C'è un momento preciso in cui una saga smette di essere "in pausa" e diventa semplicemente morta.
Per Killzone, quel momento è arrivato nell'ottobre del 2024, quando Roy Postma, direttore artistico di Guerrilla Games, ha dichiarato senza mezzi termini al Washington Post che il team aveva "chiuso con Killzone" e che il passaggio a Horizon era stato una scelta consapevole, l'opposto cromatico e tematico di tutto ciò che quella serie rappresentava.
Parole definitive, pronunciate in un'intervista dedicata a LEGO Horizon Adventures, un gioco pensato per i bambini. Il simbolismo, volendo, è tutto lì. Eppure Killzone non è sempre stato questo relitto abbandonato ai margini della memoria PlayStation.
C'era una volta Helghan
Quando nel 2004 arrivò su PS2, Sony lo presentò come la sua risposta a Halo: un FPS che avrebbe dovuto dimostrare che anche l'ecosistema PlayStation poteva avere il suo sparatutto di riferimento, qualcosa capace di competere con il colosso di Bungie esclusivo su Xbox.
Il primo capitolo deluse, questo è vero: recensioni miste, problemi tecnici, un frame rate instabile, aspettative tradite da un hype costruito in modo spropositato. Ma vendette comunque oltre un milione di copie, e Sony capì che il potenziale c'era. Ecco perché acquisì Guerrilla Games nel dicembre del 2005, trasformando lo studio olandese in un first party PlayStation e investendo su quella proprietà intellettuale con ambizione crescente.
Guerrilla aveva speso 45 milioni di dollari per svilupparlo, e il risultato si vedeva: tecnicamente impressionante, con un sistema di gunplay pesante e deliberatamente lento che polarizzò il pubblico ma costruì un'identità inconfondibile, e con un comparto multiplayer che divenne uno dei punti di riferimento su PS3. Sony aveva finalmente il suo anti-Halo, e per qualche anno Killzone fu davvero la saga sparatutto del marchio PlayStation.
Killzone 3 arrivò nel 2011, ottimo ma leggermente meno folgorante del secondo capitolo, e poi nel 2013 arrivarono Killzone: Mercenary su PS Vita e Killzone: Shadow Fall come titolo di lancio di PS4, gioco atteso con grandi speranze e ricordato come un passo indietro rispetto ai fasti di PS3, più spettacolare che sostanzioso.
E dopo Shadow Fall, il nulla. Dodici anni di silenzio. Nel 2021 Sony ha chiuso persino il sito ufficiale del franchise, reindirizzando gli utenti verso PlayStation.com come si fa con qualcosa di cui ci si vuole liberare in modo silenzioso e senza clamore.
Guerrilla nel frattempo ha costruito Horizon, una saga che ha venduto oltre 32 milioni di unità in tutto il mondo, ha ricevuto un sequel, uno spin-off in VR e persino un gioco LEGO. Il successo commerciale è indiscutibile, e sarebbe disonesto non riconoscerlo.
Ma questo non cambia il fatto che Sony abbia preso una delle sue IP storiche più caratteristiche, quella che per anni aveva incarnato l'identità dello sparatutto PlayStation, e l'abbia semplicemente lasciata morire senza mai offrire ai fan nemmeno la dignità di una conclusione ufficiale.
La cosa più frustrante non è nemmeno la scelta in sé: è il modo. Guerrilla ha spiegato di aver voluto "rinfrescare la tavolozza", di essere stanca dei toni cupi e violenti di Killzone, di voler fare qualcosa "per tutte le età". Motivazioni comprensibili dal punto di vista artistico di uno studio, molto meno dal punto di vista di una piattaforma che aveva costruito su quella saga anni di identità e fidelizzazione.
Sony non ha mai provato ad affidare il franchise a un altro team, non ha mai tentato un reboot, non ha mai nemmeno considerato una rimasterizzazione seria di Killzone 2, il capitolo più amato, su PS4 o PS5. Si è limitata a girare la testa dall'altra parte, al netto di un piccolo evento crossover con Helldivers 2 di recente uscita.
Tornerà mai?
Nel frattempo, nell'ottobre del 2024, un gruppo di fan ha scritto una lettera aperta a Sony e Guerrilla chiedendo di poter ottenere la licenza IP per realizzare nuovi giochi: un gesto commovente nella sua ingenuità, e insieme la dimostrazione più netta di quanto quella saga significhi ancora qualcosa per chi l'ha vissuta.
Killzone non era perfetto. Non lo è mai stato, e sarebbe sbagliato fingere il contrario per ragioni nostalgiche. Il primo capitolo arrivò gravato da un hype insostenibile e non riuscì a reggerne il peso, deludendo una parte significativa della critica e lasciando nei giocatori un retrogusto di occasione sprecata.
Anche i capitoli successivi, pur migliorando sensibilmente, non furono mai esenti da difetti: Killzone 3 pagò lo scotto di un secondo capitolo che aveva alzato l'asticella in modo forse irripetibile, e Shadow Fall fu percepito da molti come un titolo di lancio costruito più per mostrare la potenza di PS4 che per dire qualcosa di nuovo sul piano narrativo o ludico.
Tutto vero. Eppure Killzone aveva qualcosa che pochi franchise del suo genere potevano vantare: un'anima propria, un'estetica inconfondibile, un universo narrativo che non assomigliava a nient'altro sul mercato.
Gli Helghast erano antagonisti costruiti con una densità iconografica rara, nemici che sembravano usciti da un incrocio inquietante tra la propaganda visiva del Terzo Reich e la distopia fantascientifica più cupa, con quegli occhi arancioni che brillavano nel buio e una storia di oppressione e rivalsa che, se sviluppata con coraggio, avrebbe potuto produrre qualcosa di davvero memorabile.
Quel mondo aveva ancora cose da dire. Aveva spazio per un capitolo che portasse a compimento le tensioni narrative aperte da Shadow Fall, o in alternativa per un reboot che ripartisse dalle fondamenta con una visione chiara. Sony non ha percorso nessuna delle due strade. Ha lasciato tutto sospeso, in un limbo che con il passare degli anni è diventato prima silenzio e poi oblio istituzionalizzato.
Nessun tentativo di affidare la saga a un altro studio first party, nessuna rimasterizzazione di Killzone 2 su PS4 o PS5, nessuna collection degna di questo nome per introdurre la serie alle nuove generazioni di giocatori. Solo la chiusura silenziosa del sito ufficiale nel 2021 e, tre anni dopo, la dichiarazione definitiva di Postma. Una frase che suona quasi come una liberazione per chi l'ha pronunciata, e come una porta che si chiude in faccia a chi quella serie l'ha amata davvero.
Il mercato degli FPS nel frattempo non si è fermato: Halo ha attraversato la sua crisi identitaria, Call of Duty è diventato un servizio permanente che esiste più come infrastruttura che come gioco, e lo spazio per uno sparatutto con una campagna solida, un universo narrativo coerente e un'identità visiva forte non è mai stato così disponibile come oggi.
Killzone, con il giusto investimento creativo, avrebbe potuto occupare esattamente quello spazio. Sony ha preferito non provarci, e questa non è solo una scelta commerciale discutibile, è la rinuncia a un pezzo di storia PlayStation che non tornerà più, e che meritava almeno la dignità di un addio.