Watch Dogs e gli strazianti ricordi di Aiden

Convivere con le conseguenze delle proprie azioni è una faccenda complicata, anche per un hacker

Il dettaglio
A cura di Mastelli Speed - 28 Giugno 2019 - 9:37

Attenzione: l’articolo contiene spoiler sulla trama di Watch Dogs

Il primo Watch Dogs, un po’ come il primo Assassin’s Creed, era un gioco forse grezzo che però aveva delle idee affascinanti. Al netto di downgrade grafici (e della conseguente gestione non proprio impeccabile degli stessi), il titolo Ubisoft aveva sì difetti, ma anche qualche pregio. Mi ricordo ad esempio che all’epoca fu molto criticato il personaggio principale del titolo, Aiden, che a me invece per qualche motivo interessava. La sua personale crociata contro il mondo e i potenti, che costituisce un po’ il tema fondante del titolo, veniva portata avanti con quella che mi pare anche giusto chiamare sobrietà. Sobrietà che, di rimbalzo, verrà completamente stravolta in Watch Dogs 2, decisamente più colorato e sgargiante.

In attesa del super ambizioso Watch Dogs Legion, allora, in questa puntata de Il Dettaglio parlerò di un piccolo particolare di Watch Dogs che mi è rimasto in mente.
Watch Dogs

L’errore di una vita

Si tratta di un particolare che, come è giusto che sia, è piuttosto triste e frammentato. Dico “come è giusto che sia” perché il primo Watch Dogs, mi è parso di capire, è un titolo che vira verso toni cupi, o comunque non molto allegri.

Inizia tutto il 26 ottobre 2012, quando Aiden e Damien Brenks provano ad hackerare il sistema di sicurezza del Merlaut Hotel di Chicago. Il tentato assalto informatico fallirà e, in aggiunta, lascerà sulle tracce di Aiden il sindaco Rushmore e Clara Lille. Saltando brevemente alcuni passaggi della trama, si arriva a un punto in cui il killer Maurice Vega viene assoldato per uccidere proprio Aiden. L’assassino rintraccia il protagonista mentre questi è in macchina con la nipote, Lena Pearce, e spara alla gomma anteriore sinistra.

L’incidente che ne risulta ha effetti disastrosi: la piccola Lena muore e suo fratello Jackson, anch’esso in macchina, sviluppa un disturbo da stress post traumatico, e inizierà a parlare solo ed esclusivamente con la madre. Distrutto dal dolore (dolore causato da azioni sue, a ben vedere), Aiden parte alla ricerca dei responsabili.

Ricordi felici, più o meno

Proprio la presenza di Lena sembra aleggiare sulla storia un po’ per tutto il gioco. Sulle 40 missioni attraverso le quali si dipana la trama di Watch Dogs, in 10 viene citata o in qualche modo chiamata in causa la bambina. È il tarlo che occupa la mente di Aiden e, tentando un paragone un po’ azzardato, giocando a Watch Dogs in alcune occasioni mi è tornato in mente il senso di disperazione del primo Max Payne. Anche lui, come Aiden, iniziava la sua personale crociata dopo la morte drammatica di persone a lui molto vicine (moglie e figlia), e il suo pensiero di vendetta si scontrava con i rimorsi per non essere riuscito a fare di più.

Paragoni a parte, dopo aver inquadrato bene la situazione dal punto di vista narrativo, è giunto il momento di parlare del dettaglio che mi ha colpito. In buona sostanza, raggiungendo la galleria che permetteva di raggiungere il distretto di Pawnee, ci si imbatteva in una croce sul ciglio della strada. Si trattava proprio di una sorta di memoriale in onore di Lena. Interagendo con l’oggetto il gioco mostrava una breve clip (come si vede qui) che richiamava gli attimi dell’assalto di Vega e della morte della ragazzina.

Il fatto di aver inserito un particolare del genere è stata sicuramente una mossa interessante: ogni volta che si passava da quel tratto di strada, in teoria, Aiden poteva osservare la croce con sopra il nome della nipote, difatti rinnovando il proprio senso di colpa.

C’è da dire, però, che questo non era l’unico flashback del passato di Aiden. La missione Remember, in effetti, era tutta dedicata ai ricordi di Aiden successivi alla morte della nipote, e in generale momenti del genere potevano essere vissuti durante precisi momenti della trama.

And if I wanna die die dieeee

Nel complesso, era questo tono molto molto cupo a dare a Watch Dogs un certo interesse. La stessa clip che era possibile osservare una volta giunti sul luogo della morte di Lena, in ogni caso, veniva ripetuta in altre occasioni nel corso del gioco. Solo in una di queste, durante la missione They Can’t Hide, era possibile sentire parlare la ragazzina.

Nel gioco, dunque, sono presenti due luoghi dedicati alla memoria di Lena. Non va dimenticato, infatti, il cimitero, che difatti era stato inserito anche nei trailer di gioco Out of Control (questo) e Story (quest’altro). In generale, Watch Dogs tendeva a far rimanere tutta la faccenda dalla morte di Lena sempre viva nella mente del giocatore, sia con i flashback delle missioni principali che i dettagli come quello descritto in precedenza.

Erano particolari come questi, perciò, a dare a Watch Dogs un gusto decisamente particolare. Anche barare a poker hackerando le telecamere e andare in giro ascoltando Alarm Clocks dei Vindictives, alla fine, non era niente male.




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