Breath of the Wild, tre anni fa la nascita di un capolavoro immortale e la fine di Wii U – Speciale

Tre anni dopo, The Legend of Zelda: Breath of the Wild è ancora un trionfo del videogioco

Speciale
A cura di Valentino Cinefra - 3 Marzo 2020 - 16:45

Sono già passati tre anni da quando abbiamo accolto Nintendo Switch e The Legend of Zelda: Breath of the Wild nelle nostre vite da videogiocatori. Rispettivamente una console data per spacciata, all’epoca, e un videogioco di cui, dai trailer, non potevamo lontanamente immaginare l’incredibilità.

Un tipo di esperienza videoludica che è anche difficile da spiegare a parole ai detrattori, che lo siano per principio o per convinzione. Perché, all’epoca, facevamo già fatica a capire cosa il team di Eiji Aonuma avesse preparato per questo capitolo di rottura rispetto al franchise. Tutto nuovo per i fan di vecchia data, ancora più abbacinante la sua bellezza per chi non aveva mai giocato a uno Zelda.

Ripartire da capo per creare qualcosa di nuovo. Come si può spiegare qualcosa di così magico alla furia di chi inneggia ai poligoni ed al frame rate?

Breath of the Wild, tre anni fa la nascita di un capolavoro immortale e la fine di Wii U – Speciale

La fisica del mondo di gioco, fino a quel momento relegata a muscoli da mostrare per gli altri open world, che diventa puro gameplay. La banalità di accorgersi che, quando piove, è quasi impossibile arrampicarsi sulle montagne, un dettaglio semplice quanto imponente che costringe il giocatore a pensare, trovare una soluzione, e successivamente venire premiato per la sua intelligenza. Perché tra le tante cose che Breath of the Wild fa – tra i pochi videogiochi dell’epoca moderna a farlo, sicuramente l’unico in questo modo – è premiare l’intelligenza del giocatore per la creatività.

A partire all’incipit, dall’essenza primaria del gioco: Ganon è là, il castello è visibile da qui, vai e sconfiggilo. “Impossibile”, disse il videogiocatore sorpreso ed impreparato, “Tieni la mia fatina in bottiglia”, replicò lo speedrunner che finì il gioco in un pugno di ore.

La rottura con il passato del franchise che ha generato qualcosa di completamente nuovo. Per esempio è mancato un tema a Breath of the Wild, una cavalcata musicale di quelle che hanno accompagnato ogni capitolo della saga da sempre, in un franchise che ha fatto della sua musica una colonna portante, talvolta anche strumento di gameplay. Ma il silenzio di quella Hyrule sconfitta, le leggere melodie che si avvicendano tra il giorno e la notte, mentre a cavallo (di Epona magari, se avevate una manciata di amiibo con voi) si esplorano quelle terre martoriate, è finito per essere una colonna sonora ancora più reboante dei migliori temi musicali della saga.

Breath of the Wild, tre anni fa la nascita di un capolavoro immortale e la fine di Wii U – Speciale

Perché l’eleganza di Breath of the Wild è nei dettagli, nelle piccole e grandi idee. La narrazione non-lineare fatta di ricordi da scoprire e ricostruire, dove la reiterazione del ciclo vita-morte è il tema principale proposto in particolare dai quattro Campioni di Hyrule, che tra passato e presente condividono la stessa chiamata dell’eroe con un destino che, però, deve essere diverso. La stessa eleganza con cui si chiude il finale per una storia che, lo capiremo qualche istante dopo, non è un lieto fine.

Ganon è sconfitto ma Hyrule è ancora ferita, tutto inutile? No, perché mai come in questo caso conta più il viaggio che la destinazione. Purtroppo non esiste ancora una tecnologia in grado di farci rivivere i ricordi e le esperienze della vita come fossero nuove, ma per inserire di nuovo il DVD di The Legend of Zelda: Breath of the Wild su Wii U mi presterei volentieri come cavia. Un piccolo flashback ce lo regala lo strepitoso trailer di presentazione del 2017, ancora oggi evocativo ed emozionante come pochi altri.

Perché tra le altre cose, l’ultima avventura di Link ci ha concesso di salutare Wii U per l’ultima volta. Una console sfortunata ma adorabile, piena di problemi e potenziale, come un amico di cui non sopporti i modi ma che è sempre il primo ad arrivare quando chiedi aiuto. Il canto del cigno, l’ultimo spettacolo prima di calare il sipario, il “grazie di tutto, nonostante tutto” di quando lasci dietro le sue spalle un grande amore.

Tre anni fa esordivano The Legend of Zelda: Breath of the Wild e Nintendo Switch, ma salutavamo anche Wii U. Da allora l’ultimo titolo della saga di Zelda e l’ultima console Nintendo si sono imposti imposti sul mercato in maniera inaspettata, anche per la Casa di Kyoto stessa.

Voi come avete vissuto questi tre anni in compagnia dell’avventura di Link?




TAG: nintendo switch, the legend of zelda breath of the wild, Wii U