PROVATO E3 2021 4 min

Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin | Provato – Nioh, sei tu?

Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin sembra un Nioh con qualche caratteristica pescata da Final Fantasy. Siamo sicuri che piacerà?

Vociferato ancor prima dell’annuncio ufficiale, Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin è un prequel del capostipite della serie che prende una strada completamente diversa rispetto ai canoni tradizionali per cui la gallina dalle uova d’oro di Square Enix è universalmente conosciuta.

Piattaforma:
PS5
Genere:
gioco-di-ruolo, soulslike
Data di uscita:
Sviluppatore:
Team Ninja
Distributore:
Square Enix

D’altra parte, dalle voci di corridoio era emerso che a lavorare al progetto ci sarebbero stati i ragazzi di Team Ninja, autori di Ninja Gaiden e Nioh che, loro malgrado, con la saga hanno chiaramente poco da spartire.

E alla compagnia di Tokyo questo sta bene, perché Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin è uno spin-off che si propone proprio di cambiare direzione, così come successo con altri illustri franchise su cui ha messo mano lo studio di sviluppo di punta di Koei Tecmo. Come sarà accolta l’operazione dai fan del franchise?

Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin, cambio di rotta

Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin vi metterà nei panni di Jack e i suoi alleati, Ash e Jed, mentre tenteranno di aprire le porte del tempio di Caos. Mentre sono determinati a sconfiggerlo, e con il ricordo della lotta che giace nel profondo dei loro cuori, la trama ci farà scoprire se saranno davvero loro i Guerrieri della Luce di cui parla la profezia.

«Anche se si tratta di un Final Fantasy, sembra diverso, ma nelle sue vene scorre comunque il sangue di Final Fantasy», ha dichiarato Tetsuya Nomura. Ed è parzialmente vero, perché alcuni elementi della saga sono in effetti presenti e sono immediatamente riconoscibili. Tuttavia, bisogna dire in tutta onestà che Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin somiglia in realtà molto di più a Nioh, di cui appare un re-skin. Dichiarazione forte, senza dubbio, ma conoscendo a fondo il modus operandi di Koei Tecmo, non meraviglia affatto l’imponente riciclo di asset.

I tre eroi dell'avventura.

Partiamo dal fatto che si tratta di un gioco mediamente più difficile rispetto a tutti i Final Fantasy, poiché si appaia per l’appunto a quel genere che accetta mal volentieri ammorbidimenti. Stiamo però parlando di uno spin-off di Final Fantasy, serie di massa e aperta al più grande numero di giocatori possibile; è chiaro dunque che Square Enix ha tutta la volontà (e la necessità) di non estremizzare troppo la difficoltà, motivo per cui sarà possibile selezionarne tre. Rimane però il classico sistema di checkpoint che fa avanzare il giocatore sezione dopo sezione, facendolo ricominciare da quello più recente a ogni morte e ripristinando i nemici se si decide di toccarlo nuovamente per recuperare salute e PM.

I dettagli sulla storia latitano ancora, e in effetti sembra che la gestione della narrazione comprenda informazioni centellinate, lasciando la strada libera all’azione e a un focus di gioco fortemente sbilanciato su questo aspetto. Come risaputo, stiamo pur sempre parlando di Koei Tecmo, che è universalmente riconosciuta per le sue doti non eccelse nel raccontare storie memorabili. Se il registro dovesse cambiare, naturalmente saremo lieti di farvelo sapere in anticipo, ma già dalla demo si capisce con chiarezza quale sarà la direzione intrapresa dalla produzione.

Non mancheranno, naturalmente, alcune boss fight.

Gameplay

Dicevamo dell’impressionante somiglianza di Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin con Nioh: considerate a tal proposito che le meccaniche di base sono le medesime, tra attacchi semplici, potenziati, parate e schivate che si effettuano esattamente alla stessa maniera. Addirittura, i nemici hanno una barra di logoramento che se svuotata fa subire loro un crollo, così da infliggere indisturbati un colpo di grazia. Sconfiggendo l’avversario con questa finisher che prende il nome di impeto spirituale, i PM massimi aumentano e consentono di usare più abilità consecutive in battaglia. Queste abilità si dividono in abilità di classe (da attivare con R2) e abilità combo (da attivare con lo stesso tasto ma mentre si attacca, così da creare concatenamenti).

Assume un ruolo importante nel sistema di combattimento anche lo scudo spirituale, che protegge dagli attacchi a scapito del consumo della propria barra del logoramento. Subendo un attacco in questo stato si emette una scarica energetica che infligge danni logoranti mentre al contempo si ripristinano i PM. E se si preme il tasto di attacco nel momento in cui la parata è finalizzata, Jack (identico in modo inquietante a William Adams coi capelli corti) si lancia in avanti al contrattacco.

Non solo questa meccanica funge da parry, ma dà anche modo di apprendere e riutilizzare contro lo stesso avversario attacchi specifici contrassegnati dal colore viola, usando naturalmente un tasto diverso. Occhio però a farlo per esempio con mostri come Piros, che si nutrirebbero del loro stesso fuoco aumentando di dimensioni fino a esplodere. Proprio come farebbe in un qualunque Final Fantasy.

L'IA degli alleati sembra tutto fuorché brillante.

Non vi bastano le similitudini con Nioh? Ebbene, sappiate che potrete anche attivare la cosiddetta Lux alla stessa maniera in cui su Nioh 2 su usavano gli spiriti, ma almeno questa volta non dovremo badare al Ki, perché di fatto qualche semplificazione al combat system c’è e si vede.

Aspettatevi anche di trovare un gran numero di armi e parti di vestiario da cambiare continuamente, con drop casuali e forzieri da scovare in livelli che hanno tutta l’aria di essere dei poco ispirati dungeon con stanze e corridoi che si somigliano sin troppo fra di loro. Ci ha invece colpito positivamente la gestione delle diverse classi e delle abilità a esse correlate.

Se lo spadaccino è il tipico tank devastante che può usare spadoni e attacchi che tramortiscono chiunque, il discorso cambia selezionando il mago. In quest’ultimo caso aspettatevi ad esempio di lanciare le tipiche magie che ci si aspetterebbe da un Final Fantasy. Oltretutto, il cambio di classi può essere effettuato istantaneamente tramite un tasto e permette in tempo reale di usufruire delle diverse caratteristiche senza dover passare dai menù.

Sebbene Square Enix abbia specificato che ci vorrà ancora un po’ di tempo prima dell’uscita di Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin (qualunque cosa ciò significhi in termini di tempistiche di sviluppo), il gioco ci è sembrato tecnicamente arretrato. Non solo non si avvicina – inspiegabilmente – alla qualità dell’ultimo progetto di Koei Tecmo portato con successo su PS5, ma è anche poco solido e piuttosto traballante per quanto riguarda il frame rate,  anche in modalità FPS. Chiaramente ci vorrà ancora molto lavoro su ottimizzazione e stabilità del codice, così come ci auguriamo che gli sviluppatori possano variare un po’ il level design, che appare davvero molto piatto, scontato e ripetitivo.

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Piattaforme: ps5
Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin ci ha lasciato addosso sensazioni piuttosto contrastanti: se da un lato è interessante il modo in cui Koei Tecmo sta tentando la difficile commistione tra il mondo di Final Fantasy e quello dei soulslike, dall'altra ci sembra che l'intero progetto sia poco più di un rip-off di Nioh. Diversi elementi sembrano funzionare molto bene, mentre su altri è giusto attendere e scoprire se Team Ninja riuscirà a sistemare tutto ciò che al momento ci lascia con diverse perplessità.

Pro

  • Sistema di combattimento mutuato da Nioh...
  • Presenza di diverse classi da cambiare al volo
  • Buona gestione di abilità e armamentario

Contro

  • ... Da cui ha copincollato sin troppi elementi, al punto da sembrare un suo reskin
  • Tecnicamente claudicante