamente consigliata per evitare di farsi il sangue amaro dopo aver sottovalutato un salto o un nemico che “praticamente si batte da solo” e puntualmente vi manda al creatore.

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Esplorate!

Come abbiamo sottolineato nella nostra recensione, ci sono almeno due motivi che incentivano l’esplorazione in Ashen. Il gioco è infatti in grado di fornire grandi, grandissime ricompense per quanti abbiano l’ardire di uscire dal seminato, a volte dovendo affrontare rischi notevoli come salti in punti poco sicuri della mappa e nemici di livello superiore alla media. Queste possono essere puramente piacevoli panorami da scorgere, mentre nei casi migliori avremo per le mani equipaggiamento di alto rango che non avremmo ottenuto altrimenti e tanti materiali (a volte ridondanti) per l’upgrade delle armi già a nostra disposizione. Considerando la qualità riposta dallo sviluppatore nel world building, godersi questa caratteristica vuol dire godersi gran parte di quanto di buono il gioco abbia da riservare ad oggi.

Inoltre, l’esplorazione è collegata a doppio filo con il completamento delle side quest: queste non solo ci dicono del mondo e dei posti che andremo a visitare anche come parte della storia principale, ma forniscono pure upgrade fondamentali ai fini del gioco che sono mascherati sotto contenuti apparentemente secondari, quali il viaggio rapido o lo sblocco di lanterne capaci di emettere più luce, qualcosa di interamente opzionale nel prosieguo del proprio viaggio e che un giocatore disattento potrebbe imperdonabilmente ignorare. Fino almeno al penultimo step, il consiglio è di giocare tutte le missioni secondarie prima del boss finale – l’ultimo non riserva grosse sorprese né chissà che ricompensa, salvo rare eccezioni, ma arrivati a quel punto vorrete vedere la conclusione delle vicende di ciascun personaggio.

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Non fissatevi su una sola arma

Nel nostro playthrough abbiamo scelto un’arma abbastanza presto e l’abbiamo portata con noi fino alla fine per sbloccarne tutti e sette gli upgrade “cinerei” possibili. Qualcosa che negli altri soulslike generalmente non è possibile, visto che sono tutti o quasi equipaggiati con un deterioramento più o meno aggressivo dell’arma. Incuriositi da questo cambiamento rispetto alla formula, e anche incoraggiati, abbiamo ruotato poco il nostro ferro prima di arrivare alla battaglia con il boss finale. In quell’occasione abbiamo dovuto cambiare necessariamente l’arma perché questa non aveva alcuna capacità di attacco critico dalla sua e soprattutto aveva un peso eccessivo, che ci rallentava mentre sferravamo un colpo contro un nemico obiettivamente velocissimo e con un’elevatissima stamina.

Questo episodio ci ha raccontato una cosa molto chiara, ovvero che non è il caso  di concentrarsi su una sola arma specie nelle fasi iniziali perché le esigenze cambiano in corso d’opera e il gioco ricompensa l’esplorazione, come dicevamo sopra, con un buon quantitativo di armi tra cui scegliere e di livello sempre superiore: vi capiterà di trovarne di già cineree +3, ad esempio, quindi la base di partenza non sarà sempre da zero. Inoltre, i materiali necessari al potenziamento sono molto, molto comuni, forse troppo, per cui non resterete mai a secco specie nella seconda metà e avrete con un po’ di pazienza nel farmare scorie sempre la possibilità di tenere più di un ferro “aggiornato”.

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Prediligete talismani per la resistenza

In Ashen non esistono attributi del nostro personaggio da potenziare e nemmeno punti esperienza da assegnare. La cosa più vicina al concetto classico di build è la scelta dei talismani, che sbloccheremo completando quest secondarie ed esplorando a patto poi di pagarle 1.000 scorie ogni qual volta vorremo inserirle nel nostro arsenale (sì, anche quando vorremo inserirle per una seconda volta dopo aver già effettuato “l’acquisto” ci sarà da sborsare le scorie richieste). Come abbiamo detto ripetutamente, il titolo di A44 rappresenta una semplificazione di non poco conto rispetto agli altri prodotti del filone soulslike, sia nello snellimento delle meccaniche, sia nella difficoltà vera e propria; in tal senso, non c’è troppo da ragionare dietro la costruzione della build, dal momento che nemici che ci metteranno alla prova e ci spingeranno ad averne una precisa non ce ne saranno almeno per un po’. Sul finire della seconda metà, però, ci saranno uno-due boss, nonché un’area particolarmente probante (oltre che esteticamente squisita), che potrebbero spingervi a prendere in considerazione un ritocco del modo in cui scendete in campo.

Sarà allora che intuirete come sia il caso di scegliere talismani in grado di permetterci di consumare meno resistenza quando sferriamo un attacco e quando ci difendiamo con lo scudo, perché questi nemici saranno capaci di concatenare combo rapidissime a profusione che ci troveranno sguarniti dopo aver difeso due volte (e dunque esposti ad un terzo colpo). E allo stesso modo, vorremo proiettarci all’indietro per levare il disturbo dopo aver assestato un attacco rapido. In tal senso ci sono due talismani appositi da selezionare, oltre ad alcuni generici per allungare la barra della resistenza più o meno cospicuamente, e il suggerimento è di equipaggiarli quanto prima.

Altri suggerimenti sparsi riguardano un invito a non sottovalutare l’uso delle pozioni, specie quelle che vi permettono di avere altri tonici per ripristinare la salute oltre alle “fiaschette” (che sono un massimo di dieci, 8 + 2 tramite talismano, e alla fine potrebbero persino non bastarvi) e ridurre il danno subito dai colpi dei nemici nella porzione conclusiva, e – come per le armi – a non fissarvi su un solo cimelio ma a cambiarlo dinamicamente in base all’area che affronterete. La spesa richiesta di 10.000 scorie inizialmente sembrerà un mondo, ma gradualmente la gestirete in tutta tranquillità. Perché non approfittarne, allora?