L’edizione 2025 dei The Game Awards è stata, senza girarci troppo attorno, la notte in cui Clair Obscur: Expedition 33 ha trasformato la cerimonia nel proprio one‑game show e in cui Geoff Keighley ha ribadito (nel bene e nel male) la sua formula: ritmo serrato, premi sparati a raffica e una pioggia di trailer che guarda più al 2026‑2027 che al presente.
A mente fredda eccovi il nostro consueto pagellone per smontare pezzo per pezzo l’edizione 2025 dei The Game Awards: cosa ha funzionato alla grande, cosa ha zoppicato e quali messaggi ha sparato dritti in faccia all’industria, tutto con voti secchi da 1 a 10. Buttate giù il vostro verdetto nei commenti, anche se il sondaggio vi ha già traditi.
Clair Obscur, l’RPG che si prende tutto – voto 9
Clair Obscur non ha semplicemente vinto: ha colonizzato la serata, infilando in bacheca premi come Best Independent Game, Best Debut Indie Game, Best Narrative, Best RPG, Best Art Direction, Best Score and Music, Best Game Direction e, ovviamente, Game of the Year. È il trionfo definitivo di un RPG stiloso, identitario e “non allineato”, che manda un messaggio chiarissimo: non serve essere l’ennesimo open world ipertrofico per mettere in riga chiunque altro.
È un successo che fotografa bene dove l’industria sta trovando ossigeno: non nei colossi senz’anima, ma nei progetti che hanno una visione forte su narrativa, direzione artistica e worldbuilding. Che sia un “indie” solo per etichetta, o che sia un gioco non perfetto poco importa: nel 2025, il GOTY è stato l’opposto del prodotto standardizzato.
Geoff, il ritmo e la maratona notturna – voto 7
Anche quest’anno si è partiti col pre‑show alle 1.30 e chiusi intorno alle 5, ma la sensazione non è stata quella della tortura a cielo aperto come in edizioni passate. Tra premi “minori” nel pre‑show (Best Family a Donkey Kong Bananza, Innovation in Accessibility a DOOM: The Dark Ages, Best Independent Game già assegnato prima dell’inizio ufficiale) e un flusso continuo di trailer, lo show ha evitato le solite voragini piene di filler sci‑fi intercambiabili.
Il ritmo è rimasto alto grazie alla distribuzione abbastanza intelligente di premi, reveal e momenti musicali – con l’esibizione dedicata a Clair Obscur e quella degli Evanescence per la serie Netflix di Devil May Cry a fare da picchi emotivi. Resta però il problema cronico: se devi infilare tutto in tre ore e mezzo all’alba, qualcosa va sacrificato, e guarda caso non sono mai le pubblicità.
Premi sul palco, premi “a scorrimento” – voto 5
Il solito elefante nella stanza: una caterva di riconoscimenti continua a essere sparata via in pacchetti compressi, letti quasi di sfuggita. Best Sports/Racing (Mario Kart World), Best Community Support (Baldur’s Gate 3), Best VR/AR (The Midnight Walk), Player’s Voice (Wuthering Waves) e diverse categorie di genere sono state liquidate come voce fuori campo mentre si correva verso il trailer successivo.
Fa ancora più impressione se si guarda il trattamento riservato ad ambiti cruciali come l’audio design (Battlefield 6) o la scena indie debutto, che pur premiata in grande stile da Clair Obscur, resta schiacciata tra un annuncio e l’altro. La sensazione è sempre quella: se non porti numeri o brand giganteschi, il tuo momento sul palco può diventare una riga di testo in telecronaca. E per una “celebrazione dell’industria”, non è esattamente un gran biglietto da visita.
I grandi ritorni: RE, Tomb Raider, Control – voto 9
Sul fronte annunci, la serata ha tirato fuori una serie di nomi che definire “pesanti” è poco: Resident Evil Requiem, con Leon S. Kennedy e motosega d’ordinanza, ha offerto quel tipo di fan service sporco e sanguinolento che manda in visibilio il pubblico TGA. Tomb Raider Catalyst e il remake Tomb Raider: Legacy of Atlantis hanno invece ufficializzato il ritorno di Lara Croft con una doppietta che punta tanto sulla nostalgia quanto su una nuova fase della saga.
Remedy è tornata con Control Resonant, riportando in scena il Bureau e aprendo le porte a un nuovo protagonista collegato direttamente al passato della serie. È il blocco “comfort food”: franchise che non rischiano la rivoluzione creativa ma giocano sul consolidare universi già amatissimi, garantendo agli editori un hype “sicuro” e ai fan la sensazione di casa, pur in salsa next‑gen.
La fantascienza che vuole (ancora) dominare – voto 7
Non sarebbero TGA senza lo slot sci‑fi di lusso: Exodus di Wizards of the Coast è il classico progetto che punta alla fantascienza epica con lunga gestazione (lancio a inizio 2027), mentre Warlock allarga ulteriormente il presidio videoludico di Dungeons & Dragons. A questi si aggiungono No Law, ennesimo teaser atmosferico più interessato al mood che a spiegare cosa sia il gioco, e Highguard, nuovo sparatutto multiplayer dai creatori di Apex Legends e Titanfall, in arrivo nel 2026 in formato free‑to‑play.
Il problema è quello di sempre: tanta estetica, tantissimo “coming soon”, poco concreto sul tavolo oggi. La fantascienza continua a essere la vetrina preferita per mostrare muscoli produttivi e budget, ma la linea che separa il reveal memorabile dal “ne ho visti altri cinque uguali negli ultimi due anni” è sempre più sottile.
Lato competitivo e multiplayer: tra eSport e service game – voto 7
Il segmento eSport ha mantenuto la sua ritualità: Counter‑Strike 2 come Best eSports Game, Chovy come Best eSports Athlete e Team Vitality come Best eSports Team confermano l’inerzia di un ecosistema che, tra mille scosse, resta ancorato ai soliti brand di ferro. Nulla di rivoluzionario, ma è il genere di passaggio obbligato che convalida lo show agli occhi di una fetta di pubblico competitiva.
Sul fronte multiplayer, Arc Riders che si porta a casa il premio Best Multiplayer Game dà un segnale interessante in un contesto dove il modello “live” continua a dominare. Marvel Rivals che inserisce Deadpool nel roster e Warframe che si aggiorna ancora una volta dimostrano che i service game non hanno alcuna intenzione di mollare il controllo del palcoscenico.
Il premio alla perseveranza: No Man’s Sky – voto 9
Best Ongoing a No Man’s Sky è uno di quei momenti che fanno sorridere chi segue l’industria da anni: da lancio semi‑disastroso a caso scuola su come ribaltare la narrativa lavorando sul lungo periodo. È un riconoscimento non solo al gioco, ma al concetto di supporto post‑lancio fatto con coerenza e continuità, lontano dal puro sfruttamento economico.
In un anno in cui tanti titoli “ongoing” vivono di burnout, saturazione di contenuti stagionali e monetizzazione spinta, vedere premiato un progetto che ha riconquistato la fiducia a suon di aggiornamenti gratuiti è un messaggio preciso a chi sta decidendo come immaginare il proprio “gioco infinito”.
Indie, AA e la zona grigia che vince – voto 7.5
Accanto al monopolio di Clair Obscur, altri progetti “non AAA” hanno lasciato il segno: South of Midnight, premiato con Games for Impact, propone una visione meno allineata e più personale rispetto allo standard blockbuster. Out of Words, con il suo stile stop‑motion e l’impostazione co‑op che guarda a It Takes Two, mostra che c’è ancora spazio per esperimenti che mettono al centro il linguaggio visivo e le dinamiche a due.
Anche titoli come Coven of the Chicken Foot, Screamer o l’oscuro Ontos, dai creatori di Soma, rappresentano quella fascia dove la creatività prova a scavalcare i limiti di budget, infilando idee forti in contenitori meno titanici. È la conferma che la linea più interessante del mercato passa ormai da produzioni “medie” e indipendenti con identità marcata, non dai soliti colossi a checklist.
Most Anticipated e la dittatura dell’hype – voto 8
Che il premio Most Anticipated Game finisca nelle mani di GTA 6 è talmente inevitabile da non richiedere nemmeno una busta sigillata. Il peso specifico del brand Rockstar è talmente enorme che qualunque altro nominato esiste, al massimo, come comprimario nella stessa categoria.
La vera domanda, semmai, è quanto ha senso continuare a premiare l’hype organizzato, trasformando in statuetta quello che è già un fenomeno culturale e di marketing. È un premio che racconta più lo stato del desiderio collettivo che quello della creatività, e l’edizione 2025 non fa certo eccezione.
Licenziamenti, condizioni di lavoro e discorsi “scomodi” – voto 6
Pur senza un momento manifesto paragonabile al discorso di Swen Vincke dell’anno precedente, l’edizione 2025 continua a portarsi dietro l’eco delle critiche sulla gestione dei licenziamenti e delle condizioni lavorative nell’industria. Il fatto che il palco venga concesso con generosità a celeb, brand e reveal di lungo corso, mentre tanti riconoscimenti creativi restano compressi, racconta ancora una certa priorità: il prodotto prima delle persone.
Il punto, però, è che ormai il pubblico ha memoria lunga e l’argomento non può più essere messo del tutto sotto il tappeto: ogni discorso di accettazione, ogni riferimento ai team e ai sacrifici dietro le quinte viene recepito come una freccia implicita verso un’industria “malata”, dove i premi da una parte e le email di licenziamento dall’altra spesso convivono a pochi mesi di distanza.
Cinema, serie e transmedia ovunque – voto 7
Il blocco transmediale è sempre più centrale: The Last of Us Stagione 2 che si porta a casa il Best Adaptation e le clip dedicate al film di Street Fighter e a Super Mario Galaxy – Il Film confermano che l’incrocio tra schermo interattivo e non è ormai routine. La presenza degli Evanescence per Devil May Cry su Netflix e di Milla Jovovich come Elusive Target in Hitman: World of Assassination rafforza la sensazione di evento “ibrido”, a metà tra show videoludico e premio cross‑media.
È affascinante e al tempo stesso rischioso: più lo show diventa passerella transmediale, più il videogame rischia di sembrare uno dei tanti tasselli, e non il fulcro assoluto. Quando l’applauso scatta più per il volto famoso che per lo sforzo creativo dietro un design, qualcosa dell’identità di questo tipo di evento inizia a sfumare.
Gli altri vincitori “pesanti” – voto 8
Hades 2 che si porta a casa Best Action Game è la consacrazione di un sequel che non si limita a rifare il compitino, ma conferma la solidità di Supergiant sul piano del game feel e del design sistemico. Hollow Knight: Silksong che vince Best Action/Adventure chiude idealmente uno dei tormentoni più lunghi degli ultimi anni, trasformando finalmente l’attesa in una forma di legittimazione ufficiale.
Final Fantasy Tactics: The Ivalice Chronicles che conquista Best Sim/Strategy è la rivincita della strategia giapponese “alla vecchia”, riportata al centro del discorso in un mercato che sembrava averla messa ai margini. E Fatal Fury: City of the Wolves come Best Fighting Game dimostra che il picchiaduro a incontri continua a trovare nuovi spazi anche al di fuori del duopolio più mediatico.
La carrellata “hell yeah”: Diablo, Mega Man, Star Wars – voto 8
Diablo 4: Lord of Hatred che fissa l’appuntamento al 28 aprile 2026 è il classico annuncio che parla a chi ha già investito ore su ore nel gioco base, promettendo un ultimo giro di giostra nelle tenebre di Sanctuary. Mega Man Duel Override, con il ritorno al 2D nel 2027, è invece la carta nostalgia più pura della serata, pensata per riaccendere un brand storico con un posizionamento chiaro: niente compromessi, solo azione laterale.
Sul fronte Star Wars, la doppietta Fate of the Old Republic (RPG di Casey Hudson) e Galactic Racer (racing game dagli autori di Need for Speed, in uscita 2026) rappresenta la volontà di presidiare più generi possibili dentro lo stesso universo. È la concretizzazione di un approccio industriale che vive di licenze fortissime e prodotti “mirati”, ciascuno con un pubblico già immaginato a tavolino.
Altri annunci: Housemarque, Ace Combat, Phantom Blade – voto 7
Saros di Housemarque, pubblicato da Sony e previsto per il 26 aprile 2026, è una delle proposte più interessanti sul fronte “tripla A europeo dalla forte identità”. Dopo Returnal, l’aspettativa su qualsiasi cosa tocchi lo studio finlandese è altissima, e l’idea di un nuovo progetto che possa giocare ancora con ritmo, intensità e loop è più che intrigante.
Ace Combat: Wings of Theve conferma la volontà di Bandai Namco di mantenere viva una saga che ha un pubblico fedelissimo, portando il dogfight su un orizzonte 2026. Phantom Blade Zero, con uscita fissata al 9 settembre 2026, continua a posizionarsi nel panorama soulslike orientale saturissimo, ma almeno con un’attenzione particolare alla spettacolarità delle animazioni e al taglio cinematografico dei combattimenti.
Il lato “show”: celebrity, siparietti e marketing – voto 6
Lenny Kravitz che annuncia Best Score and Music, David Harbour che introduce il prossimo Total War ambientato in Warhammer 40.000, Milla Jovovich che svela il suo debutto come bersaglio in Hitman: sono tutti tasselli di uno show che vuole disperatamente essere “televisivo” prima ancora che videoludico. LEGO Batman sul palco per presentare Legacy of the Dark Knight segue esattamente la stessa logica: trasformare il reveal in siparietto.
Funziona? Sì, a tratti. Ma ogni minuto speso in gag rischia di ricordare quanto spazio viene negato a sviluppatori e categorie tagliate fuori dal palco. È il compromesso strutturale dei TGA: tra spettacolo e riconoscimento, di solito vince lo spettacolo (anche se dei Muppets, francamente, ne abbiamo abbastanza).
Bilancio finale dell’edizione 2025 – voto complessivo: 8
L’edizione 2025 dei The Game Awards esce dagli archivi come la notte di Clair Obscur: Expedition 33, della consacrazione definitiva dell’asse “indie/AA con visione” e dell’ennesima conferma che l’industria, quando smette di inseguire la gigantografia senza cervello, sa ancora produrre opere vere. Allo stesso tempo, tornano tutti i limiti cronici dello show di Keighley: premi sacrificati in carrellata, sovraccarico di trailer a lunghissimo termine e un equilibrio sempre instabile tra celebrazione del medium e vetrina di marketing.
Se si guarda il quadro nel suo insieme, però, il giudizio resta positivo: pochi anni come questo hanno fotografato con tanta chiarezza il bivio del videogioco contemporaneo, schiacciato tra mega‑brand, service eterni e RPG radicali che decidono di mettere l’autorialità al centro. E la cosa più interessante è che, per una volta, ad avere l’ultima parola è stato proprio uno di questi ultimi.