Recensione 7 min

The Medium | Video Recensione – È l’erede di Silent Hill?

The Medium punta tutto su una grande storia e sulla duplice realtà in cui può agire Marianne. Bloober Team fa un grande passo in avanti rispetto a Layers of Fear. Vi spieghiamo perché nella nostra recensione.

Dopo i deliri allucinati visti nei due Layers of Fear e la brillante distopia cyberpunk immaginata da The Observer, Bloober Team si cimenta nella sua opera più ambiziosa e complessa, facendo il primo passo verso produzioni di più ampia scala. Più che un horror che nelle speranze degli appassionati sarebbe potuto essere il nuovo Silent Hill, The Medium è in realtà un thriller psicologico con preponderanti elementi surreali, e il fatto che sia lontano anni luce dal capolavoro di Konami è un motivo di vanto che spinge nella sempre meno battuta direzione dell’unicità.

The Medium

Piattaforma:
PC, XSX
Genere:
survival-horror
Data di uscita:
28 Gennaio 2021
Sviluppatore:
Bloober Team
Distributore:
Bloober Team

L’importanza di un simile progetto non è legata alle sole evoluzioni tecniche e del sistema di gioco più articolato, ma passa anche attraverso la maturità narrativa e il modo di parlare al giocatore. The Medium inserisce al suo interno importanti cenni storici, sociali e politici legati alla Repubblica Popolare di Polonia di stampo Marxista-Leninista, che si vanno a intersecare con le vicende personali dei protagonisti creando una commistione raramente così efficace nel settore.

Bloober Team ha sempre forgiato le proprie opere con l’ausilio di rimarchevoli elementi storici e un forte piglio per la nobilitazione dell’arte in tutte le sue forme, e in tal senso The Medium è l’ennesima conferma del modus operandi della software house polacca. Ma a che punto siamo invece con le meccaniche di gioco? E quanto davvero Bloober Team è riuscita a far evolvere le sue tipiche strutture costruite con estrema semplicità?

The Medium, la storia

The Medium narra la storia di Marianne, giovane ragazza in grado di vedere ed esplorare il mondo spiritico, versione oscura di quello reale in cui tutto ciò che viene represso assume la sua terribile forma. Nel giorno della morte del suo padre adottivo, proprio quando il momento più difficile della sua vita mette allo scoperto le sue debolezze, la protagonista riceve la telefonata di un uomo che afferma di conoscerla, invitandola a recarsi al più presto al gran resort Niwa.

Da quel momento in poi, The Medium fa un percorso a ritroso nei ricordi di Marianne, ossessionata dalla visione di una ragazza che viene uccisa a sangue freddo su un molo. Si tratta di una parziale rimozione dalla sua coscienza, di un incubo ricorrente o della premonizione di un evento futuro? È il grido di auto di chi in qualche modo è riuscito a mettersi in contatto con lei o c’è sotto qualcos’altro? Nello sbrogliare la matassa, il giocatore seguirà anche una linea temporale ambientata nel presente in cui Marianne inizia a vedere nel mondo medianico una bambina smarrita che sembra volerla guidare altrove, tra dubbi, incertezze e memorie che sembrano sfuggirle via.

The Medium inizia così a rappresentare un mondo di gioco che si apre a un interessante e misterioso dualismo, con scene in cui vedrete contemporaneamente Marianne in una stanza che parla da sola, e Marianne che discute con una presenza all’interno di scenari completamente diversi da quello reale. Inizialmente straniante ma di grande impatto, la soluzione adottata sottolinea il tema di fondo dell’opera, ossia come le prospettive cambiano le percezioni. Allo stesso modo, in diverse sezioni specifiche la versione medianica in cui vi muoverete rappresenterà sentimenti, perversioni, paure, pensieri orribili e devianze delle persone con cui in qualche modo siete entrati in contatto, anche tramite oggetti.

Si tratta di un chiaro richiamo alle filosofie silenthilliane legate alle proiezioni dell’inconscio, ma Bloober Team da una parte non riesce minimamente a replicarne le tormentose e angosciose immagini da incubo, mentre dall’altra decide in realtà di addentrarsi più nei territori del surrealismo. In tal senso, come anche dichiarato dagli sviluppatori, il mondo alternativo è pesantemente influenzato dalle visioni rappresentate dal pittore Zdzisław Beksiński, potentissima fonte d’ispirazione che permea gran parte dell’opera.

Se il mondo reale di The Medium è la bigia e decadente rappresentazione degli strascichi e delle contraddizioni interne della Polonia post-comunista di inizio anni ’90, quello medianico è la sconvolgente distopia surreale da fine del mondo in cui l’umanità sembra estinta per sempre e l’astrattismo gotico ha assunto forme grottesche e colossali.

Dal punto di vista artistico The Medium è di un livello davvero elevato, e chi ha seguito l’evoluzione dello studio di sviluppo non ne sarà di certo sorpreso. Tuttavia è proprio nell’organicità degli ambienti che si notano alcune scollature, come se certe sezioni siano frutto di un collage che non riesce a trovare sempre la sua coerenza. Non stilistica, sia chiaro, ma strutturale. Ai momenti in cui The Medium riesce a trovare la sua ideale amalgama si alternano parti in cui il surrealismo diventa sin troppo sfrenato, presentando idee valide che risultano essere distaccate dal troncone principale, come in un viaggio onirico inframmezzato da immagini che s’insinuano a sproposito. È un difetto che si era già notato in opere del passato, e non fa altro che testimoniare una vivacità immaginifica senz’altro encomiabile e sopra le righe, ma un po’ troppo a briglia sciolta.

Meccaniche di gioco e ambientazioni

Tutto ciò non si riverbera mai nella narrazione (per una durata totale di circa dieci ore), che rimane anzi il più fulgido esempio da parte di Bloober Team di una grande storia narrata con buon ritmo, informazioni distribuite con la giusta cadenza e una evidente capacità di saper mettere in scena un dramma familiare che si appaia al racconto di una terra vessata prima dalle scorribande naziste, poi dalla repressione comunista. Ed è importante il modo in cui nella sezione centrale questo abbia un peso tangibile negli atti compiuti a sfavore di Marianne, così come la sezione finale, regina nel saper contestualizzare anche storicamente le conseguenze di certi fatti accaduti. Lo stesso non si può dire invece delle conseguenze che simili disequilibri hanno sul gameplay.

In The Medium il giocatore si muoverà principalmente nel mondo reale, ma quando si presenteranno delle sezioni più articolate, che richiederanno la risoluzione di alcuni puzzle ambientali e logici, lo schermo verrà letteralmente diviso in due. In questi casi bisognerà prestare attenzione a entrambe le versioni rappresentate, poiché la solidità di oggetti e mobilia del mondo reale non corrisponde mai alla fisionomia degli ambienti medianici, dove al contrario si aprono possibilità di movimento alternative e nuove interazioni.

Tutto risulta essere piuttosto intuitivo e immediato, e non mancano alcune proposte innovative che riescono a offrire valide varianti ai soliti enigmi visti negli altri titoli. A ciò va aggiunta la possibilità di Marianne di vivere esperienze extra-corporee, che a livello di gameplay si traducono nella possibilità di agire solo nel mondo medianico prima che il corpo spiritico si smaterializzi e lasci morire la ragazza nel mondo reale. L’equilibrio con cui vengono usati questi elementi fondanti del sistema di gioco è inappuntabile, ma alcune delle situazioni proposte non riescono a restituire le sensazioni che ci si aspetterebbe da un titolo del 2021.

The Medium è un gioco chiaramente dall’impostazione vecchia scuola, e non ci sarebbe nulla di male se il level design non fosse per larghi tratti sin troppo semplicistico e scontato, come se fosse sbucato fuori da un paio di generazioni fa. Si tratta di un’avventura orgogliosamente story-driven, è vero, ma ciò non può giustificare la presenza di intere parti di gioco in cui l’utente deve sottostare a una sin troppo evidente linearità.

Ciò non accade sempre, e ci sono anzi dei momenti in cui Bloober Team usa soluzioni davvero creative per sparigliare le carte in tavola e rendere tutto piuttosto imprevedibile. In quei casi, The Medium riesce in effetti a brillare di luce propria, dando forma a una modellazione degli ambienti alternati che non è solo una scelta stilistica, ma soprattutto una solida base su cui è stata costruita un’idea che funziona davvero bene.

L'effetto può essere straniante, ma la narrativa ne trae il massimo del beneficio.

Gameplay e analisi tecnica

In Layers of Fear 2 gli sviluppatori avevano aggiunto delle sezioni in cui il protagonista doveva sfuggire via da una minaccia, dando vita ad elementi di gioco fino a quel momento inediti per la software house. Quelle sezioni non funzionavano, e sebbene in The Medium si noti una netta evoluzione legata anche al passaggio alla terza persona, non si può di certo dire che Bloober Team sia riuscita a risolvere una conclamata problematica che continua a trascinarsi dietro.

Grazie al cielo, le parti in cui bisogna scappare via dalla bestia o nascondersi alla sua vista rappresentano una percentuale davvero bassa, ma è innegabile che il sistema trial & error a cui si rifà metta in luce alcuni calcoli fuori posto, assieme a meccaniche che risultano ancora acerbe e indietro rispetto ai livelli raggiunti dagli altri titoli. Interessanti sono però alcune variazioni proposte, perché oltre a fuggire, in alcuni frangenti del mondo reale bisogna stare immobili e tapparsi la bocca per non far sentire il respiro di Marianne alla creatura, divinamente interpretata da un Troy Baker mai visto in un simile stato di grazia.

Le intrusioni della belva, figura chiave in ottica narrativa su più livelli di lettura, sono in verità poco gradite. The Medium avrebbe potuto insomma farne a meno a livello di gameplay puro, soprattutto considerando che non rappresentano affatto un valore aggiunto all’opera, che si regge in piedi da sola grazie ad altre caratteristiche decisamente più di spicco. Tra queste, anche la proposizione di certi enigmi che per essere risolti richiedono l’intervento su più piani della realtà. E poi l’atmosfera, che rappresenta finalmente qualcosa di nuovo nel panorama di un genere che aveva bisogno di mettere in scena nuove immagini, nuove ispirazioni, nel caso specifico dedicate a un gigante della pittura sin troppo sottovalutato.

The Medium non è infatti un horror puro che punta su un terrore che crea tensione, angoscia e mozza il fiato in gola a ogni pie’ sospinto; al contrario, abbraccia una filosofia diversa e più affine agli elementi di gioco disturbanti, ma non oppressivi. La colonna sonora è composta da Arkadiusz Reikowski per quanto riguarda il mondo reale, e dal leggendario Akira Yamaoka per quello medianico. Ebbene, nonostante le giustificate attese per il maestro giapponese, siamo di fronte al suo lavoro peggiore in assoluto, quello meno ispirato, che si rivela impalpabile e incapace di dare un apporto significativo all’atmosfera.

Tecnicamente The Medium è un deciso passo in avanti per l’azienda polacca, ma non tutto è così impeccabile come sembrava dalle fasi promozionali. Nelle fasi di transizione prima dei filmati il gioco tende ad andare a scatti in modo evidente per poi riprendersi, mentre durante le sezioni di gioco la problematica non si presenta quasi mai. La modellazione poligonale è nella media, mentre le animazioni della corsa e di alcuni movimenti avrebbero necessitato di qualche raccordo in più.

Sempre su PC si segnalano alcuni anomali sfarfallii con l’HDR attivato, in particolar modo in una zona specifica in cui il rosso cremisi è preponderante, rovinando di fatto la resa di alcuni elementi di contorno. Lo abbiamo provato esclusivamente su un PC che monta una RTX 2060 Super, un i7 di fascia alta e 16 GB di RAM, non notando mai altre problematiche. Quelle presenti, a onor del vero, sono tutte facilmente risolvibili tramite patch, probabilmente già con quella del day one, così da farvi godere quella che è senza dubbio l’opera più importante di Bloober Team. E anche una storia di spessore che merita di essere ascoltata, vissuta, e compresa da chi è in grado di esaltarne tutti i suoi oggettivi pregi.

Versione testata: PC

Se volete godervi The Medium al massimo della qualità visiva, potrete acquistare uno dei nuovi monitor consigliati per PC e console direttamente a questo link.

8,0

The Medium

Piattaforme: pc, xsx
Come da tradizione di Bloober Team, anche The Medium si fa notare per la capacità di saper mescolare un dramma familiare coi cenni storici di una nazione dal passato sfregiato da guerre e dissidi interni. Inoltre, riesce ad elevare ulteriormente la sua cifra stilistica grazie alla proposizione di un mondo di gioco cupo e di grande impatto, che pesca a piene mani dalle opere del pittore surrealista Beksiński, a cui deve tutto. Certi elementi di gameplay rimangono piuttosto acerbi, così come il design dei livelli, ancora poco elaborato e sottotono per poter svettare nel mercato. Ciò nonostante, il piatto della bilancia pende inequivocabilmente dal lato giusto, regalando una storia che tocca temi importanti e adulti, col piglio tipico e la qualità a cui gli sviluppatori ci hanno abituato.

Pro

  • Grande storia, con temi adulti e un intreccio in grado di mescolare il dramma familiare alle tristi pagine storiche della Polonia
  • La doppia realtà funziona e propone diversi nuovi elementi per il puzzle solving e la messa in scena
  • Artisticamente curato e ispirato, come ormai noto per le opere di Bloober Team

Contro

  • Le sezioni di fuga col nemico non convincono appieno
  • A tratti eccessivamente surreale, con sezioni che appaiono scollate tra loro
  • Akira Yamaoka è impalpabile ed evanescente, irriconoscibile
8,0