Slay the Spire, una torre che non finisce mai

Il fiorire dei card game su Nintendo Switch

Recensione
A cura di DottorKillex - 10 Luglio 2019 - 11:14

La natura ibrida di Switch, console portatile nel cuore e fissa nella testa, consente alla macchina Nintendo una versatilità unica: se, infatti, può permettersi giochi da salotto come Doom e Diablo III, pur con qualche compromesso, è con i titoli spiccatamente pensati per una fruizione rapida che la console offre il meglio di sé.
Da oggi, un’altra piccola gemma indipendente si aggiunge alla già folta lista di quei prodotti che è impossibile non portarsi dietro una volta lasciate le mura casalinghe.
Stiamo ovviamente parlando del porting da PC di Slay the Spire, protagonista delle nostre ultime settimane.
Eccovi la nostra analisi.

I due pilastri

Slay the Spire, di per sé, non ha una trama nel senso classico del termine: a pochi secondi dai titoli iniziali, saremo catapultati nel bel mezzo dell’azione, sorretti da tutorial esaustivi ma mai troppo prolissi, disponibili esclusivamente in lingua inglese.
D’altronde, il versante narrativo in un ibrido tra un dungeon crawler ed un card game con elementi procedurali sarebbe stato accessorio al più.
Piuttosto, in questo paragrafo spenderemo due parole sui due pilastri su cui si regge l’esperienza di gioco, che contribuiscono a rendere il prodotto Mega Crit Games unico nel suo genere, ovvero la quasi totale assenza di RNG e la differenziazione tra classi.

Da giocatori di vecchia data di Hearthstone, il primo elemento in particolare è quello che ha attirato maggiormente la nostra attenzione: invece di lasciare al capriccioso dio dei dadi una consistente fetta del gameplay, gli sviluppatori hanno deciso di puntare tutto sulla strategia e sulla capacità del giocatore di anticipare gli sviluppi della battaglia, un po’ come negli scacchi.
Ogni azione che i nemici a schermo intraprenderanno nel loro turno è chiaramente indicata sulla loro testa, con infime possibilità che uno degli attacchi non vada a segno (i fatidici miss esistono, ma a noi sono capitati due volte in oltre venti ore di gioco…): se un nemico intende attaccare, starà al giocatore decidere se sacrificare un terzo del suo turno attivo difendendosi, così da ammortizzare i danni, o attaccare incurante del pericolo.

Questa scelta di game design restituisce una sensazione di controllo incredibile, facendo sentire il giocatore davvero al centro del gioco, e stuzzicandone le capacità tattiche: è impossibile prendersela con Slay the Spire dinanzi ad una sconfitta, con il motto inglese “you’ve seen that coming” che fa da mantra costante durante le partite.
La proceduralità è comunque parte integrante delle meccaniche di gioco, ma si esplica solamente nella creazione delle singole run e nella tipologia di nemici che ci si pareranno dinanzi.
In secondo luogo, le tre classi predefinite compensano il loro numero esiguo con un’eccellente diversificazione, che le rende così distanti tra loro da giustificare almeno tre run complete (più l’Ascension mode sbloccabile) prima di potersi dire davvero maestri del gioco.

Il Defect, ultimo per ordine di sblocco ma primo nelle nostre preferenze, è una sorta di mago, deficitario nella difesa e nei punti vita ma devastante in mano al giocatore esperto, laddove il Silent si profila come il classico ladro, cannone di vetro capace di tendere trappole ai nemici e colpirli alle spalle ma anche di prendere sonori schiaffi contro quelli più imponenti.
La classe iniziale, l’Ironclad, è forse la meno ispirata, con un mix di attacco e difesa solidi e la capacità di curarsi, ma è anche la più indicata per entrare in sintonia con i ritmi e le regole di gioco.

Mente veloce, gameplay fluido

Attorno a questi due capisaldi, il gameplay si snocciola con naturalezza, quasi come se il team di sviluppo non avesse mai lavorato ad altro nella sua carriera: di partita in partita si sale lungo la torre omonima, scegliendo diverse strade a seconda del proprio giudizio.
I nemici élite, chiaramente evidenziati, offrono un tasso di sfida decisamente superiore a quelli ordinari, ma anche ricompense migliori, ed evitarli non sempre rappresenta una buona idea: trovarsi dinanzi ad uno dei tre boss che saremo chiamati ad abbattere per ogni run con un mazzo sotto-potenziato, infatti, si traduce in un game over pressoché certo.
D’altronde, anche ai semplici falò, saremo chiamati a fare scelte: curarsi (comunque mai del tutto) o potenziare una delle carte in nostro possesso?

Slay the Spire gioca molto sul sottile rapporto tra rischio e ricompensa, guardando a quelli che sono diventati ormai dei classici del genere roguelike su console come Darkest Dungeon o Dead Cells: i giocatori più conservatori avanzeranno di passo in passo, lenti come lumache ma meno soggetti a rapidi fallimenti, laddove i più avventati si arrampicheranno in alto repentinamente, solo per poi cadere altrettanto velocemente.
La formula per cui si aggiungono carte ad un mazzo inizialmente limitato, cercando di ottimizzarne la versatilità e le possibilità di vittoria, è la medesima utilizzata da Blizzard per il suo già citato card game in occasione della recente avventura single player, ma qui sembra funzionare meglio, tanto perché l’elemento casuale è davvero ridotto ai minimi termini quanto perché le minori dimensioni del mazzo aggiungono peso alle scelte del giocatore.

Ad aggiungere ulteriore carne al fuoco, ci sono le Daily Challenge, che hanno già iniziato ad aggiornarsi al momento di redigere questa recensione, la possibilità di personalizzare completamente una run, influendo pesantemente su vari fattori, e la già citata Ascension Mode, una sorta di New Game Plus da sbloccare terminando il gioco con tutti e tre gli eroi, che eleva il livello di sfida, già discretamente impegnativo di default, a nuove vette.

La velocità dei match e la natura roguelike del gioco, infine, si sposano perfettamente con la fruizione on the go, rendendo questa versione per Switch la migliore del lotto, anche se su PC la disponibilità delle mod (per le quali non sembrano esserci piani per la console Nintendo, al momento) potrebbe attirare una determinata tipologia di videogiocatori.

Poco ma buono

Il colorato minimalismo che faceva da contorno alle partite nella versione PC torna immutato in questa per Switch, che mette in evidenza, soprattutto in modalità portatile, quella che riteniamo fosse la base da cui il team di sviluppo è partito, la bontà della direzione artistica e la discreta varietà di nemici da affrontare.
Slay the Spire è un titolo indipendente che punta tutto sul gameplay, lo ripetiamo qualora non fosse stato sufficientemente chiaro fin qui, ma, se è vero che l’occhio vuole la sua parte, la produzione Mega Crit Games si difende bene, senza entusiasmare ma, nel contempo, senza prestare il fianco a criticità particolari.
Anzi, considerando che abbiamo lavorato su una versione pre-day one del titolo, quindi non patchata, e che il team di sviluppo è composto da una manciata di ragazzi di talento, la stabilità del framerate e della build in generale ci hanno sorpreso in positivo.

A parte rarissimi casi (come, ad esempio, quando si scrolla tra la collezione di carte in maniera troppo rapida) non abbiamo notato cali nelle performance del gioco nè giocando su televisore né in modalità handheld, né tantomeno messaggi di errore non meglio identificati o rimandi alla dashboard di Switch.
Se la versione PC rappresenta un indizio, peraltro, c’è da aspettarsi che gli sviluppatori aggiungano contenuti, nella forma di nuovi nemici, nuove quest e nuove carte, con una discreta cadenza, arricchendo ulteriormente un titolo che, già nella forma attuale, offre contenuti tali da giustificare i venticinque euro richiesti, una cifra non propriamente popolare se confrontata con la media degli altri titoli indipendenti su eShop.

L’unica nota stonata, passateci il gioco di parole, è rappresentata dal comparto sonoro, debole e non sufficientemente variegato, con una selezione di tracce troppo limitata rispetto al numero di ore di gioco che il prodotto offre, con il risultato che, passata la decina di ore di gioco, finirete con il silenziare il volume e non pensarci più.

+ Un card game non schiavo del RNG
+ Stimola le capacità tattiche
+ Combat system ben congegnato
+ Può diventare una droga
- Forse un po' costoso
- Sonoro sottotono

8.4

Nonostante la totale assenza di un comparto narrativo ed un accompagnamento musicale che viene a noia dopo poche ore, Slay the Spire ha saputo occupare ogni minuto libero della nostra giornata durante la decina di giorni dedicata ai test, grazie alla sua natura mordi e fuggi e alla portabilità garantita da Nintendo Switch.

Se cercate un card game flessibile, rapido da comprendere ma complicato da padroneggiare, con meccaniche oliate e divertenti, potreste aver trovato il titolo che fa per voi.

Proprio un buon momento per i card game su Switch, insomma, se consideriamo l’ottimo voto asegnato su queste pagine a Steamworld heist solo poche settimane fa.




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