Recensione 11 min

Xbox Series X | Video Recensione – Potenza al servizio di una visione

La next-gen di Microsoft è finalmente pronta a partire, e ha già risolto i problemi chiave di Xbox One

Potrà essere un concetto ormai sfumato, ma l’inizio di una nuova generazione è sempre un momento storico nella vita dei videogiochi e, aspetto a cui francamente teniamo di più, in quella dei videogiocatori. L’avvio di una nuova fase della propria esistenza, da appassionati ma anche da esseri che popolano il pianeta Terra, che avrà una durata – pur con qualche prevedibile tappa intermedia – di sette anni, alla fine della quale ci chiederemo da dove saremo partiti, come ci saremo arrivati, e se saremo delle persone migliori.

Piattaforma:
XSX
Sviluppatore:
Microsoft
Distributore:
Microsoft

Nel caso di Microsoft, il lancio di Xbox Series X rappresenta la certificazione di un nuovo inizio iniziato, perdonerete il gioco di parole, con la nomina di Phil Spencer alla guida di Xbox dopo il disastro dei primi anni di Xbox One.

Il day one del 10 novembre metterà un sigillo su una visione che abbiamo imparato a conoscere da quella intervista di presentazione firmata Major Nelson fino al post su Xbox Wire per annunciare l’acquisizione di ZeniMax Media; ere geologiche scandite dallo scoramento più totale per un presente lontano dai fasti soltanto di un giorno prima (Xbox 360 rimane nella top 5 dei progetti più riusciti nella storia dell’intero colosso di Redmond, progettazione a parte) alla genuina esaltazione per un futuro che sembra roseo come non mai, passando per un culto della personalità di Spencer senza dubbio apprezzato ma, curiosamente, più vicino alle dinamiche dei dirimpettai di Cupertino.

 

E tutti gli ultimi sette anni di Xbox li abbiamo ritrovati, non senza sussulti di sorpresa e piacere, contenuti in una scatola che è stata progettata dal primo all’ultimo teraflops in funzione di quella visione: una console potente e veloce non per il solo piacere di esserlo, ma perché essendo tale avrebbe potuto innestarsi non più soltanto nominalmente nell’ecosistema agnostico di Microsoft e risultarne una convincente punta di diamante.

Parola d’ordine: velocità

Xbox Series X è una console incredibilmente veloce, anche grazie all’ultima ottimizzazione del sistema operativo “comune” a tutte le piattaforme della famiglia Xbox (mobile incluso), e testandola per alcune settimane ogni singola lacrima versata per un SSD meno rapido rispetto alla concorrenza è letteralmente sparito – semplicemente non senti il bisogno di velocità, quella need for speed che invece ti rimaneva in gola avviando la dashboard scattosa e macchinosa sorbita per larghi tratti del ciclo vitale di Xbox One.

Su questa macchina, lascia interdetti quanto sia veloce il passaggio da uno stato di “non gioco” a uno di “gioco”, grazie al mix della nuova dashboard e di un disco a stato solido che potrete pure definire lento ma che abbastanza sicuramente la maggior parte di noi non ha mai visto girare neppure col binocolo sul proprio PC. Snoccioliamo qualche numero: l’avvio della console, dalla pressione del tasto Xbox ad una condizione di utilizzabilità, è di circa 19 secondi, 30-40 secondi in meno rispetto a Xbox One X; senza avvio rapido, ereditato dalla passata generazione, la console rimane per alcuni minuti in uno stato di disponibilità, per cui, se spegniamo ma ci ripensiamo, possiamo ritornare in azione istantaneamente perché tutto rimane in memoria e il sistema di limita a riloggarci.

Un dettaglio della scocca di Xbox Series X.

I tempi di avvio dipendono dal singolo gioco, sia a freddo che specialmente con Quick Resume, ma – a parte qualche eccezione dal mondo degli indie, vedasi The Touryst che carica in appena 5 secondi – abbiamo riscontrato una media tra gli 11 e i 13 secondi dalla pressione del tasto d’avvio alla prima schermata dei riconoscimenti (ne servono tipicamente pochissimi altri per entrare in partita) su produzioni come Forza Horizon 4 e diversi tripla-A già capaci di sfruttare le caratteristiche della piattaforma next-gen ma in attesa, da qui al lancio, della “certificazione” dei singoli sviluppatori.

Per cui, se finora Quick Resume ha legittimamente rubato l’occhio e la scena, è corretto dire che si tratta soltanto di una parte dell’equazione, dal momento che pure il cold boot dei titoli è rapidissimo oltre ogni aspettativa. La dashboard così com’è progettata rasenta la perfezione, con soltanto alcune limature che daremmo qui e lì: la gestione della coda, finora un incubo ad occhi aperti, è ora fluida come non mai ma non è ancora possibile effettuare più download in simultanea o stabilire l’ordine dei singoli elementi, un tocco quest’ultimo che permetterebbe di non stare sempre lì a pasticciare con gli avvii e gli annullamenti per portare in cima quello di cui abbiamo bisogno con più urgenza.

L’esperienza di primo avvio è eccellente, molto meno lenta e invasiva di quella che ci ha accompagnato traumaticamente nel ciclo di Xbox One, e manco a dirlo è bastato un login per ritrovare tutti i progressi del nostro profilo e i salvataggi già pronti all’uso.

Nonostante sia 'venduta' come verticale, Xbox Series X sta comoda anche in orizzontale.

Già in una fase di early access il sistema è parso molto stabile, dovrebbe rimanere tale pure al day one salvo imprevisti, e abbiamo riscontrato qualche sparuta criticità soltanto mentre volevamo giocare durante l’installazione di Dirt 5 e al recupero di Gears Tactics e Gears 5 con Quick Resume, dovuto più che altro al fatto che i singoli giochi vanno allineati manualmente con la nuova funzionalità e, non supportandola in maniera nativa (nel nostro catalogo ne abbiamo ancora che non lo supportano, come Forza Horizon 4 tra i first-party), possono incepparsi di rado fino ad un intervento dall’alto; tutto, comunque, dovrebbe andare a regime per l’uscita.

Se fino ad adesso abbiamo parlato di passaggi da uno stato all’altro, è ora il momento di sottolineare quanto sia veloce la transizione su uno stesso piano, ovvero da un gioco all’altro, e qui entra in scena quel Quick Resume che abbiamo già citato un paio di volte. Quick Resume è una definizione che entra prepotentemente nel glossario di Xbox Series X, non rimanendo soltanto una parola buttata lì su due piedi ma trovato uno spazio persino nel sistema operativo della console, con un bollino che apparirà in alto a destra quando la funzionalità sarà chiamata in causa.

È una feature su cui sarebbe possibile implementare dei perfezionamenti, come sulla gestione della coda, probabilmente perché siamo abituati a tanti miglioramenti apportati in corsa tramite aggiornamenti mensili sulla console last-gen. Quello che abbiamo pensato è che QR non ha una barra apposita peri giochi e quando apri Impostazioni o altre app non ludiche i titoli che stai tenendo a portata di mano vengono sostituiti nella lista rapida disponibile nella Guida; questo fa sì che si arrivi ad un punto in cui non si sappia quali giochi siano effettivamente ancora aperti e quali no, per quanto ciò sia indolore visto che la console provvede da sé a “ripulire” l’elenco quando si accorge di avere troppe pietanze in tavola.

 

Pignolerie a parte, Quick Resume è comunque impressionante per velocità su gran parte dei giochi che abbiamo testato, tra cui per ovvie ragioni non figurano quelli online – di certo è impensabile lasciare il proprio personaggio immobile in un server multiplayer per giorni. I tempi esatti variano da gioco a gioco, per fattori come le dimensioni e le ore o i giorni trascorsi da quando vi abbiamo fatto accesso l’ultima volta (ci è capitato ci rimanessero in memoria prodotti che avevamo completamente rimosso anche di aver solo avviato, giocandoci la domenica e ripescandoli di martedì), ma alcuni esempi possiamo farli: Ori and the Will of the Wisps e The Touryst richiedono 5 secondi, Forager addirittura 3. È da rimarcare come Quick Resume resti in funzione anche spegnendo la console e staccandola dalla corrente, persino dopo aggiornamenti di sistema, e questa è una differenza sostanziale rispetto all’avvio rapido di Xbox One.

La visione di Microsoft, la cui transizione a compagnia di servizi partita sotto Steve Ballmer può dirsi ormai compiuta, è finalizzata anche in campo videoludico alla fornitura di un servizio, e quel servizio si chiama Xbox Game Pass. In virtù di quello che ci siamo detti finora, il platform owner americano ha fatto in modo che fosse veloce 1) entrare in uno stato di gioco da uno di non gioco, ovvero sedendosi sul divano e cominciando una partita ad un qualunque titolo in catalogo; 2) passare da un titolo in catalogo all’altro, in modo da esplorare più e più voracemente le produzioni comprese nell’abbonamento.

Il terzo passo, mosso dalla retrocompatibilità con quattro generazioni di contenuti, era l’allineamento di tutti i giochi su uno standard di qualità non solo accettabile ma pure gradevole, a prescindere dalla piattaforma da cui arrivassero; quando sfogliamo il portfolio di Netflix lo notiamo, sì, ma non siamo portati a lamentarci della qualità scadente di un film perché è stato girato negli anni ’80. È così che Xbox Series X mette in campo una serie di miglioramenti sostanziali sulle performance di tanti giochi già in catalogo, su piani diversi a seconda dell’intervento necessario, dettato ovviamente dall’età di un prodotto e dalle sue caratteristiche di partenza.

Xbox Game Pass è la chiave di volta della next-gen Microsoft.

La generazione di Xbox One ha visto così un incremento dei frame rate e delle risoluzioni, così come una sforbiciata dei tempi di caricamento interni ai gameplay: Gears 5 ha ora un multiplayer a 120fps, il doppio della versione console originale, Sea of Thieves è stato portato finalmente a 60fps fuori dal regno PC (dove, è pur vero, non serviva una macchina troppo performante per averli), Forza Horizon 4 non deve più scegliere tra 1080p60 e 4K30 ma sfreccia direttamente in uno spettacolare 4K a 60fps e richiede appena due secondi di caricamento per un viaggio rapido – qualcosa di trasformativo delle nostre abitudini di giocatori impazienti che alla minima schermata di caricamento prendevano lo smartphone in mano e o si mettevano a giocherellare coi capelli.

Ancora, Gears Tactics permette di scegliere tra cutscene a 30 o a 60fps, e sono tanti i titoli che viaggiano ora più fluidamente senza alcun intervento da parte dello sviluppatore, come ad esempio Grounded di Obsidian, che è già irriconoscibile (nel senso più positivo possibile, dopo le prestazioni inconsistenti su Xbox One X), e la nuova serie di Hitman, ora fisso a 60fps su livelli elaborati come Parigi e Hawke Bay; a dimostrazione che la console ci mette del suo non appena rileva frame rate sbloccati, come farebbe un qualunque PC di fascia alta, senza aspettare l’update di turno.

Sui frame rate il lavoro messo in atto dalla console è palpabile pure sui titoli nativi Xbox 360, che hanno adesso prestazioni molto più solide in alcuni esempi che abbiamo testato, come Fable Anniversary, Perfect Dark Zero e Fallout New Vegas, mentre da un punto di vista estetico è l’aggiunta dell’Auto HDR – un HDR aggiunto in automatico da Xbox Series X – a portare le produzioni di due generazioni fa e specialmente quelli della prima Xbox un po’ più al passo coi tempi, e maggiormente gradevoli specie su pannelli 4K.

La 'retina' superiore è già un marchio di fabbrica.

Abbiamo notato soltanto un lieve stuttering al primo utilizzo dei giochi Xbox 360 e OG Xbox, che dovrebbe sparire in fase di lancio ma non è stato comunque particolarmente sgradevole poiché come si è presentato così se n’è andato, ed è bene sottolineare che l’Auto HDR sia stato disabilitato su giochi in cui Microsoft ritenga non faccia giustizia al lavoro originale degli sviluppatori; è così che, almeno per come sono stati implementati nella fase pre-release, non vedrete tra gli altri Kameo Elements of Power e Fallout New Vegas supportare la funzionalità.

Se è vero che l’immagine restituita sia talvolta troppo luminosa, e possa tornare utile ritoccarla manualmente, va precisato come l’intento originale di Microsoft fosse allineare tutti i giochi in catalogo su un’asticella virtuale, in modo che ciascuno di loro risultasse fruibile senza il freno del “questo è vecchio”: con la retrocompatibilità la memoria storica ha ringraziato, con questi ulteriori step in avanti è la godibilità dei giochi a farlo, perché adesso non si limitano a venire emulati per funzionare ma sono pronti a sfruttare appieno le potenzialità della console su cui girano.

Il primo vero multitasking videoludico

Xbox Series X introduce quello che, di fatto, è il primo vero multitasking videoludico. Come nel passaggio da Wii U a Switch in casa Nintendo, non si tratta di un concetto nuovo per Microsoft, ma di uno fortemente evoluto grazie al ripuntamento del focus della compagnia, ora concentrata appieno sul gaming anziché inseguire derive entertainment, e naturalmente alla maggiore potenza di calcolo della piattaforma ammiraglia.

Un dettaglio della parte superiore 'bucherellata' della console.

Su Xbox One, abbiamo visto come l’intenzione del platform holder americano fosse alternare o quantomeno tenere insieme in maniera seamless la propria TV e i propri giochi, grazie tra le altre cose alla tecnologia dello Snap, mentre su Xbox Series X il principio, benché di partenza sia lo stesso, sia concentrato al 100% sui titoli del proprio catalogo; posso fare più cose insieme su questa console, ma tutte queste cose sono videogiochi.

Ciò apre inevitabilmente tantissime nuove possibilità, come sessioni di mezz’ora su un gioco, mezz’ora su un altro, mezz’ora su un altro, nell’arco della stessa serata e senza interruzioni che possano scoraggiare o far perdere il ritmo della partita. Ovviamente, è un tipo di approccio che ha senso soltanto quando si hanno molti giochi a disposizione e non soltanto quello preso a 80 euro al lancio della console, ed è qui che l’hardware e il servizio vanno un’ultima, la più decisiva, volta a braccetto: un sacco di giochi ce li hai con Xbox Game Pass, per cui see hai Xbox Series X ti abboni per sfruttarla appieno, per com’è progettata, perché avendo pochi titoli ti perdi una sua caratteristica fondante.

Con questo hardware, nella fruizione veloce quanto un xCloud, si punta anche ad abbattere la barriera psicologica dell’avere così tanti giochi in un abbonamento quale il pass: ora puoi iniziarli velocissimamente e riprenderli con la stessa rapidità, sia che sei fuori, sia che sei già dentro una sessione sulla console.

Xbox Series X in tutto il suo 'verticale' splendore.

Potrà sembrare una sfumatura di poco conto ma, grazie a questa “sfumatura”, abbiamo iniziato giochi che non avevamo mai avviato perché non sapevamo se li avremmo ripresi e portati a termine, come The Touryst, Carrion, Children of Morta e tanti altri, e l’aspetto più sorprendente è che passandoci così rapidamente non abbiamo provato quel tipico senso di colpa di quando switch tra un gioco e l’altro prima di averli finiti; è come se fosse venuto giù il muro dei compartimenti stagni in cui dividevo ciascuna esperienza ludica, e vedere che la ruspa in questo caso sia stata una console – quello che generalmente è soltanto il mezzo tramite il quale viviamo un’esperienza, non un’esperienza in sé – è una sorpresa degna della definizione di next-gen.

La prospettiva all you can eat alle spalle di Xbox Game Pass può piacere o meno, ci sono tante discussioni in merito alla sua potenzialità di svilire il contenuto e la sua poesia, e possiamo anche comprenderle al punto che non abbiamo sviluppato nel tempo una posizione ferma al riguardo di un servizio praticamente neonato e i cui effetti sul gaming si misureranno davvero nel giro di una decina d’anni e non di una decina di mesi.

L’impressione è però che Microsoft abbia preso una posizione netta su questo tema, rompendo gli indugi dettati dalla volontà di dare scelta agli appassionati e intervenendo in gamba tesa nel dibattito, proponendo una macchina che, tra OS e hardware così veloci, fondi la propria filosofia generazionale nella possibilità di passare da un contenuto all’altro a cuor leggero. Il giudizio su Xbox Game Pass è stato finora scisso dalla piattaforma su cui girava ma, così, è ora indissolubilmente legato alla piattaforma: se piace Xbox Game Pass, la sua visione dell’intrattenimento e quello che rappresenta per il gaming, piace Xbox Series X.

Il lettore Blu-ray, che Microsoft vuole farci usare sempre di meno.

Mentre i contro sono tutti da verificare nel tempo, i pro di un sistema simile sono piuttosto palesi: sulla nuova console abbiamo iniziato e portato avanti titoli per tot ore che non avremmo neanche provato, complici le loro dimensioni in genere contenute o relativamente contenute e la sostanziosità di un SSD che al netto dell’installazione del sistema operativo lascia oltre 800GB a disposizione.

Nel complesso, in un momento in cui si parla di machine learning delle macchine per imparare dagli umani, passateci la battuta: anche gli umani hanno qualcosa da imparare dalle macchine. Come Quick Resume ha un tetto massimo di giochi che può ospitare in memoria, lo stesso vale per i giocatori, che passando più tempo su questa piattaforma capiranno fino a quanti titoli potranno gestire allo stesso momento e di quali dimensioni; nella nostra prova ad esempio ne abbiamo tenuti insieme tre piccoli ma sappiamo che quando su Xbox Game Pass ci sarà un big sarà difficile farne tre tutti insieme e al massimo valuteremo una produzione tripla-A e una indie.

Cosa c'è sotto, letteralmente, la console.

È un tipo di esperienza nuova per l’utente, davvero next-gen, a cui dovrà abituarsi nel momento in cui abbraccerà questa console e questa filosofia – lo accennavamo nell’articolo in cui parlavamo dell’acquisizione di Bethesda, che metteva fine ufficialmente alla console war perché PlayStation punta su un prodotto del tutto diverso da Xbox e lo potete notare ancora una volta nelle nostre parole di oggi -; ma è un’esperienza nuova anche per Xbox Game Pass che, con tutti i nuovi contenuti in arrivo da Xbox Game Studios, è in una fase realmente embrionale adesso e cambierà volto nel giro di pochi anni con blockbuster da studi rinomati.

In conclusione

Queste lunghe considerazioni, in retrospettiva, fanno capire davvero come mai Microsoft non temesse il rinvio di Halo Infinite, programmato in origine per il lancio del 10 novembre e poi salutato senza non troppo rammarico fino al 2021 per dargli la forma che merita, ma pensasse a Xbox Game Pass come la sua killer application del lancio: non più un gioco, come in passato o sulla piattaforma concorrente, ad incarnare la sua visione di next-gen ma un servizio e il modo in cui viene fornito.

Un servizio che, ed è un dettaglio di non poco conto, permetterà anche di spezzare l’incantesimo che obbliga i giocatori fin dall’alba dei tempi ad acquistare tassativamente un titolo di lancio insieme alla propria console: è vero, manca il big, ma sotto il profilo della quantità e delle curiosità da soddisfare a suon di upgrade next-gen l’assenza è molto più digeribile del previsto.

Il tasto d'accensione: ora non vi resta che premerlo.

Le sensazioni all’alba della nuova generazione di Xbox sono molto positive principalmente perché, al contrario di Xbox One, questa è una console che risponde a tre nervi lasciati scoperti nell’era di Don Mattrick: ha un hardware di alto livello; ha un software funzionale e funzionante; è sostenuta da una visione precisa, attraente, visibilmente sostenuta dall’azienda. Sette anni sono lunghi e tanto potrà cambiare così come tanto è cambiato, ma l’impressione è che la macchina Xbox Series X sia pronta a partire – l’augurio è che la benzina non manchi mai e sia di buona qualità.

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