Toy Story 4 Recensione Film | Arrivederci, cowboy

Woody e compagni si lanciano in un'ultima avventura. Ecco la recensione di Toy Story 4!

RECENSIONE CINEMA
A cura di Marcello Paolillo - 19 Giugno 2019 - 12:16

Toy Story 3 è stato l’epilogo perfetto. Non solo una chiusura del cerchio migliore che Disney Pixar potesse dare alla saga di Woody e soci, ma anche e soprattutto la ‘fine’ di un racconto arrivato alla sua massima espressione artistica e concettuale. Non sorprende quindi che con l’annuncio di un quarto capitolo – a quasi dieci anni di distanza dal predecessore – sono in molti a essersi posti la domanda tipica in queste circostanze: ce n’era davvero bisogno? Ora, ammesso e non concesso che non è certo il pubblico – né i fan – a decidere cosa va fatto e cosa no, Toy Story 4 è sicuramente un progetto molto particolare. In primis, ha il compito di proseguire la storia di Bonnie e dei suoi giocattoli (e non certo cosa facile). In secondo luogo è chiamato a mantenere intatte le tematiche adulte e profonde che hanno contraddistinto (quasi) sempre la cinematografia della casa statunitense (orfana del suo volto storico, John Lasseter). La domanda da porsi quindi è una e una soltanto: c’è ancora spazio, nel 2019, per i giocattoli animati targati Disney Pixar?

Tu sei un giocattolo! Tu non puoi volare!

La trama di Toy Story 4, come accennato poche righe più in alto, prende il via poco dopo le vicende del terzo capitolo. Bonnie aggiunge un nuovo giocattolo chiamato Forky alla sua collezione, ma quando la ‘forchetta giocattolo’ finirà suo malgrado per smarrirsi, toccherà a Woody e soci cercare di recuperarla, dando così il via a una nuova avventura unica nel suo genere, in grado di portare il gruppo di eroi ancora una volta ad affrontare il mondo reale nei panni di un giocattolo. Diretto da Josh Cooley e prodotto da Jonas Rivera e Mark Nielsen, Toy Story 4 pesca dal cesto delle tematiche tanto care alla saga: il senso dell’amicizia, il rapporto con i bambini, la paura di perdersi e il senso stesso della vita. Roba di un certo peso, insomma. Attenzione, però: Toy Story 4 non vuole essere certo l’inizio di una nuova trilogia né la pallida imitazione di ciò che è stato, bensì piuttosto un epilogo ‘intimista’ di un concetto tramandato di generazione in generazione (da Andy a Bonnie).

Gran parte delle attenzioni sono rivolte al nuovo giocattolo, Forky (con la voce in italiano di Luca Laurenti), mentre il nostro sceriffo (non più doppiato dal compianto Fabrizio Frizzi ma da un altrettanto valido Angelo Maggi) è in un certo il protagonista assoluto di questa quarta avventura (tanto che la sua spalla storica, Buzz Lightyear, è ormai relegato a giocattolo di ripiego). Ma non solo: Ducky & Bunny, Duke Caboom e il ritorno di volti noti della sere dimostra ancora una volta la capacità che ha Pixar nel descrivere tematiche imponenti con la leggerezza che ne consegue. E scusate se è poco. L’obsolescenza e il valore da dare a un giocattolo, passando per la necessità di reinventarsi per non farsi schiacchiare da un mondo e una società che spesso vanno veloci. Troppo veloci.

C’è ancora spazio, quindi, per Toy Story 4? Più sì che no. In molti esclameranno che “non ce n’era bisogno”, dopo lo straordinario e commovente epilogo del terzo capitolo. E in parte hanno ragione. Ma se Toy Story 3 è stata la miglior fine possibile alla storia di Andy, Toy Story 4 è un piacevole punto di arrivo per la vicenda di Woody. Un film posato e divertente, che non si nega decine di strizzatine d’occhio e una moltitudine di citazioni cinematografiche per raccontare una storia sul senso dell’amore, dell’amicizia e del coraggio di mettersi in discussione (e di rimettersi in gioco). E quel finale, forse non perfettamente cesellato come l’addio di Andy ai suoi giocattoli, ma in grado di chiudere il cerchio più di ogni altro. Anche solo per questo, c’è da dire grazie a Woody e alla sua cricca di giocattoli parlanti.

+ Tematiche adulte e profonde
+ Ottimo doppiaggio in italiano
- Non al livello del terzo capitolo

8.0

Toy Story 4 è un film dalla doppia anima. Da una parte è un epilogo aggiuntivo al già perfetto finale del terzo capitolo. Dall’altra è una pellicola in grado di trasmettere le emozioni tipiche dei film Disney Pixar che contano davvero, senza lasciarsi andare a inutili sentimentalismi. Senza dimenticare ovviamente anche una sana dose di divertimento, che male non fa.




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