ThroneBreaker The Witcher Tales – Il Gwent su console

Tra la qualità dei suoi giochi (The Witcher 3 su tutti, ma siamo pronti a scommettere anche su Cyberpunk 2077) e il rispetto mostrato a più riprese nei confronti del suo pubblico, CD Projekt si è guadagnata uno status invidiabile all’interno del panorama videoludico moderno, tanto da far sì che anche i suoi progetti “minori” godano sempre di grande attenzione.
Thronebreaker: The Witcher Tales, sulla carta, è uno di questi, e, dopo la versione PC, abbiamo analizzato per voi anche quella per console.

C’entra sempre Nilfgaard

Al team di sviluppo con sede a Varsavia piace innanzitutto scrivere belle storie, su questo non c’è dubbio: seppur non al livello delle avventure di Geralt (d’altronde poche righe più sopra parlavamo di un progetto “minore”), l’intreccio e, soprattutto, i personaggi che animano le vicende narrate in Thronebreaker potrebbero dare la paga a tantissimi titoli tripla A usciti negli ultimi mesi sul mercato.
Questo perché ogni scelta, anche quelle apparentemente più insignificanti, può portare a diramazioni differenti nei rapporti con un dato NPC, all’esito differente di una o più missioni secondarie e, in casi estremi, ad uno degli oltre venti finali differenti inclusi nel pacchetto: prendere a cuor leggero un dialogo, seppur ameno all’apparenza, potrebbe portare a conseguenze inattese, proprio come succedeva quando si vestivano i panni dello Strigo.
La riuscita alternanza tra situazioni al limite del grottesco, umorismo nero e scenari di guerra medievale riesce a creare un universo credibile, nel quale il neofita troverà comunque la sua dimensione, ma in cui coloro che hanno giocato uno o più titoli della serie madre ritroveranno personaggi noti, riferimenti velati e richiami alle avventure passate.

Che siate veterani della serie o nuovi arrivati, a digiuno della mitologia creata a partire dai romanzi di Sapkowski, sarete chiamati ad impersonare la Regina guerriera Meve, sovrana delle terra di Lyria e Rivia (la patria di Geralt), schiacciata nelle crescenti tensioni tra le due superpotenze militari rappresentate dai Regni Settentrionali e dagli immancabili nilfgaardiani.
Sfruttando una lore ricca e ben tratteggiata negli episodi canonici della serie, il team di sviluppo ha dato vita ad un intreccio che, partendo da premesse tutto sommato banali (la guerra incombe e sono sempre i più deboli a pagarne il prezzo) riesce invece a tenere alta l’attenzione del pubblico, regalando dialoghi di spessore e situazioni assai meno leggibili di quanto non sembri.
La riproposizione dell’ottimo lavoro di sottotitolazione italiana già apprezzato su PC consente anche ai meno anglofili di godersi l’intreccio nella sua interezza, anche se avremmo probabilmente apprezzato un font leggermente più grande per il testo a schermo, più difficilmente leggibile che su PC in caso di distanze maggiori dal televisore.

Tre in uno

Il gameplay del titolo Cd Projekt è tripartito: alle fasi dialogiche, che sfociano nel genere delle visual novel in alcuni momenti dell’avventura, si accompagnano l’esplorazione, assai costretta e limitata rispetto a quella di un gioco di ruolo tradizionale, e i match di Gwent, vero e proprio cuore pulsante delle meccaniche di gioco.
L’ossatura del prodotto è quindi costituita dal gioco di carte, espanso ed evoluto rispetto alla versione apprezzata nella terza avventura di Geralt: il numero di carte e le regole di cui tenere conto sono aumentati in maniera esponenziale, e, a meno di aver seguito con costanza le peripezie della versione stand alone del gioco nell’ultimo biennio, i neofiti potrebbero inizialmente trovarsi un po’ spiazzati dalla mole di dettagli da ricordare.
Eppure, dopo una prima fase di apprendimento, condita da avversari particolarmente morbidi e tutorial abbastanza estesi, le cose iniziano pian piano a migliorare, e si finisce con l’affrontare sempre molto volentieri i match di carte.
A patto di apprezzare il card game messo in piedi dal team polacco, insomma, Thronebreaker funziona come un meccanismo perfettamente oliato, alternando blande fasi esplorative, in cui apprezzare più che altro la splendida direzione artistica del prodotto e accumulare piccoli tesori sparsi per la mappa, a match di difficoltà crescente, dalla profondità tattica invidiabile soprattutto durante la seconda metà dell’avventura, quando il gioco ingrana le marce alte dopo aver dato tempo al giocatore di digerire regole e minuzie del gioco di carte.
In concomitanza con il lancio della versione console, CD Projekt ha rilasciato una patch che, oltre a risolvere tanti piccoli bug (tra cui crash di sistema che però non avevamo riscontrato durante la nostra prova su PS4), ribilanciava il livello di difficoltà, ammorbidendolo senza però svilire eccessivamente l’ottimo livello di sfida proposto dal prodotto.
Certo, ai livelli di difficoltà più bassi è possibile bypassare completamente i match in caso di sconfitta, ma il cuore pulsante della produzione è racchiuso proprio nel Gwent e il nostro consiglio ai giocatori meno avvezzi ai card game è di investire piuttosto qualche ora per padroneggiarne le meccaniche.
I controlli su console Sony ricalcano, a grandi linee, quelli del Gwent in The Witcher 3, e risultano comodi e assolutamente non impedienti, sebbene l’accoppiata mouse – tastiera si faccia ancora preferire di qualche incollatura.
A nostro avviso, l’abbondanza di card game su PC e la loro quasi totale assenza nella scena console rendono ancora più appetibile Thronebreaker per i possessori di Xbox One e PS4, già orfani di campioni di incassi quali Magic e Hearthstone: a quando, allora, una versione per Switch, che tra portabilità e schermo tattile, potrebbe rivelarsi la casa perfetta per le peripezie della Regina Meve?

Inciampi fixati

I buoni valori produttivi, dal doppiaggio in lingua inglese alla splendida direzione artistica, rimangono invariati in questa versione console, ma ciò che preoccupava il pubblico dell’ammiraglia Sony erano i frequenti crash e i rimandi alla dashboard della console, che, lo ribadiamo, non ci avevano riguardato durante le prime ore di test: la patch rilasciata da CD Projekt è arrivata quando eravamo a circa sette ore di gioco (della trentina totali per arrivare ad uno dei finali) e fino a quel momento, a parte qualche calo di framerate in concomitanza con l’effettistica più elaborata legata alle carte durante i match, non avevamo riscontrato problemi di sorta.
I forum della rete erano tuttavia pieni di segnalazioni di continui crash, sia su PS4 pro che sul modello base, che il team di sviluppo ha prontamente fixato con la suddetta patch.

Al momento di redigere questa recensione, teniamo a precisare che Thronebreaker su PS4 Slim è un gioco stabile, che non soffre di problemi di alcun tipo se non i summenzionati microrallentamenti in determinati frangenti del gioco.

+ Scritto bene e recitato anche meglio
+ Il Gwent è un motore di gioco divertente
+ Unico nel panorama console
+ Valori produttivi di tutto rispetto
- Parecchie regole da digerire, soprattutto durante le prime ore di gioco
- Esplorazione limitata

8.3

Com’era stato per i precedenti prodotti della casa di sviluppo polacca, Thronebreaker: The Witcher Tales è un prodotto molto valido anche nella sua versione console, graziato da una direzione artistica ispirata, da una storia ben scritta e ottimamente recitata dal cast di doppiatori e dotato di un’ottima longevità e di finali multipli che ne promuovono la rigiocabilità.
Certo, per apprezzare le avventure della Regina Meve bisogna amare anche il Gwent, ma il successo che il gioco di carte aveva riscosso ai tempi della pubblicazione del capitolo finale della trilogia dello Strigo dovrebbe essere un indicatore affidabile del successo delle meccaniche di gioco alla base di questo prodotto.
Adesso manca solo la ciliegina sulla torta: una bella versione Switch per giocare a Gwent in treno e sotto le coperte.