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Immagine di The Last of Us Serie TV | Recensione - Resisti e sopravvivi
RECENSIONE SERIE TV

The Last of Us Serie TV | Recensione - Resisti e sopravvivi

Abbiamo visto in anteprima tutta la serie TV di The Last of Us di HBO e Sky Atlantic, ispirata al capolavoro Naughty Dog: leggi la recensione!

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Avatar di Marcello Paolillo

a cura di Marcello Paolillo

Editor-In-Chief

Pubblicato il 10/01/2023 alle 09:01
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Il Verdetto di Cultura POP

stars
10
Con The Last of Us, HBO ha portato a casa la serie perfetta tra quelle ispirate a un videogioco, senza trascurare il fatto che anche chi non ha mai sentito parlare di Joel ed Ellie prima d'ora rimarrà travolto da uno show di rara bellezza, che in appena nove episodi riesce a tratteggiare una storia ancora più ricca e sfaccettata di quella narrata in origine nel 2013. Un plauso quindi a Mazin, Druckmann - nonché al cast di attori e alla produzione tutta - per aver omaggiato nel migliore dei modi uno dei più grandi e struggenti capolavori targati PlayStation di tutti i tempi. Punto e accapo.

Informazioni sul prodotto

Immagine di The Last of Us (Serie TV)
The Last of Us (Serie TV)
  • Sviluppatore: HBO
  • Produttore: HBO/PlayStation Productions
  • Distributore: Sky
  • Data di uscita: 16 gennaio 2023 (S1) - 14 aprile 2025 (S2)

Sin dall'annuncio, la serie TV HBO di The Last of Us è stata osservata con grande attenzione sia dai fan che dagli addetti ai lavori, complice il fatto che parliamo della trasposizione televisiva di uno dei più grandi capolavori della storia dei videogiochi, un titolo – quello sviluppato da Naughty Dog nel 2013 e che trovate nel remake PS5 su Amazon – in grado di trasformare per sempre il medium.

Questo, in primis grazie alla sua capacità di unire una trama dalle tematiche realmente adulte e drammatiche a una giocabilità funzionale che si rifaceva in toto ai classici action adventure di matrice PlayStation, andando ben oltre la classica invasione zombie post-apocalittica a cui titoli simili ci avevano abituato negli anni precedenti (leggasi Resident Evil). Il risultato è stato uno dei titoli più incisivi e discussi di sempre, ancora in grado di generare clamore e interesse a moltissimi anni dall'uscita.

Inutile dire che l'interesse di PlayStation Productions e HBO di realizzare una versione live-action del primo capitolo, aveva subito fatto drizzare le antenne, specie per il fatto che il primo nome coinvolto in questa mega produzione per la TV è uno che negli ultimi anni non è di certo passato inosservato. Parliamo di Craig Mazin, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense in grado di salire alla ribalta grazie a Chernobyl – miniserie televisiva statunitense e britannica, creata e scritta dallo stesso Mazin e diretta da Johan Renck per HBO e Sky, un piccolo fenomeno di culto che in breve tempo è stata accolta in maniera entusiasta dal pubblico di tutto il mondo, Italia inclusa.

Sorprende quindi solo in parte che, con un nome come Mazin dietro al progetto, le aspettative dietro alla serie TV di The Last of Us siano (giustamente) elevatissime, complice anche la partecipazione diretta e attiva di Neil Druckmann, noto per il suo lavoro sul videogioco omonimo e per aver ricevuto premi e candidature a pioggia per i suoi contributi.

Ora che la serie è orma prossima al debutto (in Italia è un titolo che Sky e NOW hanno in esclusiva e in contemporanea assoluta, anche con doppiaggio in italiano) e dopo aver avuto modo di vederla interamente in anteprima, possiamo finalmente fare il punto della situazione.

The Last of Us HBO è davvero la migliore trasposizione televisiva di sempre tra quelle tratte da un videogioco? 

Trama e personaggi

Iniziamo subito col sottolineare una cosa fondamentale ai fini della visione (e della lettura di questa recensione): pur trattandosi di un gioco uscito due generazioni fa, nel testo sottostante non includeremo alcun tipo di spoiler che possa compromettere il godimento dei nove episodi di cui è composta questa prima stagione, ad eccezione delle informazioni ufficiali trapelate dalla produzione dello show.

Vien da sé che chi ha giocato al titolo Naughty Dog sarà ovviamente a conoscenza dello svolgersi degli eventi, incluso il destino di alcuni personaggi, sebbene ciò non rappresenti un difetto in senso stretto (spiegherò poi il perché). Come noto anche ai sassi, questa prima stagione di The Last of Us adatta in maniera estremamente attenta l'intero arco narrativo della Part I, incluso ovviamente anche il DLC Left Behind.

La trama della serie è, quindi, la stessa del gioco: a distanza di vent’anni dall’inizio di una pandemia che ha trasformato per sempre il mondo così come lo conosciamo, un sopravvissuto di nome Joel (Pedro Pascal) viene assoldato per fare uscire una ragazza quattordicenne di nome Ellie (Bella Ramsey) da una zona di quarantena dalla quale è pressoché impossibile fuggire.

L'uomo, ormai privo di uno scopo se non quello di sopravvivere giorno dopo giorno alle avversità di questa nuova società in cui vige la legge del più forte, ha perso la sua amata figlia Sarah (Nico Parker) in concomitanza con l'inizio dell'apocalisse, un evento da cui non si è mai veramente ripreso. La vicinanza con Ellie e il rapporto che pian piano legherà i due trasformerà quella che doveva essere una semplice missione di scorta un in una vera e propria lotta per la sopravvivenza.

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I nove episodi che compongono questa prima stagione incastrano quindi perfettamente eventi e protagonisti già noti ai giocatori PlayStation, con un cast che fa di tutto per infondere un'ulteriore tridimensionalità a dei personaggi già tratteggiati in maniera magistrale da Naughty Dog nel videogioco omonimo: Pedro Pascal e Bella Ramsey, entrambi conosciuti per i loro ruoli nella serie televisiva de Il Trono di Spade, sono perfetti nel replicare le emozioni della coppia "padre-figlia" che sin dai primi istanti non sembra inciampare in un banale effetto copia e incolla, come spesso accade nei prodotti tratti da videogiochi di successo.

L'alchimia tra i due è totale, scrollandosi in breve tempo di dosso critiche e pregiudizi. E se il web si è (spesso scioccamente) diviso tra entusiasti e scontenti della scelta degli attori, il risultato a schermo dà ovviamente ragione ai primi.

Gabriel Luna (Terminator Destino Oscuro) veste i panni di Tommy, il fratello di Joel, con Marlene interpretata a sua volta da Merle Dandridge, ossia l'attrice che prese parte al ruolo anche nel videogioco originale. Nico Parker (Dumbo) è Sarah, la figlia di Joel, mentre il ruolo di Tess è interpretato da Anna Torv (Mindhunter, Fringe).

E ancora: Storm Reid è Riley, l'intima amica di Ellie vista nel contenuto prequel Left Behind, mentre è da sottolineare la partecipazione di Nick Offerman nel ruolo dell'enigmatico Bill, reso maggiormente di spicco grazie ad aggiunte chiave (che non vi riveleremo per non rovinarvi la sorpresa) ma che siamo certi faranno parecchio discutere.

Guarda su

I cambiamenti rispetto ai videogiochi

La serie non si limita quindi a narrare fedelmente gli eventi accaduti in The Last of Us, ma dà la possibilità di esplorare numerosi aspetti del rapporto tra i due protagonisti, grazie anche alla presenza di sotto-trame e storie che non avevano trovato spazio nel gioco.

Mazin e Druckmann hanno infatti scelto di apportate alcune modifiche chiave al fine di creare sfumature narrative concettualmente più realistiche e che meglio si sposano con il concetto di serie televisiva. In primis, l’infezione da Cordyceps: le spore infettive provenienti dai morti che contagiano l’aria sono state eliminate.

Il rischio di fare una classica serie sugli zombie era fin troppo elevato, e il modo in cui il problema è stato del tutto schivato dimostra una maestria che in pochi sarebbero stati in grado di trasportare sul piccolo schermo, se non un talento assoluto come Mazin. Il concetto delle reti interconnesse di funghi è altrettanto angosciante, oltre ad essere in grado di rendere a suo modo ancora più saldo e accorato il rapporto tra Joel ed Ellie.

I Clicker, più realistici e interessanti rispetto al videogioco (e in grado di utilizzare l’ecolocalizzazione per orientarsi) sono infatti solo la punta dell'iceberg, e il perché è presto detto: la serie affonda le sue radici il più possibile nella scienza, in un modo ancora più marcato e convincente rispetto al videogioco.

Considerando che, a suo modo, il fungo causa della mutazione esiste anche nella realtà, questo conferire un maggiore realismo contribuisce all’immedesimazione dello spettatore con le storie dei due protagonisti.

Altra differenza sostanziale è che nella serie TV le vicende saranno ambientate nel 2023, mentre l’inizio della fine del mondo conosciuto sarà collocato nel 2003, anziché nel 2013. Uno scarto temporale di dieci anni esatti, quindi. Nel videogioco Naughty Dog, l’Outbreak Day è il giorno esatto in cui si è diffuso il virus ed è avvenuto il 26 settembre 2013. Nella serie, invece, ciò accadrà nel 2003, cosa questa che piazza l’avventura di Joel ed Ellie nel 2023 e non nel 2033.

Nel videogioco incontriamo Joel e sua figlia Sarah all’inizio dell’epidemia, nel 2013, in un prologo che però non svela in alcun modo l’origine dell’infezione. Nel pilota della serie, invece, è stato necessario inserire un contesto ambientato diversi anni prima, tanto che i primi minuti sono importantissimi per capire ciò che è accaduto prima del 2013.

Le modifiche apportate, che di primo acchito potrebbero fare storcere il naso ai puristi, non sono in alcun modo lesive del risultato finale – anzi, conferiscono al tutto un brio che rende lo show HBO assolutamente perfetto sia per gli amanti del videogioco sia per coloro i quali non hanno mai sentito parlare di Ellie e Joel prima d'ora.

Se, già con la mini serie dedicata a Chernobyl, Mazin era riuscito a narrare una straziante storia vera senza sacrificarne l'intrattenimento televisivo, con The Last of Us il processo creativo è stato pressoché identico: trasformare in "reale" qualcosa che fino ad oggi è esistito solo nel medium videogioco (inutile aggiungere che anche la pandemia di COVID-19 ha costretto a rivedere alcuni dettagli in fase di sceneggiatura).

Anche a livello puramente tecnico e registico, il budget impiegato e la straordinaria dedizione con cui sono state replicate sequenze viste nel videogioco, ha del sorprendente.

Ogni singola sequenza di ogni singolo episodio è stata infatti tratteggiata con efficacia e rara maestria, tanto che il più delle volte vi sembrerà di ripercorrere realmente i sentieri battuti dalla coppia di protagonisti, ma in una maniera del tutto inedita.

Ultima ma non meno importante, la colonna sonora di Gustavo Santaolalla, già compositore della OST del videogioco originale e del suo sequel diretto. Si tratta di un ulteriore elemento di familiarità che non mancherà di commuovere e accompagnarci attraverso un'odissea di lacrime e speranza.

Il modo per spezzare la maledizione delle serie e dei film tratti dai videogiochi è stato quindi quello di adattare una delle migliori storie mai realizzate per un videogame? Assolutamente sì. E per farlo, ci sono voluti di base circa trent'anni di tentativi e insuccessi.

Ignorate quindi chi criticherà la serie per l'aspetto di Ellie o per alcune differenze narrative assolutamente necessarie ai fini del racconto: la serie TV di The Last of Us è – semplicemente – la miglior trasposizione di un videogioco dalla nascita del medium, un prodotto verso cui tutti i successivi tentativi dovranno inevitabilmente confrontarsi.

Una serie seminale, appassionate e commovente, in grado di lasciarvi un vuoto nello stomaco e nel cuore esattamente come accadde con il gioco originale, uscito circa dieci anni fa.

E ricordate: «se vi perdete nel buio, cercate le Luci. Credete nelle Luci.»

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