Ruiner: recensione del gioco di Devolver Digital

Recensione
A cura di YP - 30 Settembre 2017 - 0:00

Imbattersi in un videogioco come Ruiner è una fortuna. Concetto forte ma incredibilmente vero, perché la piccola perla indie dei ragazzi di Reikon Games lascia a bocca aperta per l’idea, lo stile e la realizzazione. Siamo di fronte ad un twin stick shooter, dove l’unico scopo è quello di affettare nemici in quantità e nei modi più variegati possibili. Ma non è questo quello ad averci colpito del gioco distribuito dai ragazzi di Devolver Digital: il gameplay è certamente una delle colonne portanti della produzione, ma è il mondo in cui è impiantato a fare veramente la differenza. Il cyberpunk piace o non piace, c’è poco da fare, ma nel caso di Ruiner non può davvero non essere di vostro gradimento. Una città consumata dalla società, digitalizzata come non mai e popolata da individui singolari, immersi in un cimitero di grattacieli e strutture dall’architettura futuristica e angosciante. Colori caldi ma per nulla accoglienti; il senso di pericolo e spossatezza è costante. L’ambiente è talmente ricco di personalità che la storia passa in secondo piano: si rimane ammagliati dalla cornice e, stage dopo stage, ci s’innamora di questo mondo tanto pericoloso quanto magnetico. Ruiner è davvero un gioco unico, una rarità originale e difficile da dimenticare. Abbiamo passato molte ore a Rengkok city: ecco le nostre impressioni.

La ferocia è la virtù dei forti
Il senso d’inquietudine tramesso da Ruiner arriva in fretta, dal momento in cui ci accorgeremo di come la storia proposta dal team sviluppo in fin dei conti sia solo utile a creare un contesto credibile e visceralmente disturbante. Pad alla mano il gioco è fluido e divertente, per via di una mappatura di controlli ben strutturata e di una visuale isometrica che permette di avere tutto sotto controllo. Come anticipato, lo scopo è molto semplice: avanzare negli stage e uccidere quanti più nemici possibile. Per farlo avremo a disposizione una grande quantità di armi e abilità, che potranno essere potenziate utilizzando i punti che accumuleremo nel corso della nostra run. Ruiner è dinamico e violento: fucili a pompa, mitragliatrici, fucili d’assalto e chi più ne ha più ne metta. Al suo interno conserva anche un’anima trial and error da non sottovalutare, soprattutto a livello di difficoltà medio/alto. Molte boss fight infatti richiederanno più tentativi, questo perché in Ruiner l’approccio è fondamentale e variare le vostre tecniche d’assalto sarà fondamentale. Meglio attaccare ferocemente a testa bassa oppure provare qualche interessante combo? Scoprirete con il tempo quale sarà l’approccio più giusto; non dimenticavi però di godervi lo straordinario mondo di gioco messo a disposizione da Reikon Games. Potrete anche esplorare una porzione di città e parlare con alcuni npc che implicitamente ci faranno capire che questo gioco ha tanto da dare ma avrebbe potuto essere ancora più entusiasmante. Grava infatti un po’ il peso del budget, che obbliga a trascurare alcune attività secondarie che risultano poco rifinite e un bilanciamento della difficoltà non esente da difetti. Nonostante il titolo sia accessibile, capita comunque di imbattersi in stage molto molto impegnativi anche se affrontati a livello normale. Rimane insomma la sensazione di aver giocato un indie dal carattere marcato e unico, anche in una panorama di produzioni che cercano in qualche modo di trovare la chiave di volta per emergere dal sottobosco. Ruiner ci riesce con ferocia e determinazione, grazie ad un stile cyberpunk davvero ammaliante e un gameplay forsennata, arricchito ad alcune chicche più che piacevoli.

Stile incredibile
Gameplay appagante
Rapporto qualità/prezzo ottima


Attività secondarie poco approfondite
Difficoltà non perfettamente bilanciata


8.0

Devolver Digital centra ancora una volta il bersaglio grazie ai ragazzi di Reikon Games. Ruiner è un’avventura di sola andata in un inferno cyberpunk ricco di personalità, fuso ad un gameplay ritmato e stimolante che vi terrà incollati allo schermo per otto ore buone. Peccato solo per una difficoltà non sempre bilanciata e alcune attività secondarie trattate con superficialità. Nonostante questo, siamo di fronte ad una produzione indie ottima.




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