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The Last of Us – Part 1 | Recensione – Le origini del mito

The Last of Us - Part 1 fa tutto il possibile per avvicinare il capostipite alla magnificenza del secondo capitolo. Scoprite nella nostra recensione se Naughty Dog ci è riuscita davvero.

The Last of Us – Part 1 non è stata solo un’opera d’importanza capitale per il periodo storico in cui è uscita e per tutto il medium di riferimento: è stata soprattutto la pietra miliare senza cui non avremmo mai avuto quello che abbiamo definito – e lo ribadiamo con forza e senza rimorsi – il manifesto di un’intera generazione.

The Last of Us - Part 1

Piattaforma:
PS5
Genere:
action-adventure
Data di uscita:
2 Settembre 2022
Sviluppatore:
Naughty Dog
Distributore:
Sony Interactive Entertainment

Fu dirompente, uno spartiacque, un punto di riferimento a tutto tondo che tra evoluzione tecnica, narrazione, importanza dei temi trattati e portata trovò ben pochi eguali nel corso degli anni. Solo col secondo capitolo abbiamo davvero assistito alle modalità attraverso cui una software house riesce a superare se stessa, alzando l’asticella in modo imperioso e creando distanze siderali tra le vette raggiunte e tutto ciò che, forse, giungerà in cima solo fra diversi anni.

The Last of Us – Part 1 è però un’operazione che ha fatto discutere sin da subito e che non ha immediatamente trovato il favore di tutti gli appassionati. E badate bene, parliamo solo ed esclusivamente dell’idea di riproporre un gioco che aveva già avuto modo di presentarsi sotto una nuova luce, non di certo del valore unico che il capostipite della saga continua ad avere ancora oggi.

The Last of Us – Part 1 e la forza della modernità

Usciamo agevolmente da catalogazioni ed etichette e liberiamoci per un attimo di termini come remastered e remake, cercando di capire davvero cosa è The Last of Us – Part 1 (se volete, potete comprarlo direttamente su Amazon).

Partiamo dal dato di fatto incontrovertibile che l’opera è la medesima di un tempo e che non stravolge nulla, pertanto chi ha già goduto della prima riproposizione del gioco su PS4, o finanche della prima versione per PS3, dovrebbe riflettere con attenzione prima di tuffarsi a capofitto su questa riedizione.

Eppure, è giusto sottolineare come Naughty Dog sia andata oltre la ristretta concezione legata al semplice aggiornamento grafico.

Il rischio che potesse essere solo questo era alto, perché dietro all’operazione c’è soprattutto la volontà di Sony di arrivare sul mercato lievemente in anticipo rispetto alla serie tv, potenziale traino di nuove vendite anche per i neofiti che vorranno saperne di più dopo averla guardata.

Inoltre, la politica legata all’approdo anche su PC espande il bacino d’utenza e rende al contempo più appetibile The Last of Us – Part 1, adesso più al passo coi tempi.

Coloro che vorranno il primo e il secondo capitolo insieme avranno adesso la possibilità di vedere questo desiderio esaudito su PS5, assieme alla certezza che (con tutti i limiti del caso) The Last of Us – Part 1 ha adesso una vicinanza finalmente più evidente col suo seguito. Lo noterete non solo rendendovi conto della magnificenza tecnica del gioco, che usufruisce della potenza del nuovo engine di Naughty Dog, ma anche e soprattutto pad alla mano.

Gli sviluppatori affermavano il vero quando asserivano che non si trattava soltanto di una nuova incipriata, e lo capirete nel momento in cui vedrete integrate alcune delle caratteristiche di spicco di The Last of Us – Part 2.

In fuga da un mondo alla completa deriva.

Cerchiamo però di essere chiari e di non fare giri di parole: il secondo capitolo resta superiore in tutto e per forza di cose non è stato possibile fornire agli utenti le medesime sensazioni a livello di gameplay, sparatorie, fluidità, complessità delle routine comportamentali e tutte quelle maniacali attenzioni ai dettagli che al solo pensarci quasi atterriscono.

Eppure, adesso, tramite le opzioni previste esiste il modo di raggiungere una nuova profondità, in precedenza più complicata da ricreare per via dei sistemi di gioco che oggi apparirebbero un po’ arrugginiti.

Ci riferiamo in particolar modo alla possibilità di plasmare la propria partita in maniera assai simile al secondo capitolo. Ecco dunque incorporati diversi gradi di aggressività dei nemici, fino ad arrivare al parametro di difficoltà denominato “realismo”, o le opzioni legate agli alleati più o meno reattivi, propensi a intervenire con più frequenza nelle battaglie o a restare più nascosti.

Lo stesso vale per la quantità di risorse reperibili lungo gli ambienti, che naturalmente impattano in modo significativo sull’attenta gestione di munizioni, medikit e tutto ciò che serve per arrangiarsi e sopravvivere in quel mondo ormai alla totale deriva.

Cosa è cambiato?

Bisogna in ogni caso fare qualche appunto sull’IA nemica e alleata. Ciò a cui ci ha abituati The Last of Us – Part 2 è talmente elaborato, complesso e di alto livello che in confronto le routine comportamentali di The Last of Us – Part 1, notoriamente assai brillanti, appaiono meno efficaci anche optando per il massimo della difficoltà.

Specifichiamo, a scanso di equivoci, che verrete sempre braccati a che esiste una evidente tendenza dei nemici ad aggirarvi e a cogliervi di sorpresa, spesso agendo tramite giri larghi di soppiatto e assalti repentini alle spalle.

Eppure la sensazione di essere letteralmente soffocati durante le fasi di battaglia, annaspando per trovare il modo migliore di difendersi, occultarsi e sfuggire via rapidamente di continuo è sola prerogativa di The Last of US – Part 2, nonostante tutte le implementazioni portate di peso su The Last of Us – Part 1.

Questo serve per dirvi che, sì, certe routine sono state rese più complesse e la reattività media è aumentata in modo considerevole, ma che tutto sommato rimangono delle distanze tangibili.

Uno degli esempi del magnifico lavoro svolto sulle opzioni di accessibilità.

Oltretutto – e su questo non possiamo che essere ancora più critici – è rimasto sostanzialmente invariato il difetto più fastidioso che il primo gioco si porta dietro sin dalla sua prima edizione: gli alleati che si spostano lungo i teatri di battaglia continuano a non essere visti dai nemici, attenuando così il senso di credibilità legato alla protezione e alla figura stessa del proprio partner.

The Last of Us – Part 1, in diversi frangenti, prova un po’ a camuffare questa debolezza, con l’alleato di turno che evita il più possibile la vista degli avversari ed è più attento e rapido nel muoversi. Quando però si ritrova un po’ in mezzo, indugiando sulla direzione verso cui svoltare, ecco che la magagna emerge in tutta la sua sgradevolezza.

Al di là di quanto detto, va ammesso come The Last of Us – Part 1 (se interessati, lo trovate su Amazon) sia di fatto una revisione notevole e in grado di dare ulteriore valore all’opera originale, che ne esce modernizzata nonostante i limiti imposti dal peso dell’età.

Non solo la cura dei modelli dei personaggi, la loro espressività e i maggiori dettagli dei magnifici ambienti di gioco donano nuova luce alle sessioni e al taglio drammatico dei filmati di gioco, ma ogni aspetto tecnico ha beneficiato di aggiornamenti visibilmente più moderni.

Anche alcune schematicità del sistema di controllo, come lo spostamento di scale o casse, sono state rese più morbide e meno impacciate rispetto al passato, e lo stesso vale per alcuni movimenti che appaiono ora meno goffi.

Sebbene ci sia il pieno supporto al DualSense e alle Pulse 3D, che donano un grado di immersione importante, non sentirete mai davvero lo stesso “peso” del calibro delle armi né (anche in questo caso) si raggiungono i livelli maniacali di smembramenti e reazioni ai colpi subiti visti in The Last of Us – Part 2.

Importanti sono anche le aggiunte relative alle opzioni di accessibilità, che si appaiano a quelle già viste nel seguito. In tal senso Naughty Dog è semplicemente inattaccabile e dimostra di aver portato a termine un lavoro sontuoso, di apertura totale verso chiunque.

Lo stesso possiamo affermare dell’opera di revisione, che non è appunto solo un mero upgrade grafico, ma risulta essere il meglio che si potesse fare col materiale di base. Comprendiamo bene le lamentele legate al prezzo pieno di The Last of Us – Part 1, e le appoggiamo totalmente perché riteniamo che a prezzo pieno debbano essere venduti solo i giochi nuovi e non anche quelli adattati a una nuova console (soprattutto dopo l’operazione su PS4).

Comprendiamo, però, anche l’importanza capitale di un’opera del genere, che al netto delle giustificate chiacchiere sull’operazione commerciale o su piccole sbavature non risolte, resta di fatto un titolo obbligatorio per ogni vero amante e appassionato del videogioco; e anche per tutti coloro che vogliono davvero capire fino in fondo come si è arrivati a The Last of Us – Part 2 e quale potenza il progetto originale rechi con sé.

The Last of Us – Part 1 è uno straziante viaggio in un mondo irrimediabilmente perduto e divorato dall’interno, dove ogni forma di umanità ha ceduto il passo alla bestialità più istintiva e deprecabile, dove le storie in chiaroscuro dei personaggi mettono in risalto temi trattati in maniera impareggiabile.

E tutti, almeno per una volta, meritano di imboccare questa strada che lascerà loro addosso un segno indelebile, così come lo ha lasciato per sempre nel medium di riferimento.

9,6

The Last of Us - Part 1

Piattaforme: ps5
The Last of Us - Part 1 è una revisione di un'opera d'importanza capitale che va ben oltre il semplice aggiornamento tecnico. Ciò che Naughty Dog ha fatto col nuovo engine, con tutti gli accorgimenti apportati, con le opzioni importate dal secondo capitolo e con lo svecchiamento di certe farraginosità, fa di questa ripubblicazione la versione migliore presente sul mercato. Pur con tutti i limiti del materiale di base, il capostipite è oggi molto più vicino agli standard qualitativi eccelsi e tuttora insuperati del suo seguito. E questo, per una saga del genere, significa davvero tutto.

Pro

  • Importanti accorgimenti tecnici in grado di donare nuova luce all'opera
  • Importate gran parte delle opzioni di gioco e di accessibilità presenti nel secondo capitolo
  • Include anche Left Behind

Contro

  • I nemici continuano a non vedere gli alleati
  • La scelta del prezzo pieno è assai controversa, per un gioco che nuovo non è
9,6