The Surge 2, alla scoperta di Jericho City

Work it harder, make it better. Do it faster, makes us stronger!

Provato
A cura di Matteo Bussani - 12 Luglio 2019 - 12:13

Quando ci si scontra con la realtà dei Souls, il rischio di finire in un vortice di paragoni senza scampo è altissimo. I Deck 13 lo sanno benne, dato che hanno preso i Souls come punto di riferimento per la loro linea di produzione principale. Con The Surge, e prima embrionalmente con Lords of the Fallen, hanno preso lo slancio da quelle meccaniche molto apprezzate e vi hanno inserito una manciata di trovate distintive per dare carattere alla propria produzione. Non si tratta di titoli dall’enorme ambizione, ma dalla struttura molto derivativa, che sapeva quali erano gli elementi su cui puntare per avere offrire elementi originali e divertenti.

TheSurge2 Artwork nologo

Work it harder

Il difetto principale dei due titoli sopracitati stava nel voler a tutti i costi raggiungere lo stesso effetto del level-design. Per far ciò si utilizzavano strutture artificiose finendo con innumerevoli sezioni in cui il giocatore si metteva alla ricerca di una scorciatoia o di un passaggio segreto piuttosto che ritrovarselo davanti spinto dall’esplorazione.  Lo stesso valeva per la progressione, la cui difficoltà trovava riscontro in dinamiche che rispecchiavano più quelle di un Monster Hunter, fatte in larga parte di grinding, piuttosto che quelle di un action.

In The Surge recidendo un arto nemico si recuperano i pezzi per costruirne la relativa parte dell’esoscheletro. Ad armatura completa, le statistiche crescevano a dismisura. I combattimenti più difficili erano punitivi solo se non si aveva a disposizione l’equipaggiamento giusto per affrontarlo. L’eccessivo grinding poi rendeva le sezioni successive a questo momento troppo semplici in un’altalena di difficoltà non sempre entusiasmante.

Ma lasciamo da parte il passato.

La strada intrapresa dagli sviluppatori tedeschi era giusta e nonostante alcuni parametri su cui lavorare, The Surge presentava spunti originali su cui lavorare per un eventuale secondo capitolo. Questo non ha tardato ad arrivare e di recente abbiamo avuto modo di testarlo a fondo in una demo, completabile dalle 3 alle 5 ore, negli uffici di Focus a Parigi. Siamo così virtualmente approdati a Jericho City, la città tanto decantata nelle precedenti presentazioni, che è anche il punto di partenza della avventura del secondo capitolo della serie: The Surge 2.

Make it better

Risvegliati da un sonno che è durato troppo a lungo e che ci ha in parte cancellato la memoria, secondo un clichè che sembra lontano dall’estinzione, ci ritroviamo a fare le conoscenze di un gioco con tanti elementi familiari. Il sistema di combattimento è preso di forza dal primo capitolo. Per chi non l’avesse in mente, si tratta di un action souls-like, in cui si può targetizzare una parte del corpo nemica, che può avere o meno armatura. Nel caso dovesse averla, infliggeremmo un danno inferiore, ma avremmo la possibilità di costruire in futuro lo stesso pezzo indossato, recuperandone i pezzi in frantumi, altrimenti infliggeremmo semplicemente il massimo dei punti ferita.

C’è la stamina che determina il ritmo d’attacco, di parata e di schivata, mentre l’energia consente di ricaricare la vita oppure di infliggere colpi finali. Questa si ricarica con il combattimento, sia attaccando che difendendo.  L’avanzamento del gioco può essere affrontato in due maniere, o cercando di sfruttare al massimo le debolezze dei nemici facendo affidamento sulle proprie abilità, oppure aumentando di volta in volta le statistiche sconfiggendo pochi nemici alla volta e tornando alle basi per potenziarsi.

Si può potenziare qualsiasi cosa in The Surge 2, dal livello dell’esoscheletro con una ripartizione dei punti in salute, stamina e energia, alle parti dell’esoscheletro, per poi cambiare anche l’equipaggiamento del drone, che torna anche in questo capitolo, e dei singoli chip di potenziamento.  Ce n’è sia per chi ama il lato ruolistico, con tanto di semplice creazione del personaggio iniziale, sia per chi invece preferisce dedicarsi prevalentemente alla parte action.

Il gioco, però, è bilanciato al punto da invitare l’utente a miscelare i due elementi: questo è forse l’aspetto che salta più all’occhio in The Surge 2. E’ stato fatto un lavoro di miglioramento generale sia del bilanciamento, sia del game design. Non ci sono vincoli sul comportamento del giocatore e il gioco offre un livello di sfida adeguato e, per queste 4 ore, omogeneo dall’inizio alla fine. L’unico picco di difficoltà (se così possiamo chiamarlo) che ci ha realmente bloccato in un punto è stata una incomprensione con il puntamento di un arto del boss della demo. Il gioco non è risultato comunque semplice in nessuna occasione, ma l’esperienza sui Souls ci ha indubbiamente dato una mano contro un livello di sfida che ha piegato qualcuno dei partecipanti.

Il successo del ritmo della partita dipende prima di tutto da Jericho City, una città dalle tinte più accattivanti dei ruderi del primo episodio, ma molto meglio costruita. L’artificiosità che si denotava nell’originale viene qui sostituita da una apertura della mappa che in ogni momento offre una scorciatoia, un passaggio nascosto, una variante e, nel frattempo mostra degli agganci per rampino che nella demo non avevamo a disposizione e che potrebbero evolvere l’esplorazione del gioco. Non mancano poi piccole sezioni platform al cui termine c’è un piccolo oggetto di ricompensa o una cassa.

TheSurge2 screenshot 05 logo

Do it faster

Il sistema di combattimento di The Surge 2 cavalca l’onda evolutiva di questo secondo capitolo. Ci sono nuove tipologie di armi, e c’è una differenza nella velocità delle animazioni d’attacco a seconda di quella scelta. Le doppie lame sono molto veloci e i bastoni a due mani sono davvero lentissimi. Nel mezzo troviamo lance, katane, martelli, mazze e tanto altro. La stamina si consuma abbastanza lentamente, ma se esaurita ha un tempo di ricarica piuttosto lungo.

Le combo si formano concatenando attacchi caricati che abbattono gli scudi, colpi orizzontali e colpi verticali, o interventi da parte del drone che può usare proiettili di vari genere, tra cui quelli stordenti. Viene introdotta la parata direzionale, che fa il verso al sistema visto in For Honor, che è anche l’unico modo per effettuare il parry sul nemico. Al momento dell’impatto – aiutati da un chip che ci mostra la direzione dell’attacco – bisogna muovere l’analogico destro e intercettare il colpo.

La meccanica più importante del combat-system è però quella legata all’energia. Combattendo si riempie la rispettiva barra, suddivisa a sua volta in mini sottobarre. Ognuna di esse può essere trasformata in un medikit, fino al massimo raggiunto dal livello del componente, o può essere utilizzata per eseguire un colpo finale, necessario per rescindere l’arto e la parte di esoscheletro che ci interessa. Se ci si ricarica si ha una maggiore resistenza in combattimento, mentre se si opta per l’aggressività si riesce a migliorare più velocemente l’equipaggiamento.

Arrivati alla fine della demo, siamo giunti in presenza del boss finale: una sottospecie di medusa di terra con i tentacoloni meccanici. L’idea che sta alla base del combattimento è capire il pattern nemico e trovare il trucchetto lecito per rendere molto più agevole lo scontro. Nel nostro caso un assalto sconsiderato ci ha portato a un progressivo aumento di difficoltà del combattimento. Portando al limite ogni parte del nemico senza distruggerla, si lasciava il nemico alla sua “fase iniziale” per tutta la durata della battaglia. Alla fine bastava colpire rapidamente tutte le zone rimaste intatte per sconfiggerlo in un battibaleno.

TheSurge2 screenshot 02 logo

Makes us stronger

A livello artistico The Surge 2 mostra grossi passi in avanti rispetto al predecessore. Le ambientazioni sono molto più varie e curate, c’è molta più varietà nei nemici e, con una breve demo ben più avanzata, abbiamo scoperto una deriva sci-fi davvero inaspettata. Ci sono mostri cristallizzati, colori più accesi e tanto altro, per non parlare della zona nella foresta vista in una precedente demo.

La varietà non manca in questo capitolo di The Surge, così come non manca all’appello un comparto tecnico pulito da tutti gli artefici che affliggevano il capostipite. A parte qualche piccolo bug, che non preoccupa, la versione definitiva sembra sempre più pronta per decollare nei negozi, il prossimo 24 settembre 2019.

+ Molto più vario
+ Level design meno artificioso

The Surge 2 ha mostrato uno stato di forma di tutto rispetto. Il cuore del gameplay è quello che abbiamo conosciuto nel primo capitolo, ma dove i difetti intervenivano nell’esperienza di gioco in queste 3 ore non ne abbiamo trovati. La varietà che mancava c’è, il level design più aperto che rende più naturali i collegamenti fra le mappe c’è, e il combat-system mantiene e migliora quelle due peculiarità che lo distinguono dalla fonte di ispirazione principale. Ora rimane solo da sperare che quanto visto rimanga tale anche per il resto del gioco, ma dovremo aspettare la recensione per potervelo confermare, in arrivo dei pressi dell’uscita il 24 settembre 2019.




TAG: the surge 2