The Caligula Effect Overdose Recensione | un’overdose di stile con poca sostanza

Qualcuno ha detto Persona?

Recensione
A cura di DottorKillex - 21 Marzo 2019 - 8:45

Dopo il debutto sulla sfortunata PlayStation Vita, The Caligula Effect torna, in un’edizione riveduta e corretta ribattezzata Overdose, sulle attuali piattaforme, nella speranza di raggranellare tanto i favori della critica quanto quelli del pubblico.
Abbiamo messo le mani sulla versione per Nintendo Switch, e siamo pronti a raccontarvi delle ore spese intrappolati nel più stiloso dei mondi virtuali.
Ma oltre allo stile, c’è anche la sostanza?

The Caligula Effect Overdose Recensione | un’overdose di stile con poca sostanza

Persona wannabe

Mobius è un mondo virtuale non dissimile dai tanti che noi videogiocatori viviamo in prima persona quotidianamente da diversi anni a questa parte: il suo scopo primario è quello di garantire all’utente una fuga dalla realtà piena di problemi, incomprensioni, doveri.
L’ambientazione è quella della scuola superiore, un periodo assai poco apprezzato da chi lo vive e rivalutato solo in seguito, quando le spiacevoli incombenze della vita da adulto fanno sentire il loro fiato sul collo.
Ma che cosa succederebbe se un bug affliggesse l’intelligenza artificiale che dirige la realtà virtuale, impedendo di uscire a piacimento dal mondo dorato creato?
Un gruppo di utenti, presa coscienza della loro condizione di prigionieri dorati in un mondo marcio sotto l’apparenza stilosa, fonda un club scolastico (di quelli assai in voga in Giappone) per trovare un modo per fuggire, novelli Alice nel paese delle meraviglie.
Il (o la, novità di questa versione Overdose) protagonista impersonato dal giocatore è a capo di questo gruppo di studenti e, come da tradizione per molti JRPG, non spiccica parola per tutta la durata dell’avventura, lasciando sulle spalle dei coprotagonisti tutto il peso della caratterizzazione del cast.
Al netto di un incipit poco chiaro e dell’assoluta mancanza di originalità, con riferimenti continui a serie blasonate (Persona su tutte, ma sono chiamate in causa anche Danganronpa e la trilogia di .hack), le premesse di The Caligula Effect Overdose sarebbero anche interessanti, ma l’assoluta mancanza di carisma dei protagonisti ed una scrittura abbastanza piatta, che non riserva mai colpi di scena non telefonati, affossano il comparto narrativo, che finisce presto con il divenire poco più che un orpello tra un dungeon e quello seguente.
Come per il comparto artistico, che analizzeremo in seguito, i dialoghi e molte delle situazioni sapranno di già visto, ondeggiando tra l’omaggio alla saga di Persona e il plagio puro e semplice, che non si può spiegare solamente con l’impiego di Tadashi Satomi, già co-autore degli script del primo Persona e dei due seguiti, Innocent Sin ed Eternal Punishment.
Al neofita, probabilmente, i continui riferimenti e le strizzatine d’occhio non creeranno alcun problema, ma chi mastica pane e JRPG non potrà non notarli e alzerà gli occhi al cielo in più di un’occasione.
D’altronde il regno di Persona 5 su Switch non è ancora iniziato ed è normale che tanti pretendenti si affrettino a reclamare il trono, pur non avendone i requisiti: purtroppo il prodotto Aquria sembra essere uno di questi.

The Caligula Effect Overdose Recensione | un’overdose di stile con poca sostanza

Tempi di gioco

Se le prime ore di gioco, pur nella loro estrema classicità, riescono ad intrattenere piacevolmente chi fosse alla ricerca di un gioco di ruolo di stampo giapponese senza troppe pretese (rima non voluta), ben presto il gameplay di The Caligula Effect Overdose si fa stagnante, senza che alcune delle buone idee implementate riescano a trovare lo sbocco che avrebbero meritato.
L’esplorazione di dungeon blandi e tutti molto simili tra loro, fatta eccezione per l’ambientazione, fa il paio con un bestiario nemico assai limitato, che restituirà l’impressione di confrontarsi sempre contro i medesimi nemici dalla prima all’ultima ora di gioco: se questa scelta di design può avere senso per esigenze di trama (siamo dentro ad un mondo virtuale ambientato in una scuola superiore, in fondo), la varietà e il dinamismo dell’offerta ludica ne risentono non poco.
L’ancora di salvezza del prodotto Aquria è sicuramente rappresentata dal combat system, che, pur lontano da vette di eccellenza, assicura quantomeno uno svolgersi rapido e variegato degli scontri, che avvengono a turni in arene virtuali non appena si entra in contatto con uno dei nemici, sempre visibili a schermo.
Di qui, il giocatore può disporre come meglio crede dei turni dei suoi quattro membri attivi, con la possibilità di intraprendere tre azioni per turno e di vedere una simulazione, perlopiù affidabile, di come quelle scelte andranno a esplicarsi durante il combattimento: la variabile impazzita è sempre rappresentata dalla possibilità che uno o più attacchi non vadano a segno, modificando tutto il fluire del turno successivo.

The Caligula Effect Overdose Recensione | un’overdose di stile con poca sostanza

Anche in questi frangenti ci siamo imbattuti in scelte di game design quantomeno cervellotiche, come l’impossibilità di saltare il proprio turno o di rimanere in posizione difensiva senza agire in maniera diretta, ma, cionondimeno, il combat system si dimostra gradevole e tutto sommato ben congegnato, soprattutto se confrontato ad altri aspetti critici della produzione.
Dispiace, allora, che il buon ritmo dei combattimenti venga fortemente penalizzato dalla bassissima difficoltà a cui il gioco è impostato di default, con la situazione che migliora solo di poco optando per il livello Difficile: se, da un lato, capiamo la volontà di allargare il più possibile il bacino d’utenza, dall’altro riteniamo che un gioco che si completa quasi da solo non gratifichi a sufficienza il giocatore, anche se neofita.
Tra le summenzionate buone idee che non hanno trovato lo spazio che avrebbero meritato, giusto per fare un esempio, citiamo la possibilità di aggiungere al proprio party tantissimi personaggi secondari, dopo averci parlato un numero sufficiente di volte e aver aumentato il legame di amicizia con essi.
Sulla carta, questo permetterebbe di ampliare a dismisura il party e, con esso, il livello di personalizzazione dell’esperienza, ma, nei fatti, aldilà della banalità dei dialoghi necessari ad arruolare nuovi membri, questi si rivelano decisamente meno potenti dei personaggi che fanno parte del cast principale, anche quando possono contare su diversi livelli di vantaggio.
Questo svilisce una feature altrimenti positiva, e aumenta i rimpianti per quello che The Caligula Effect Overdose avrebbe potuto essere in confronto a quello che realmente è.

The Caligula Effect Overdose Recensione | un’overdose di stile con poca sostanza

Sporco sotto al tappeto

Come spesso accade con produzioni indipendenti, dal budget non particolarmente elevato, per meglio analizzare l’aspetto visivo di The Caligula Effect Overdose è necessario scindere i meri aspetti tecnici da quelli artistici, che concorrono a dar vita a quello che poi effettivamente gli occhi vedono a schermo.
Dal punto di vista della direzione artistica e del character design, infatti, siamo ampiamente sopra la sufficienza, sebbene lo stile adottato sia spiccatamente nipponico e si discosti assai poco da quanto fatto vedere dagli ultimi due capitoli della saga di Persona: siamo sempre al confine tra omaggio e plagio, tra adolescenti occhialuti e pin up che sembrano uscite direttamente da un calendario degli anni ’50.
In ogni caso, una palette di colori ricca ed accesa e degli ottimi (sebbene rari) filmati di intermezzo contribuiscono ad acuire il senso di già visto, donando all’opera un discreto appeal visivo.
Se, invece, si passano ad analizzare le performance e l’aspetto puramente tecnico della produzione, i nodi vengono immediatamente al pettine: in circa venti ore di gioco siamo incappati in tre crash, con perdita dei dati e ritorno alla dashboard di Switch e, nonostante il passaggio di questa versione Overdose all’Unreal Engine 4, ci siamo imbattuti in una serie di glitch e piccoli bug assortiti, dalle texture che caricavano lentamente a personaggi bloccati nel terreno, o che libravano ad un metro da terra durante le cutscene in game.

Il framerate accusa il colpo durante i combattimenti più affollati, e abbiamo il ragionevole dubbio che, per mantenere le performance accettabili in modalità portatile, la risoluzione scenda anche al di sotto dei 720p, un compromesso duro da mandare giù per tutti i possessori della console ibrida Nintendo.
In compenso, ad onor del vero, ci sono piaciute le musiche, non tanto varie ma orecchiabili e sempre in linea con lo stile teen della produzione, e va segnalata la presenza della sempre apprezzata modalità New Game Plus, che rimedia, in un certo qual modo, alla ridotta longevità della campagna principale, che può essere portata a termine in poco meno di due decine di ore.

+ Discreto combat system
+ Direzione artistica gradevole, sebbene poco originale
- Un rip-off di Persona, nemmeno troppo ispirato
- Problemi tecnici diffusi e fastidiosi
- Trama risaputa e sfilacciata
- Decisamente breve per la media del genere

6.1

Difficile assegnare più di una onesta sufficienza ad un prodotto come The Caligula Effect Overdose, che si accontenta di scimmiottare uno dei brand più forti sul mercato dei giochi di ruolo giapponesi senza provare minimamente a distinguersi nè a livello narrativo nè in quanto a direzione artistica. Sia Switch che PlayStation 4, le piattaforme su cui è disponibile, dispongono di giochi di ruolo di gran lunga più coinvolgenti, longevi e belli da vedere, e quindi non possiamo che consigliarne l’acquisto solo ed esclusivamente a quanti proprio non riescano a fare a meno di una dose giornaliera di JRPG. A patto di aver già completato capolavori come Octopath Traveler o Xenoblade Chronicles su Switch, e Persona 5 o Final Fantasy XII su PS4, s’intende.




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