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The Caligula Effect 2 | Recensione – Balzo in avanti o no?

Intrappolati in un mondo fittizio...di nuovo

Fedele alla propria storia e alla nicchia di pubblico che ha saputo scavarsi negli anni tanto in Giappone quanto nel resto del mondo, NIS America continua a pubblicare giochi di ruolo di stampo giapponese a cadenza regolare, alternando produzioni abbastanza canoniche ad altre piuttosto sperimentali, nel tentativo di smuovere le acque di un genere storicamente piuttosto stagnante.

The Caligula Effect 2

Piattaforma:
PS4, SWITCH
Genere:
gioco-di-ruolo
Data di uscita:
22 Ottobre 2021
Sviluppatore:
Historia Inc
Distributore:
Koch Media

Dopo gli appena sufficienti risultati ottenuti al di fuori del suolo patrio da The Caligula Effect, ecco che il publisher nipponico ci riprova con il seguito diretto, The Caligula Effect 2, in uscita il prossimo 22 ottobre per PlayStation 4 (versione testata) e Switch.

Scopriamo insieme se stavolta vale la pena imbarcarsi in questo allucinato viaggio.

Pillola rossa o pillola blu

Per moltissimi versi la trama di questo seguito è una riproposizione abbastanza fedele di quanto già visto nel predecessore: un gruppo di studenti, intrappolati senza averne coscienza in una realtà fittizia, sviluppano pian piano la consapevolezza della loro condizione, e tentano così di fuggire da essa con tutte le loro forze.

Se vi sembra di aver già sentito un intreccio simile, seppure non foste tra i pochi che hanno giocato The Caligula Effect, non potremmo biasimarvi: un po’ Matrix, un po’ Persona, di originale nella trama, che pure scorre abbastanza piacevolmente, c’è ben poco.

Tenere d'occhio le percentuali di riuscita degli attacchi e i movimenti dei nemici sarà fondamentale

Tormentato da strani incubi, e per questo scelto da un’entità virtuale che intende detronizzare la sua simile che si cela dietro il mondo di Redo, il nostro alter ego, di cui sarà possibile scegliere solo sesso e nome ad inizio partita, si troverà presto catapultato in una missione più grande di lui, accompagnato da un cast di personaggi abbastanza stereotipati per gli standard a cui la produzione giapponese ci ha abituato nell’ultimo decennio.

Con la parziale eccezione della copia sbiadita di Junpei Iori di Persona 3, un arciere con un’apparente passione per i tacchi bassi, insomma, nessuna delle personalità che si sono accostate al nostro eroe durante le trentacinque ore spese in compagnia del prodotto ha saputo catturare il nostro interesse.

A parte l’assoluta mancanza di originalità, dobbiamo anche segnalare due barriere che dividono il neofita dalla piena comprensione della trama e delle relazioni tra i personaggi, l’una piuttosto attesa e l’altra sorprendente, ma in negativo.

 

La prima riguarda la totale assenza della lingua italiana, che era però da mettere in preventivo visto il budget abbastanza risicato della produzione e la sua natura da titolo AA, mentre la seconda è rappresentata dai continui riferimenti ai personaggi e alle vicende del primo capitolo, soprattutto durante la prima metà dell’avventura.

Se già Square Enix, con una saga che ha venduto milioni di copie su tutte le piattaforme esistenti, scelse di non rendere i Final Fantasy consecutivi per non tagliare le gambe di chi si avvicinava alla saga di volta in volta, come può pensare Nis America di non fare lo stesso con una serie che ha venduto pochissimo al di fuori del territorio giapponese?

Il ventaglio di mosse si amplierà con il passare delle ore

Sebbene le cose migliorino con il passare delle ore, quando i nuovi protagonisti si prendono gradualmente la scena, immaginiamo che molti giocatori salteranno molti dialoghi almeno fino al terzo capitolo.

In ogni caso, non siamo rimasti particolarmente soddisfatti dall’intreccio, dalla scrittura e dai dialoghi tra i personaggi, e crediamo che solo i fan più accaniti dell’animazione e dei fumetti made in Japan potranno trovare interesse nelle vicende narrate.

Strategia e vita scolastica

L’unica, vera ancora di salvezza, come e più di quanto successe in occasione del primo episodio, è rappresentata dal combat system: i ragazzi di Furyu non sono proprio gli ultimi arrivati nel settore (The Alliance Alive HD Remastered e il promettente Monark sono solo due dei loro progetti più recenti), e la loro esperienza nella realizzazione di sistemi di combattimento di un certo livello si vede tutta.

Pur ricalcando quello del precedente capitolo, il sistema di combattimento di Caligula Effect 2 appare più dinamico, più profondo, con un numero maggiore di variabili da tenere in considerazione.

E qui invece siamo al cospetto della grande nemesi...

Tutto ruota attorno alla possibilità di visualizzare, al momento di scegliere l’azione da far intraprendere ad un dei propri personaggi, un’anteprima di quello che potrebbe succedere sul campo di battaglia nei secondi successivi: un attacco meno forte ma che lascia il membro del party fuori dalla gittata di un’arma nemica può, ad esempio, rivelarsi preferibile ad uno più potente ma che lascia scoperto il nostro team.

La visualizzazione della barra del tempo, sulla quale è possibile interagire, lasciando che un attacco o un incantesimo partano in maniera ritardata, aggiunge ulteriore spessore strategico, consentendo al giocatore di attuare tattiche normalmente più in voga tra gli RTS che tra i giochi di ruolo di matrice giapponese.

Il gioco, peraltro, tende a premiare la sperimentazione e spinge il giocatore ad assumersi dei rischi, se è vero che ristabilisce i punti ferita e quelli azione al termine di ogni battaglia: se i nemici ordinari daranno poco filo da torcere, a meno di non ignorare completamente le tempistiche ed il range dei loro attacchi, i boss sapranno dare filo da torcere ai giocatori meno navigati, soprattutto qualora si opti per un livello di difficoltà superiore a quello predefinito.

Per i giocatori più attenti alle dinamiche di gioco, allora, ogni scontro diventerà una danza di morte ben orchestrata, in cui un balletto che può essere messo in pausa in ogni istante viene modificata numerose volte finché non raggiunge la perfezione, che coincide con la sconfitta dei nemici.

Ecco la nostra idol virtuale

Ci sono anche cose che non funzionano, beninteso: la varietà nemica è praticamente non pervenuta, visto che ci si troverà a combattere contro la medesima tipologia di nemici dalla prima ora all’ultima di gioco, e il fatto che i personaggi non cambino automaticamente bersaglio quando il loro obiettivo è stato sconfitto conduce spesso a sprecare turni ed attacchi, con inevitabili ripercussioni sul livello del turpiloquio del giocatore.

Ed è un bene è i combattimenti siano piacevoli, non solo perché la loro frequenza è mediamente abbastanza alta (con nemici sempre visibili su schermo), ma anche perché tutto ciò che funge da contorno ad essi non si rivela alla stessa altezza: le missioni secondarie sono tanto abbondanti quanto poco interessanti, le aree da esplorare limitate tanto nel numero quanto nel design e i dungeon piuttosto scarni e ripetitivi.

Il tempo che non si passa in combattimento, allora, finisce presto per divenire puro filler, atto ad allungare l’esperienza di gioco, facendole sfondare la soglia delle trenta ore oltre la quale il primo episodio non si era spinto.

Non aiutano il setting scolastico giapponese, decisamente abusato, e una scarsa attenzione all’equipaggiamento, con negozi che ne offrono solo pochi pezzi e nemici che non ne rilasciano.

L’esperienza di gioco complessiva si rivela quindi estremamente altalenante, tra battaglie ben ritmate e fasi di esplorazione piuttosto blande, e questo si riflette sulla valutazione finale e sull’appeal che il gioco potrebbe avere sui veterani del genere, nonostante gli innegabili miglioramenti che porta in dote rispetto al predecessore.

Graficamente povero anche su PS5

Nonostante le ore di test siano avvenute su una PS5 in modalità retrocompatibile, The Caligula Effect 2 non solo non è riuscito ad impressionarci, ma ha tradito immediatamente la povertà del motore di gioco (una versione rimaneggiata dell’Unreal Engine, che aveva già mosso il capostipite) e l’approssimazione in comparti quali quello animazioni e quello delle texture.

La notizia positiva è rappresentata dalle performance, consistentemente migliorate rispetto alla versione Switch sulla quale avevamo lavorato due anni e mezzo fa: nonostante permangano fenomeni di micro lag in prossimità di certe cutscene o durante l’esplorazione dei dungeon, la stabilità del frame rate e, più in generale, del codice di gioco, ci hanno soddisfatto, non avendo incontrato bug significativi né improvvisi crash dell’applicazione.

Ci è piaciuta molto, com’era d’altronde successo già con il capostipite, la colonna sonora, pur intrisa di motivi J-POP che sicuramente non incontreranno i gusti di tutta l’utenza: i motivi sono spesso cantati, alcuni anche in inglese, e hanno tutti in comune l’aderenza a quanto accade su schermo e un’innegabile orecchiabilità di fondo, che non ci ha mai portato ad azzerare il volume com’è capitato in altre circostanze con JRPG non di primissima fascia.

Tramite cellulare sarà possibile gestire i rapporti e tenere traccia della missione principale

Benone anche il doppiaggio originale mentre qualche riserva permane sui sottotitoli per il continuo ricorso a slang di non facilissima interpretazione per quanti già non masticassero la lingua d’Albione.

Le buone notizie, però, finiscono qui: la modellazione poligonale è deludente, e richiama immediatamente la generazione di PS3 e Xbox 360, con spigoli fin troppo visibili, un riciclo forsennato di asset e di nemici e un comparto animazioni che abbisognerebbe di parecchie aggiunte di raccordo.

Giocando su uno schermo 4K di dimensioni generose, le imperfezioni sono se possibile ancora più evidenti rispetto all’esperienza del primo capitolo su Switch, e questo nonostante sia evidente che il team di sviluppo, per quanto possibile, abbia lavorato sulle problematiche tecniche che affliggevano The Caligula Effect Overdose.

Sappiamo che i veri appassionati di giochi di ruolo giapponesi sono disposti a soprassedere su comparti visivi spesso deludenti, magari salvati solamente da un’ispirata direzione artistica, ma, nondimeno, riteniamo che Furyu e Nis America potessero prendersi dell’altro tempo e consegnare al mercato un prodotto nel complesso migliore, stanti le limitazioni derivate da un budget evidentemente risicato.

Versione recensita: PS4 (in retrocompatibilità su PS5)

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6,7

The Caligula Effect 2

Piattaforme: ps4, switch
Nonostante il voto in calce non rappresenti di certo una promozione a pieni voti, The Caligula Effect 2 rappresenta un sostanziale passo avanti rispetto al primo episodio, grazie ad un'aumentata quantità di contenuti, all'approfondimento di un combat system che già rappresentava l'ancora di salvezza del predecessore e ad una colonna sonora di buon livello, seppure intrisa di pop giapponese. D'altro canto, prendendo in considerazione anche gli altri congeneri e non solo il precedente lavoro di Furyu e NIS America, siamo dinanzi ad un titolo graficamente molto povero, privo di spunti di originalità tanto a livello narrativo quanto di gameplay e dotato di missioni secondarie sì ramificate e numerose ma anche piuttosto dimenticabili. Tutto considerato, quindi, è possibile consigliarlo solamente ai fan più oltranzisti del genere di riferimento, che magari abbiano già completato prodotti ben più meritevoli quali Persona 5 e la sua versione Royal, Tokyo Mirage Sessions, i vari Legends of Heroes e i Final Fantasy.

Pro

  • Sistema di combattimento con piacevoli sfumature tattiche
  • Colonna sonora molto JPOP ma indubbiamente ben fatta

Contro

  • Di originalità non c'è traccia
  • Comparto tecnico ed artistico appena sufficienti
  • Lineare e dotato di side quest poco interessanti
6,7