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Un videogioco con ghiaccio, grazie - I Simpson Il Videogioco

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Avatar di Adriano Di Medio

a cura di Adriano Di Medio

Redattore

Pubblicato il 18/08/2017 alle 00:00

Bentornati a Un Videogioco con Ghiaccio, la rubrica estiva alla scoperta (e riscoperta) dei videogiochi da abbinare a una bibita fredda per superare il caldo estivo. Nell’episodio precedente abbiamo inaugurato il filone dei videogiochi “popolari”, ovvero di quelle opere concepite con uno standard più alto o comunque destinate a mirare al grande pubblico. Dopo la nostra escursione nella Persia mitologica, oggi andiamo a parlare del videogioco tratto da una delle proprietà televisive più universali, amate e apprezzate di tutti i tempi: I Simpson.
Colpisci e corri
L’anno di riferimento è il 2007. La sitcom animata più famosa di tutti i tempi ha già alle spalle più di una trasposizione videoludica: dal vecchissimo coin-op della Konami fino al Road Rage e Hit & Run dell’era PlayStation 2. L’accoglienza non era stata tuttavia mai particolarmente entusiastica, essendo progettati con un gameplay semplicistico o con poco apporto da parte delle menti dietro lo show. Scaduti i diritti di pubblicazione della Vivendi, la licenza passò a Electronic Arts, che fu subito pronta a riprovarci su settima generazione. Col già nominato The Simpsons Hit & Run del 2003 le cose erano tuttavia leggermente migliorate, e anche il pubblico se n’era accorto. Si decise quindi di ripartire da lì dando maggiore coinvolgimento e libertà agli autori e sceneggiatori originali della sitcom. Il risultato è un videogioco dal gameplay tutt’altro che perfetto, ma che riesce pienamente a trasporre quelli che sono i punti di forza dell’originale.
Parodia animata o animata parodia?
La trama de I Simpson Il Videogioco può essere riassunta in due parole: metavideoludica e citazionismo. La prima è quando un videogioco parla di se stesso e del suo mondo, la seconda è quando omaggia e parodia altre proprietà intellettuali. Idee che sono state sempre la forza dello show televisivo, e che finalmente spadroneggiano anche in questo videogioco. A partire proprio dall’incipit: Bart trova per caso il manuale di gioco de I Simpson Il Videogioco, e altrettanto casualmente scopre che il libretto può donare a lui e alla sua famiglia poteri unici e caratteristici. Sarà l’inizio di una lunga odissea. Questa è organizzata in pieno rispetto di quella che è la struttura episodica che ormai è tradizione per la serie: ogni livello è infatti un “episodio”, che racconta eventi indipendenti ma allo stesso tempo collegati da un (qui esplicito) fil rouge. E non è altrettanto un caso che questo videogioco sia stato approcciato dallo staff di scrittori dello show nello stesso modo in cui pensano una stagione intera della serie. A rendere questo feeling ancora più reale intervengono le cutscene. Solo in rarissimi casi si adotta la CG o il motore di gioco, nella maggior parte delle volte si tratta di segmenti appositamente disegnati e animati. Un’idea che, nella sua ovvietà, è geniale per dare a questo gioco una personalità e un’indipendenza che lo portino oltre il basico tie-in. E un altro ruolo essenziale lo svolgono le voci originali della serie, con dialoghi appositamente registrati per il gioco. E per la prima volta, anche la versione italiana non fa eccezione: tutto il cast è presente, dalla celebre Monica Ward per Lisa al compianto Tonino Accolla. Mai come in questo caso i personaggi non sarebbero loro stessi senza le voci che da sempre li hanno accompagnati, e che qui svolgono un lavoro di altissima qualità.
Basilare ma efficace
In realtà, la trama si rivela ben presto una scusa per mettere in scena una grandiosa sfilza di omaggi, citazioni e parodie. A parte le auto-citazioni (appositamente inserite per la gioia dei teledipendenti) il gioco infatti prende in giro praticamente qualunque cosa legata al mondo videoludico. Si passa dagli omaggi estetici e giochi di parole (come Moral Kombat o Sitar Hero) fino a prendere in giro la natura stessa del videogioco e l’industria tutt’attorno. Dall’Uomo dei Fumetti che commenta annoiato i cliché del nostro media fino al livello in cui si entra nel codice di gioco, che appare come un’accozzaglia ribollente di scorie radioattive. E c’è anche l’occasione per graffiare ancor più in profondità: memorabile la scena che vede il Sindaco Quimby e il presidente di EA (con il nome censurato) crogiolarsi in idromassaggio, compiacendosi di come stia vendendo bene tra i bambini il violentissimo Grand Theft Grattachecca.
L’attrattiva quindi è tutta sulla trama e sulle atmosfere originali della serie, ovviamente ricreate alla perfezione. Anche perché il gameplay si mantiene a livelli decisamente basilari. Ci si muove, si agisce e si coordinano i personaggi per risolvere i semplici enigmi ambientali e prevalere sui nemici. Ciascun componente della famiglia ha infatti ricevuto abilità speciali coerenti con il proprio background: Homer può trasformarsi in palla, Bart diviene il celebre Bartman, Lisa ha poteri telecinetici grazie alla meditazione buddhista e Marge può manipolare la folle. Nell’insieme si inserisce qualche piccola variazione come blando platforming e qualche combattimento con boss giganti, ma comunque i livelli si completano senza particolari scossoni.
Spingfield, così com’è
Graficamente parlando, il gioco ha avuto vita facile: niente di meglio del cel-shading per ricreare le atmosfere e il tratto dell’animazione tradizionale. Un compito che riesce senza troppe difficoltà, e che (almeno un po’) riesce a mascherare il disegno semplice degli ambienti e i pochi poligoni a schermo. Interessante tuttavia l’implementazione di Springfield. La città natale della famiglia più gialla del mondo farà infatti da hub principale, dove accedere ai livelli e raccogliere piccoli collezionabili (suddivisi in quattro categorie, una per ogni Simpson giocabile). La rappresentazione della città è ristretta ma assai riuscita, dando un senso sano di “topograficamente corretto”, e rivedere tutti i luoghi celebri dello show nei punti giusti è sempre una soddisfazione.
Parallelamente, il gioco non esibisce una tecnica altrettanto raffinata. Nessun crash o freeze, ma il motore arranca anche in situazioni non particolarmente affollate. I colori eccessivamente accesi potrebbero non piacere a tutti, ma il problema maggiore è la telecamera. È infatti spesso calcolata male o si incastra negli elementi dello scenario, rendendo difficile l’esplorazione dell’ambiente e obbligando a un continuo riposizionamento manuale. Tutti segni di un’ottimizzazione affrettata, e viene spontaneo pensare che sia dovuto al grande numero di piattaforme su cui il gioco è stato distribuito. Si è infatti spaziato dal casalingo al portatile, passando addirittura per la PS2. E diviene altrettanto inevitabile pensare che questo sia avvenuto per cercare di capitalizzare il più possibile il seguito trasversale dello show. Forse la frecciata a EA non era poi così gratuita…

Surreale, arguto e di umorismo garbato e caratteristico, I Simpson Il Videogioco riesce con naturalezza a ricreare le atmosfere e l’ironia dello show. Configurandosi come una vera e propria “stagione dei Simpson in videoludica”, ci porta in una grande omaggio/parodia al medium stesso in cui si inserisce. La sua garbata ironia si scontra con un gameplay semplicistico, ma che risulta ottimo da abbinare al ghiaccio di questo ultimo quarto di estate pre-Gamescom. Ci vediamo il 1 settembre per l’ultima puntata!

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