Steel Division 2 Recensione | Estate del ’44

Un wargame difficile e appagante, in puro stile Eugen Systems

Recensione
A cura di Daniele Spelta - 25 Giugno 2019 - 9:05

«È questo il momento in cui desidero dirle quanto siamo tutti enormemente impressionati dalle grandiose avanzate delle armate russe che, acquistando forza, sembrano polverizzare le armate tedesche che si frappongono tra voi e Varsavia e successivamente Berlino». Il 22 giugno del 1944 ebbe inizio l’Operazione Bagration, la vasta offensiva lanciata dall’Armata Rossa lungo il confine orientale fra la Bielorussia e la Polonia. La tenaglia avrebbe frantumato la resistenza dell’Heeresgruppe Mitte, il corpo d’armata tedesco dispiegato sul fronte russo e spinto i carri sovietici sino a Varsavia. Questo è lo scenario storico di Steel Division 2, strategico duro e puro sviluppato da Eugen Systems – già autori di R.U.S.E e della serie Wargame – e seguito diretto di Steel Division: Normandy ‘44, che sposta il teatro dello scontro dalle coste settentrionali della Francia alle pianure dell’Europa orientale.

Tra tradizione e innovazione

Questo secondo capitolo è un mix di tradizione e innovazione. Come per la maggioranza dei titoli creati dal team francese, la base resta quella di un wargame tattico disposto su mappe dalle ampie dimensioni in cui muovere le proprie truppe per annichilire la resistenza nemica. Si tratta di un titolo complesso che, sotto un’apparente immediatezza tradita da una UI semplice e chiara, nasconde svariati strati di complessità. Se nella vostra libreria virtuale appare il primo Normandy ‘44 non avrete molte difficoltà nel ritrovare gli stessi input e modalità di trasmissione delle istruzioni ma se avete saltato il precedente step… Auguri. Steel Division 2 è infatti privo di qualsivoglia tutorial e manca quella classica missione iniziale in cui vengono spiegati i comandi o introdotte le modalità di gioco. Ciò che resta da fare è scorrere il lungo manuale, per nulla amichevole e ovviamente scritto in inglese in tutte le sue pagine. Piazzato davanti allo scenario, l’ignaro generale da tastiera deve provare a mettere assieme tutti i tasselli del puzzle e, anche quando avrà capito come muovere un Tiger o come occupare il tetto di una chiesa con un cecchino, con ogni probabilità vedrà apparire la parola “Sconfitta” al termine della missione.

Steel Division 2

Lo sconforto è proprio dietro l’angolo. Questo è un vero peccato, perché siamo davanti al più classico esempio di “easy to learn but hard to master”, un titolo capace di dare non poche soddisfazioni una volta superato il duro scoglio iniziale. Ogni unità è riccamente dettagliata e la sua scheda presenta numerose statistiche che ne mettono in evidenza l’utilizzo, differenziando fra fanti d’assalto e quelli più difensivi dotati di mitragliatrici automatiche. Stesso discorso per i carri, dal più agile e leggero T34/76 sovietico fino al possente Panter G tedesco, passando ovviamente per l’artiglieria e per il supporto aereo, senza dimenticare i rifornimenti per le munizioni. In questa ricchezza permane una certa traccia di microgestione e per ottimizzare al meglio gli ordini occorre intervenire su svariati aspetti, inizialmente un po’ alla cieca visto che non viene data alcuna spiegazione. Le numerose variabili danno comunque accesso ad un vero e proprio manuale di guerra, un continuo susseguirsi di mosse e contromosse che restituiscono la reale sensazione di vestire il pesante cappotto del maresciallo Žukov. I soli due schieramenti russo e tedesco potrebbero sembrare un limite, ma ciascuno è stato suddiviso in parecchi battaglioni – ovviamente ricalcano le loro controparti storiche – e se si possiede Normandy ‘44 vengono aggiunti alla lista anche alcuni degli eserciti Alleati, disponibili altrimenti attraverso il DLC Back to War.

Steel Division 2

Di più di una corposa espansione

Le prime partite potrebbero trarre in inganno e c’è il rischio di etichettare Steel Division 2 come una corposa espansione. In effetti ritornano vecchi schemi, come l’assenza di basi da costruire, risorse da raccogliere e truppe da arruolare, mentre sono ancora presenti il sistema dei battaglioni, da assoldare ad inizio match mischiando le singole unità, e la suddivisione delle sfide nelle tre fasi A, B e C, che scandiscono l’entrata in scena di determinate tipologie di truppe. In realtà queste due meccaniche sono state profondamente riviste e intrecciate in modo inedito, cambiando in modo radicale l’economia del gioco, il ritmo e le tattiche. A differenza del passato le unità non sono legate strettamente ad una fase ma viene data libera scelta fra i tre momenti di gioco per quando impiegarle. Quello che varia è il loro numero. Ad esempio, selezionando un carro Valentine IX russo per la fase A, quest’ultimo sarà schierabile solo per otto volte, ma se si opta per la fase C la cifra sale a ben 24 mezzi. L’impatto sulla partita è evidente sin da subito e lascia ampio margine al giocatore, che potrà scegliere liberamente se tentare una guerra lampo e sbaragliare l’avversario nei primi minuti oppure se preferire una strategia più difensiva e di erosione.

Le novità non si fermano qui e il cambio di scenario ha permesso al team di sviluppo di variare alla base molti dei pilastri di gioco, a partire dalle mappe. In Normandy ‘44 a farla da padrone erano gli scontri ravvicinati, con i campi visivi ostruiti dai numerosi villaggi e dai filari, mentre le morbide pianure dell’Europa orientale permettono battaglie su larga scala dove sono soprattutto i carri e l’artiglieria a determinare l’esito dello scontro. Ogni scenario è riccamente caratterizzato, è stato ricostruito sin nei minimi dettagli basandosi sulle rilevazioni della Wehrmacht ed è carico di spunti tattici: le colline sono un’ottima postazione per i cannoni, i pochi villaggi si trasformano in insuperabili bastioni se occupati dai mitraglieri mentre i ponti sono gli snodi vitali per occupare i punti nevralgici del territorio. Tutti questi ingredienti sono stati utilizzati per valorizzare il fronte dinamico già conosciuto con il primo capitolo – un linea che divide i due schieramenti e che dà l’idea di dove sta avanzando il nemico senza lasciar intuire la portata del pericolo – e le due nuove tipologie di partita che caratterizzano le schermaglie contro l’AI e le battaglie online. La modalità Conquista, come spiega bene il nome stesso, richiede di occupare per un determinato periodo alcuni punti chiave della mappa per spezzare la resistenza nemica, mentre quella definita Breakthrough vede opporsi un esercito sulla difensiva dotato di strutture come trincee e bunker e un attaccante dalla maggiore potenza di fuoco. Entrambi i match possono durare parecchi minuti e se le squadre risultano ben equilibrate sono un susseguirsi di attacchi e risposte, accerchiamenti e bombardamenti aerei: una vera gioia per gli amanti del genere.

Steel Division 2 raggiunge il suo massimo potenziale nel comparto online, soprattutto grazie alle battaglie 10 vs 10 – possono durare ben oltre l’ora, vi ho avvisati – dove coordinarsi con i propri alleati per mettere in scena un capolavoro tattico, suddividendo le zone di invasione e quelle di resistenza e facendo lavorare in sinergia ogni singola unità. Non è affatto un lavoro semplice, ma arrivati a questo punto avrete capito che si tratta di un titolo adatto a chi cerca un’esperienza complessa ed è disposto a perdere intere sessioni solo per capire i ruoli delle truppe. Il singleplayer, oltre alle schermaglie personalizzate, è arricchito da sei battaglie storiche che ripercorrono le fasi salienti dell’Operazione Bagration e da quella che è stata definita Army General, la vera novità di questo secondo capitolo.

Una nuova componente strategica

Le campagne di Normandy ‘44 si presentavano come un semplice susseguirsi di battaglie senza un reale filo conduttore e ora lasciano spazio a quattro scenari indipendenti che aggiungono una nuova componente strategica alla solida parte tattica. Le vaste cartine riproducono gli scenari chiave dell’offensiva russa, da Orsha fino a Baronovichi, quattro teatri su cui muovere i propri battaglioni un turno alla volta. Ci sono ovviamente degli obiettivi finali ma il come ci si arriva è tutto da scrivere ed è proprio qui che risiede il maggior pregio di tale modalità, con le pedine che si spostano lungo la scacchiera per sfruttare le strade o i boschi, per tagliare i rifornimenti o per accerchiare una squadra nemica. Le singole battaglie possono poi essere risolte in modo automatico tenendo presenti i rapporti di forza identificati da svariati parametri, in modo semi-automatico delegando all’AI la guida di alcune squadre oppure scendendo in campo in prima persona. Nonostante l’ampio panorama di guerra c’è un limite massimo di battaglioni da impiegare durante gli scontri, sono solo tre ed è una cifra troppo stringente per quella che dovrebbe essere una guerra senza quartiere. Purtroppo anche l’Army General non è introdotta in modo adeguato e l’assenza del tutorial pesa come un macigno, perché la strada del self-made man è davvero complicata è c’è il forte pericolo di scoraggiarsi davanti all’ennesima offensiva andata in fumo in modo misterioso. Ancora una volta il manuale non è un sufficiente sostegno e il consiglio migliore è quello di prendersi del tempo e prestare attenzione a degli esempi di partita presenti su YouTube, come ad questo per la parte tattica e questo per la parte strategica.

Steel Division 2 è un wargame che non scende a compromessi e che sa essere spietato. La sua natura poco amichevole stride quindi con un livello grafico di tutto rispetto, soprattutto all’interno del panorama della strategia. A brillare sono soprattutto gli effetti, con le nuvole di polvere che si alzano sotto il martellante fuoco di una batteria di razzi e anche i mezzi corazzati brillano nelle loro finiture quando si esegue uno zoom ravvicinato. Va comunque detto che durante gli scontri è quasi impossibile giocare con uno sguardo da molto vicino e la maggior parte del tempo viene impiegato sfruttando il campo visivo ampio, dove le unità vengono ridotte a poco più che delle icone. Meno curata invece la fanteria, dove emergono anche delle texture mancanti per alcuni modelli.

+ Tante unità, ciascuna col suo ruolo
+ Mappe sfruttate egregiamente
+ Army General è una modalità di gioco che regala molte soddisfazioni
+ Strategia e tattica allo stato puro
+ Visivamente più che buono
- Manca del tutto un tutorial
- C'è un alto rischio di fuga
- Qualche traccia di microgestione
- Tre battaglioni sono solo sufficienti durante le battaglie nell'Army General

8.0

Steel Division 2, nonostante l’ottimo impatto grafico, non è uno strategico adatto a tutti e l’essenza resta quello di un wargame senza mezze misure. Se si supera l’ostacolo iniziale il titolo è pronto a restituire una vera simulazione di un campo di guerra ma il primo impatto può essere decisamente sconfortante e in quest’ottica non gioca di certo a favore l’assenza di un tutorial, rimpiazzato da un asettico manuale di guerra. Una volta apprese le complesse meccaniche di gioco è però difficile staccarsi dall’opera di Eugen System, capace di mettere in gioco numerose variabili e tattiche da applicare, non più solo durante le battaglie in tempo reale come accadeva in Normandy ’44, ma ora anche attraverso quattro campagne in singleplayer a turni che simulano la celebre Operazione Bagration lanciata dall’Armata Rossa per spezzare la resistenza tedesca sul confine orientale.




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