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The Last Faith è la fusione ideale tra Bloodborne e Castlevania

Una sorta di Bloodborne in 2D con struttura da Metroidvania: The Last Faith ha tutta la nostra attenzione.

The Last Faith potrebbe essere davvero uno dei pochi titoli in grado di meritare l’accostamento a Bloodborne e a Castlevania. Non si tratta di uno di quei casi in cui un’opera ha in comune alcuni degli elementi presi in prestito da uno e dell’altro, ma sembra proprio incorporare al suo interno entrambe le anime, come se fosse a tutti gli effetti il figlio di una felice e insperata unione.

Piattaforma:
PC, PS4, SWITCH, XONE
Genere:
metroidvania, soulslike
Data di uscita:
Sviluppatore:
Kumi Souls Games
Distributore:

Lo avevamo già capito dalla presentazione del gioco nella campagna Kickstarter, che ha già raggiunto i propri obiettivi con successo; ne abbiamo avuto la piena conferma provando la demo destinata ai backer. The Last Faith ha sul serio tutte le potenzialità per rivelarsi un’autentica sorpresa in grado di accontentare i fan di entrambi i titoli, senza dover rinunciare alle caratteristiche di base che ne hanno di fatto decretato il successo.

The Last Faith, dark gothic al potere

Lo ammettiamo: la sensazione viscerale provata nel peregrinare tra le prime ambientazioni, e dopo aver visto i primi nemici, ci ha fatto quasi pensare a una sorta di demake bidimensionale di Bloodborne. Le architetture gotiche mitteleuropee tipiche delle cattedrali di Yharnam, le piazze con carrozze distrutte e persino i cavalli morti, e avversari come il cacciatore presi di peso dall’affascinante incubo di Miyazaki, ci avevano indotto a pensare che di originalità in The Last Faith ce ne fosse poca.

 

 

Se a ciò aggiungiamo il tappeto sonoro con tanto colpi di tosse e bassi lamenti, e una storia che parla di una malattia che ha travolto la cittadina, è chiaro che le associazioni diventano tutte sin troppo palesi. Eppure The Last Faith ha una sua anima ben distinta, che è solo in parte quella di un metroidvania sulla falsariga delle migliori strutture di gioco offerte dai Castlevania più popolari. Si aggiungono infatti non pochi elementi inediti, che già dalla corposa demo ci hanno fatto comprendere come si trattasse di un progetto ben più articolato dell’ovvio duplice omaggio che nelle fasi iniziali sfiora a tratti il plagio.

The Last Faith racconta del destino nefasto di Mythringal, antica città sviluppatasi nell’opulenza e nata dall’abbraccio tra magia e scienza, ma da sempre sotto il giogo di antiche credenze religiose trasformate in legge. Il suo glorioso passato, raccontato da vecchi tomi in biblioteche ormai del tutto arse, è stato sostituito da una maligna corruzione che si è insinuata nel luogo dopo gli infausti esiti di una guerra civile e una malattia mortale che ha lasciato scampo a pochi.

Dove lo abbiamo già visto quel cacciatore?

In questo perpetuo terrore che non conosce fine, il nostro eroe di nome Eric si ritrova letteralmente in mezzo a una cospirazione, che farà venire a galla i segreti occulti del passato ancestrale di Mytringal e le origini di una guerra iniziata da messia e falsi profeti. Incantesimi, strane alchimie e antichi ordini si agitavano nell’ombra mentre una razza di nuove creature, chiamate “The Cold Ones“, prendevano il sopravvento. In questo bailamme nato nell’antichità, con conseguenze sciagurate che continuano ad abbattersi nel presente, Eric dovrà fare in modo di invertire gli esiti di una profezia che sembra già scritta, lottando contro abomini e creazioni partorite da quello che appare essere l’inferno sulla Terra.

Sebbene manchino ancora dettagli sulla storia, possiamo affermare che tanti elementi narrativi verranno aggiunti tramite i file di testo e le lettere perdute che si troveranno lungo gli scenari (e nei posti più nascosti), concorrendo a costruire quella che ormai in gergo viene chiamata lore. The Last Faith ha però un importante focus su ben altre caratteristiche di gioco, e da quanto visto non ce n’è una che non si sia rivelata brillante e convincente.

Una delle boss fight del gioco finale.

Innanzitutto, il titolo degli italiani Kumi Souls Games ha deciso di non uscire dal seminato del genere e sceglie dunque di proporre una progressione non lineare, legata alla scoperta graduale di potenziamenti del personaggio utili per accedere ad aree prima fuori portata.

È il caso di un rampino che abbiamo trovato durante la nostra prova, capace di farci agganciare a degli anelli per consentire a Eric di avere lo slancio per raggiungere aree sopraelevate. La demo non ci ha fornito altri spunti, ma è già evidente come The Last Faith punti alla varietà di design e approcci.

Gameplay

Un gioco del genere non può chiaramente prescindere da un sistema di combattimento preciso, ben strutturato e il più possibile capace di far interpretare al giocatore più situazioni possibili. Ecco dunque che The Last Faith offrirà una vasta gamma di armi che spaziano da strumenti di offesa a corto e ampio raggio, altre possenti e lente o agili ma capaci di infliggere meno danni, e persino bocche da fuoco con caratteristiche ben differenziate. Come in Bloodborne, il personaggio potrà accompagnarsi con un’arma bianca e con una da fuoco, ma archibugi e fucili risultano essere più determinanti in termini di danni e non sembra al momento esserci spazio per manovre di contrasto come il parry.

Incantare l'arma vi darà grandi vantaggi.

The Last Faith offre però due modalità per evitare una rapida dipartita: il classico rotolamento per sfuggire via dagli attacchi o andare oltre un assembramento di nemici, oppure la schivata con tanto di effetto visivo mutuato dai membri della famiglia Belmont. Schivare verso dietro apre la strada alla possibilità di usare attacchi speciali subito dopo, mentre schivare in avanti e porsi immediatamente alle spalle del nemico consente di infierire con rapidità per un lasso di tempo maggiore rispetto al duello faccia a faccia.

Considerando che ogni arma ha il suo moveset, e che il cambio repentino in-game è una necessità quando si ha a che fare con opponenti completamente diversi, è chiaro che la componente tecnica del gioco (in certi tratti poco indulgente versi gli errori) si fa più importante.

Scegliete bene l'arma da usare a seconda dei nemici che dovrete affrontare.

A ciò va sommata la possibilità di usare oggetti con polveri elementali capaci di fornire utili buff alle armi, fondamentali durante una boss fight o quando la situazione diventa più complessa da gestire. The Last Faith, come spiegato dalla premessa, è ambientato in un mondo dove la magia è parte del tessuto cittadino, e in tal senso risulta gradevole l’aggiunta di incantesimi da usare con parsimonia e tenendo sempre d’occhio la barra del mana. Alcuni sono devastanti, mentre altri aiutano a tirarsi fuori da situazioni che possono farsi disperate in pochi attimi.

Le debolezze dei nemici le scoprirete man mano, e un incantesimo non ha naturalmente lo stesso effetto su tutti gli avversari. Oltretutto, The Last Faith non vuole in alcun modo aiutarvi dopo ogni morte subita, pertanto gli oggetti da combattimento e le fiale del sangue per il ripristino della salute non si ricaricheranno, costringendovi a fare ulteriori tentativi con meno frecce nelle vostra faretra. Allo stesso modo, se avrete recuperato una chiave o un oggetto speciale, rimarrà nel vostro inventario, così da evitarvi lunghi e tediosi ritorni al punto richiesto.

Anche questo, dove lo abbiamo già visto?

Ciò non significa che The Last Faith sia privo di backtracking, tutt’altro: proprio per la natura stessa del genere, è del tutto prevedibile dover ritornare indietro per accedere a nuove aree, ma la scelta di non penalizzare il giocatore, dimostrando di essere sempre onesto con lui, risulta essere ampiamente condivisibile. I checkpoint sembrano inoltre ben distribuiti lungo la mappa, e non si avverte mai una scollatura tra una zona e l’altra in termini di gestione delle macro aree.

Se le premesse sono queste, The Last Faith ha tutta la nostra fiducia, perché i difetti riscontrati sono pressoché nulli (se si eccettua uno strano slittamento del personaggio quando ci si volta d’improvviso nella direzione opposta). Portare a termine la demo con la delusione di chi ne vorrebbe ancora è già sintomo di buon successo, per un’opera che si presenta sul mercato come esponente di un genere a dir poco inflazionato, pieno zeppo di cloni e – va detto – titoli di buonissima qualità che gli fanno già una spietata concorrenza.

Se volete prepararvi all’arrivo di The Last Faith, vi consigliamo di recuperare quella perla di Bloodborne, assieme ai migliori Castlevania disponibili.

Piattaforme: pc, ps4, switch, xone
The Last Faith potrebbe sembrare di primo acchito sin troppo simile ai giochi a cui si ispira, ma pad alla mano si fa notare per il suo sistema di combattimento agile e raffinato, assieme a tutta una serie di caratteristiche che premiano abilità e attenzione nel saper scegliere armi, buff, magie e potenziamenti. La demo ci ha dato solo garanzie, e francamente ci sembra difficile che il gioco possa mancare il bersaglio.

Pro

  • Una sorta di Bloodborne in 2D con struttura da metroidvania
  • Sistema di combattimento vario e appagante
  • Buff, magie, potenziamenti e armi ben diversificate

Contro

  • Un po' troppo derivativo