Zombie Army Trilogy, Hitler ha fame di zombie su Switch – Recensione

I nazi-zombie invadono anche la piattaforma ibrida di Nintendo. Leggi la recensione!

RECENSIONE
A cura di Marcello Paolillo - 31 Marzo 2020 - 15:00

Quando Zombie Army Trilogy vide la luce anche su console, nel 2015, sorprese tutti per il suo carico di azione splatter, nonostante non brillasse per chissà quali velleità ludiche. Nato infatti come spin-off horror realizzato da Rebellion della saga di Sniper Elite V2, il gioco ci catapultava verso l’epilogo di una seconda guerra mondiale “alternativa”, in il ritrovamento di misteriosi manufatti in grado di risvegliare i soldati nazisti dalla morte avevano dato allo spietato dittatore Adolf Hitler la speranza di vincere non solo la guerra, ma di dominare il mondo intero. Il pacchetto è ora in procinto di sbarcare anche su console Nintendo Switch, una piattaforma che più che mai in questo anno ha dimostrato una capacità quasi innata di essere terreno fertile per le riconversioni di titoli messi nel cassetto e rispolverati per l’occasione.

Zombie Army Trilogy, Hitler ha fame di zombie su Switch – Recensione

La guerra non è ancora finita

Zombie Army Trilogy, come accennato poco sopra, offre quindi in un unico pacchetto tutti e tre i capitoli principali della serie, proponendo di fatto la stessa azione frenetica vista oltre 5 anni fa su PS4 e Xbox One (e prima ancora anche su PC). La storia alla base della trilogia è, poco sorprendentemente, un mero pretesto per far fuori orde di morti viventi: il tiratore scelto Karl Fairburne si ritrova ad affrontare una missione suicida in una Berlino devastata dalla guerra contro l’esercito nazista, le cui strade si sono però improvvisamente riempite di zombie.

Obiettivo principale del nostro soldato sarà quindi quello di spazzare via ogni forma di mostruosità presente sul suo cammino. Vien da sé che chiunque pretenderà un maggiore spessore narrativo da un gioco del genere è meglio che rivolga le sue attenzioni altrove.

Strizzando l’occhio alla serie di Left 4 Dead prima ancora che a Sniper Elite, Zombie Army Trilogy si propone come una sparatutto basato quasi esclusivamente sulla cooperazione, con quattro giocatori che possono aiutarsi tra loro per avere la meglio sui nazi-zombie. Data la natura maggiormente casual del titolo, non troveremo arene articolate o particolari guizzi di level design ad attenderci: le mappe di Sniper Elite III sono decisamente lontane, così come spesso e volentieri sarà preferibile usare le (tante) armi da fuoco a distanza ravvicinata piuttosto che il caro, vecchio fucile da cecchino. Fucili a pompa, pistole e mitragliatori sono solo la punta dell’iceberg, nonostante il gioco incentivi sempre e comunque a effettuare quanti più headshot possibili (e avendo a che fare con orde di morti viventi, è un invito a nozze).

L’impossibilità di saltare o ripararsi dal fuoco nemico sono inoltre due mancanze con cui chi mastica la serie di Sniper Elite dovrà convivere giocoforza, nonostante l’ormai caratteristico bullet-time – con tanto di effetto del proiettile che penetra al ralenti le varie parti del corpo dei nemici – sia comunque presente (con somma gioia).

Zombie Army Trilogy, Hitler ha fame di zombie su Switch – Recensione

A caccia di nazi-zombie in compagnia

Le meccaniche si risolvono ben presto dall’andare da un punto X della mappa a un punto Y, uccidendo tutti i gruppetti di nemici che incontreremo sul nostro percorso. Gli unici stop concessi saranno quelli – obbligatori, pena la morte – per il rifornimento di munizioni, oltre ai vari checkpoint sparsi per i vari livelli. Meglio precisare che nel caso decideste di affrontare l’avventura a livelli di difficoltà più elevati, potreste avere pane per i vostri denti: gli zombie saranno infatti decisamente più ostici da buttare giù, così come basteranno un paio di morsi ben piazzati per mandarvi al Creatore in men che non si dica.

A tal proposito avrebbe senza dubbio aiutato il sistema di fuoco dalla lunga distanza, decisamente poco sfruttato quando non del tutto assente, visto che la mancanza cronica di posizioni elevate non darà il tempo al giocatore di pianificare alcunché. Le uniche soddisfazioni in tal senso le offrirà il terzo capitolo presente nel pacchetto, indubbiamente il migliore per quanto riguarda level design e struttura generale.

Zombie Army Trilogy, Hitler ha fame di zombie su Switch – Recensione

Parlando nello specifico di questa nuova versione per Nintendo Switch, Zombie Army Trilogy offre alcune nuove funzionalità atte a rinfrescare (di poco) il pacchetto: troviamo infatti una modalità co-op wireless locale, oltre all’utilizzo del motion control, del controller Pro e – dulcis in fundo – il supporto HD Rumble dei Joy-Con.

Lo sparatutto di Rebellion supporta inoltre anche il nuovo sistema di inviti per gli amici messo in piedi da Nintendo, nonostante le novità finiscano qui. Anche dal punto di vista grafico il gioco non offre nulla di eccezionale, sia nelle varie cutscene che nel gioco vero e proprio, con un riciclo piuttosto palese di asset e più in generale un livello di dettaglio non propriamente allo stato dell’arte. È quasi superfluo sottolineare come la cooperativa sia quindi la punta di lancia di un titolo del genere, specie nel caso si voglia affrontare a testa alta la sfida della modalità Orda nelle cinque mappe disponibili, con ondate di zombi sempre più massicce e dure da abbattere. Nel caso si decidesse invece di affrontare il gioco in singolo, la noia prenderà inevitabilmente il sopravvento in brevissimo tempo.

+ Nazisti e zombie, accoppiata vincente
+ Modalità co-op sempre gradita
- Poche novità di rilievo
- Struttura di base piuttosto ripetitiva

6.4

Esattamente come la versione originale uscita su PC e console diversi anni fa, l’edizione Nintendo Switch di Zombie Army Trilogy è uno sparatutto appena sufficiente, capace di distinguersi dalla massa grazie a una modalità cooperativa che saprà regalare qualche momento di ludogodimento (a patto di venire incontro agli evidenti limiti tecnici e strutturali). Per il resto, un comparto grafico non propriamente al passo dei tempi, una certa ripetitività di fondo e più in generale un tasso di sfida mal bilanciato (specie se giocato a livelli di difficoltà più elevati), non permettono alla guerra contro i nazisti zombie di Rebellion di lasciare il segno come dovrebbe. Un po’ un peccato.




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