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Pro
- Perfetto con gli amici.
- Dinosauri e alieni, che volere di più?
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Contro
- Forse si poteva osare un po' di più.
Conclusioni Finali di SpazioGames
Quello di Turok è un nome che molti di voi ricorderanno con molto piacere, con la serie di sparatutto a base di dinosauri che tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio degli anni 2000 ha saputo conquistare centinaia di migliaia di giocatori. Una saga che, nonostante il successo storico e l’affetto viscerale del pubblico, abbiamo visto un’ultima volta nel lontano 2008 con un appena discreto reboot, salvo poi sparire completamente dai radar dell'industria videoludica.
Un silenzio durato fino a poco tempo fa, quando ne è stato finalmente annunciato il ritorno con Turok Origins per PlayStation 5, Xbox Series X/S, PC e Nintendo Switch 2, riaccendendo i riflettori su uno dei franchise più iconici dell'era dorata degli sparatutto.
Un annuncio che ha acceso piacevolissimi ricordi, promettendo di farci tornare a combattere feroci dinosauri come un tempo, ma con una veste moderna e rinnovata. Promesse sicuramente allettanti e che abbiamo avuto modo in quel di Colonia durante la Gamescom 2026 di provare con mano, capendo quindi un po’ meglio di che pasta è fatto questo atteso ritorno firmato Saber Interactive.
Una minaccia da affrontare in compagnia
Turok Origins ci mette di fronte però non solo una minaccia giurassica, ma anche dei feroci alieni intenzionati a spazzare via dall’intera galassia la razza umana. Un’eventualità che dovremo scongiurare in ogni modo e per farlo il titolo ci porterà a viaggiare tra diversi pianeti armi in mano, conducendoci attraverso antichi templi dimenticati dal tempo, canyon desolati sferzati dal vento e floride giungle incontaminate ricche di insidie e vegetazione lussureggiante.
Nel nostro provato durante la fiera tedesca non abbiamo ovviamente avuto modo di esplorare tutto quello che Saber Interactive ci ha promesso per la versione finale del prodotto, ma abbiamo comunque avuto l’occasione di completare una missione in compagnia di altri due giocatori.
Turok Origins, infatti, supporta partite cooperative fino a tre persone, risultando in ogni caso completamente fruibile anche a giocatore singolo per chi vuole semplicemente godersi l’esperienza in totale solitaria senza l'obbligo di trovare compagni online.
È comunque evidente quanto sia decisamente divertente condividere il viaggio con altri utenti, con i quali spalleggiarsi, spartirsi i ruoli e coordinare tatticamente le azioni nelle situazioni più concitate, trasformando ogni scontro a fuoco in una caotica e spettacolare festa della distruzione.
Il Cougar è invece il personaggio ideale per chi ama infliggere ingenti danni concentrandosi sull'offensiva rapida e letale mentre il Raven, infine, è la classe pensata per chi preferisce sfruttare le abilità speciali e la gestione strategica del campo di battaglia, qui coordinate attraverso le innovative abilità chiamate EchoSync.
In Turok Origins è infatti possibile assorbire il DNA dai nemici sconfitti, attingendo sia dai corpi dei dinosauri abbattuti che da quelli degli alieni invasori, ottenendo così preziosi potenziamenti e modificando l’aspetto e le funzioni della tuta del proprio Turok. Meccaniche sulla carta molto intriganti, che introducono una leggera componente di progressione sul campo, ma che abbiamo potuto vedere solo in parte nel corso della nostra prova a Colonia.
La missione che abbiamo avuto modo di vivere si posizionava infatti proprio nei primi istanti del gioco, fungendo da una sorta di rito di iniziazione per il nostro personaggio e presentandoci le meccaniche di base senza sovraccaricarci di informazioni.
Non ci è pertanto stato concesso sfruttare le abilità più avanzate in questo nostro primo approccio con il gameplay, lasciando presagire una curva di apprendimento graduale e ben calibrata.
Un’altra peculiarità del titolo, che abbiamo apprezzato particolarmente durante le fasi pad alla mano, è che esso è interamente godibile sia in prima che in terza persona, con la comoda possibilità di passare da un’impostazione all’altra con la semplice pressione di un tasto. In Turok Origins si può pertanto modificare la propria visuale a piacimento in qualsiasi momento, adattandola al meglio allo stile di gioco preferito, all'arma impugnata e al pericolo che ci si ritrova dinnanzi, garantendo un livello di accessibilità e personalizzazione visiva davvero lodevole per il genere.
Divertimento al primo posto
Al netto di tutte queste caratteristiche che vi abbiamo descritto finora, ci siamo ritrovati dinnanzi alla Gamescom 2026 un titolo senza grandissime pretese, costruito fondamentalmente per farci divertire in compagnia, mettendoci davanti ambientazioni piacevoli e miriadi di nemici da abbattere senza troppi pensieri.
Una filosofia produttiva e ludica che abbiamo già avuto modo di vivere poco più di un anno fa con un altro progetto sempre targato Saber Interactive, ossia quel Toxic Commando che abbiamo premiato all’epoca con un onestissimo 7, confermando la linea guida dello studio per questo tipo di produzioni cooperative di stampo puramente action.
Non ci aspettavamo certo del resto in Turok Origins un comparto shooting all’ultimo grido capace di ridefinire gli standard del genere, un aspetto tecnico in grado di rivaleggiare alla pari con i principali AAA presenti sul mercato o chissà quale rivoluzione ludica epocale, bensì un’opera godibile e piacevole da giocare pad o mouse e tastiera alla mano. Un obiettivo che il nostro hands-on alla Gamescom 2026 ha sicuramente centrato in pieno, soddisfacendo appieno le aspettative che avevamo riposto nel progetto prima di varcare le porte della kermesse.
Alcuni momenti della demo, poi, si sono rivelati particolarmente convincenti e memorabili, come lo scontro finale con un grosso dinosauro corazzato che ci ha visto collaborare attivamente con i nostri alleati per uscirne vincitori senza finire al tappeto.
La possente bestia ci ha infatti dato decisamente filo da torcere con i suoi attacchi ad area devastanti e la sua spessa corazza, obbligandoci a utilizzare nel modo più saggio possibile le nostre abilità speciali e a studiare i tempi di ricarica. Noi ad esempio avevamo scelto la classe del Cougar, dotata di un devastante attacco ravvicinato, che abbiamo sfruttato dopo aver fatto distrarre il colosso da un alleato per evitare di subire interruzioni o attacchi sul più bello.
Non male neanche la gestione della struttura delle missioni da parte di Saber Interactive, capace di intervallare i combattimenti più frenetici e le sparatorie a semplici fasi platform e a piccole azioni interattive, come la distruzione di generatori di corrente alieni.
Un espediente classico ma sempre estremamente efficace all'interno di un'economia di gioco di questo tipo, utile a spezzare il ritmo dell'azione e a rendere l’avanzata dinamica, variegata e mai monotona.