Layers of Fear 2 recensione | Uno, Nessuno e Centomila

Layers of Fear 2 di Bloober Team è un nuovo incubo che scava a fondo nelle coscienze. Ve lo raccontiamo nella nostra recensione.

Recensione
A cura di Domenico Musicò - 24 Maggio 2019 - 15:00

Un atto di creazione comincia sempre con un atto di distruzione

Con Layers of Fear 2, i polacchi Bloober Team proseguono il percorso già intrapreso col primo capitolo, non distanziandosi di un centimetro dai canoni che hanno decretato il successo di una storia intrigante e ben narrata. Impara l’arte e mettila da parte, si direbbe, e invece l’arte è di nuovo al centro dell’attenzione e conosce stavolta una nuova declinazione: se nel capostipite il protagonista era un pittore con irrecuperabili problemi mentali e allucinazioni, in Layers of Fear 2 farete la conoscenza di un attore di Hollywood che riceve la chiamata di un regista per girare un breve film a bordo di un transatlantico.

I Don’t Wanna Be Me

La premessa è in realtà quanto di più lontano da ciò che sarà in effetti il nucleo della storia, basata interamente sul continuo indagare la personalità di un attore alla deriva, che nell’indossare centinaia di maschere ha perso di vista il suo reale volto, il suo vero Io, la parte più profonda di sé. Ecco dunque che la nave in avaria e sperduta nell’oceano in tempesta è metafora di un uomo che annega, di una personalità che s’inabissa su un fondale buio e misterioso, dove si annidano segreti e brancolano pericolosi tentacoli. I tentacoli malevoli che vogliono ghermire James sono quelli del passato, di quando era bambino, di quando l’abuso era consuetudine e i mondi di fantasia creati per evadere erano l’unica via per resistere, per crescere preservando ciò che restava dell’innocenza.

Layers of Fear 2 è spesso più ermetico del primo capitolo; tende a confondere volutamente, velando le verità nascoste fino alla fine del quinto e ultimo capitolo, raggiungibile in circa sette ore di gioco. La voce narrante del leggendario Tony Todd (trilogia di Candyman) è una profonda e inquietante eco che vi rimbomberà in petto, pronta a ricordarvi con amare verità che la spersonalizzazione d’attore non potrà mai cancellare il doloroso passato.
Lo schema narrativo di Layers of Fear 2, in fondo, non si allontana dal passato, motivo per cui sarete costretti a ricostruire la faccenda pezzo dopo pezzo, sia tramite documenti sia vivendo attraverso un’inquietante ed efficace narrazione ambientale che vi risucchierà in una sorta di incubo allucinato.

Quello di Bloober Team è ormai a tutti gli effetti un sottogenere dell’horror, una modalità di raccontare che tende a far subire la storia al giocatore, con una mole di script che ha dell’impressionante. Se prima l’utente era inerme, sballottato tra visioni folli e distorte senza poter far altro che osservare in silenzio la discesa nell’incubo, stavolta è possibile, più di una volta, poter operare delle scelte cruciali, che vi indirizzeranno verso uno dei finali previsti. Sono scelte legate alla personalità del protagonista, che può decidere se affidarsi alla ragione o all’istinto, oppure mirate all’eliminazione “fisica” di ciò che è l’oggettificazione di un dolore profondo e inestinguibile.

Allucinazione Perversa

Il transatlantico non è la sola ambientazione di gioco, ma è in sostanza l’hub principale dal quale si diramano nuove strade, lungo corridoi in continuo mutamento, porte che si aprono in mondi nuovi o in set che appaiono come cinematografici ma che sono in realtà ricordi arricchiti da fantasie, paure, deliri, insicurezze e mali dell’anima. Layers of Fear 2 non ricorre quasi mai a scarejump da quattro soldi, ma anzi costruisce con attenzione atmosfere ora morbose, ora languide, infarcendo gli scenari di citazioni cinematografiche che i cultori non faticheranno a cogliere, come ad esempio l’immagine più iconica che George Méliès ha creato per il suo Viaggio nella Luna. Anche le soluzioni cromatiche usate dal team di sviluppo risultano essere azzeccate e rappresentative del continuo andirivieni tra presente incerto e passato fosco, con colori che in molti frangenti perdono la loro saturazione e trasformano il gioco in un’opera in bianco e nero.

Layers of Fear 2, pad alla mano, è identico al primo capitolo, così come la sua struttura e la qualità degli enigmi proposti. Stavolta – e badate bene che si tratta di un’esigenza narrativa – sono state però aggiunte delle sezioni di fuga non proprio ben implementate. Le apparizioni di un mostro senza forma sono seguite da attimi di smarrimento in cui non sempre si capisce dove andare. Talvolta, soprattutto nelle fasi più avanzate, il trial & error si trasforma in lieve frustrazione, fino a quando non avrete memorizzato con esattezza il percorso corretto. Imbattersi nell’entità significa morte immediata, mentre il fattore terrore è davvero ridotto al minimo. È facile capire, dunque, come la serie sia sbilanciata sulla narrazione, che è molto buona ed efficace, badando poco alle evoluzioni del sistema di gioco, che sono rimaste ancorate a molti anni fa. E quando si prova e tentare qualcosa di nuovo, Bloober Team dimostra di non esserne all’altezza.

Artisticamente magnifico, Layers of Fear 2 non mostra passi in avanti degni di nota dal punto di vista tecnico, mentre sul finale viene mostrato il fianco a una modellazione poligonale dei personaggi buona ma non all’avanguardia. SI mantengono allo stesso livello del predecessore anche le musiche, inquietanti al punto giusto e con suoni distorti, sguaiati, che tendono a sbiadire o a trasformarsi in cupi rantoli o versi bestiali. Ciò nonostante, è impossibile non notare un pesante riciclo di molti assets, sebbene Layers of Fear 2 riesca alla grande a distinguersi da gran parte dei survival horror e spiccare con disinvoltura.

- Storia adulta e matura, approfondita da un'efficace narrazione ambientale
- Artisticamente molto ispirato, cupo e allucinante
- Sezioni di fuga non implementate alla perfezione
- Non si è evoluto quasi per nulla rispetto al capostipite uscito tre anni fa
- Alcune soluzioni visive sono riciclate e fanno meno effetto rispetto al passato

7.6

Layers of Fear 2 scava a fondo nella coscienza perduta di un uomo che per sopravvivere ha la necessità di indossare maschere, di interpretare nuovi personaggi, di annullare se stesso. È un triste e malinconico viaggio nella mente ferita di un bambino che è dovuto diventare grande, di un adulto che non vuole abbandonare la sua fanciullezza; ed è, soprattutto, una profonda riflessione su quanto il percorso interiore di ognuno determini ciò che siamo costretti a diventare.




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TAG: bloober team, layers of fear 2, survival horror