Trine 4: The Nightmare Prince – Recensione

Trine 4: The Nightmare Prince ritorna alle origini focalizzandosi sull'esplorazione in 2.5D e la risoluzione di rompicapi sempre più complessi. Basterà a valorizzare il titolo agli occhi del pubblico?

Recensione
A cura di Marino Puntorieri - 7 Ottobre 2019 - 9:33

Nel panorama videoludico moderno gli indie ritagliano una fetta sempre più importante di mercato, e nonostante le risorse a disposizione limitate riescono talvolta a conquistare critica e pubblico all’unisono, realizzando prodotti che rimangono scolpiti nel cuore dei videogiocatori tanto quanto con i titoli ben più blasonati. La concorrenza, anche in questa specifica nicchia, è ormai sempre più aggressiva, e realizzare un brand dalla forte identità agli occhi del consumatore finale non è per nulla semplice. In un contesto così dinamico e incerto, la serie Trine ha rappresentato inizialmente una piacevole eccezione, per poi rischiare di gettare tutti gli sforzi all’aria.  I primi due capitoli del brand fiabesco di Frozenbyte hanno convinto per lo stile accattivante e colorato delle ambientazioni, raccogliendo un discreto successo sul web tra i fan del genere platform. Mentre il seguito diretto del 2015 ha spaccato critica e pubblico a causa delle difficoltà riscontrate in fase di sviluppo, con un budget mal distribuito e scarno rispetto alle esigenze dei developer. Con un passato abbastanza burrascoso sulle spalle, a più di quattro anni di distanza dalla realizzazione di Trine 3: The Artifacts of Power, il team finlandese, non più indipendente, fa il suo ritornosulle piattaforme di attuale generazione con Trine 4, e la prerogativa di riscattarsi definitivamente dal punto di vista qualitativo: obiettivo raggiunto o misero buco nell’acqua?

Trine 4: The Nightmare Prince – Recensione

C’era una (quarta) volta

La trama di Trine 4 getta il videogiocatore in una nuova avventura alla ricerca del cocciuto principe Selius, tormentato dai suoi stessi incubi che prendono vita sotto forma di tenebrose creature. La fuga del giovane reale, dopo essere entrato a contatto con la magia oscura, fa da incipit all’intera storia, interrompendo la quotidianità del simpatico terzetto di eroi; il mago Amadeus, pronto a rilassarsi nella solitudine delle montagne innevate, il cavaliere Pontius, impegnato a liberare una villa infestata dagli spettri, e la ladra Zoya invischiata a trafugare in giro per il regno qualche manufatto antico dall’enorme valore. Le prime tre missioni fungono da breve prefazione proprio per tornare a prendere confidenza con i singoli personaggi durante la routine sopra descritta, e anche se neofiti si impiegano pochi minuti ad entrare in sintonia con la storia e le meccaniche di gioco.

L’avventura si snoda in cinque atti ed una durata complessiva di 8 ore necessarie per raggiungere i titoli di coda, ma nasconde anche una parziale rigiocabilità legata a doppio filo al numero di giocatori presenti in partita (fino a un massimo di quattro, sia offline sia online) e varietà dei rompicapi presenti (a seconda dei numeri di utenti in coop), senza dimenticare qualche chicca nascosta qua e là per i collezionisti. Ovviamente, Trine 4 presenta gli stessi toni fiabeschi dei predecessori, in certi casi anche enfatizzati, per regalare un’esperienza che non può non ricordare qualche racconto cartaceo della propria infanzia: una storia piacevole, ma mai banale, dove forze oscure rischiano di soggiogare l’intero regno materializzando le paure di ogni persona che incrocia i passi del tormentato Selius, eroi compresi.

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La parola d’ordine è problem solving

Il gameplay effettivo di Trine 4, ruota nuovamente intorno alle abilità dei tre personaggi principali: Amadeus può utilizzare la magia per far levitare oggetti e crearne di nuovi all’occorrenza, sbloccando passaggi segreti; Pontius, nonostante l’aspetto non proprio atletico, è un ottimo soldato con la spada e può utilizzare lo scudo per riflettere i raggi del sole e risolvere puzzle legati a intricati giochi di luce; Zoya, infine, è un’abile arciere, agile e capace di dondolarsi e arrampicarsi un po’ ovunque grazie a una comoda corda sempre a portata di mano. Ovviamente le abilità del trittico non finiscono qui, ma si articolano in alcuni upgrade man mano che si procede nell’avventura, con rompicapi sempre più complessi che necessitano la concatenazione tra le varie abilità degli eroi (switchabili tranquillamente in qualsiasi momento con la pressione di un semplice grilletto dorsale, se in solitaria).

Trine 4: The Nightmare Prince – Recensione

Proprio la sezione del menù legata alla progressione delle abilità non convince però completamente, con un’interfaccia semplice, ma paradossalmente poco chiara nel riferire all’utente quale elemento/risorsa è necessaria per sbloccare un nuovo potere. La progressione stessa in Trine 4 è più lineare di quanto si possa credere a seconda dell’ostacolo di turno da superare, e le poche abilità secondarie tra le quali scegliere non fanno quasi mai gola, nonostante le ingenti risorse necessarie. Quelle importanti e funzionali per superare i puzzle più intricati vengono sbloccate automaticamente, e proprio queste sessioni rappresentano il fiore all’occhiello dell’intera produzione; mi è capitato di dover sfruttare le frecce elementali di Zoya e le diverse creazioni di Amadeus, in sequenza con lo scudo riflettente di Pontius, per superare le aree più avanzate del gioco spremendo più del dovuto le meningi.

Trine 4: The Nightmare Prince – Recensione

Tra sogno e realtà

Non mancano, ovviamente, delle fasi più action dove utilizzare principalmente il goffo cavaliere per menare qualsiasi incubo prenda vita su schermo. I nemici ordinari non brillano per varietà, ma riescono a dare filo da torcere, così come i boss di fine capitolo, con una resistenza ben maggiore e scontri leggermente più articolati. Avrei preferito poter utilizzare anche gli altri due personaggi in battaglia, ma la loro scarsa utilità (se non in rari casi per le frecce di Zoya) fa ricadere la scelta proprio su Pontius per non incappare in un eccessivo senso di frustrazione. Soluzione che comunque rende i combattimenti, nella maggior parte dei casi, un mero riempitivo tra un rompicapo e l’altro.

Trine 4: The Nightmare Prince – Recensione

Tecnicamente Trine 4 soddisfa qualsiasi palato grazie alla particolare cura per ambientazioni e personaggi. Solo i primi piani durante le poche cutscene non convincono completamente, ma il ritorno al 2.5D regala scorci evocativi come mai prima d’ora per la serie; i paesaggi spaziano da boschi illuminati e paludi contaminate, a fortezze abbandonate e sotterranei qualitativamente sorprendenti, merito di una palette cromatica più accesa rispetto al passato che arricchisce qualsiasi ambientazione. Ultima, ma non per importanza, una buona colonna sonora ricca di tracce tanto semplici quanto evocative per coinvolgere il videogiocatore durante tutta l’avventura.

+ Rompicapi numerosi e ben congegnati
+Il mondo fiabesco in 2.5D è una gioia per gli occhi
+ Divertente ed appagante sia in solitaria sia in coop
+ Abilità dei personaggi da concatenare ben studiate...
- ... Ma il layout del sistema di progressione non convince pienamente
- Fasi action ripetitive e poco coinvolgenti con i nemici ordinari.

8.3

Trine 4 è un’avvincente fiaba da vivere tutta d’un fiato, in grado di convincere grandi e piccini grazie a un’offerta appagante e senza momenti morti. Le fasi action non reggono il confronto con i numerosi rompicapi, ma i ragazzi di Frozenbyte sono riusciti a realizzare un prodotto solido ed appagante, riscattando il mezzo passo falso passato. Che siate lupi solitari o giocatori che prediligono le sfide in coop, amanti del genere platform, non potete non dare una possibilità alla software house finlandese.




TAG: fantasy, platform, Trine 4: The Nightmare Prince