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Alex Kidd in Miracle World DX | Recensione – Il bello della nostalgia

Dal Master System alle console moderne, senza passare dal via

Nostalgia canaglia. Questo è stato il primo pensiero che mi è venuto alla mente quando ho visto, all’incirca un anno fa, il trailer di annuncio del qui presente Alex Kidd in Miracle World DX.

Alex Kidd in Miracle World DX

Piattaforma:
PS4, PS5, SWITCH, XONE, XSX
Genere:
piattaforme
Data di uscita:
22 Giugno 2021
Sviluppatore:
Merge Games, Jankenteam
Distributore:
Mer

Sì, lo so, in genere le recensioni qui sulle pagine di SpazioGames non sono in prima persona, ma qui si mescolano così tanti ricordi da far scendere una lacrimuccia lungo la guancia di un (quasi) quarantenne. Concedetemelo. L’originale, infatti, fu il primo gioco in assoluto ad approdare nelle manine sudate e smaniose del vostro alla tenera età di sei anni, a pochi giorni dal Natale del 1987.

Oggi, oltre che per tediarvi con ricordi infantili, siamo qui per dirvi se il remake firmato Merge Games, in uscita su PS4, Switch (versione recensita) e Xbox One, sia all’altezza di quei ricordi.

Iniziò tutto da lì

Il Master System, console capace di vendere oltre tredici milioni di unità durante il suo ciclo vitale, è purtroppo passato alla storia per essere stata la vittima sacrificale di quell’uragano commerciale che fu il NES di Nintendo.

Eppure, soprattutto in Europa (e in Brasile, grazie ad un accordo con un distributore locale), la sgraziata macchina di Sega fece registrare numeri di tutto rispetto, tra spot con Walter Zenga e Jerry Calà e titoli meritevoli, tra i quali spiccavano i vari episodi della serie Alex Kidd.

le sezioni sottomarine vi faranno guadagnare molto velocemente una scomunica.

Alex Kidd in Miracle World fu a lungo visto come il gioco simbolo della macchina Sega, la risposta all’idraulico baffuto dell’altra sponda, tanto da guadagnarsi l’inclusione nella memoria interna del secondo modello della console, il Master System II, revisione più economica (ma più gradevole alla vista) pubblicata tre anni dopo l’originale.

Da qui, in un pomeriggio piovoso della fine del 1987, partì l’epopea di un bambino di sei anni che aveva posato gli occhi sul Commodore 64 della cugina, scoprendosi follemente innamorato della tecnologia e dei “giochini”, come li chiamavano mamma e papà. Oggi quello stesso bambino, alla soglia dei quarant’anni ma con immutato amore per i videogiochi, si è rimesso a giocare a morra cinese contro i boss di Alex Kidd in Miracle World DX, sul quale i ragazzi di Merge Games hanno speso gli ultimi anni, con un grandissimo rispetto per il materiale originale, punto di partenza e di arrivo di tutti gli sforzi canalizzati dal team di sviluppo, che sospetto essere fan del giovane karateka di Sega almeno quanto il sottoscritto.

Reputo sia opportuno tracciare subito una linea: come molte altre operazioni nostalgia di cui il mercato sembra essersi recentemente infatuato, Alex Kidd in Miracle World DX è un prodotto indirizzato principalmente (se non esclusivamente) ai fan del materiale originale, che avranno modo di rivivere gli infiniti pomeriggi spesi a provare a superare lo stramaledettissimo settimo stage con la libertà, che all’epoca mi era ovviamente negata, di lasciarsi andare al turpiloquio più becero. A meno di non avere figli piccoli capaci di ripetere ogni singola parola udita, sia chiaro.

Il livello lavico è un sempreverde dei platform anni '80 e '90

Statue di pietra

Per i più giovani, o per tutti coloro che acquistarono un Nintendo NES senza pensarci due volte, Alex Kidd in Miracle World era un platform a scorrimento laterale spesso erroneamente accostato a Super Mario, più per via della mancanza di reali mascotte di Sega prima dell’arrivo di Sonic che per effettive somiglianze nel gameplay.

Nei fatti, invece, il titolo Sega era assai più basilare e crudele di quelli sviluppati a Kyoto, con un eroe dall’enorme capacità di salto ma dai controlli non sempre precisissimi (pensate alle caratteristiche di Luigi nei più recenti titoli in 2D del franchise dell’idraulico baffuto), dotato di un pugno dal range molto limitato, che costringeva ad avvicinarsi eccessivamente ai nemici per eliminarli.

Considerando che ogni contatto con questi ultimi causava la perdita di una delle tre vite a disposizione, ecco che la soluzione più ovvia era rappresentata dall’evitare i nemici come la peste, a meno di non sfoggiare uno dei gadget tecnologici del buon Alex, come un elicottero o una motocicletta, capaci di fare strage di avversari e garantire una momentanea invulnerabilità al nostro.

la mappa di gioco in tutto il suo splendore retrò

Ne veniva fuori un gioco a piattaforme incentrato sulla capacità del giocatore di aggirare le creature ostili, girando al largo e cercando di calcolare bene i tempi ed i ritmi dei salti, dove il vero nemico era il level design, che costringeva sadicamente ad infilarsi in pertugi strettissimi a stretto contatto con una fauna abbastanza variegata di animali selvatici.

Il livello di difficoltà era (ed è ancora) assolutamente intransigente, eppure, come da manuale del game design nipponico, la concentrazione, l’abnegazione e la capacità di osservare e migliorarsi portavano sempre al risultato sperato, anche se dopo centododici tentativi, e quindi la voglia di continuare a giocare, che nel mio caso era alimentata anche dall’assenza di altri giochi con cui cimentarmi, non mancava mai.

Paradossalmente, se riproposto una decina d’anni fa, nell’era pre- souls, questo livello di sfida sarebbe stato inaccettabile per l’utenza, poco avvezza alle traversie che hanno forgiato il sottoscritto, ma oggi, con il ritorno in voga dei cosiddetti “giochi difficili”, Alex Kidd in Miracle World DX riacquista una sua ragion d’essere, tanto che il team di sviluppo ha ritenuto, correttamente secondo me, di non proporre una modalità facile.

A dirla tutta, i ragazzi di Merge Games non hanno optato solo in questo caso per una riproposizione il più fedele possibile all’originale: il level design, la dislocazione dei nemici e dei power up, persino il prezzo dei potenziamenti acquistabili nei negozi sono rimasti invariati rispetto a tre decadi or sono, per la gioia dei fan di vecchia data del franchise.

 

Qualche aggiunta, a ben vedere, c’è, ma siamo lontani dai livelli raggiunti da produzioni come Wonder Boy The Dragon’s Trap o Monster Boy and The Cursed Kingdom: una manciata di livelli inediti, realizzati con il medesimo gusto sadico per il posizionamento dei nemici, allunga di un’oretta una longevità comunque risicata, figlia di un’altra epoca videoludica, in cui era la difficoltà dei giochi, ben più della quantità di contenuti, a donare loro una durata più o meno commisurata all’esborso richiesto.

Quella più impattante è sicuramente rappresentata dalla possibilità di regalarsi vite infinite, che, se da un lato rende un po’ più umano il livello di sfida, dall’altro non mitiga la frustrazione che deriva dal ripetere più e più volte un determinato passaggio, evenienza che si è ripetuta oggi quasi con la stessa frequenza con cui capitava durante la mia prima run trentatré anni or sono.

La modalità sbloccabile Assalto ai boss, dal canto suo, propone le sfide contro Janken ed i suoi sottoposti in sequenza, rivelandosi divertente per chi ama sfidare la CPU nelle sue incarnazioni più forti ma esaurendo abbastanza presto il suo appeal.

L'elicottero è uno dei mezzi preferiti del vostro

L’amore per il pixel

A livello tecnico si fatica a trovare punti deboli nel lavoro di rifacimento del team di sviluppo: oltre alla sempre graditissima possibilità di tornare al gioco originale con la semplice pressione di un tasto (nel caso di Switch di uno dei dorsali), la nuova cosmesi di Alex Kidd in Miracle World DX offre uno spettacolo di colori e di animazioni fluidissime, con un notevole impegno profuso per rinnovare e modernizzare la veste grafica senza estraniare i fan della prima ora.

Che siano pianure soleggiate, zone subacquee, piovosi villaggi o vulcani ricolmi di lava incandescente, il team di sviluppo è stato capace di confezionare una grafica che non sfigura affatto se confrontata con quella dei migliori congeneri, senza ombra di rallentamenti o bug di sorta né in modalità tv né in quella portatile, che per questa tipologia di produzioni rimane la mia preferita.

Solo alcuni blocchi sono distruttibili dai pugni di Alex

Come da manuale del remake ben fatto, il gioco include inoltre una duplice traccia audio: se quella originale farà venire gli occhi lucidi solamente ad una piccola percentuale dei nostri lettori, quella moderna ripropone con brio molti dei motivetti originali riarrangiati, con risultati molto gradevoli soprattutto in occasione delle sfide a morra cinese contro i boss sparpagliati per i livelli di gioco.

L’unica questione un po’ spinosa è rappresentata dal rapporto tra l’offerta ludica, che non supera le tre o quattro ore di gioco anche volendo dedicarsi alle modalità accessorie, ed il prezzo richiesto, che è di circa venti euro per la versione digitale: qui come mai la percezione personale può fare la differenza. Se per me, che sono cresciuto provando e riprovando questi livelli, il costo può essere tutto sommato giustificato, chi è abituato a trovare, al medesimo prezzo e con cadenza settimanale, prodotti moderni da decine di ore in saldo sugli store digitali potrebbe (giustamente) trovare eccessivo l’esborso richiesto per il download.

Probabilmente anche solo cinque euro in meno avrebbero risolto la vexata quaestio, ma l’esperienza ci dice che il tempo sarà gentiluomo con coloro i quali sapranno attendere.

Versione recensita: Switch

Se volete giocare il ritorno di Alex Kidd direttamente su Nintendo Switch, approfittate del prezzo su Nintendo Switch Lite proposto da Amazon.

7,0

Alex Kidd in Miracle World DX

Piattaforme: ps4, ps5, switch, xone, xsx
All'apparenza, non è cambiato nulla rispetto ai pomeriggi della fine del 1987: Alex Kidd in Miracle World DX è una copia carbone del titolo originale, con aggiunte limitate (seppur tutte utili), il medesimo, frustrante livello di difficoltà e un level design semplice ma, nel contempo, diabolico. Se all'epoca non potevo imprecare troppo perché ne sarebbe andato della mia incolumità, adesso non posso farlo perché mio figlio di due anni scandalizzerebbe tutte le educatrici del nido la mattina successiva. Allo stesso modo, chiunque abbia speso decine di pomeriggi su un titolo che oggi uno speedrunner completerebbe in un'ora e mezza troverà qui pane per i suoi denti, tanto in modalità restaurata quanto in quella classica, e troverà che i venti euro richiesti siano stati il migliore investimento degli ultimi mesi. D'altro canto, le nuove leve hanno accesso ad offerte più ricche, moderne ed avvincenti altrove, con tantissimi giochi a piattaforme più strutturati, longevi e profondi delle primissime avventure di Alex Kidd: a questi non sconsiglio del tutto di dare le loro attenzioni ad Alex Kidd, ma suggerisco di attendere un corposo calo di prezzo prima di procedere al download.

Pro

  • Nostalgia canaglia
  • Opera di rifacimento di ottima qualità
  • "Il Dark Souls dei platform 8 bit" (cit.)

Contro

  • Probabilmente costa più di quanto dovrebbe
  • Spesso frustrante
  • La concorrenza (soprattutto tu Switch) è agguerrita e migliore sotto vari aspetti
7,0